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drink different

Dalle Alpi alle Piramidi (quasi)

In effetti questa settimana parliamo di vini molto diversi, per zona di provenienza (dalla Valle d’Aosta alle isole) e per vitigno (internazionali e autoctoni): la nostra escursione “estera” non sarà però l’Egitto, come suggerisce il titolo di questa puntata di “Piccoli assaggi”, ma –anche questa volta-la Francia.

 

Partiamo da un Pinot Noir della Valle d’Aosta davvero molto piacevole, quello di Elio Ottin, bravo viticultore aostano. Ottin può sfruttare circa 4 ettari   di terra, in parte di proprietà e per la restante parte in affitto, a circa 600 metri  di altitudine , tra Aosta, Saint Christophe e Quart.Oltre al Pinot Noir del quale parliamo qui, produce anche alcuni bianchi e rossi da uve autoctone, come un Fumin e un Torrette rouge e una Petite Arvine.

OttinDavvero buono, questo Pinot Nero della vendemmia 2009,  varietale, ma assolutamente non banale, dal colore non troppo carico (molto Pinot noir), con un naso molto gradevole, con predominanza di frutti rossi e note di confettura di lamponi e leggermente terrose: in bocca è molto sapido , con appena un “brivido” verde. Vale i suoi 11 Euro ( e 88/100).

 

Spostandoci sull’asse nord-orientale, in Friuli, assaggiamo un vino bianco da uvaggio (Chardonnay e Ribolla), lo Sharjs, un i.g.t. Tre Venezie. Lo propone Livio Felluga, produttore di un’ampia gamma di vini friulani, prevalentemente nei Colli Orientali , tra cui uno dei migliori bianchi friulani, il Rosazzo Terre Alte.

SharisLo Sharjs è un vino assai meno impegnativo, anche nel prezzo (sui 12 Euro), ma molto fresco e gradevolmente fruttato (frutti bianchi e gialli) , con eleganti sfumature di mandorla dolce e toni decisamente agrumati. Un vino versatile , adatto ad accompagnare un menu leggero di pesce e verdure (86/100).

 

Scendiamo più giù, ma restando sul lato orientale della Penisola, nelle Marche, per conoscere un altro di quei buonissimi Verdicchio, di cui questa regione comincia ad essere ricca, e che i consumatori fuori regione meno esperti continuano a non apprezzare come dovrebbero. Il Verdicchio (dei Castelli di Jesi e di Matelica) è a nostro parere uno dei più grandi vini da pesce del nostro paese, che può ancora essere acquistato a prezzi decisamente ragionevoli, ma continua ad essere oscurato- ce lo riferiscono i nostri amici enotecari e ristoratori- dai bianchi aromatici (come il Sauvignon e il Traminer aromatico), certo buoni o buonissmi, ma raramente altrettanto adatti ad accompagnare la nostra tavola.

NovaliQuello di cui parliamo oggi è il Vigna Novali di Terre Cortesi Moncaro, della vendemmia 2008. Non è l’unico buon Verdicchio prodotto da questa azienda di Acquaviva Picena: ricordiamo infatti i due Verdicchio superiore, il Verde Cà Ruptae e il Fondiglie e il più semplice Le Vele , per non parlare di un magnifico Verdicchio passito, il Tordiruta. Davvero da assaggiare il Vigna Novali, che conferma nella versione della vendemmia del 2008, gli ottimi risultati dei due millesimi precedenti: un Verdicchio molto ricco, dal colore carico, dorato, dal naso complesso, nel quale alle note minerali si sovrappongono quelle fruttate , soprattutto di pesca, e agrumate.Da vendemmia parzialmente tardiva, in parte affinato in barrique per dieci mesi, già pronto, ma suscettibile di ulteriore evoluzione. Davvero un bel vino, che può essere acquistato per 12 Euro (90/100).

 

CanteleRestando sempre sul lato orientale della penisola, adriatico, scendiamo in Puglia per descrivere un vino che potrebbe sembrare banale (uno Chardonnay pugliese), ma che è tutt’altro che tale, ed è una ulteriore prova che non necessariamente “internazionale è male”, e che in una terra, che è stata tradizionalmente povera di vini bianchi di qualità (anche se ora assistiamo ad una felice primavera di vini a base di Verdeca, Bombino bianco, Minutolo davvero interessanti), lo Chardonnay, che si è ben ambientato , a mio parere meglio del Sauvignon, ha rappresentato una risorsa apprezzabile.

Parliamo dello Chardonnay Cantele (non la sua selezione, più nota, Teresa Manara), ma della versione, per così dire, “base”: per intenderci,un vino da 5 Euro in enoteca, davvero molto interessante come vino adatto a un consumo quotidiano. Quello del 2010 é’ un prodotto pulito, fresco, di buona sapidità, molto fruttato (soprattutto frutta gialla), sia all’olfatto che in bocca. Chiaramente non è un grande Chardonnay borgognone, ma è un vino ben riuscito e molto affidabile. Cantele, azienda salentina di Guagnano, oltre ai vini bianchi da Chardonnay, produce da alcuni anni un Fiano atipico, ma gradevole (l’Alticelli), e alcuni vini rossi , ben riusciti, da vitigni classici salentini (soprattutto Negroamaro), con un buon rapporto qualità-prezzo (83/100).

 

Andiamo ora in Sicilia, per parlare invece di uno spiazzante (nel senso di davvero diverso) rosso da vitigno autoctono, il Frappato, prodotto dalla Vinicola COS, di Giusto Occhipinti e Titta Cilla. Quello del 2009, diciamolo subito, è una vera golosità, uno di quei vini che, serviti un po’ freschi, anche con la complicità di una gradazione alcoolica finalmente sotto i 13° (siamo a 12,5), bisogna fare attenzione a non berne troppo. FrappatoNella sua caratteristica bottiglia ad anforetta (carina, ma quanto fastidiosa da conservare se non in piedi), un po’ a evocare le giare da 400 litri  adottate dal produttore. questo Frappato ha colore quasi trasparente, un piacevolissimo attacco olfattivo, nel quale sì avverte, evidente, la fragolina di bosco, a cui fanno seguito note più floreali, di lavanda, di notevole freschezza e sapidità. Davvero un piccolo grande vino di estrema piacevolezza, a circa 12 Euro la bottiglia (87/100). La COS,  ad Acate, in provincia di Ragusa, produce anche altri vini raccomandabilissimi, come un magnifico Cerasuolo di Vittoria , uno dei pochi veri rossi da pesce (provatelo su una robusta zuppa di cernia) . In Egitto non siamo andati, ma ci siamo quasi arrivati, visto che COS produce anche un vino denominato Maldafrica (in prevalenza da vitigni internazionali, Cabernet e Merlot con un tocco di Nero d’Avola), buono, anche se non tra i nostri preferiti.

 

E ora andiamo nell’altra grande isola italiana, la Sardegna,  per occuparci di un vino di caratteristiche molto diverse, ma che ci farà ahimé recuperare l’alcool che avevamo risparmiato. Parliamo di un Cannonau dalla consistente gradazione alcoolica (14.5, non prendete l’auto dopo), della cantina di Santadi, azienda modello del Basso Sulcis , che propone una linea di vini, tutti di ottimo livello, a patire dal suo Carignano Terre Brune, che hanno contribuito notevolmente a far conoscere ed apprezzare i vitigni della Sardegna (Carignano in primis e Monica tra i rossi e naturalmente Vermentino tra i bianchi). Robusto, ma molto interessante il Cannonau (con un 10% di Carignano) di questa azienda, il Noras, che abbiamo assaggiato nella versione del 2008.

NorasRubino scuro, con un impatto olfattivo molto ricco e avvolgente, nel quale spiccano il chiodo di garofano e il mirto, accompagnati da note più floreali. In bocca , pur esuberante nell’alcool, è complesso, con note piacevolmente speziate (mallo di noce e cannella), di buona persistenza. Molto adatto per accompagnare piatti robusti di carni rosse e cacciagione. In enoteca sui 12 Euro (86/100).

 

Il vino “esotico”.Il nostro vino esotico non è egiziano, ma un piacevole rosso di Saint Emilion, il Grand Corbin d’Espagne, della vendemmia 2004, un’annata media a Bordeaux e sulla rive droite, diciamolo subito, precocemente oscurata da quella, decisamente superiore, del 2005, e in parte da quella del 2006, adatta a un invecchiamento più lungo: il rovescio della medaglia è che si tratta quindi di un acquisto abbastanza conveniente in rapporto ai vini della regione, con un rapporto qualità-prezzo decisamente favorevole. Questo cru, poco più di 26 ettari , situato nella zona più settentrionale dell’appellation , quasi al limite con Pomerol, aveva perduto la sua qualificazione di Saint Emilion grand cru nel 1996, ma ha ampiamente meritato il recupero del suo rango (avvenuto una decina di anni dopo), anche grazie all’impegno profuso dalla Famiglia Despagne, che ne è proprietaria., giunta alla settima generazione, dopo averla faticosamente acquisita partendo da origini molto umili : il capostipite , o quanto meno il primo, di cui vi sia traccia nei documenti, in occasione del battesimo del suo primo figlio, Pierre Despagne era infatti un lavorante agricolo con i buoi.

CorbinIl grand vin (c’è anche un secondo vino , ovviamente assai più semplice e meno memorabile) è elaborato in prevalenza da uve Merlot (75%), con un quarto circa di Cabernet Franc (24%) e la quota residua, un tocco (1%), di Cabernet Sauvignon e Malbec.

Decisamente in ascesa nell’ultimo decennio (le ultime due vendemmie sono state superbe), anche questo 2004, che potreste acquistare intorno ai 20 Euro in Francia , é una bella bottiglia, un vino che non impressiona per potenza, né esuberanza di frutto, ma armonico, di grande morbidezza, non privo di un tocco di sobria eleganza. Non un grandissimo Saint Emilion , ma sicuramente un vino di buon livello, meritevole di essere provato (88.5/100) (Pubblicato il 25.10.2011)

 

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