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drink different

Piccoli assaggi: Aspettando il ciclone delle Azzorre

Mentre fuori imperversa Minosse e l’unico desiderio è quello di stendersi come l’uomo vitruviano di Leonardo sotto la ventola di in condizionatore a manetta, diventa difficile bere e parlare di vino. Comunque, in attesa-finalmente- dell’arrivo del famoso anticiclone delle Azzorre, che dovrebbe portarci bel tempo stabile, ma liberarci dai bollori africani, che ci hanno afflitto in quest’ultimo mese, poggeremo soprattutto su bollicine, bianchi e rosati, relegando a un ruolo minore i rossi.

Cominciamo dalle bollicine.

Non c’è dubbio che il nostro paese sia uno di quelli maggiormente vocati per i vini spumante. Piemonte, Trentino e Franciacorta sono sicuramente i territori capaci di dare i prodotti di maggiore personalità ,ma non dimentichiamo gli spumanti dell’Oltrepo’, in sensibile crescita qualitativa, e il Prosecco di Valdobbiadene e Conegliano, quando si ha la possibilità di sceglierne uno come si deve e non –ahimé- una delle tante gazzose spacciate per Prosecco da alberghi e ristoranti poco seri. Ma su tutto il territorio nazionale, ormai, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia-lo abbiamo constatato più volte nelle puntate precedenti di questa rubrica-è possibile trovare spumanti piacevolissimi e ben fatti, sia fermentati in autoclave, sia in bottiglia, anche da uve “non tradizionali”, cioè finora impiegate per altri vini “fermi”. E’ giusto conoscerli e valorizzarli, magari proponendoli come aperitivo al posto di altri vini della categoria,più costosi e talvolta di qualità mediocre. Un invito ai tanti ristoranti che hanno la bella abitudine di offrire ai clienti una bollicina (mi scuserà Maurizio Zanella che vorrebbe mettere al bando questa parola) di benvenuto. Servite un bicchiere di un piccolo spumante della vostra regione, anche se non appartiene a quelle più note per questo tipo di vini: aiuterete non solo i produttori a crescere o anche solo ad affrontare meglio la crisi, ma anche i vostri clienti a conoscere meglio il loro territorio e spesso anche ad affinare il loro palato, addestrandoli a provare aromi e sapori diversi.

Al termine di questo lungo preambolo, parliamo ora di alcuni ottimi spumanti , provenienti sia da zone classiche, sia da altre meno note per questa tipologia di prodotto.

Cominciamo dalla Franciacorta, che, a giudicare dalle carte dei vini dei ristoranti, è quella che ha il maggior gradimento dei loro frequentatori.

Ferghettina_pas_dosLa Ferghettina di Roberto Gatti è, come tutte le aziende della Franciacorta, relativamente giovane, essendo nata nel 1991, ma già con una bella esperienza nel campo della spumantizzazione. Qui, si fanno anche vini fermi, ma questa è soprattutto terra di grandi spumanti , e lo si vede. A partire da quello che è il suo spumante di maggiore prestigio (solo 10.000 bottiglie), il Pas Dosé riserva 33. Questo della vendemmia 2004, attualmente in vendita (siamo intorno ai 30 euro,anche un po’ meno, il che invoglia alla spesa) è elaborato da sole uve Chardonnay, da vigne caratterizzate da suoli calcareo-argillosi,con impianti di tipo Guyot con una densità di 5000 ceppi per ettaro, poste circa 250 mt. di altitudine. Le uve vengono vinificate separatamente per ciascuna vigna e poi assemblate sulla base dei risultati degli assaggi. La fermentazione alcoolica è effettuata in vasche di acciaio a temperatura controllata, poi rifermenta in bottiglia, passando 80 mesi (diconsi ottanta) sui lieviti per affinarsi. Si tratta di uno spumante di gran classe: ha un bel colore dorato e un perlage assai fine e persistente. Al naso è complesso: ci senti agrumi, anche canditi, pasticceria fresca, nocciola, leggera tostatura. In bocca è fresco, minerale, molto armonico ed elegante . Una bella bottiglia (91/100).

Cavalleri_blanc_de_blancsOra un altro vino spumante della Franciacorta .Beviamo il Blanc de blancs Brut di Giovanni Cavalleri, un brut molto secco (solo 4 gr. di zucchero per litro,di fatto un extra-brut). Me lo ha fatto conoscere Massimo Lanini del Ristorante Le Giare di Bari. Siamo ad Erbusco, uno dei comuni più noti del vino di Franciacorta. Qui i Cavalleri non hanno fatto, come altri, sbancamenti o livellamenti, ma hanno rispettato l’assetto originale dei suoli, e sono vicini alla riconversione biologica totale delle loro vigne. Questa cuvée , degorgiata in primavera, è elaborata con uve Chardonnay al 100% provenienti per il 65% dalla vendemmia 2009, con il 25% dal vino del2008 e il 9% del 2007. E’ fermentato in acciaio per il 90%, in botte grande di rovere per il 5% e in barrique vecchie per il 5% Resta almeno due anni sui lieviti E uno spumante molto gradevole, morbido, fresco e fruttato, ,ma tutt’altro che banale,con una bella chiusura, adatto da tutto pasto (22 euro la bottiglia, 88/100).

Ora due bei spumanti trentini, altra zona ad alta vocazione spumantistica Castel_MonrealeIl primo viene dalla Tenuta del Castello di Monreale a Faedo, della Castel Rametz di Merano. E’ il Castel Monreale extra-brut, della vendemmia del 2003. Chardonnay, ma anche , e soprattutto , Pinot bianco, il vitigno forse più caratteristico di questa regione, per questo spumante metodo classico, che resta quasi otto anni sui lieviti, da uve coltivate intorno a Faedo. La morbidezza fruttata è la principale caratteristica di questo spumante ,dal colore giallo chiaro con riflessi verdolini: ha spuma briosa, al naso offre note di frutta bianca e leggera brioche, sul palato è piacevolmente fresco, molto adatto per piatti delicati e menu estivi (circa 20 euro).87/100

Abate_nero_rosNon meno piacevole il Brut Rosé della Abate Nero, una casa di Trento specializzata negli spumanti. Non a caso il nome della cantina evoca il mitico Dom Perignon, considerato da molti il creatore dello Champagne E di fatti gli spumanti in carta sono tutti di qualità eccellente, tra i migliori di questa fortunata regione:a partire dalla magnifica Riserva millesimata (80% Chardonnay e 20% Pinot nero, quattro anni sui lieviti, oggi è disponibile il 2006), al Brut Domini, un blanc de blancs, anch’esso millesimato. Forse più semplice, questo rosé, un blend di Chardonnay e Pinot nero, da vigne coltivate a pergola trentina, con una densità di impianto di 3500-4000 ceppi per ettaro, vendemmiate a settembre. Le uve a bacca rossa sono vinificate in rosa (breve permanenza sulle bucce ) a temperatura controllata ; il blend , dopo la prima fermentazione, è imbottigliato nella primavera successiva, con una permanenza di una quindicina di mesi sui lieviti. Colore rosa pallido, perlage gioioso, è fresco e piacevolmente fruttato , con note molto seduttive di fragolina di bosco e crema pasticciera. Giustamente secco (6 gr. di zucchero/litro), è adatto come vino da conversazione, in un tardo pomeriggio estivo, o anche da tutto pasto per cene e spuntini leggeri 85/100.

Scendiamo ora parecchio più giù , nel Salento, per assaggiare uno spumante che costituirà una piacevole sorpresa per chi pensa-a torto- che le bollicine si fermino all’altezza del Veneto, e che proviene da un vitigno assolutamente non convenzionale, il Negroamaro. A produrlo, è una cantina di Salice Salentino, specialista di questo vitigno, la Leone De Castris, che da qualche anno ha cominciato a sperimentarne con successo la spumantizzazione. Con i suoi quasi 250 ettari , di cui la metà di proprietà, e i suoi due milioni e mezzo di bottiglie l’anno, la De Castris è tra le aziende vitivinicole più grandi e importanti di Puglia. Ha una gamma molto estesa, di vini di tutte le tipologie , di buona affidabilità . Lo spumante di cui parliamo, che abbiamo assaggiato nel corso di una piacevole degustazione di vini della casa organizzata dall’enoteca Cucumazzo di Bari, è elaborato da uve Negroamaro in purezza : un vitigno probabilmente autoctono della Puglia, anche se alcuni pensano originario della Grecia, con la quale questa regione ebbe sicuramente rapporti molto fitti almeno dal VII secolo a. C., molto diffuso nel Salento (nelle province di Lecce e Brindisi), dove spesso viene vinificato in blend con la malvasia nera, ma presente, sia pure in modo assai più ridotto anche nelle province di Bari e Taranto . Un vitigno noto soprattutto per i suoi vini rossi, dal colore molto scuro (donde il nome), generosi di alcool, molto fruttati (ciliegia sotto spirito e frutti rossi), ma anche con note speziate più complesse. A mio parere si tratta di una delle uve italiane maggiormente vocate (insieme con il Montepulciano) per la produzione di vini rosati, profumati, sapidi, freschi, e persino capaci di reggere alcuni anni senza danno.

Five_Roses_brutAssaggiamo dunque questo Five Roses brut rosé metodo classico millesimato, della vendemmia 2010. Da uve di vigne di età media di 15 anni allevate con il caratteristico cordone speronato a densità di 4000 ceppi per ettaro, su suoli argilloso-limosi, vendemmiate nella seconda decade di agosto. Queste vengono lavorate integre direttamente in pressa. Dopo una breve macerazione prefermentativa a freddo, vengono pressate delicatamente. Segue una fermentazione di 3-4 settimane a bassa temperatura , quindi la fermentazione in bottiglia per circa due mesi e l’affinamento sui lieviti per altri 12 mesi. Color rosa pallido, il classico color poilure d’oignon, ha spuma vivace e persistente, al naso si propone con piacevoli note fruttate di ciliegia, fragola e banana. Sul palato restituisce l’impressione di freschezza, ha buona sapidità e una piacevole morbidezza . Uno spumante molto gradevole , adatto come aperitivo estivo, ma anche da tutto pasto per una cena, ovviamente di piatti non troppo strutturati o speziati 85/100.

Ho detto della vocazione “rosa” del Negroamaro. Non posso allora tacere del rosato più famoso di questa casa, e tra i più famosi rosati italiani, il Five Roses Anniversario (si tratta della 68a vendemmia), un rosé fermo, discendente del famoso Five Roses,  imbottigliato per la prima volta in periodo di guerra .

anniversario011Questa particolare selezione , che proviene da una vigna ad alberello con 7.000 ceppi per ettaro, con un’età media di 50 anni, è stata proposta per la prima volta nel 1993, in occasione dei 50 anni dalla prima vendemmia del Five Roses. Differentemente da quest’ultimo vino, l’Anniversario include una proporzione leggermente maggiore di Malvasia nera (20%, anziché 10%). Le uve sono vendemmiate generalmente nella prima decade di settembre e vinificate in rosa ; dopo la fermentazione, il vino affina qualche mese in acciaio e in vetro prima di essere immesso sul mercato. La versione del 2011, che abbiamo assaggiato, ha un bel colore salmone pallido, ha un bouquet delicato, di fiori e ciliegia, sul palato è molto fresco e fruttato, con un soffio leggermente marino, molto armonico ed elegante. Perfetto per una parmigiana di melanzane campana e adatto da tutto pasto per cene estive 89/100 e meno di 10 euro di spesa in enoteca.

Restiamo sui rosati, vini ingiustamente ritenuti da alcuni rossisti imperterriti , capaci di bere grandi rossi strutturati anche sulle ostriche, dei vini “né carne né pesce”: ma quando sono ben fatti, come quelli descritti in questa rubrica, sono invece vini versatili, molto seduttivi, piacevolissimi, ma non per questo superficiali.

Pietradolce_rosA questo proposito, ho recentemente assaggiato un piccolo gioiellino dell’Etna, il Pietradolce rosé, della omonima cantina, quella che produce l’ Archineri, uno dei migliori rossi di questo splendido territorio vulcanico. Me lo ha fatto scoprire Francesco De Pasquale, bravo ed entusiasta enotecaro di Avellino, che ama molto il Nerello Mascalese , e di fatti ne propone una selezione che è raro trovare fuori della Sicilia.Si tratta di un Sicilia igt, proveniente da vigne sul versante nord-orientale dell’Etna, a 6-800 metri di altitudine,coltivate ad alberello e a spalliera , su un suolo franco-sabbioso ricco di scheletro. Ha un bellissimo colore rosa corallo pallido, un bouquet intenso, floreale, molto caratteristico, evocazioni di frutti di bosco, sul palato è fresco e minerale,molto sapido 87/100.

Ancora un rosato, questa volta d’Oltralpe. Per quanto praticamente in ogni angolo di Francia si producano dei buoni rosati (da Bordeaux alla Languedoc e dalla Loira alla Corsica), non vi è dubbio che la Provenza sia, tra le regioni francesi, una delle più vocate per questo tipo di vini: cinsault, grenache noir, syrah, sono gli ingredienti più comuni, con il mourvèdre, soprattutto nella zona di Bandol, a dare più incisività. Domaniers_OttParliamo ora di un rosato di Marcel Ott (abbiamo già parlato in altra occasione del Bandol rosé Château Ramassan 2010). La Ott, una bella cantina fondata alla fine dell’Ottocento da un ingegnere agronomo alsaziano insediatosi nel Var , produce due altri bei rosés. Il primo è un AOC Côtes de Provence, il Rosé Coeur de Grain, a Château de Selle , da alcuni battezzato come il rosato più elegante del mondo,nella sua sinuosa bottiglia ad anfora (come lo Château Ramassan) , un blend di Grenache, Cinsault, Syrah e… Cabernet Sauvignon, che creano una insolita alleanza per un vino molto adatto ai piatti di mare dai sapori decisi, come le coquilles Saint-Jacques, ma anche sulle carni. Nella stessa AOC é anche l’altro, Les Domaniers Rosé. Quest’ultimo, che viene proposto invece in una classica bordolese, e che abbiamo assaggiato nella versione della vendemmia 2011, è un vino elaborato da uve di alcune vigne molto vecchie. E’ un rosé molto ben costruito:  vi concorrono Grenache, Cinsault e Syrah. Bello il colore, al naso offre note di pesche e albicocche, fiori di campo e, lievi, di pain d’épices, sul palato è fresco e fruttato, con un tocco lievemente salato. Adatto a spuntini estivi, su salumi non troppo grassi e piatti speziati della cucina Thai.86/100.

Ora qualche bel bianco. Cominciamo da un vino proveniente da una terra di grandi rossi e finora scarsamente considerata per i bianchi, le Langhe. HerzuSi tratta di un Riesling renano prodotto , in una vigna di Ciglié, da un bravo barolista, Ettore Germano (magnifico il suo Prapò), che però, da qualche anno, si misura , con ottimi risultati, anche con qualche vino bianco e con gli spumanti (abbiamo parlato già del suo Alta Langa spumante). Il vino di Germano (parlo di quello della vendemmia 2010) mostra che il Riesling si è molto ben adattato in questo territorio. Il suo profilo evoca molto quello della Mosella. Colore delicato, naso floreale , con note di frutta bianca e pierre-à-fusil, sul palato è nettamente minerale, di grande finezza e persistenza. Davvero molto buono (sui 15 euro).90/100.

L’Alto Adige, lo diciamo sempre ai nostri amici ristoratori, non è solo Gewŭrztraminer e Sauvignon, anche se sono questi i vini che troviamo più spesso in carta.

Nossing_KernerManfred (Manni) Nössing é un  bravissimo e rigoroso  vignaiolo di Bressanone, che, nei suoi poco più di 4 ettari, tira fuori, anno dopo anno, poco più di 15.000 bottiglie di qualità esemplare da vitigni classici della sua terra. Oltre ad un superbo Grŭner Veltliner, produce anche un Sylvaner ed un Kerner tra i migliori in assoluto della Valle Isarco.

Giallo dorato con riflessi verdognoli, il Sylvaner 2010, ha naso floreale molto intenso ,con note di mela e leggermente vegetali, sul palato è netto, molto deciso e persistente.90/100

Molto intrigante il Kerner 2010, agrumi, frutta tropicale, spezie (zenzero) al naso, è molto fresco e sottile in bocca, con una bella chiusura.90/100.

picq_chablis_vv_1Purezza e mineralità sono i tratti inconfondibili dei vini di Chablis. Quelli del Domaine Gilbert Picq, a Chichée, piccolo borgo a pochi chilometri da Chablis,sul Serein,  sono esemplari per regolarità e rapporto qualità-prezzo. In particolare lo Chablis Vieilles Vignes, un village, da vecchie vigne di più di 15 anni, che, nella versione del 2010 , un’annata molto buona, sullo stesso registro , ma più ricca, di quella del 2008, è un vino davvero eccellente: agrumi canditi, frutti bianchi e gialli, di vibrante acidità, molto iodato,un vino che, per complessità, potrebbe facilmente essere scambiato per uno Chablis premier cru di ottimo livello, capace di durare parecchi anni. In Italia, lo importa Ceretto-Terroirs.90/100

Restiamo in Borgogna per assaggiare (qualcuno dirà finalmente) due rossi . Il Pinot nero, si sa, è, tra i vitigni a bacca rossa, uno di quelli che meglio sopporta le temperature più fresche. Qui la regola dei 55 Fahrenheit, codificata da Matt Kramer, non può essere uniformemente applicata , ma è indubbio che la maggior parte dei rossi borgognoni possa essere apprezzata entro i 16 gradi di temperatura. Ovviamente non è la stagione più adatta per bottiglie molto impegnative, anche perché la temperatura esterna conta anche più di quella di servizio del vino. Assaggiamo un Bourgogne Pinot noir, il Terres de Famille 2008, di una cantina, il Domaine de la Vougeraie, di Prémeaux- Prissey.

Siamo praticamente a due passi da Nuits-Saint-Georges e da Vougeot. E di fatti i vini di queste appellation del Domaine de la Vougeraie (ma non solo quelle) sono regolarmente molto buoni.Questo vino , 100% Pinot noir, proviene da due territori diversi: da alcune parcelle situate a Gilly-lès-Citeaux, a due passi dal Clos de Vougeot (La Loge au Vignier: En Crottots, e Les Crotots), e da altre , più meridionali, nel territorio di Beaune (La Blanchisserie e Montée Rouge Sous les Sapins).

Vougeraie2Le uve di questo vino, da vigne Guyot biologiche certificate, su suoli limoso-argillosi in superficie e argillosi più in profondità, sono state raccolte a fine settembre: al 100% diraspate, hanno subito una macerazione pre-fermentativa a freddo di cinque giorni,senza alcuna aggiunta di lieviti o enzimi, poi altre due settimane di macerazione e quindi pressate. Il vino (nessun collage, appena una filtratura leggera) si è poi affinato per circa 16 mesi in fusti di legno ,per il 30% nuovo. Un bel vino rosso, dal colore rubino , naso intenso di frutti di bosco maturi, di buon corpo, tannini levigati, con appena una nota di rusticità. E’ un Pinot nero che può essere bevuto un po’ fresco  ma senza eccedere ( a 15°).88/100.

Assaggiamo ora un Marsannay rouge della stessa vendemmia di un Domaine , che può essere considerato far parte dell’élite della Côte-de-Nuits, Il Domaine Méo-Camuzet. La cantina è a Vosne-Romanée, ma la gamma di questa casa comprende un po’ tutte le principali appellations della Côte, tra cui un ragguardevole Richebourg grand cru e un magnifico Vosne-Romanée Cros Parentoux.

MarsannayCi sono poi i vini, come questo, delle appellations minori, a nord di Gevrey-Chambertin, Fixin e, ancora più a nord, quasi alla periferia di Dijon, Marsannay.Qui i rossi sono molto tannici e colorati, il bouquet è un po’ selvatico (more, prugna secca e cassis), non hanno ovviamente l’eleganza di un vino di Gevrey, ma, nelle buone annate, quando le uve raggiungono una maturità ottimale, possono dare belle bottiglie. Ho bevuto questo 2008 a 14° di temperatura, appena preso dalla mia cantina (mentre fuori si bolliva a 37°). Grazie al condizionatore ho potuto apprezzarlo in un ambiente gradevolmente fresco su uno spuntino un po’ rustico a base di verdure e formaggio. Olfattivamente ha il naso caratteristico del Pinot noir, è fresco, appena un po’ rustico, ma molto equilibrato e piacevole. Può ancora migliorare per uno-due anni, che lo aiuteranno a sviluppare una maggiore complessità 88/100.

Avete mai bevuto un Mayolet? Si tratta di un vino prodotto in Val d’Aosta, da un vitigno autoctono che ha questo nome: si tratta di una varietà piuttosto precoce, che cresce bene in altitudine, anche  a 800 metri sul livello del mare. Lo si trova, pur se non frequentemente, sulle colline della Dora Baltea, tra Saint Vincent e Avise.

La Coenfer, una bella cooperativa , con sede ad Arvier, in tutto un centinaio di soci , ne produce uno davvero molto piacevole che vale la pena da assaggiare almeno una volta, il Vin des Seigneurs. Abbiamo provato il 2010, un vino molto profumato, di fragoline ed erbe di orto (origano?), appena leggermente pepato, di grande freschezza e piacevolezza. Molto piacevole su salumi e piatti non troppo elaborati. Meno di 10 euro sul luogo, dove potrà sicuramente essere apprezzato al meglio 84/100 (Pubblicato il 17.7.2012)

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