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drink different

Bianchi friulani e "piccoli" borgognoni

E’estate e naturalmente il consumo di vini bianchi cresce col salire delle temperature.Il vino non ama le temperature troppo alte, non solo in fase di conservazione,ma anche di consumo. Sarebbe difficile bere un vino rosso di una certa importanza con una temperatura esterna che talvolta supera i 30°, e abbassare la temperatura del vino al di sotto di una certa soglia (15-16°) è fortemente penalizzante. Dunque beviamo più vini bianchi, e quando si parla di vini bianchi, il Friuli è tra le regioni italiane meglio fornite. Vi proponiamo due vini molto tipici (un Sauvignon e una Ribolla) della Cantina Borgo Conventi (www.ruffino.it), una bella azienda di Farra d’Isonzo, che ha poco meno di 40 anni di vita, oggi di proprietà Ruffino, che propone una gamma di vini, bianchi e rossi, di ottimo livello,  del Collio e dell’Isonzo.

Borgo_ConventiCi è soprattutto piaciuta la Ribolla, dell’annata 2010, fresca e fruttata, con note molto caratteristiche di mela golden e frutta gialla, e, lievi di camomilla: un vino delicato e molto piacevole e morbido, senza essere banale (87/100). Per averlo, una decina di Euro , più o meno, in enoteca.

Molto buono, come sempre, anche il Sauvignon,di intensa aromaticità , nel quale al tradizionale cocktail di frutta gialla e tropicale matura, si sovrappongono note decisamente verdi di basilico e costola di pomodoro (86/100). Come dice una nota pubblicità televisiva, sempre dieci Euro.

Molto buono anche il Sauvignon del Castello di Spessa (www.paliwines.com), un’azienda di Capriva del Friuli che sfrutta poco meno di 30 ettari di vigna in pieno Collio.Parliamo del Sauvignon “di base” (mi si perdoni l’abuso di questo termine infelice): l’azienda produce infatti anche una selezione più costosa, il Sauvignon Segré. Il vino che abbiamo assaggiato è anch’esso della vendemmia 2010. Molto varietale, di grande freschezza, dai toni decisamente agrumati e verdeggianti (ci ritroviamo tutti gli odori dell’orto), con un tocco minerale che lo rende niente affatto banale (87/100). Stavolta saliamo sui 15 Euro in enoteca.

AttemsAncora un vino friulano, ma un po’ diverso, perché si tratta di un Pinot grigio molto colorato, dalle sfumature decisamente ramate. Si tratta infatti del Cupra ramato della Attems di Capriva d’Isonzo (www.attems.it), della vendemmia 2010. Bel colore ramato, naso molto pulito, nel quale spiccano la mela rossa e la pesca. Fresco e immediato, si fa apprezzare per la sua facilità di impatto e la sua versatilità (84/100) . Un piccolo piacere per soli 8 Euro .

 

I vini "esotici"

Abbiamo già parlato del Petit Chablis. Per quanto geograficamente strettamente imbricato con i territori dello Chablis, dai quali non è agevole distinguerlo, si tratta di un’appellation del tutto diversa, istituita nel 1944, che comprende 10 comuni attorno a Chablis (essa stessa compresa): poco meno di 800 ettari in tutto, dai quali si ricava esclusivamente vino bianco da Chardonnay.

L’origine della distinzione sta tutta nelle caratteristiche dei suoli e la loro origine geologica; quelli del Petit Chablis sono tipicamente Portlandiani , mentre quelli dello Chablis Kimmeridgiani (era giurassica). I Petit Chablis si trovano generalmente a circa 230-280 metri di altitudine , in cima ai valloni oppure all’inizio dei plateaux, su suoli argilloso-calcarei e sono vini meno complessi ed eleganti degli Chablis, ma hanno caratteristiche di freschezza e immediatezza che li fanno apprezzare. Quello di cui parliamo è il Pas si petit della Cooperativa de la Chablisienne, dell’annata 2009, e, come sottolinea il nome, si tratta effettivamente di un Petit Chablis che non è così “piccolo” come la sua denominazione, poco importante, farebbe supporre.

Petit_Chablis_2Giallo paglierino brillante , con riflessi verdognoli, è molto fresco, decisamente citrino, ma sotto i toni agrumati, rivela una interessante mineralità rocciosa; di pietra bagnata, al naso e in bocca si avvertono note fruttate , soprattutto di frutta tropicale, e, più delicate, di fiori bianchi, molto piacevoli e non prive di una certa eleganza. Si tratta di un prodotto molto ben riuscito per la sua categoria, di una finezza per alcuni versi sorprendente, che si mostra capace di resistere ancora qualche anno nel tempo, anche se non si consiglia una conservazione troppo prolungata per coglierne a pieno la fragrante freschezza (88/100). E’ anche con prodotti di questo tipo, semplici, ma di grande qualità, che si costruisce la credibilità di una grande cave coopérative, come quella della Chablisienne, fondata quasi 90 anni fa (nel 1923), che produce circa il 30% di tutto il vino prodotto a Chablis, il che significa diverse centinaia di migliaia di casse

Parliamo ora di un altro bianco borgognone “democratico”, ossia appartenente alla tipologia di vini più semplici e relativamente poco costosi (come per il primo, siamo . intorno ai 15 Euro la bottiglia), ma che sono molto utili a introdurre il consumatore curioso ai vini più importanti e complessi della Borgogna , ai quali il palato va preparato gradualmente . Chi scrive potrebbe infatti citarvi più di un caso in cui i suoi ospiti hanno mostrato di apprezzare un Petit Chablis senza pretese o un Macon village più di uno Chablis grand cru oppure un elegante Meursault.

Clos_du_ChateauIl vino di cui parliamo è prodotto da una importante azienda di Meursault, lo Château de Meursault (www.meursault.com), il Clos du Château, un Bourgogne Chardonnay : si tratta quindi della tipologia più semplice, quella dell’appellation régionale generica. Il vino che abbiamo riassaggiato è dell’annata 2007. Versato dalla sua elegante bottiglia panciuta, mostra un bel colore giallo-oro. Il naso offre piacevoli note agrumate , di frutta gialla (pesca gialla, melone) e minerali; in bocca appare molto armonico e fresco , proponendo sfumature speziate, di nocciola fresca e, lievemente, di burro.Un buon vino (85/100), in grado di accompagnare bene antipasti e piatti di pesce elaborati o anche preparazioni setive di carni bianche (Pubblicato il 30.8.2011)

 

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