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drink different

Rossi piemontesi ,friulani,cilentani ed altro

La sera l’aria (per la verità timidamente) comincia a rinfrescarsi e tornano in auge i rossi. In attesa di dedicare un più ampio servizio ai signori delle Langhe (Barolo e Barbaresco) cominciamo con un assaggio di tre buoni rossi piemontesi: Due vengono anch’essi dalle Langhe: si tratta di due classici, una Barbera d’Alba e un Nebbiolo. La Barbera   è quella di Luciano Sandrone, un’azienda di Barolo ben nota ai conoscitori appunto per i suoi grandi Barolo, il Le Vigne e, naturalmente, il Cannubi Boschis, che è il gioiello della casa., ora disponibili nella versione dell’annata 2006.

Sandrone ha fatto le sue prime esperienze di barolista alla Marchesi di Barolo: acquistato poco più di trent’anni fa (nel 1978) mezzo ettaro del cru Cannubi (il termine francese è in questo caso più che appropriato), è da molti anni un punto di riferimento sicuro per gli amanti di questo straordinario vino rosso. Oggi i Sandrone sfruttano circa  25 ettari  di terreno, e oltre ai loro rinomati Barolo, producono anche un apprezzabile Nebbiolo d’Alba, Barbera e Dolcetto.

 Sandrone_BarberaLa Barbera di Sandrone- parliamo della sua versione del 2008- è tra le migliori di Alba assaggiate ultimamente. Ha struttura, ma anche equilibrio e finezza. Semplicemente buonissima .Colore vivo, brillante, naso molto intenso di frutti di bosco (soprattutto ribes e lampone), è fresco e saporito, per nulla rustico. In bocca è pieno, con tannini dolci e setosi:, costa intorno ai 20 Euro in enoteca e vale i suoi 90/100.

Buono anche il Nebbiolo di Damilano, altra azienda barolista di ottima tradizione. (ha infatti ormai più di un secolo, essendo stata fondata nel 1890).Poco meno di 60 ettari -mica male in una zona dove la proprietà è molto frammentata e le dimensioni sono generalmente assai più ridotte-, da cui ricavano una bella gamma di vini albesi, principalmente rossi, com’è ovvio, tra i quali degli ottimi Barolo (Brunate , Cannubi e Cerequio in primis) . Ad essi si è ora aggiunto anche un gradevole Arneis delle Langhe.

Damilano_NebbioloOvviamente più semplice il Nebbiolo (assaggiato nella sua versione del 2008), ancora forse un po’ acerbo, ma già molto convincente, fresco e sapido, giovane nel colore e al naso, nel quale si avvertono la ciliegia e, lieve, la rosa, di buona tipicità appena, forse , un po’ rustico (85/100), per una dozzina di Euro la bottiglia.

Lasciamo le Langhe e andiamo in provincia di Vercelli, dove si producono alcuni dei più grandi rossi da uva Nebbiolo, lì meglio noto come Spanna, ancora relativamente poco conosciuti fuori regione. Tra questi il Gattinara, che il noto fisiologo Mantegazza celebrava come una specie di viagra naturale , qualità, questa , che rappresentava, come dire un valore aggiunto, di un vino peraltro buonissimo. Il Gattinara di cui parliamo è quello classico, che oggi si direbbe “di base”,ossia non proveniente da una selezione di vigneto, di Giancarlo Travaglini: un nome certo non sconosciuto: già cinquant’anni di esperienza e oltre 40 ettari  vitati di proprietà.

Gattinara_TravagliniSempre valido, sia pure proposto in una bottiglia dalla discutibile forma (sì, è tradizione, ma come bottiglia è davvero brutta e stortignaccola ed è assolutamente un problema conservarla, se non in piedi, sulla scaffalature della cantina), il suo Gattinara -parliamo di quello della vendemmia del 2006- è “da sempre” uno dei più validi e tipici della denominazione. E’ il “prototipo” del Gattinara: Il colore è quello del Nebbiolo, un granato non troppo scuro, non certo il colore di un Aglianico del Vulture o di un Taurasi irpino. Il naso è però fitto, gradevolmente speziato ; con note affascinanti di fiori secchi; in bocca è fresco, con una avvertita ed elegante mineralità, il caratteristico goiudron, molto persistente. Costa tra i 16 e i 18 Euro in enoteca ed è una signora bottiglia (90/100).

Restiamo al Nord, ma spostiamoci molto più a est, nel Collio goriziano, per parlare di un altro rosso friulano, il Cabernet franc di Venica e Venica. Venica, si sa, è una grande firma dei vini bianchi e sicuramente uno specialista assoluto del Sauvignon.:il suo Ronco delle mele è tra i più ricercati sauvignon d’Italia e costantemente uno dei migliori, tratto da una vigna che ha ormai quasi 30 anni, circondata dai meli piantati dal nonno dei proprietari. Ma, oltre ai classici Sauvignon, Malvasia, Friulano e un inusuale Traminer aromatico, l’azienda produce alcuni rossi da vitigni tradizionali, come il Refosco naturalmente il Cabernet franc, coltivati nelle conche più calde, dove possono raggiungere la necessaria maturazione.

Venica_CabernetQuello del 2009 è fresco, molto tipico, con bel colore vivo, un naso avvolgente di frutti di bosco (soprattutto ribes) e leggero di humus, gradevolmente tannico, ma non mordente. Un vino allegro, che può invecchiare senza problemi per alcuni anni, ma già godibilissimo, su salumi, piatti rustici friulani e formaggi a pasta dura.Una decina di Euro, 86/100.

Scendiamo molto più a sud per un rosso cilentano davvero interessante. di una azienda molto giovane (ha da poco superato la soglia dei 10 anni), dal nome evocativo, Casebianche, di Torchiara. Si tratta del Cupersito, rosso da uve aglianico, appena tagliato con piccole percentuali (circa il 15%) di Piedirosso , di Betty (Iuorio) e Pasquale (Mitrano), entrambi architetti convertiti al vino, che , nel 2000 hanno preso la decisione di cambiare vita per occuparsi del vigneto di famiglia. Circa cinque ettari di vigna (principalmente Fiano e Aglianico, ed altre locali, Malvasia, Trebbiano , Piedirosso, Barbera e Primitivo, vitigno, quest’ultimo, assai più diffuso nel Cilento qualche decennio fa) e poi   fichi e ulivi, che rendono davvero unico il paesaggio di questi colli cilentani. Producono , con la supervisione del talentuoso enologo Fortunato Sebastiano, quattro vini: oltre al Cupersito, un Fiano in purezza, il Cumalé, e un bianco e un rosso da uvaggio, o meglio vinaggio, visto il non allineamento della maturazione del Fiano e della Malvasia, assai più precoce, l’aromatico e beverino Iscadoro (IGT Paestum bianco, 40%% di Malvasia, 30% di Fiano e il restante 30% di Trebbiano ed altre uve locali) e un rosso molto fruttato, il Dellemore (40% di Barbera, 30% Aglianico e il restante 30% Piedirosso e Primitivo). Da quest’anno, a titolo sperimentale, Casebianche produce anche un piccolo vino spumante, senza pretese, il La Matta, da fermentazione con metodo ancestrale (sui suoi stessi zuccheri), non filtrato, e quindi molto secco, un po' velato, ma gradevole come bevanda da pomeriggio o aperitivo.

CupersitoMa parliamo del Cupersito, a nostro giudizio il migliore di una serie molto affidabile di vini da produzione biologica, che fa uso solo di concimazioni naturali, e pratiche agronomiche tradizionali, e preferisce i tradizionali tonneaux alle barriques di legno nuovo.

Abbiamo provato il 2009 e il 2010, da un campione ancora in botte. Molto buoni entrambi, ma il Cupersito del 2010 promette anche di più.

Il Cupersito 2009 è già pronto per essere apprezzato, ma potrà ulteriormente migliorare e durare per diversi altri anni conservato in cantina (diremmo 7-8 anni). Bel colore scuro, con riflessi violacei, naso fitto con evidente marasca, e frutti rossi (lampone e gelso scuro) , balsamico, in bocca è pieno, con   tannini eleganti e note di frutta rossa, e più speziate, di cacao e liquirizia (88/100). Il 2010 ha  un magnifico colore purpureo, e un naso avvolgente, nel quale si avvertono  ciliegia scura, frutti di bosco e corteccia: lo attendiamo (87-90/100).

 

guardiola2010Prima di passare al vino straniero di questa puntata, accenniamo ad un vino bianco atipico, il Guardiola 2010 dell’azienda siciliana di Andrea Franchetti, la Passopisciaro, dei cui rossi straordinari dell’Etna abbiamo già avuto modo di parlare in un “Duetto” , qualche mese fa. Atipico non  per il vitigno impiegato (lo Chardonnay non è certo una rarità nell’isola), ma proprio per la sua espressione. Proviene da uve coltivate sul versante nord dell’Etna, ad un’altezza  non frequente per la vite, al di fuori di questa zona, a 1000- 1100 metri, nell’omonima contrada, in una piccola porzione, recentemente reimpiantata con ceppi provenienti dalla Borgogna, di una superficie originariamente assai più vasta, e poi rimboscata ; vinificato in acciaio e poi in cemento, ha impronta assai più territoriale che varietale, ma la sua qualità è fuori questione. Ancora più convincente di quello delle vendemmie precedenti, pur giovanissimo, quello del 2010 è un bianco elegante, decisamente salino, fresco e sapido, che avvolge il palato , proponendo toni dolci (di renetta, miele, nespola, con note di pompelmo rosa e cedro), di grande gradevolezza. Ventuno Euro per 90/100.

 

Il vino “esotico”

Esprit_blancAnche stavolta parliamo di uno Champagne, l’Esprit Blanc de Blanc di Henri Giraud, del quale abbiamo descritto l’Esprit brut. 100/100 Chardonnay, colore giallo dorato scarico con riflessi verdolini, perlage fitto e minuto,naso fresco e molto fragrante, dal quale emergono note piacevolmente agrumate di nocciola fresca e fiori di acacia e caprifoglio, e più fruttate di ananas, in bocca è decisamente sapido e si direbbe marino, dall’avvertita mineralità, secco senza asperità, elegante e lungo. Bello Champagne , piacevole sia come aperitivo, sia a tavola, su antipasti e piatti di pesce , da tentare anche su qualche formaggio di capra (88.5/100, circa 35 Euro in enoteca) (Pubblicato il 4.10.2011).

 

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