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drink different

Cinque bei rossi dell'Alto Adige e un sorprendente Crémant de Bourgogne

Ritorno sempre volentieri in Alto Adige. Pur essendo (di nascita) a vocazione piuttosto “marina”, mi piace il suo paesaggio, mi piacciono le sue montagne, i paesi a misura d’uomo, e naturalmente anche i vini: certo, soprattutto i bianchi, nei quali questa regione indubbiamente eccelle, ma anche i rossi, per la loro freschezza, per il frutto sempre assai seducente, per la loro adattabilità alla tavola. Parliamo dunque di cinque vini rossi dell’Alto Adige; alcuni più noti, altri un po’ meno, e forse non troppo facili da trovare fuori zona, tutti comunque di ottima qualità e con prezzi accessibili. EdelvernatschPartiamo dal più semplice, una Schiava gentile di Caldaro, l’Edelvernatsch di Erste & Neue, dell’annata 2010. Questo vitigno è diffuso praticamente in quasi tutto il Trentino e l’Alto Adige, e in parte in Lombardia, dove viene vinificato in uvaggio con altri vitigni (ad es. il Lagrein), come nella DOC Lago di Caldaro e in quella del Saint Magdalener. E’ solo in Alto Adige, però, che viene vinificato anche in purezza come Alto Adige doc Edelvernatsch. E’ un vino gentile, come suggerisce il nome del vitigno: di colore rubino, il bouquet è quello tipico dell’uva, con note di frutti rossi e floreali, tra cui la violetta, è fresco ed armonico, adatto ad accompagnare minestre tipiche della zona o un piatto di speck (meno di 10 Euro in enoteca).84/100.

Nata nel 1991 dalla fusione della “prima” e della “nuova” cantina di Caldaro (donde il nome),la Erste  & Neue è una realtà cooperativa importante, che comprende oltre 450 soci e può contare su 270 ettari di vigna, situati principalmente nella zona di Caldaro e ai piedi della Mendola, ma con proprietà anche a Termeno, Laives e Santa Maddalena. I vini prodotti da questa cantina, a cui sovrintende l’ enologo Gerhard Sanin, sono tutti molto affidabili, e, specie nella serie Puntay, di ottimo livello qualitativo.

 

QuireinOltre alle Schiave, tra le uve più tipiche di questo territorio è indubbiamente il Lagrein, dal quale si ricavano rossi importanti e rosati molto seduttivi (i Lagrein Kretzer) tra i migliori d’Italia. Si tratta di un vitigno rosso considerato autoctono, la cui lontana origine è ancora in parte misteriosa. Secondo alcuni proverrebbe (donde anche il nome) da Lagaria, una colonia della Magna Grecia in Lucania, da dove sarebbe risalito fino a oltre l’Adige, dove ha trovato il suo habitat migliore. Diffuso soprattutto in provincia di Bolzano, Gries produce i vini migliori, ma l’espansione della città negli ultimi decenni ne ha sensibilmente ridotto l’estensione originaria. Quello di cui vogliamo parlarvi è il Quirein riserva Pranzegg, da noi assaggiato nella versione del 2009.

Non si tratta per la verità di un Lagrein in purezza, perché ad esso concorrono piccole percentuali di Cabernet franc e di Teroldego. Lo produce Martin Gojer, vignaiolo di terza generazione, nel terroir di Campill, di fronte a Santa Maddalena, su terreno ghiaioso-porfirico sciolto e profondo.Vendemmiato manualmente ai primi di ottobre , fermenta in tini di rovere, dove macera cinque-sei settimane sulle bucce. Effettuata la fermentazione malolattica, che avviene l’estate seguente, viene imbottigliato a circa 22 mesi dalla vendemmia , restando ancora alcuni mesi ad affinarsi in vetro. Due ettari e mezzo di proprietà per questo talentuoso vignaiolo, che ha intitolato questo bel vino alla nonna e al suo podere, il maso Klausenhof, nel quartiere di San Quirino a Bolzano, poi espropriato. Rosso scuro, dal bouquet complesso, nel quale   si avvertono frutti rossi di bosco, more, mirtilli ; è fresco e morbido al palato, che propone note di cacao e speziate, di cannella e tannini eleganti (25 Euro la bottiglia). 91/100.

 

StroblhofPoteva mancare un Pinot nero? L’Alto Adige è una delle regioni italiane più vocate per questo vitigno, che non dà vini complessi come quelli della Côte de Nuits, ma dei Pinot nero tutt’altro che banali, specie nelle zone migliori. E quelli dell’azienda Stroblhof sono sicuramente tra i migliori, anche se purtroppo non facilissimi da reperire fuori dell’Alto Adige. Era un po’ di tempo che non avevo avuto modo di riassaggiare la riserva, di cui conservavo un eccellente ricordo al mio primo assaggio, in una taverna di Rovereto, su un piatto di selvaggina. La versione 2008 della riserva, ancora giovane, è assai tipico, a partire dal colore, non eccessivamente carico. E’ un Pinot nero elegante, quasi delicato, che all’olfatto offre note balsamiche e fruttate molto fresche e gradevoli, tra le quali predominano quelle di frutti di bosco (mirtilli e fragoline); al palato è fresco, con una presenza molto discreta del legno (25 Euro la bottiglia).90/100.

La storia dell’azienda ha inizio nel secolo scorso con la locanda Stroblhof, per la quale veniva prodotto il vino per i clienti per accompagnare lo speck e altri e altri salumi dell’Alto Adige.

La locanda è poi diventata un piacevole albergo con annesso ristorante e centro wellness.

La tenuta vitivinicola fu completamente riorganizzata una quarantina di anni fa da Josef Hanny, che , alla tradizionale Schiava e allo Strahler, cominciò ad affiancare il Gewürztraminer e il Pinot nero. Quest’ultimo ottenne subito ottimi risultati, acquistando una buona notorietà già dalla metà degli anni ’80. Alla morte di Hanny gli subentrò la giovanissima e già esperta figlia Rosmarie, a soli 22 anni, con la sorella Christine. .Le due sorelle Hanny poterono avvalersi di un enologo molto esperto, Hans Terzer. La tenuta comprende oggi poco più di quattro ettari di terreno, ben esposti, a 500 metri  di altitudine, coltivati biologicamente, da cui si ricavano circa 30.000 bottiglie di vino l’anno, per metà rosso. Attualmente (dal 1995) l’azienda è ancora condotta da Rosmarie , isnieme con il marito marito Andreas Nicolussi-Leck

 

ManincorLa Réserve del Conte di Manincor, il vino che segue, assaggiato nella versione del 2009, è una cuvée a base di Merlot (40%), Lagrein (35%) e Cabernet Sauvignon (25%). E’ un rosso biodinamico molto piacevole, ben costruito, di buon livello , proposto ad un prezzo molto ragionevole, 13 Euro la bottiglia. Bel colore rubino brillante, all’olfatto offre piacevoli note di frutti di bosco,che ritornano al palato, insieme a tocchi più speziati (pepe) e goudron. Trama tannica fine e non priva di eleganza.

Le uve di questo vino vengono da due vigneti. .Il primo, il Manincor, è una delle vigne storiche: di una dozzina di ettari, racchiuso da una cinta muraria come un clos borgognone. Leggermente inclinato a sud, ha un suolo, in parte sabbioso-argilloso, in parte costituito da detriti calcarei dolomitici misti a granito vulcanico. Il secondo, vigneto, il Panholzer, ha un terreno argilloso su detriti calcarei, molto adatto alla coltivazione delle varietà rosse dell’Alto Adige.

L’azienda Manincor, che produce la Réserve   del Conte, ha origini molto antiche, quando, nel 1608 Hyeronimus Manincor,  che aveva ricevuto titolo e terre (una bella proprietà sul lago di Caldaro) dall’imperatore d’Austria, come premio per la sua fedeltà , costruì il suo edificio storico . Lo stemma della famiglia, che campeggia ancora oggi sulla sua facciata, rappresenta appunto una mano sul cuore. Una nipote del conte sposò un avo degli attuali proprietari, i conti Enzenberg, una delle famiglie più antiche e illustri della regione. Fino a poco più di 15 anni Manincor conferiva le uve alla cantine di Caldaro e Terlano, ma dal 1996, per volere del conte Michael, ha cominciato a produrre e commercializzare direttamente i propri vini. Nonostante sia ancora un’azienda familiare, conta su una notevole estensione di vigneti (circa 50 ettari), nei quali produce un’ampia gamma di vini e oggi è un nome in Alto Adige .

 

Baron_SalvadoriMolto buono anche l’Anticus Baron Salvadori, un Merlot dell’Alto Adige riserva , tagliato da un 15% di Cabernet Sauvignon., di cui abbiamo assaggiato la vendemmia del 2008, che conclude questa serie di vini rossi dell’Alto Adige. Lo produce la cantina Nals Margreid (Nalles Magré), una cantina cooperativa, nella quale confluiscono circa un centinaio di coltivatori, nata nel 1985 dalla fusione di due belle cantine cooperative più piccole, quelle appunto di Nalles e quella di Magré. Produce praticamente tutta la gamma dei vini dell’Alto Adige, sia bianchi che rossi: tra questi ultimi spicca l’Anticus . Proviene da vigne ben soleggiate sulle pendici di Magré. Il vino, di un bel rosso granato, ha personalità e struttura; offre un naso piacevolmente balsamico. con note di incenso ; in bocca è ampio; vi si avvertono note di piccoli frutti, e tabacco Ha . tannini ben rilevati, ma non “mordenti” . Un ottimo vino da accompagnare a carni bianche e rosse, dal costo in enoteca di circa 20 euro (90/100).

 

Il vino esotico. Anche questa volta parliamo di un vino francese, di uno spumante, che è stato una piacevolissima scoperta fatta in occasione del mio ultimo viaggio in Borgogna. Diversamente da quanto ci si potrebbe aspettare non è uno Champagne. In Francia, e naturalmente anche in Borgogna, si producono un po’ dappertutto dei buoni vini spumante , denominati Crémant, che utilizzano fondamentalmente il metodo classico o champenois, utilizzando le uve tipiche dello Champagne (lo Chardonnay e il Pinot noir, innanzitutto), da sole o insieme con altre locali. Vi sono quindi ottimi Crémant di Bourgogne, Alsace, Loire, etc. La loro reputazione , va detto subito, è ben lontana da quella dei migliori Champagne, e molto spesso non hanno neppure la qualità di molti piccoli spumanti italiani, anche non provenienti dalle zone classiche, ricavati da uve autoctone.

PicamelotQuesto di cui parliamo ora invece è una eccezione in senso molto positivo. Si tratta della Cuvée Jean-Baptiste Chautard della Maison Picamelot di Rully, di cui ci ha colpito l’annata 2007.

Da uve miste della Côte Chalonnaise, della Côte de Beaune e della Côte de Nuits, 68% di Chardonnay e il 32% di Aligoté, un’uva aromatica spesso ingiustamente sottostimata, vendemmiate a fine settembre 2007. Il succo dell’uva è spremuto con una pressa pneumatica. Solo la tête de Cuvée, cioè il succo della prima spremitura, viene trattenuto. Il mosto viene quindi immesso in recipienti inox per il débourbage a freddo. Il 40% del vino di base è vinificato in fusti di legno e il resto nelle cuves. Terminata la fermentazione, il vino viene assemblato e imbottigliato per la presa di spuma, a una temperatura compresa tra 12 e 15 gradi e vi resta per due anni. Le bottiglie fanno poi il remuage, la sboccatura e il dosaggio sulle pupitres come gli champagnes. Versato il vino dalla sua bottiglia caratteristica, l’Héritage, che intende evocare la Tour Eiffel,   all’olfatto offre sentori di frutta bianca, soprattutto pera, e note vanigliate e di albicocca. All’assaggio é, molto fresco e deciso, con un tocco appena boisé, molto elegante, di insospettata persistenza (88/100).

Lo produce una storica Maison, tra le prime a Rully a produrre vini spumanti, fondata alla fine degli anni ’20 da Louis Picamelot. Jean Baptiste Chautard, a cui è dedicata questa Cuvée , sposò una delle due figlie di Louis e assunse la direzione della Maison negli anni ’50. Adottata la nuova appellation di Crémant de Bourgogne nel 1975, i vini dell’azienda Picamelot hanno inanellato una serie ragguardevole di riconoscimenti. Più volte coup de coeur della Guide Hachette, elogiato da Wine Spectator, recentemente è tornato alla ribalta in una degustazione di Crémants di varie regioni francesi e di Champagnes, organizzata dalla Révue du Vin de France, ottenendo il punteggio più alto, superiore a quello di molti champagnes. Detto tutto ciò il vino è davvero molto buono e meriterebbe di essere importato anche in Italia, visto che sono già presenti diversi Crémant de Bourgogne, buoni, ma di minore personalità (Pubblicato l'11.12.2011)

 

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