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Vini da scoprire: Cilento, Daunia, Sardegna

In questa puntata dei Piccoli assaggi parlerò di alcuni assaggi (niente affatto piccoli, supereremo infatti alcune volte i 90 punti) di vini di tre territori di cui non si parla abbastanza, ma nei quali troviamo alcune belle espressioni , soprattutto di vitigni cosiddetti autoctoni, che meriterebbero di essere conosciuti.

Cominciamo con il Cilento, territorio a me molto caro e, tra l’altro, bellissimo, del quale raccomando fortemente una visita, soprattutto nei mesi pre-estivi (maggio-giugno) o nei primi periodi autunnali (settembre-prima quindicina di ottobre).

La storia della vitivinicoltura di qualità nel Cilento è abbastanza recente, risalendo a una quindicina di anni fa, allorquando cioè, facendo seguito a primi tentativi sporadici, alcuni piccoli produttori cominciarono a intraprendere con coraggio la strada dei vini imbottigliati. Tra questi , Luigi Maffini, a San Marco di Castellabate.

Ci siamo più volte occupati dei suoi vini, in particolare del Kratos, forse il vino che maggiormente lo rappresenta, un affascinante bianco da uve Fiano in purezza (molto buono quello della vendemmia 2011) , e del Cenito, un elegante vino rosso da uve Aglianico, oggi giunto al suo assetto definitivo dalla prima vendemmia messa in commercio, del 1997, un blend di Aglianico, Piedirosso e Primitivo.

PietraincatenataA richiamare la nostra attenzione, questa volta, è il Pietraincatenata, anch’esso 100% Fiano: un bianco di stile borgognone, vinificato in legno nuovo , ma per nulla “legnoso”, proveniente dalle nuove vigne nel comune di Giungano acquistate dieci anni fa. Quello del 2010, già eccellente, darà il meglio di sé tra un paio di anni: giallo dorato luminoso, di grande profondità aromatica, dalle eleganti note speziate, lungamente persistente (93/100).

Di questa giovane azienda, una quindicina di ettari di vigna per circa 100mila bottiglie l’anno, segnalo anche il rosso di entrata, il Kleos, ora anch’esso interamente da uve Aglianico, e il rosato Denazzano,mai così buono come quest’anno  (parlo ovviamente della vendemmia 2011). Per il Cenito bisognerà attendere quello del 2009.

 

Non molto distante, in un territorio bellissimo, quello del Parco del Tresino, ci occupiamo stavolta, ed è la prima, dei rossi di una giovanissima, piccola azienda, quella di San Giovanni, di Ida Budetta e Marco Corrado, che avevamo già segnalato in precedenza per il suo Fiano del Tresino : la selezione Tresinus , di grande freschezza agrumata, stabilmente tra i migliori della zona . Quello della vendemmia 2011 appare molto ben riuscito e di grandissima piacevolezza , fresco e sapido , perfetto per essere abbinato alla saporita cucina di mare cilentana (90/100). Ora , da vigne di incredibile bellezza, degradanti dalla collina fino a pochi metri dal mare, l’azienda San Giovanni produce due vini rossi , il Castellabate, Paestum rosso igt da uve Aglianico (80%) e Piedirosso (20%) , e il Maroccia, Aglianico in purezza.

CastellabateAbbiamo assaggiato la vendemmia 2011 del primo (bella e orgogliosa l’etichetta, con l’indicazione delle coordinate geografiche del vigneto), già molto interessante, che un maggiore affinamento in bottiglia migliorerà ulteriormente . La vigna, impiantata solo nel 2006 , a spalliera, guyot con 5500 ceppi per ettaro, è ancora giovane,ma le rese sono assai più basse di quelle consentite, e il vino è già molto piacevole per freschezza e sapidità (88/100). Più impegnativo il Maroccia, da una vigna più vecchia , impiantata nel 2000, a poco più di 50 metri sul mare, ma di quest’ultimo parleremo in un’altra occasione

 

A Giungano è l’azienda San Salvatore,fondata nel 2004, con investimenti importanti, da Giuseppe Pagano. Con la collaborazione di Riccardo Cotarella, in pochi anni, ha elaborato una serie di vini ineccepibili, con alcune punte di grande interesse.

Molto ben fatti i due bianchi (entrambi assaggiati nella versione del 2011) il Trentenare , da uve Fiano in purezza, eil Calpazio, da uve Greco. Fruttato e molto armonico il primo (88/100) , più nervoso e sapido il secondo (88/100), sono entrambi vini molto gradevoli e adatti alla ristorazione .

Ma è il Pian di Stio (curiosamente proposto in bottiglie da mezzo litro) da una vigna coltivata in biodinamica, il bianco più interessante, una bella espressione del Fiano di questo territorio, elegante e floreale, di bella profondità (90/100).

Due i rossi: entrambi da uve Aglianico in purezza,  con un sostenuto apporto alcolico.

 

GilloBuono lo Iungano del 2010, caldo e molto morbido, fruttato e balsamico (89/100);  molto buono, alla sua prima prova, il Gillo , il rosso più impegnativo della casa, della vendemmia 2009 (due anni in barrique): un rosso intenso e avvolgente, con una bella trama tannica, fine e persistente, da riprovare tra qualche anno (91).

Il nome viene da Gillo Dorfles, che ne ha anche disegnato la bella etichetta.

 

 

La Puglia, si sa, è tra le regioni vitivinicole con la più alta produzione del nostro paese, ed è in notevole ascesa anche qualitativa, specie negli ultimi anni . Vi si producono infatti molti vini interessanti e con un favorevole rapporto qualità-prezzo, ma che stentano a raggiungere il prestigio di quelli  delle regioni la cui fama è più consolidata.

Essa è celebre soprattutto per i suoi rossi prodotti nei  territori più meridionali, che hanno trovato nel successo del Negroamaro, e, più recentemente, del Primitivo, un importante volano di sviluppo, ma anche nelle sue province più settentrionali si producono vini spesso eccellenti e con un grande potenziale.

E’ infatti recente l’affermazione del Primitivo di Gioia del Colle, in provincia di Bari, dalle caratteristiche molto diverse da quelle del Primitivo di Manduria , mentre anche la denominazione classica di Casteldelmonte, attualmente l’unica DOCG della regione (a parte il Primitivo dolce di Manduria), ha trovato nuova spinta nella “esplosione” del Nero di Troia, che  è entrato di forza a far parte di un aggressivo “tridente” rosso della regione, insieme con il Primitivo e il Negroamaro. Ma il Nero di Troia, molto diffuso anche nel territorio ofantino, sta contribuendo notevolmente al lancio della finora misconosciuta vitivinicoltura della provincia più settentrionale della Puglia, quella di Foggia, dove era già molto diffuso, spesso in blend con il Montepulciano e il Sangiovese .

Qui il Nero di Troia, un vitigno che ha tutte le qualità per emergere dando potenzialmente vini più fini ed eleganti, anche per merito di alcuni produttori che hanno scelto con decisione la strada della qualità, sta decisamente riscattando questo territorio finora negletto .

Parliamo ora di alcune belle bottiglie di questa zona, di tre giovani aziende: quelle di Alberto Longo e Paolo Petrilli a Lucera e l’Antica Enotria nella vicina Cerignola.

Della prima abbiamo già avuto modo di parlare, soprattutto dei suoi vini rossi, a cominciare dal suo Nero di Troia in purezza, Le Cruste. Quello della vendemmia 2009 è particolarmente riuscito: un rosso dal bel colore rubino profondo, naso con uno spettro olfattivo ampio e complesso, nel quale si avvertono frutti di bosco e susine rosse, vellutato e avvolgente sul palato, piacevolmente persistente(91/100).

Longo_477Molto interessante il 4.7.7, probabilmente il migliore da uve Syrah della Puglia, color rubino, con riflessi granata, naso intenso e balsamico, con note di frutti rossi e speziate, con una trama tannica molto fine e persistente (90/100).

L’uva Syrah è di recente impianto in questa zona, ma ha mostrato buona capacità di adattamento nella regione . Buoni esempi di Syrah, sia in purezza, sia in blend con uve classiche locali, Primitivo e Aglianico, sono, ad esempio, i vini di Feudi di Terra d’Otranto, joint venture diella famiglia dei conti Del Balzo e della chiantigiana Vignamaggio, a Veglie, nel leccese. Ma, a minore distanza da Longo, ho assaggiato un piacevole, anche se un po’ rustico Syrah, il Syrah Alta 2010, delle Cantine Teanum di San Severo (in gamma, rossi affidabili da Aglianico, Nero di Troia e Primitivo, e bianchi, più semplici, da uve falanghina e bombino )dall’incredibile prezzo di poco più di sei euro.

Della cantina di Alberto Longo da provare anche il Cacc’e mitte , espressione rinnovata di una vecchia tradizione enologica del luogo, da tempo caduta nel dimenticatoio: da un insolito uvaggio di nero di Troia in prevalenza (55%), montepulciano (30%) e saldo di Bombino bianco, un vino dal colore rubino violaceo, con un naso intenso, con evocazioni di frutti di bosco, sul palato è piacevolmente rustico e di gradevole beva (88/100).

Ottimi Nero di Troia e Cacc’e mitte, a Lucera, produce anche Paolo Petrilli, in località Motta Caropresa, che, nella sua azienda (11 ettari vitati per poco meno di 20.000 bottiglie l’anno) produce anche grano ed ottimi pomodori.

GuerroLe sue vigne hanno suoli in maggioranza calcarei e si trovano su un pendio a circa 300 metri di altitudine non distanti da Lucera, ben ventilati e con una buona escursione termica. Abbiamo da poco assaggiato il suo Guerro 2008, un Nero di Troia in purezza, da uve coltivate biologicamente: esemplare per tipicità a carattere , è un vino corposo di colore scuro, con un bel frutto e tannini ben levigati (89/100).

 

Una piacevole scoperta sono anche i vini dell’Antica Enotria, una bella azienda agricola (40 ettari di proprietà, di cui 12 a vigna), da una vecchia masseria ormai in rovina ,quella della Contessa Staffa, sapientemente restaurata, nel territorio tra Cerignola e Margherita di Savoia, a pochi chilometri dal mare e dalle saline. Da uve coltivate biologicamente dal 1993, a pergola pugliese gli impianti più vecchi e a cordone speronato quelli di più recente impianto , l’Antica Enotria ricava una gamma ben centrata di vini bianchi e rossi, principalmente da uve autoctone, integrate da altre varietà provenienti da regioni limitrofe , come la falanghina e l’aglianico.

Ci sono piaciuti il Nero di Troia, dall’omonima uva in purezza, una bella espressione di questo vitigno e del suo territorio, un vino fresco e sapido, maturato in acciaio e in botti da 30 ettolitri, molto adatto alla tavola (87/100).

Dieci_ottobreMolto interessante anche il Dieci Ottobre (89/100), da un uvaggio di Aglianico e Nero di Troia, intenso e balsamico, con un frutto croccante e una bella trama tannica sul palato, piacevolmente persistente . Ricavati da uve giustamente mature, coltivate con cura su suoli ben condotti e con rese moderate, tutti i vini di questa azienda si distinguono per equilibrio e bevibilità, facendone prodotti altamente consigliabili.

 

Un’altra regione nella quale si producono ottimi vini ancora relativamente poco conosciuti al di fuori del territorio di origine è la Sardegna. La vitivinicoltura sarda ha fatto passi da gigante in questi ultimi venti anni, con alcune aziende più note note che hanno fatto da apripista .

Anche qui , come è giusto, i vitigni autoctoni hanno avuto un ruolo molto importante . Naturalmente il Vermentino, per il quale non vi è dubbio che il gallurese sia la zona maggiormente vocata.

Una piacevole sorpresa sono stati i vini delle Vigne Surrau.

Ha meno di dieci anni di vita questa bella e dinamica azienda di Arzachena. Circa quaranta ettari vitati per produrre Vermentino di Gallura,Cannonau di Sardegna ed altri vini a base di varietà autoctone, come il Carignano e il Maristellu.

Abbiamo assaggiato il Vermentino di Gallura DOCG Branu della vendemmia 2011 e il Barriu , rosso della vendemmia 2008.

BranuDavvero molto buono il Vermentino, fresco e agrumato nonostante un consistente apporto alcolico, naso floreale con note di melone giallo, molto minerale (90/100).

Caldo e corposo, invece, il rosso, da uve miste (Cannonau , Carignano e Cabernet Sauvignon nella misura del 30% ciascuno, più Muristellu per il rimanente 10%), intrigante al’olfatto con note di confettura di amarene e prugne, morbido e speziato sul palato (89/100).

 

Sempre più convincenti anche i vini della cantina Mesa:  si trova sul lato opposto dell’isola, nella sua parte più meridionale, quasi di fronte all’isola Sant’Antioco, a Sant’Anna Arresi,  non distante da Capo Teulada. Qui l’azienda, di proprietà del pubblicitario Gavino Sanna, produce vini bianchi da uve Vermentino e internazionali , e rossi in assoluta prevalenza da Carignano (le vigne sono nel pieno del Sulcis, dove questo vitigno trova la sua migliore espressione) di sicura affidabilità, ormai da quasi  dieci anni .

Buio_BuioIl vino più convincente della gamma ci é sembrato  il Buio Buio, da uve Carignano in purezza, della vendemmia 2010: un rosso intenso e balsamico , di colore rubino, molto piacevole all’olfatto con le sue note di frutta nera matura, fine ed armonico , con una discreta persistenza (90/100).

Buono anche il Malombra, blend di Carignano (55%) e Syrah, che abbiamo assaggiato nella versione del 2009.

Si sente la Syrah, in questo vino , e si sente la barrique. Di gusto più internazionale, è comunque un bel rosso , potente e speziato, in cui alle note di ciliegia nera e prugne fanno seguito altre di pepe nero e lievemente affumicate (89/100).

 

Pubblicato il 20.12.2012

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