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Venti piccoli assaggi autunnali 1

Riprendiamo, dopo la pausa estiva, la nostra rubrica, ricordando che l’aggettivo “Piccoli” non vuole in nessun modo indicare modestia qualitativa (si tratta di vini che superano di norma gli 81 punti su 100 e non di rado i 90, che rappresentano l’eccellenza), ma piuttosto informalità, piacevolezza e accessibilità di assaggio.

Questa volta parleremo di 18 vini di otto diverse regioni italiane, più due vini di Francia. Tutti di grande qualità, con punteggi che vanno dagli 85 ai 93 punti.

Seguiremo un ordine geografico, partendo dal Piemonte.

Quando si parla di Piemonte si pensa immediatamente ai grandi vini da uve Nebbiolo, Barolo e Barbaresco in primis, e ci si dimentica che questa magnifica regione offre un ventaglio assai più esteso di vini di grande piacevolezza e spessore,  provenienti da altre uve autoctone. Per quanto riguarda quelli da uve rosse, basti ricordare tra gli altri il Dolcetto, la Barbera, la Freisa, il Grignolino, senza dimenticarne altri meno noti, come il Ruché e il Pelaverga. Oggi vi raccomandiamo infatti un piacevole Dolcetto di Alba, di fresca e piacevole beva, ma di buona personalità, prodotto dalla Marchesi di Barolo, una azienda che definire storica non è azzardato, essendo stata fondata nel 1861, e che tra l’altro è stata la prima a produrre un Barolo simile a quello che conosciamo oggi. Oltre 170 ettari (anche se quelli di proprietà sono meno di 50) di vigne in tutto il Piemonte., un volume di produzione di un milione e mezzo di bottiglie, che ne fanno uno dei giganti della regione, la Marchesi di Barolo ha in catalogo una gamma molto ampia di vini , prevalentemente rossi, da vitigni classici (Nebbiolo, Barbera e Dolcetto. e, tra i bianchi, Arneis, Cortese e Moscato), di grande affidabilità per costanza qualitativa e costo.

Madonna_di_Como_10Il Dolcetto Madonna di Como, che abbiamo assaggiato nella versione della vendemmia 2010,è un vino di buona tipicità varietale, di colore rubino luminoso, con una buona espressività olfattiva , con evocazioni di frutti rossi e violetta, sapido al palato , adatto ad accompagnare piatti regionali e della tradizione della cucina di casa (86/100).

A seguire, ancora un vino rosso e tre vini bianchi dell’Alto Adige.

Haas_Pinot_neroIl primo è un vino di cui abbiamo già descritto altre annate , il Pinot nero di Franz Haas, questa volta della vendemmia del 2010, che ci è sembrato particolarmente riuscito. Bel colore rubino, naso intenso con note di frutti di bosco , soprattutto cassis, e floreali (rosa), fresco e di grande piacevolezza (90/100). Haas è uno specialista del Pinot nero,di cui produce anche una selezione più ambiziosa, il Pinot nero Schweizer, e una più semplice, in rosa, anche se forse è noto soprattutto per il suo straordinario Moscato rosa. Nella gamma di questo raccomandabilissimo produttore alto-atesino di Montagna, ci sono anche un elegante bianco da uvaggio (Riesling in prevalenza , in blend con Traminer aromatico, Chardonnay e Sauvignon), il Manna (dal cognome della moglie di Franz), alcuni bianchi monovarietali da uve classiche della regione di buon livello, e un altro rosso importante, da uve bordolesi, l’Istante, da Cabernet Sauvignon e Petit Verdot , con piccole percentuali di Cabernet Franc e Merlot.

Parliamo ora di due classici bianchi da uva Kerner , un incrocio di Riesling, al quale somiglia negli aromi, e Trollinger (la Schiava grossa), un vitigno a bacca rossa, nato meno di 50 anni fa, ma che si è diffuso molto rapidamente , per la sua facilità di maturazione, e che in Germania sta sempre più spesso sostituendo il Sylvaner e il più modesto Muller-Thurgau.Quelli di cui parliamo oggi vengono entrambi dalla Valle Isarco, dove è particolarmente diffuso.

STRASSERHOF_KERN_50266fb2df98bDavvero molto buono quello di Strasserhof, dove Hannes Baumgartner vinifica solo dal 2003, meno di dieci anni, ma si è rapidamente fatto conoscere per una bella e solida gamma di vini da uve classiche della Valle a bacca bianca (Sylvaner, Traminer aromatico, Veltliner , Riesling e Muller-Thurgau ), tra le quali naturalmente il Kerner: quello del 2011 è un elegante vino bianco, tipico del territorio, fresco e profumato , con note di agrumi e lievemente vegetali, con una piacevole vena leggermente speziata, di buona intensità e lunghezza (89/100).

PACHERHOF_KERNER_5024d8a8a7fb4Un po’ più caldo al palato, per una maggiore invasività della componente alcolica , il Kerner di Pacherhof, piccola azienda di Varna, in frazione Novacella, della famiglia Hubner. Meno di 100.000 bottiglie in tutto, da 11 ettari vitati di proprietà, gestiti con grande cura e rispetto per l’ambiente. Un Kerner , quello del 2011, di buona struttura e di consistente tenore alcolico, appena bilanciato da un buon apporto acido, naso agrumato , con note di pompelmo, ed erbe aromatiche, piacevolmente sapido (87/100).

Ci ha piacevolmente impressionato anche il Riesling (intendo Riesling renano, ovviamente) prodotto dalla cooperativa di San Michele Appiano , una realtà importante dell’enologia alto-atesina, con sede ad Appiano: 380 ettari vitati di proprietà per un volume di poco meno di due milioni e mezzo di bottiglie, tutte di grande affidabilità, con la punta di diamante della collezione Sanct Valentin. Montiggl_RieslingSi tratta del Riesling Montiggl, di cui abbiamo assaggiato la versione del 2011. Un bel vino bianco dal colore paglierino molto tenue, fresco e leggero, che propone all’olfatto note fresche di agrumi e appena un soffio di idrocarburo, tipico del vitigno, piacevolmente acidulo, di buona lunghezza (88/100)

Abbiamo avuto un settembre molto caldo e anche gli inizi di ottobre, a parte qualche pioggia, hanno cominciato sullo stesso tracciato, ciò che fa ancora apprezzare molto i vini bianchi, accanto ai primi rossi. Ecco allora due ottimi bianchi dal Veneto, entrambi provenienti dal grande terroir di Soave. I Soave di Leonildo Pieropan sono sicuramente tra quelli più prestigiosi e regolari della zona. Bevo i suoi vini ormai da più di trent’anni, e quindi ne ben conosco la grande continuità qualitativa: certo dei suoi cru più prestigiosi, Calvarino, La Rocca e Le Colombare, ma anche del più semplice della linea, il Soave classico.

Quello del 2011, da un uvaggio nel quale alla Garganega, di gran lunga prevalente, è aggiunto un saldo del 15% di Trebbiano di Soave, ha colore paglierino, all’olfatto offre un bouquet delicato di agrumi e fiori bianchi, fresco e persistente , con una elegante vena minerale (88/100).

Molto ben riuscito anche il Vin Soave, Soave classico, 100% Garganega, di Inama, bella azienda della famiglia Inama: quasi mezzo secolo di vita , a San Bonifacio (Verona), nota , oltre che per i suoi due interessanti cru di Soave (Vigneti di Foscarino e Vigneto Du Lot), per gli eleganti Sauvignon blanc e una bella gamma di ottimi vini rossi da uve bordolesi .

Questo Vin Soave 2011 è un Soave di buona tipicità, un vino ovviamente più facile dei suoi fratelli maggiori, ma che si fa apprezzare per la sua piacevole e soda beva: sapido e fruttato , è un vino di grande affidabilità buon candidato al ruolo di vino giornaliero, anche per il suo prezzo , inferiore ai 10 euro (87/100).

Scendiamo in Toscana, dove questa volta ci aoccupiamo di tre vini della costa toscana.A Bolgheri, Le Macchiole, la bella proprietà di Cinzia Merli, dal 1975 produce una serie di vini da uve bordolesi, che fanno parte dell’aristocrazia della Costa d’Etruria, a partire dal Paleo, magnifico Cabernet Franc in purezza, al Messorio , uno dei migliori Merlot italiani,a cui si affianca un interessante Syrah in purezza,lo Scrio.

Le_MacchioleIl vino “ di entrata” è il Bolgheri rosso Le Macchiole, l’unico da uvaggio (Merlot 50%, Cabernet Sauvignon e Syrah), e quindi anche l’unico DOC. Quello della vendemmia 2010 (15 euro la bottiglia, in enoteca)mantiene lo stile e l’ottimo livello di quello delle vendemmie precedenti: bel colore rubino vivo, naso balsamico, nel quale avverti la ciliegia, frutti rossi, china ; sul palato ha nerbo vivo, struttura e spezie, tannini saldi, ma non mordenti; adattissimo a piatti di carni rosse e selvaggina (88/100).

Le Difese della Tenuta San Guido, a Castagneto Carducci, è ilvino “base” (e assai più accessibile, con i suoi 16 euro la bottiglia) del Sassicaia, il più famoso Cabernet d’Italia, al quale, da alcuni anni, si è affiancato il Guidalberto, elegante “bordolese” da un blend di Cabernet-Merlot.

Le_DifeseQuesto Le Difese, che, anno dopo anno, si conferma sempre più convincente, è un Toscana rosso igt , in prevalenza costituito da Cabernet Sauvignon (70%), in blend con Sangiovese : rubino con riflessi violacei, il vino del 2009, elevato in barrique , si propone all’olfatto con toni balsamici, di frutti scuri e tabacco; sul palato è vivo, fresco e minerale, molto adatto ad accompagnare saporosi salumi toscani, piatti di carne e formaggi a pasta dura (88/100)

Poco più a sud,in val di Cornia, nella bellissima cantina della Petra, l’azienda di Vittorio Moretti a Suvereto, una proprietà importante, di quasi 100 ettari vitati, si produce una bella gamma di rossi da uve bordolesi: l’ammiraglia, che è il Petra, blend classico di Cabernet Sauvignon e Merlot, e due monovarietali, il Merlot Quercegobbe e il Cabernet Potenti, con l’eccezione di un rosso igt da uve Sangiovese 100%, l’Alto. A questi si accompagna l’Ebo, Val di Cornia Suvereto, mix di Cabernet Sauvignon (50%), Sangiovese (30%) e Merlot 820%), un bel vino rosso, che costituisce, niente affatto indegnamente, il vino di entrata della casa, con i suoi 11 euro (prezzo medio in enoteca): quello del 2008 ha colore rubino, naso balsamico, nel quale si avvertono la ciliegia, frutti di bosco e caffè, sul palato è saldo, con tannini morbidi e piacevolmente sapido (87/100).

Torniamo a occuparci di un vino umbro. Si tratta di un gradevole Grechetto dei Colli Martani , unica presenza bianca nella gamma, ricca di notevoli rossi della zona di Montefalco , di . Arnaldo Caprai : uno specialista del Sagrantino, noto soprattutto per il suo magnifico 25 anni e il Sagrantino di Collepiano.

GrecanteDi proprietà di Arnaldo Caprai, questa bella azienda ha ormai 40 anni di vita, possiede oltre 130 ettarri coltivati a vite, dai quali ricava, con la consulenza dell’enologo Attilio Pagli, 750.000 bottiglie Questo Grecante (questo è il nome in etichetta) , della vendemmia 2011, è un vino fresco e delicato, dal colore paglierino chiaro, naso sottile di frutta bianca e gialla, di avvertita mineralità (circa 10 euro la bottiglia, 85/100).

Siamo, dopo qualche tempo, di nuovo in Abruzzo, tra l’Adriatico e il Gran Sasso, per un piacevole Montepulciano 100%, di stile moderno,

Incanto_2009L’Incanto, dell’azienda Marramiero, sita in contrada Sant’Andrea di Rosciano, in provincia di Pescara, a circa 270 metri di altitudine. Lunga fermentazione sulle bucce, a temperatura tra i 25 e i 30°, affinamento in acciaio per 24 mesi e poi altri 6 in bottiglia: ne nasce un vino di colore rubino, molto varietale, fresco e fruttato, con lievi evocazioni speziate, con buona polpa e tannini morbidi (85/100).

La Campania si conferma terra adatta , oltre che a rossi vigorosi ed eleganti, da uve Aglianico (praticamente presente in tutta la regione), anche per bianchi di indubbia personalità. Già in altre occasioni abbiamo avuto modo di parlare del Fiano e del Greco di Tufo. Anche questa volta torniamo in Irpinia per assaggiare il Greco di Tufo dell’azienda Pietracupa, un vino che, negli ultimi anni, ha conteso le luci della ribalta al suo più famoso fratello Fiano.

Pietracupa_GdTLa versione del 2010, Greco di Tufo al 100%, di questo piccolo gioiello firmato da Sabino Loffredo, è affascinante, a partire dal bel colore paglierino luminoso: il corredo olfattivo è di grande eleganza e armonia, tra componenti floreali e fruttate , arricchite da note più speziate di zenzero e pepe bianco. Sul palato il vino è sapido e molto minerale, rinfrescato da una vena acida che ne favorisce la beva. Grande la persistenza di questo Greco di Tufo, che vale ben più dei suoi 12 euro (93/100).

Molto buono anche il Greco di Tufo Terrantica etichetta bianca dell’azienda I Favati, piccola, esemplare cantina di Cesinali di Avellino, a pochi chilometri dalla città capoluogo, dove l’enologo Vincenzo Mercurio segue una serie di piccoli cru di Fiano, Greco di Tufo e Taurasi.Questo Greco della vendemmia 2010 (21-22 euro in enoteca),che abbiamo assaggiato per la prima volta, è tra le etichette “bianche” di questa casa, pur in un quadro di ottimo livello generale, quella che maggiormente ci ha convinto. Bellissimo il colore dorato, molto seduttivo all’olfatto , nel quale avverti netta la camomilla e la ginestra, insieme con altre note di frutta bianca ed erbe aromatiche, in bocca è decisamente fresco , minerale e persistente.(91/100).

Marsella_FianoPiù su, a Summonte, a 700 metri di altezza, Guido Marsella, a lungo ignorato dalle Guide nazionali, continua a produrre il suo eccellente Fiano di Avellino, che, da tradizione, immette sul mercato tardivamente. Quello di cui parliamo è il Fiano del 2009, uno dei migliori di sempre (sui 18-19 euro in enoteca). E’ un Fiano di indubbia personalità, che mostra di aver tratto vantaggio dal tempo trascorso dalla vendemmia: ventaglio aromatico ricco e complesso, nel quale , a note di agrumi rossi si aggiungono erbe aromatiche e castagna, con un soffio lievemente affumicato. In bocca è deciso, fresco e molto minerale (92/100).

Ancora un vino campano: siamo a Tramonti, affascinante comune della provincia di Salerno, sulla costiera amalfitana, dove si fa letteralmente viticultura eroica, viste le pendenze. Qui non è impossibile trovare vigne che sono scampate al flagello della fillossera,ancora su piede franco, e molte varietà di uva ormai perdute altrove che qui vengono sempre più valorizzate. Tra i vini bianchi della Tenuta San Francesco (i rossi e la riscoperta del Tintore meritano un discorso a parte, che faremo in un’altra occasione) spicca il Per Eva, selezione da uvaggio di falanghina, pepella (ne avevate mai sentito parlare?) e ginestra della vigna nota come “dei preti” a Ponte di Tramonti.

per-evaDi affascinante freschezza, questo vino (assaggiato nella versione del 2010) offre al naso sentori agrumati, floreali e di frutta bianca. Sul palato è delicato, ma non esile, di grande piacevolezza fruttata. Solo 12 euro per una bottiglia di un’azienda da seguire (90/100).

Ora varchiamo lo stretto per assaggiare due vini siciliani molto diversi da quelli “internazionali”, a base di Cabernet, Merlot, Syrah e Chardonnay, che tanto successo hanno avuto negli anni passati.

Da non perdere (occorrono circa 18 euro per una bottiglia) anche l’annata 2010 del Frappato di Arianna Occhipinti, giovane enologa di Vittoria, in provincia di Ragusa, che molto ha contribuito alla valorizzazione di questo interessante vitigno autoctono siciliano.

OcchipintiDa 10 ettari di proprietà ed un paio in affitto, ricava 70.000 bottiglie, di cui meno di 15.000 di questo vino di colore rubino quasi trasparente, che si propone all’olfatto con un ventaglio aromatico di grande complessità e finezza, che va dai frutti neri (amarena e prugna), a note di grafite e speziate, di cannella e tabacco, con tocchi affumicati e ferrosi. Sul palato è ampio e persistente, con tannini levigatissimi, fresco e molto sapido (91/100).

Poco distante , a Chiaramonte Gulfi, l’azienda Gulfi, di Vito Catania, con l’enologo Salvo Foti, produce una bella serie di vini bianchi e rossi da vitigni autoctoni, soprattutto Nero d’Avola e Carricante, e un saporito Cerasuolo di Vittoria, nel quale il Nero d’Avola si sposa in un blend al 50% con il Frappato. Il Cerasuolo dell’annata 2011 (12 euro la bottiglia) ha color porpora, al naso si avvertono la ciliegia scura e la mora, con tocchi terrosi e floreali, sul palato è caldo per un apporto, quest’anno, generoso di alcool,fruttato e persistente (87/100).

Per finire, due vini di Francia.

Il primo è un voluttuoso rosso del Médoc, ed è firmato niente meno che da Cos d’Estournel, il grande supersecond di Saint-Estèphe : parlo del Goulée by Cos d’Estournel, che, non provenendo dagli stessi vigneti del grand vin non è il terzo vino della casa (dopo Les Pagodes d’Estournel), ma è certo il suo vino più economico (in Francia costa pur sempre una ventina di euro).

GouleQuesto vino nasce da un progetto di Jean-Guillaume Pratt, volto a produrre vini di alta qualità nella parte più settentrionale meno conosciuta del Médoc, applicando gli stessi principi produttivi impiegati per il grand cru.Le vigne sono localizzate a Port de Goulée, Jau-Dignac e Loirac, su un suolo ciottoloso , di fronte all’estuario della Gironde, a soli 18 km. dall’Atlantico, che le raffresca d’estate e mitiga i freddi invernali.In sintesi: 5.700 ceppi per attaro di densità con uso esteso della canopia per ottimizzare la fotosintesi, raccolta delle uve a mano, 50% di legno nuovo.

La Goulée della vendemmia 2009 è un vino denso, molto colorato, opulento, con un elevato tenore di alcool (14°5), di stile più New World che Médoc, con un frutto superbo, “sente” il Cabernet Sauvignon (che ne rappresenta l’80%, merlot per il resto) , con molta polpa e di piacevolissima beva. Tuttavia non è un vino banalmente muscolare, anche se ovviamente meno elegante e complesso dei suoi fratelli maggiori. Nella stessa proprietà si produce da alcuni anni anche un bianco (Goulée blanc), da uve sauvignon (80%) e Sémillon, vinificato in stile Loira (90/100).

L’ultimo vino di questa puntata è uno Champagne di Chouilly, uno dei 17 grands crus della Champagne (ma solo per lo Chardonnay) Legras_brutSi tratta del Brut blanc de blancs grand cru sans année di René e Lucien Legras. Proviene da una proprietà storica, che oggi supera i 40 ettari di vigna, le cui tracce sono molto antiche, anche se la Maison è nata agli inizi dell’Ottocento , fondata da Honoré Legras. I suoi champagnes hanno acquisito ottima reputazione per la loro finezza. Quello che abbiamo bevuto è uno Champagne fresco e fragrante,uno Chardonnay tipico di Chouilly,nel quale, i toni, molto leggeri di agrumi,si fondono con delicati sentori floreali e di mandorla bianca, sul palato è fresco e minerale, con note decisamente gessose (89/100).

(Pubblicato il 15.10.2012)

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