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drink different

Piccoli assaggi : Piemonte, spumanti insoliti, grandi bianchi del Sud, e vini di Israele

Terra di grandi vini di rossi, il Piemonte è meno noto per i suoi vini bianchi. Eppure, a parte i vini da vitigni di importazione (primo fra tutti lo Chardonnay ), non mancano quelli elaborati a partire da alcune varietà autoctone a bacca bianca, capaci di dare vini di buon livello. Abbiamo già avuto occasione di parlare dell’Erbaluce , ma ve ne sono altri di non minore interesse, come il Cortese , la Favorita, il Timorasso, e naturalmente l’Arneis. L’Arneis è un’uva presente un po’ in tutte le Langhe, ma che ha dato risultati molto buoni nel Roero.

Arneis_MalvirL’azienda vinicola Malvirà di Massimo e Roberto Damonte, insieme con molte altre etichette molto affidabili di vini rossi (Nebbiolo del Roero e Barbera d’Alba), produce anche alcuni vini bianchi appunto a base di Arneis . Vi segnaliamo la bottiglia più semplice, un Roero Arneis, da uve Arneis 100%. Si tratta di un assemblaggio di uve provenienti da vigne diverse : Renesio, Trinità, Saglietto, Bordoni e Prarino. Delle prime tre vigne vengono elaborate anche delle selezioni, con il nome della vigna riportato in etichetta.

Le uve provengono da suoli di tipo misto (argilloso sabbioso calcareo): vendemmiate a settembre inoltrato, fanno fermentazione e maturazione in vasche di acciaio prima dell’imbottigliamento. Nella versione del 2010 ha colore giallo paglierino, naso fruttato (frutti bianchi e agrumi) e floreale, fresco e leggermente acidulo, molto gradevole come aperitivo e adatto ad antipasti e primi piatti leggeri (8 euro la bottiglia in media , in enoteca) 86/100.

Dolcetto_GiacosaParliamo ora di un vino rosso, tra quelli ingiustamente oscurati dai grandi langhigiani (Barolo e Barbaresco).Ci riferiamo ad un vino da uve Dolcetto, il Falletto di Serralunga, di Bruno Giacosa, che abbiamo provato nella versione della vendemmia 2009. E’ un Dolcetto robusto, di buona struttura, capace di evolvere nel tempo, ma già molto piacevole. Colore rubino scuro , con riflessi violacei, è olfattivamente intenso, vi si avvertono sentori di frutti rossi (prugna e more), sul palato è fresco, con tannini ben rilevati, ma non mordenti (circa 12-14 euro la bottiglia ) 90/100.

TortonianoAncora un vino rosso piemontese. Questa volta è un Barolo di Michele Chiarlo,un’azienda importante, ormai con oltre mezzo secolo di attività: 60 ettari vitati di proprietà e più o meno altrettanti in affitto, ciò che le permette volumi di tutto rispetto (circa un milione di bottiglie l’anno).Il nome di Chiarlo è soprattutto legato al Monferrato (in catalogo alcune ottime Barbere, tra cui la famosa La Court), ma che produce anche alcuni affidabili Barolo (Cannubi e Cerequio), insieme con questo Barolo Tortoniano, che abbiamo ora assaggiato nella sua versione del 2006.

Da vigne site nel comune di La Morra allevate a guyot , con una densità di 4500 piante per ettaro, su suoli marnoso-calcarei di origine tortoniana (donde il nome), questo Barolo ha colore rubino non troppo carico, naso intenso e balsamico, con sentori di frutti rossi di bosco, ginepro , erbe aromatiche e tabacco; in bocca è sapido, ampio e armonico, con tannini dolci, di buona lunghezza 90/100 per meno di 25 euro la bottiglia.

Restiamo in Piemonte per assaggiare il vino che non ti aspetteresti mai: l’ ho conosciuto casualmente, essendomi stato offerto da un giovane enotecario di Avellino, Francesco De Pascale. Si tratta di uno spumante metodo classico fatto addirittura con uve Nebbiolo da Barolo. Una provocazione? Forse anche, ma il risultato è davvero interessante. Lo strano nome deriva dalla combinazione dei nomi dei quattro artefici, Erik Dogliotti, Christian Calatroni, Paolo Stella e Federico Scarzello,tutti provenienti dalla scuola enologica di Alba e tutti amanti degli spumanti. erpracrife_sQuesto vino è fatto con uve Nebbiolo, vendemmiate precocemente, per preservare un buon livello di acidità e una alcolicità contenuta. Le uve sono macerate a freddo, poi la fermentazione alcolica a bassa temperatura. Un parte della base completa la fermentazione in legno, poi la nuova fermentazione in bottiglia in primavera . Dopo almeno 24 mesi sui lieviti in bottiglia, la sboccatura , senza dosaggio, e la tappatura definitiva. Il vino della vendemmia 2007 ha un bel colore rosé scuro, quasi rosso. Bollicine fini, naso fragrante con sentori di fragole di bosco, violetta, lievi , di funghi; sul palato è secco, vibrante di acidità, con tocchi di frutta secca candita. Vino molto interessante, da provare (90/100). I quattro amici producono anche un Erpacrife moscato rifermentato in bottiglia, che però non ho avuto ancora il piacere di provare.

Spumanti da Nebbiolo? E perché non da altre uve di grandi vini rossi?

MurgoE qui c’è la seconda sfida, quella dell’azienda Murgo, che ha elaborato uno spumante brut metodo classico da un’altra uva rossa, il nerello mascalese, l’ingrediente principe dei grandi rossi dell’Etna. Le uve provengono dal podere Tenuta San Michele, alle pendici dell’Etna, in collina, a 500 metri di altitudine, su un suolo di sabbie vulcaniche, con una densità di circa 4.500 ceppi per ettaro. Vendemmia lievemente precoce, rispetto a quella delle uve da destinare alla produzione di vini rossi, fermenta a temperatura controllata per circa tre settimane, poi affina in acciaio per 8-9 mesi, dove fa la fermentazione malo lattica , poi la presa di spuma ai primi caldi estivi, la rifermentazione in bottiglia, permanenza sui lieviti per 18-26 mesi. Il vino della vendemmia 2006 ha un bel colore paglierino, un perlage fine,all’olfatto è delicato, con note floreali e di lievito, in bocca è molto morbido, con evocazioni fruttate (mele gialle e agrumi) 86/100.

OutisRestiamo in Sicilia per assaggiare un altro vino dell’Etna, questa volta fermo. Si tratta del bianco Outis di Ciro Biondi, 90% Carricante e il residuo 10% di Catarratto, Minnella e Muscatella. Il vino dell’annata 2010 ha colore buccia di limone intenso, all’olfatto dà cedro, eucaliptus e roccia. In bocca è assai sapido,con toni fruttati (di frutta gialla). Migliorerà ancora . 87/100. Attenzione a non berlo troppo freddo. Biondi (che produce anche un Outis rosso) è uno dei produttori più interessanti della zona dell’Etna. Sette ettari e mezzo di proprietà, in contrada Ronzini, a 700 metri di altitudine. Le vigne sono la testimonianza di una vera agricoltura “eroica” , con le piante su incredibili terrazzamenti, con pendenze che raggiungono il 50%%. Vigne ad alberello quasi centenarie, molte ancora a piede franco. Da seguire attentamente.

RaoneGTAbbiamo già avuto occasione di parlare del Greco di Tufo, “l’altro” grande bianco dell’Irpinia. Ce ne sono ormai molti di buonissimi. Ci piace però menzionare il vigna Raone dell’azienda Torricino, di Stefano Di Marzo, a Tufo. Un’azienda giovane (fa ora dieci anni), che già in passato aveva mostrato ottime potenzialità, che , oltre al “solito”, peraltro buonissimo, Greco di Tufo, propone una selezione davvero eccellente, il Raone, che ora matura solamente in acciaio ( e non più in piccoli fusti di legno). Solo 3000 bottiglie, da vigne in località Vignale , a ridosso delle antiche miniere di zolfo, dove il suolo argilloso si tinge di giallo. Da uve vendemmiate tardivamente (a inizio di novembre), color giallo dorato, al naso propone un bouquet intenso e complesso, con note di frutta gialla (pesca, nespola) ed erbe aromatiche: in bocca è pieno, fresco e molto sapido, minerale, con finale molto lungo . 92.5/100 per meno di 10 euro la bottiglia.

I vini esotici.

Nella sezione dedicata ai libri c’è ora la scheda del libro di Ragov sui vini di Israele. Parliamo allora di tre vini israeliani che è abbastanza facile trovare nelle enoteche italiane. Provengono tutti dalla Galilea, la parte settentrionale di Israele,confinante con il Libano, che incorpora le Golan Heights, probabilmente la regione più vocata per la vitivinicoltura, insieme con le Judean Hills, sopra Gerusalemme, con le loro alture e le maggiori escursioni termiche. I vini di Israele stanno notevolmente migliorando di qualità, in questi ultimi anni, e anche i consumi stanno gradualmente crescendo . Tutti i vini di cui vi parliamo sono certificati kosher , come si può leggere nella contro etichetta. Cominciamo da due bianchi da vitigni internazionali: uno Chardonnay e un Gewűrztraminer, entrambi della collezione Yarden, quella di maggior prestigio della Golan Heights, una winery da sei milioni di bottiglie.

Yarden_ChardonnayIl primo, della vendemmia 2008, proviene da vigne site nel Golan settentrionale: é uno Chardonnay molto ricco, di gran corpo, fermentato in botti di rovere francese, nuovo al 50%, rimasto sette mesi sui lieviti; di colore giallo dorato, con sentori di pera matura, ananas e melone giallo, in bocca è grasso, caldo, speziato, con note lievemente affumicate (89/100).

 

Yarden_Gewurztraminer

Il secondo vino , della stessa casa, è un Gewűrztraminer del Golan settentrionale, della vendemmia 2009, fermentato in acciaio: colore dorato, naso molto aromatico, con i sentori tipici del vitigno (frutta tropicale, litchi, passion fruit); al palato è speziato, appena dolce, adatto come aperitivo o su piatti della cucina orientale, molto speziati (87/100).

 

 

 

GamlaInfine un Pinot Noir, delle colline del Golan, della serie Gamla, sempre  della  Golan Heights Winery, della vendemmia 2008: ha colore rubino scuro, naso fruttato (ribes rosso , ciliegie nere), é di medio corpo, al palato è speziato, con note di pepe nero, un Pinot nero sorprendente per le sue origini (87/100). Ovviamente siamo lontani dai migliori cru borgognoni. (Pubblicato il 18.3.2012).

 

 

 

 

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