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drink different

Bollicine, grandi bianchi, cinque rossi interessanti

 Se indubbiamente lo Chardonnay e il Pinot noir, ingredienti classici dello Champagne, sono le uve più note e prestigiose fra quelle impiegate per produrre spumanti di qualità, non mancano, un po’ dappertutto nel mondo, e naturalmente nel nostro paese, ottime bollicine che utilizzano varietà d’uva differenti. Al di fuori delle zone più classiche (quelle di Trento e della Franciacorta), nelle quali Chardonnay e Pinot noir continuano ad essere quelle maggiormente impiegate, un po’ dappertutto si trovano spumanti molto gradevoli e ben fatti, a partire da uve diverse, che è giusto conoscere e apprezzare: dalla Valle d’Aosta, dove a farla da padrone è il Blanc de Morgex, alla Puglia, dove l’uva Bombino, da sola o in blend con altre uve davvero insolite per la produzione di questa tipologia di vini, come il Montepulciano, ha dato risultati sorprendenti. I lettori di questo blog ricorderanno che , appena qualche settimana fa, abbiamo parlato di alcuni sorprendenti spumanti , provenienti da varietà di uve a bacca rossa, meglio note per la produzione di eccellenti vini rossi, come il Nebbiolo e il Nerello Mascalese.

Non sorprendano quindi i due vini friulani di cui parliamo oggi, entrambi spumanti elaborati da uve non utilizzate tradizionalmente per la produzione di bollicine.

Questo è, per la verità, solo in parte vero per il Pinot bianco, vitigno molto versatile e spesso sottovalutato, da cui è tratto il Sarà della Di Lenardo, azienda agricola di Ontagnano, in provincia di Udine.

SaraLa Di Lenardo coltivava vigne già da fine ottocento, ma è solo dal 1987 che ha cominciato a produrre vini solo da uve di proprietà. Con quaranta ettari di vigna, più altri cinque in affitto nelle Grave del Friuli, per circa 600.000 bottiglie l’anno di produzione, questa dinamica azienda propone una affidabile gamma di vini, bianchi e rossi, da uve tipiche friulane, di buon livello , tra cui questo Sarà, uno spumante metodo classico non millesimato, 100% Pinot bianco. Fresco e lievemente acidulo, ha colore giallo paglierino e spuma briosa, un naso piacevolmente fruttato e un impatto sapido sul palato. 82/100.

E’ invece un vino fermentato in autoclave, lo spumante Ribolla gialla brut di Collavini, uno spumante millesimato (noi abbiamo assaggiato quello della vendemmia 2008). La Ribolla gialla è una varietà tipicamente friulana, ben presente sulla fascia collinare che va da Tarcento all’Istria, che ha trovato forse il suo territorio di elezione nella zona di Oslavia , nel goriziano. Vinificata in uvaggio o anche in purezza, dà vini delicatamente aromatici e floreali, molto caratteristici. Questo insolito spumante proviene da uve Ribolla gialla 100%, da quattro ettari di vigna situati nei comuni di Corno di Rosazzo e Manzano. Dopo la pigiatura e la decantazione naturale del mosto fiore, la prima fermentazione avviene in parte in acciaio e in parte in barriques a temperatura controllata. Nella primavera successiva alla vendemmia, il mosto viene fatto rifermentare in grandi autoclavi orizzontali a 12°, restando altri 28 mesi sui lieviti .

Collavini_RibollaE’ uno spumante molto piacevole, dal colore giallo paglierino, con riflessi verdognoli, il perlage è fine e persistente, naso delicato, con sentori fruttati molto intriganti, di mela e pesca noce, fresco e minerale al palato (85/100 ). Questo vino è prodotto dall’azienda Collavini, di Corno di Rosazzo , oltre 170 gli ettari vitati di proprietà per oltre un milione e mezzo di bottiglie, nelle doc Collio e Colli Orientali: da Ribolla in purezza è tratto l’ottimo Turian, mentre l’altro vino bianco di punta è il Broy, un uvaggio di Friulano, Chardonnay e Sauvignon.

Parliamo ora di vini bianchi “fermi” (termine che non amo troppo, perché fa pensare ad un vino che non si evolve, quindi morto).

CicognaIl primo è un campano della provincia di Avellino, territorio tra i più favorevoli di questa regione per la produzione di vini bianchi di qualità. Si tratta di un Greco di Tufo, un vino dalla forte personalità, in passato un po’ oscurato dal “fratello” Fiano. Quello di cui parliamo non è certo una scoperta, in quanto il Vigna Cicogna di Benito Ferrara è ben noto agli intenditori. L’assaggio che vi proponiamo è quello della vendemmia 2009. Si tratta di un Greco di Tufo in purezza, intenso ed elegante, dal bouquet complesso, con note di frutta invernale, fiori di campo ed erbe aromatiche: sul palato è fresco, di grande finezza e mineralità. Una riuscita maggiore per questa tipologia di vino (92/100). Lo produce una giovane azienda di Tufo, la Benito Ferrara , oggi di proprietà di Gabriella Ferrara: una decina di ettari di proprietà per la coltivazione di uve bianche (Fiano e Greco) e rosse (Aglianico) tipiche, dalle quali l’enologo Paolo Caciorgna ricava vini di buon spessore, la cui punta di diamante è ovviamente il vigna Cicogna, prodotto da ceppi anche di quarant’anni di età, impiantati su un suolo argilloso, ricco di sali minerali e di zolfo.

L’altro bianco di cui parliamo è invece un Riesling alsaziano: il grand cru Sclossberg di Albert Mann, anch’esso della vendemmia 2009. Maurice e Jacky Berthelmé posseggono un ricco patrimonio di vigne in ben cinque grands crus alsaziani, tra Wettolsheim, dove ha sede la loro azienda, e Kientzheim, tra cui questo Schlosseberg. In tutto 21 ettari di vigna, nei quali, per la maggior parte sono coltivate le classiche varietà a bacca bianca della regione: in primis il Riesling (circa un terzo), e i rimanenti due terzi, più o meno nella stessa proporzione, Gewurztraminer, Pinot gris e Pinot blanc e Auxerrois, con un saldo (4% circa) di Muscat. Ci sono però anche due ettari e mezzo, da cui si ricavano eccellenti vini da Pinot noir.

Albert_MannQuesto Schlossberg è davvero un vino magnifico, in questo momento giovanissimo, che si potrà conservare a lungo. Un grande Riesling , dal naso agrumato molto elegante, sul palato è un vino di grande profondità e ampiezza, complesso e di notevole armonia minerale (93/100).

 

Chiudiamo con due rossi, molto diversi tra loro e provenienti da due territori molto lontani non solo per la distanza, ma accomunati dal fatto che si tratta di due vini che i francesi definirebbero “gouleyant”, davvero dalla beva irresistibile. Attenzione, però: il primo dei due è un Cerasuolo di Vittoria,un vino “facile” e immediatamente seduttivo, ma di buon peso alcolico. Abusarne significherebbe stramazzare al suolo.

GulfiQuesto dell’azienda Gulfi, della vendemmia 2011, è un Cerasuolo 50% Nero d’Avola e 50% Frappato,da ceppi di poco più di 10 anni, allevati a guyot su un suolo argilloso-calcareo, con esposizione sud/sudovest a circa 400 metri di altitudine. Color porpora brillante, naso balsamico, con sentori intensamente fruttati, in cui prevalgono note di ciliegie nere e fragoline di bosco; in bocca è di grande freschezza e sapidità (88/100). La Gulfi è una bella azienda di Chiaromonte Gulfi, in provincia di Ragusa, che propone una vasta gamma di vini da varietà autoctone in regime di certificazione biologica.

SaumurIl secondo vino di questa inusitata diade è un Saumur-Champigny del Domaine des Roches Neuves,a Varrains, nel Saumurois, nella Loira, dove Thierry Germain elabora da uve coltivate in biodinamica dei vini bianchi (Saumur), come L’Insolite, e rossi (Saumur-Champigny) , davvero esemplari : per citarne uno, il magnifico La Marginale.Quello di cui parliamo ora è il Saumur-Champigny Domaine , cioè la versione più semplice, del 2011. Un Cabernet franc al vertice della piacevolezza di questo vitigno, rubino luminoso alla vista, frutti di bosco e note floreali all’olfatto,morbido e succoso sul palato, questo vino è una vera goduria, l’espressione di quanto questo territorio si addica al Cabernet franc, un’uva capace di dare vini di grandissima personalità, ma anche altri più immediati , anche se mai banali (88/100).

Chiudiamo con altri tre vini rossi, più corposi ed austeri, provenienti da tre territori molto diversi: la Val di Cornia, il territorio di Montefalco e l’Etna.

BarricoccioIl primo è un vino davvero curioso e sorprendente, il Barricoccio, della Tenuta Rubbia al Colle , una proprietà facente parte del progetto Arcipelago Muratori, che comprende anche altre aziende in Franciacorta, nel Sannio e a Ischia. Un Sangiovese di Suvereto, integrato da un tocco di Ciliegiolo, da uve della vigna Rumpotino, nel quale rivive una selezione di 20 diverse varietà di Sangiovese, provenienti da una vecchia vigna a piede franco acquistata dai fratelli Muratori poco più di una decina di anni fa. Fermentato in acciaio e poi lungamente affinato (almeno 20 mesi) in una insolita barrique di coccio (donde il curioso nome di Barricoccio), effettua un ulteriore periodo di affinamento in vetro, di circa un anno. Non si pensi ad un ulteriore esempio di stravaganza enologica. Personalmente penso che la forma e il materiale dei recipienti nei quali un vino viene fatto maturare siano importanti, ma forse meno rilevanti della qualità e maturità delle uve, e del terroir da cui provengono. Il vino è comunque buono, come non è sempre il Sangiovese della costa toscana: di color porpora, il Barricoccio della vendemmia 2007 si presenta all’olfatto con un note di ciliegia e prugna; in bocca è sapido, con eleganti note speziate, giustamente maturo ed equilibrato (89/100).

AdantiOra un vino umbro: si tratta di un Sagrantino di Montefalco, l’Arquata di Adanti, della venedemmia 2005. Adanti è una bella azienda di Bevagna, in provincia di Perugia, che ha ormai quasi quarant’anni di vita , che propone una discreta gamma di vini, in prevalenza rossi, da vitigni tradizionali umbri e internazionali.

Il Sagrantino di cui parliamo è una bella espressione territoriale, con appena una nota un po’ rustica, caratteristica del vitigno: di colore granato, all’olfatto presenta un bouquet complesso, caratterizzato da note di frutta rossa e speziate ; sul palato è caldo, giustamente tannico, molto armonico, lungo (89/90). Un Sagrantino di ottimo livello che potrà essere apprezzato ancora per alcuni anni.

CottaneraInfine un rosso dell’Etna: si tratta dell’Etna rosso di Cottanera,bella azienda dei fratelli Cambria, a Castiglione di Sicilia , in provincia di Catania.Quello della vendemmia 2008, 90% Nerello Mascalese e 10% di Nerello Cappuccio, è un bel vino rosso, dal colore rubino scuro, con un bouquet complesso , con sentori di erbe aromatiche e frutti di bosco; sul palato è caldo, un po’austero, con una trama tannica fitta e lievi note affumicate (90/100).

Pubblicato il 23.5.2012

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