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drink different

Dodici assaggi tutt'altro che piccoli

Cominciamo con un bello spumante langhigiano, l’Alta Langa brut di Ettore Germano, bravo barolista di Serralunga d’Alba, vendemmia 2008. Poi cinque  bianchi, due dell’Alto Adige, il Riesling Praepositus di Novacella e il Pinot bianco riserva Vorberg della Cantina di Terlano, un friulano, il Collio bianco di Zuani, un veneto, il Soave Monte Alto di Ca’ Rugate, e un campano della Penisola amalfitana, il Fiorduva di Marisa Cuomo. Poi un bel rosé da dessert trentino, il Moscato rosa di Zeni e tre rossi : un Lambrusco di Sorbara (il Vigna del Cristo di Cavicchioli), un Cabernet Sauvignon dei Colli bolognesi (Il rosso di Enrico Vallania di Terre Rosse), e un toscano della Maremma, l’Avvoltore, di Moris Farms. Infine , un Riesling alsaziano, l’Altenberg grand cru di Mockel e un Bourgogne pinot noir di J.Voillot.

alta_langaPartiamo dallo spumante. Un metodo classico, da un uvaggio classico di Pinot nero (80%) e Chardonnay(20%), da un vigneto impiantato nel 2000, a 500 metri di altitudine, su suoli calcarei molto pietrosi. Vendemmiato ai primi di settembre, il vino fermenta a temperatura controllata in acciaio (il Pinot nero) e in piccole botti di legno (lo Chardonnay), poi in bottiglia per 4-6 mesi. Resta sui lieviti almeno per altri 20 mesi, poi la sboccatura , senza liqueur, e ancora alcuni mesi in bottiglia ad affinarsi prima dello sblocco. Bel colore giallo paglierino, perlage fine e persistente, naso fresco, di crosta di pane, lieviti e nocciole. Sul palato è sapido, appena un po’ cremoso, con piacevoli note agrumate (88/100, per circa venti euro la bottiglia).Lo produce Ettore Germano nella sua bella azienda, una gamma di prodotti molto valida,nella quale, oltre ai Barolo per i quali ha giusta notorietà, c’è anche un Riesling molto interessante (il Langhe bianco Herzu), che conferma il buon adattamento di questo grande vitigno in Langa.

NovacellaA proposito di Riesling, eccoci al secondo vino. Il Riesling, in Italia, si sa, ha trovato nella Val Venosta e nella Valle Isarco un territorio di elezione. Ne abbiamo già fatto un assaggio nel nostro servizio “Il principe e il povero” del 31.1.12 .Questo dell’Abbazia di Novacella, azienda modello di proprietà dei Canonici Regolari Agostiniani (fondata nel 1142!) fa parte della serie di maggior prestigio, la Praepositus: la vendemmia 2009 è esemplare, per tipicità e pulizia; ha naso molto fruttato, con sentori di frutta gialla (albicocca) e pompelmo, con appena un tocco di idrocarburo, fresco e minerale sul palato (91/100, circa diciotto euro in enoteca). In gamma tutti i gioielli della Valle Isarco (Kerner, Sylvaner, Veltliner, ecc.)

Quando si parla di bianchi dell’Alto Adige, si pensa subito ai suoi grandi vini da vitigni aromatici, come il Gewűrztraminer, il Sauvignon o il Műller-Thurgau, e quasi mai al Pinot bianco, ritenuto più semplice e meno elegante. Il pregiudizio contro questo buon e affidabile vitigno non manca neppure in Alsazia, dove si dice che “una vendemmia è buona quando è buono persino il Pinot bianco”. Nulla di più ingiusto. Oltre ad essere uno dei vitigni più diffusi dell’Alto Adige, il Pinot bianco è alla base di alcuni dei vini bianchi più interessanti della regione, in uvaggio o anche in purezza, come questo della Cantina di Terlano, la riserva Vorberg, che, anno dopo anno, si conferma uno dei vini bianchi più regolari d’Italia.

VorbergUn vino tutt’altro che semplice, già dal bel colore dorato, il bouquet complesso, con note di frutta matura (pesca gialla e pera) e mandorla bianca, in bocca è fresco e minerale, ha corpo elegante e buona profondità. Parliamo della vendemmia 2009 appena messa in commercio: è vino che ha notevole resistenza (è recente una verticale nella quale si sono assaggiati vini di vendemmie molto vecchie tra cui un 1957). Molto affidabile è però tutta la gamma di questa cantina, specialmente quella dei bianchi, che, oltre a un sontuoso Chardonnay riserva, di stile borgognone, che viene messo in vendita a dodici anni dalla vendemmia (e scusate se è poco) e ai classici varietali (Pinot bianco, Chardonnay, Sauvignon, Gewűrztraminer), include un piacevolissimo Terlaner bianco , che non ha eguali come rapporto qualità-prezzo.

ZuaniMolto buono anche il Collio bianco Vigne di Zuani, a San Floriano del Collio, in provincia di Gorizia. Lo produce Patrizia Felluga (figlia d’arte), che in questa bella azienda, da 12 ettari di vigna molto ben esposti, ricava poco più di 60.000 bottiglie di due vini , entrambi derivanti da un uvaggio di uve classiche friulane (Friulano, Chardonnay, Sauvignon e Pinot Grigio): la maggior parte del vino che descriviamo (si tratta della vendemmia 2009), il “Vigne”.Giallo paglierino luminoso, naso elegante, ricco di note fruttate (pesca) e floreali, con sfumature dolci di anice stellato, in bocca è deciso, avvolgente, molto armonico (90/100) per circa 15 -17 euro la bottiglia in enoteca.

carugateOra un vino bianco veneto, ancora un Soave, il Monte Alto (vendemmia 2009) di Ca’ Rugate, a Montecchia di Crosara, in provincia di Verona, un’azienda di medie dimensioni che produce ogni anno circa mezzo milione di bottiglie di vini classici, bianchi e rossi, veronesi. Garganega 100% per questo bianco dal bouquet complesso, un blend di frutta esotica, camomilla di campo, con sentori lievemente tostati, in bocca è morbido, molto sensuale, di grande finezza (89/100) , poco meno di venti euro la bottiglia.

Chi pensa che i bianchi campani sono solo Fiano, Greco e Falanghina è bello e servito. Sulle splendide terrazze della Costa d’Amalfi si producono autentici gioielli da varietà che più locali non potrebbero essere. Essendo, a quanto pare , del tutto sconosciute altrove. Parlo dei magnifici vini di Marisa Cuomo, e in particolare del suo prezioso Fiorduva, assaggiato nella versione della vendemmia 2010.

fiorduvaPoco più di 15.000 bottiglie da un uvaggio davvero insolito. Innazitutto 40% di Ripoli, un’uva che sembra essere stata presente sui monti Lattari , nei comuni vesuviani di Gragnano e Lettere (famose per la loro pasta e per un allegro vino frizzante naturale dal gusto affumicato), ma ora solo nella zona di Amalfi, a Furore. Forse si tratta dell’uva soricella descritta dagli ampelografi a metà ottocento, forse completamente diversa, l’uva Ripoli è raramente stata vinificata in purezza, più spesso in blend con l’uva Ginestra, che è infatti il secondo ingrediente dell’uvaggio del nostro vino (al 30%).Quest’uva, chiamata altrove anche Biancazita di Amalfi, simile alla Falanghina , si chiama così appunto per il suo profumo caratteristico di ginestra. A completare il restante 30%, un’altra uva a bacca bianca, praticamente sconosciuta altrove, che si trova solo sulla Costiera di Amalfi, dove spesso è ancora a piede franco, il fenile. Da vecchie vigne di sessant’anni nel comune di Furore, Marisa Cuomo ricava questo bianco davvero spettacoloso, dal frutto esuberante, succoso, nel quale si succedono albicocca, ananas, frutta candita, fiori di ginestra, e lievi erbe officinali, attraversato da un brivido agrumato di grande freschezza, ha polpa, profondità e molta eleganza (92/100) . Prezzo sostenuto (38-40 euro).

WOW ha sempre amato il Moscato rosa. Bello sin dal colore, è un vino gioioso, fragrante di fiori ed essenze aromatiche : dolce, ma non in eccesso, accompagna meravigliosamente le crostate di frutti di bosco. ZeniQuello di Roberto Zeni è stato il primo che ho assaggiato, ormai tantissimi anni fa, negli anni ’80. Coltivato soprattutto in Alto Adige, il Moscato rosa, da non confondersi con il Moscato nero piemontese e con il Moscato di Scanzo, diffuso nella Valcalepio, ha trovato però un habitat favorevole anche nel vicino Trentino, e,in parte, nel Friuli.Quello di Zeni, da me piacevolmente “ritrovato”, nella versione della vendemmia 2009, ha un bel colore rubino , al naso è voluttuoso, con sfumature di rosa, viola e frutti rossi selvatici, dolce, ma comunque non stucchevole, ha attacco fresco, in bocca è persistente, lasciando un ricordo di marmellata di more (88/100).L’azienda Zeni si trova a San Michele all’Adige, una ventina di ettari vitati, quasi tutti di proprietà, produce, nell’ambito di una proposta molto equilibrata e affidabile di vini trentini, un ottimo spumante Trento blanc de blancs, il Maso Nero, un gradevole Teroldego Rotaliano e una semplice Nosiola, fresca e profumata, adatta per spuntini leggeri.

Torniamo in Emilia, considerata da sempre , enologicamente, la sorella minore della Romagna. Non è più così. Da diversi anni una quota crescente di aziende comincia a proporre una serie di vini freschi, puliti, di buona fattura, sia da uve tradizionali che non.Oggi parliamo appunto di due rossi emiliani : il primo, che più emiliano non si può, e il secondo, invece, da uve internazionali.

Vigna_del_CristoIl Vigna del Cristo é prodotto da uno specialista di questi vini, Cavicchioli , a San Prospero di Modena, in attività da quasi ottant’anni: è un Lambrusco di Sorbara . Vedo già arricciarsi il naso di coloro che pensano che il Lambrusco non sia altro che un vino da supermercato, da”bottiglione”, che è cosa ben diversa dal magnum. Se lo assaggiassero, sono convinto che si ricrederebbero. Colore bellissimo, rubino quasi trasparente, con la sua spuma leggera, voluttuoso già al naso, fragrante di fiori scuri freschi e ciliegia, in bocca è fresco e fruttato, un vero piacere da bere ad una temperatura un po’ più fresca nelle sere d’estate, o anche d’inverno, su piatti saporiti e un po’ grassi della cucina locale.

Terre_RosseOra un Cabernet Sauvignon “bolognese”, di Zola Predosa, del Vigneto delle Terre Rosse, una bella azienda che ha appena raggiunto i cinquant’anni di vita..I proprietari sono Adriana, Giovanni ed Elisabetta Vallania, 15 ettari vitati e circa 100.000 bottiglie l’anno di vini bianchi e rossi prevalentemente da vitigni internazionali (Chardonnay, Sauvignon, Cabernet). Le terre sono dette rosse, perché sono ricche di ferro, costituite da vene argillose e calcaree, e d’estate le colline acquistano una colorazione rossastra. Ho recentemente riprovato “Il rosso di Enrico Vallania”, riserva di Cabernet Sauvignon della vendemmia 2008, nel ristorante Franco Rossi, a Bologna. Bel colore rubino vivo, all’olfatto offre un bouquet di frutti rossi selvatici, humus, corteccia: sul palato è molto morbido, con tannini ben fusi, non privo di eleganza (88/100).Poco più di 15 euro, ben spesi, in enoteca.

AvvoltoreA Massa Marittima, ora sede di una DOC specifica (quella del Monteregio di Massa marittima), ha sede la Moris , 40 anni di attività , 70 ettari vitati, poco più di 300.000 mila bottiglie, prevalentemente rossi: Vermentino di Maremma e Morellino di Scansano, di cui una parte è messa in riserva, sono i cavalli di battaglia, poi una limitata produzione di Monteregio e del suo vino più importante, l’Avvoltore: tre quarti Sangiovese , Cabernet Sauvignon e un saldo di Syrah. Quello della vendemmia 2009 é un bel vino rosso, dal colore rubino scuro, naso molto ricco, nel quale si avvertono frutti rossi e neri, con lievi sfumature più verdi e tabacco; in bocca è pieno, ha struttura salda, con una trama tannica fine ed elegante (90/100). Intorno ai 30 euro la bottiglia in enoteca.

Mochel_2Ora passiamo ai vini “esotici”. Il primo é un Riesling alsaziano di Frédéric Mochel,a Traenheim (siamo nella parte più settentrionale , 20 km. a ovest di Strasburgo), che impreziosisce una bella e affidabile gamma di vini da vitigni classici (oltre al Riesling,Pinot gris, Gewurztraminer e Muscat, pinot blanc, silvaner, pinot noir). Si tratta di un Riesling grand cru, di Altenberg de Bergbieten, un cru che Mochel ha contribuito a valorizzare, della cuvée Henriette, vendemmia 2005: una buona annata, anche se non ai livelli di quella dello stesso anno nel Médoc, ma lievemente superiore alla media delle vendemmie dell’ultimo decennio, a parte la 2002 , piuttosto negativa in Alsazia. Il vino è un buon esempio di Riesling di questa regione, molto minerale, con un tocco di idrocarburo che però non copre le più gradevoli note fruttate di frutta gialla dolce,succoso, con un brivido agrumato a marcarne la freschezza (87/100).La famiglia di Mochel lavora in vigna nientemeno che dal 1669. E’ proprietaria di 10 ettari, cinque dei quali ad Altenberg. Oltre ai vini varietali, secondo la tradizione alsaziana, produce alcuni caratteristici blend, come l’Edelzwicker e il Klever (da pinot blanc e auxerrois), oltre ad una cuvée elevata in botti di legno denominata Trovium (nome latino di Traheneim).

Bourgogne_VoillotChiudiamo con un bel Bourgogne Pinot noir della vendemmia 2009. Lo produce Joseph Voillot, specialista del Volnay (esemplare il suo Champans), che produce anche un ottimo Pommard di Rugiens. Vignaiolo di grande precisione, i suoi vini sono di tutta affidabilità. Anche questo Bourgogne Pinot noir Vieilles vignes, da una parcella di vigna in prossimità di Volnay, il più semplice della gamma. In una vendemmia molto favorevole, come quella del 2009, anche se Jean Pierre Charlot, genero di Joseph, che oggi dirige questo bel Domaine familiare, ritiene che sia stata un’ottima, ma non una grande vendemmia, e riferisce che è stato necessario vendemmiare più precocemente, per preservare la freschezza del vino evitando le surmaturazioni. A mio giudizio un buonissimo Bourgogne Pinot noir, tra i migliori da me assaggiati: colore rubino brillante, note di frutti di bosco e humus al naso, fresco, succoso, con un frutto piacevolissimo, croccante, per nulla ovvio, di buona intensità (88/100) (Pubblicato il 16.4.2012).

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