Questo sito utilizza i cookie per finalità di navigazione, autenticazione e altre funzioni. Navigando su questo sito, cliccando su 'Accetto' acconsenti all'installazione dei cookie sul tuo dispositivo.

Visualizza Privacy Policy

Visualizza i documenti della direttiva europea

Hai rifiutato i cookie. La decisione è reversibile

Hai acconsentito all'installazione dei cookie sul tuo computer. La decisione è reversibile.

drink different

Miscellanea

Questo mese parliamo di 26 vini: tutti buoni, alcuni molto buoni o eccellenti, e di costo differente, come sempre, in modo da coprire più esigenze.

Cominciamo da qualche buono spumante metodo classico.Uberti, ben  noto produttore  di spumanti della Franciacorta , nella sua azienda di Erbusco, in località Salem (niente sabba stregoneschi, per carità, solo ottime bollicine), produce, oltre ai ben più noti Comari del Salem, Sublimis e Magnificentia, per i quali è giustamente famoso, anche il Francesco I : 75% Chardonnay , 15% Pinot bianco e 10% Pinot nero, è un gradevole spumante non millesimato , fresco e fruttato, con un naso accattivante di lievito, mandorle e agrumi, di bella sapidità, uno spumante da bere senza troppe complicazioni quando se ne ha voglia , anche perché di costo ragionevole (intorno ai 20 euro la bottiglia) (88/100). Questo vino, dopo una lieve pressatura, fermenta in vasi vinari in acciaio inox, dove rimane fino all’imbottigliamento, dove avviene la rifermentazione, e resta sui lieviti per circa tre anni prima della sboccatura.La famiglia Uberti coltiva la vite  a Erbusco dal 1793, ben prima, quindi,  dell’esplosione della rivoluzione della Franciacorta, in seguito alla quale l’azienda si è completamente rinnovata, a partire dagli anni ‘80. Poteva contare, inzialmente, su circa 9 ettari di terreno, poi ne ha acquisiti altri per circa il doppio dei suoi possedimenti iniziali, raggiungendo i 26 ettari, da cui ricava circa 180.000 bottiglie, parte dei suoi pregiati spumanti e parte fermi, sotto il marchio Curtefranca.

Non produce  solo Vermouth( il famoso vermouth storico di Torino a base di moscato), per il quale è da sempre nota, l’azienda  Giulio Cocchi . Vale la pena di assaggiare anche il suo  Alta Langa spumante, 100% Chardonnay. Si chiama Bianc d’ bianc (versione piemontese del francese blanc de blancs), ha  un bel perlage , naso floreale,note di  agrumi e albicocca,sul palato é fresco e sapido, adatto ad accompagnare antipasti e primi piatti delicati (86), Da una sola vigna a 300 metri di altezza, su suoli marnoso-calcarei, piantati a Chardonnay borgognone precoce.La  Cocchi era una azienda fondata da un intraprendente imprenditore di origini toscane, che aveva raggiunto un notevole successo come produttore di Asti spumante, e soprattutto per il suo Aperitivo americano e il Barolo Chinato. Dalla fine degli anni ’70 è  di proprietà della famiglia Bava, che ha recentemente allargato la sua attività  creando una nuova sezione aziendale specialmente dedicata al cioccolato, accompagnamento ideale per il suo Barolo Chinato.

Ora un altro sorprendente spumante che viene dalla Puglia: naturalmente dalla D’Araprì di San Severo di Puglia, che da anni ci ha abituato a una serie di ottimi prodotti che sembrano fatti apposta per sfatare i luoghi comuni sulla Puglia . Questa volta vi proponiamo la Gran Cuvée XXI secolo , un millesimato (vendemmia 2007), da un insolito uvaggio: c’è infatti un 20% Pinot nero, ma anche , per il 60%, un’uva tipica locale, il Bombino bianco,  e il restante 20% è di Montepulciano, varietà ben più nota per la produzione di vini rossi fermi. Resta quattro anni sui lieviti, ha un bel perlage, fitto e persistente, naso molto aromatico, nel quale , a note più fruttate e di agrumi, danno seguito altre di tostatura e piccola pasticceria, sul palato è fragrante, molto fine, ma ben strutturato. Un magnifico spumante “eretico”, cioè  prodotto al di fuori (anzi molto distante) dalle zone classiche con uve non tradizionali (90/100).Peccato il prezzo (oltre 30 euro in enoteca).

Ancora uno spumante  “eretico”. E’ uno spumante  irpino fatto da uve Greco di Tufo da un produttore storico di quella zona, la Di Marzo. Si chiama Extra brut anni Venti. Me lo ha fatto conoscere Francesco De Pascale, dell’omonima enoteca di Avellino, che sapeva del mio interesse per gli spumanti elaborati secondo il metodo classico con uve non tradizionali.E’ un spumante piacevolmente aromatico, evidente la marca dell’uva, note di frutta secca, una sfumatura di mallo di noce, arance: fresco e sapido, uno spumante che vale la pena di provare come aperitivo e sugli antipasti (sui 15 euro la bottiglia, 84/100).

Anni Venti Di MarzoProviene dal vigneto Laure,  tra le frazioni di  San Paolo e Santa Lucia,esposto a sud, a 350-500 metri di altitudine su suolo argilloso-calcareo. Fermentazione alcolica e malolattica sono fatte in acciaio, poi  resta sulle fecce per 18 mesi in bottiglia-  I Di Marzo arrivarono a Tufo da Nola verso la metà del Seicento per sfuggire alla peste. Lì costruirono la splendida cantina, nella quale ancora vengono prodotti i vini della casa, e il palazzo seicentesco, che fanno parte integrante delle mura di cinta della cittadina. I Di Marzo producono altri  buoni vini classici irpini, principalmente, va da sé, Greco di Tufo, possedendo 25 ettari di vigna tra Tufo,Santa Paolina e San Paolo..

Chiudiamo con un “eretico” francese, ma di antichissima tradizione (ben più dello Champagne), una Blanquette de Limoux (ne abbiamo già parlato in un servizio circa un anno fa).Si tratta probabilmente dello spumante più antico del mondo,datato nientemeno che 1531, allorquando i monaci benedettini dell’Abbazia di Saint-Hilaire cominciarono a produrre la loro Blanquette .

Aimery Blanquett 4f267968c3ca8Da scoprire  la Blanquette de Limoux brut Aiméry Sieur d’Arques: 90% Mauzac e il restante 10% diviso tra Chenin blanc e Chardonnay, ha un bel colore dorato pallido, perlage delicato, naso agrumato con note di fiori di campo e futti bianchi, fresco e vivo sul palato, con una chiusura molto piacevole (86/100). Un vino da pochi euro in zona, qui qualcuno in più (circa 10-12  euro la bottiglia) .  La cave des Vignerons du Sieur d’Arques, nel suo genere un colosso da 3.500 ettari di vigne e 18 milioni di bottiglie l’anno, produce, accanto a degli ineccepibili spumanti (Blanquette e Crémant), una ampia collezione di vini fermi, bianchi, prevalentemente da uve Chardonnay, e rossi, da varietà bordolesi, syrah e grenache, di interesse minore. Con la marca Toques et Clochers, associata ad una festa popolare dallo stesso nome e una vendita all’asta finalizzata a raccogliere fondi per il restauro dei campanili della regione, produce una varietà di vini,  tra cui un discreto Crémant.

Ora alcuni assaggi di vini bianchi “fermi.

Il primo assaggio si riferisce ad un bianco trentino leggero (finalmente un tenore alcolico non debordante), che gli è valso il nome di “vino salva-patente”, e di piacevolissima beva. E il Filii della Pojer & Sandri, una bella casa di Faedo, in provincia di Trento, che firma una serie di vini molto affidabile, a partire dai due Faye, bianco e rosso, che sono i suoi vini di punta, al dolce Essenzia (una tavolozza di vitigni classici trentini, con una prevalenza di Kerner e Chardonnay) .

FiliiIl Filii 2011 è un vino molto sottile ed aromatico (due terzi Muller-Thurgau , il resto Riesling, Kerner e Manzoni): colore giallo paglierino con riflessi verdolini, si offre molto fresco al naso con note di pesca, frutti tropicali e fiori bianchi, leggero ma non insipido, è un vino lunare di estrema piacevolezza, da bere come aperitivo o su antipasti leggeri di verdure. Le uve vengono in parte da una vigna a Palai, a 550-750 metri di altitudine e in parte dal maso Besler in Val di Cembra. Delizioso  con i suoi appena 9 gradi e mezzo di alcol, senza pretese , ma ineccepibile (86/100).

Ritorniamo sul Soave Vigneti di Foscarino di Inama. E’ al 100% di Garganega, questo eccellente vino bianco  della Inama, azienda di San Bonifacio di Verona, con 50 ettari di proprietà ed alcuni altri in affitto, che firma una serie di bianchi di buona personalità nell’ambito della denominazione Soave (oltre al Foscarino, il vigna du Lot, anch’esso affinato per alcuni mesi in legno,  e il VinSoave), dei  bianchi igt da uve Sauvignon (tra cui il Vulcaia fumé), ed alcuni buoni rossi da uve bordolesi (Cabernet Sauvignon e Carmenère), sia in blend che in purezza.Il Foscarino 2010  ha bel colore dorato, naso agrumato, con evocazioni di frutti gialli (albicocca, ananas)  e tropicali e di fiori di campo; sul palato ha nerbo vivo, è gradevolmente sapido, con un delicato soffio fumé (90/100).

Il Pecorino è un vitigno tipicamente marchigiano , e in particolare della provincia di Ascoli Piceno, ingrediente fondamentale dell’Offida Pecorino, ma presente anche in provincia di Macerata, in Abruzzo, nel Lazio, e, sporadicamente, in Umbria e Toscana . Dà vini freschi e fruttati, con toni floreali , di buona struttura e, quelli migliori,  hanno discreta persistenza. Quello che vi propongo oggi è il Servigliano Pecorino 2010 dell’azienda Dezi, appunto di Servigliano. E’ un Pecorino in purezza affinato un anno in recipienti di acciaio, dal bel colore  giallo paglierino, molto fresco e gradevole, a partire dall’olfatto, intensamente  floreale, di buon impatto sul palato, sapido e persistente. Intorno a 11 euro la bottiglia (88/100).

Ora unaVerdeca pugliese. La Verdeca è un vitigno  a bacca bianca abbastanza diffuso in Puglia, in particolare nelle province di Bari e Taranto, e in particolare nella Val d’Itria, nelle zone di Martinafraca,Alberobello, Locorotondo, Cisternino, da non confondersi con il Verdicchio marchigiano. Di solito è vinificato in assemblaggio con il Bianco d’Alessano, altra varietà comune in Puglia, ed è compresa tra le uve della DOC Gravina. Quello della vendemmia 2012, proposto dalla Leone De Castris, azienda storica di Salice Salentino, ben nota per la sua riserva Donna Lisa e il rosé Five Roses, è un bianco di fattura moderna, di colore chiaro, con riflessi verdolini, delicato all’olfatto, al quale offre note floreali e di frutta bianca, fresco e piacevolmente sapido, da apprezzare su antipasti leggeri (85/100)

Viene dalla provincia di Agrigento il Laluci 2011, un Grillo in purezza, tra i migliori assaggiati, del Baglio del Cristo di Campobello, una giovane azienda con appena una dozzina di anni di vita, 30 ettari di proprietà e circa 300.000 bottiglie prodotte l’anno.Contrariamente a quanto si crede generalmente, e cioè che sia una varietà autoctona tipicamente siciliana, sembra che  il Grillo sia invece arrivato nell’isola dalla Puglia, dopo l’invasione della fillossera, per la ricostituzione di un patrimonio vitivinicolo che era stato devastato. Lì si sarebbe ben adattato, e quindi rapidamente diffuso. Ingrediente fondamentale del Marsala, è oggi riscoperto in purezza in alcune DOC siciliane, come l’Alcamo e la Contea di Sclafani.Il Laluci ha un bel bel colore dorato, un bouquet intenso, di tipo floreale , è piacevolmente fresco e agrumato, con note di frutta bianca, molto equilibrato, tra dolcezza e acidità, con  echi marini (88/100).

Sta per finire l’inverno, ma le temperature non si sono ancora stabilmente innalzate , e le temperature fresche  “chiamano” i vini rossi. Ecco perché ve ne proponiamo un numero maggiore di etichette.

Torniamo a parlare di Barolo, partendo da quello “di base” della Cordero di Montezemolo. Risalgono al ‘300 le origini di questa famiglia, titolare della classica azienda di La Morra, uno dei comuni classici del Barolo. E naturalmente i suoi vini di punta sono proprio i Barolo: il vigna Gattera e l’Enrico VI (quest’ultimo, dal cru Villero, a Castiglione Falletto)). Ma eccellente è anche il suo Barolo  Monfalletto:  un’ottima bottiglia, quella della vendemmia 2008, che potrete fare vostra con meno di 30 euro (24-27 euro la bottiglia). Barolo MonfallettoHa struttura possente , colore granato, naso intrigante di ciliegie e lamponi , con evocazioni di cacao e liquirizia, bocca salda, ha polpa, tannini sostenuti .Deriva da un assemblaggio dei vigneti della tenuta Monfalletto , di 20-40 anni di età, esposti a sud.est /sud-ovest, su suoli argillosi debolmente calcarei, ricchi di ossidi di magnesio e manganese, tra 250 e 300 metri di altitudine.Le uve di ogni vigneto vengono raccolte e vinificate separatamente,la fermentazione alcolica avviene in vasche di acciaio per un paio di settimane, poi il vino effettua la malolattica in botti di legno di vari tipi fino a dicembre, quindi è affinato, sempre separatamente, in varie botti di legno, francese e di Slavonia, per oltre un anno  e mezzo, e fino a 22 mesi, assemblato  e imbottigliato, restando in vetro un ulteriore anno per la definitiva messa a punto. Già godibile oggi, naturalmente si affinerà ulteriormente equilibrando la sua carica tannica negli anni a venire, e potrà essere conservato a lungo in un ambiente idoneo.

Mi è piaciuto molto, quest’anno, anche il Dolcetto 2011 di questa azienda, un vino dall’eccellente rapporto qualità-prezzo (siamo sui 7-8 euro la bottiglia), un vino rosso di gradevolissima beva, adatto ad accompagnare salumi e primi piatti saporiti, dal colore rubino luminoso, naso fresco di ciliegie rosse e bacche selvatiche,ha polpa e sapore (87/100).

Voglio menzionare ancora un Barolo di assemblaggio di varie vigne di proprietà, e precisamente il Barolo di Barolo (ossia delle vigne comprese nel comune omonimo) ,dei Marchesi di Barolo : potrete ancora trovare l’ottima versione dell’annata 2007  attorno ai 30 euro, che non rimpiangerete. Una bottiglia classica, una bella  espressione  del Nebbiolo di queste terre, colore granato, naso molto fitto di frutti di bosco ,  note mentolate e spezie; sul palato è vigoroso, molto equilibrato, sorso molto soddisfacente, ottima persistenza (92/100).

Restiamo in Piemonte per assaggiare un vino  di Ghemme. Si tratta  di  una denominazione ancora poco conosciuta al di fuori dei confini regionali. Ghemme è un piccolo comune nella provincia di Novara, tra Gattinara e Sizzano. Oggi dà  nome a una DOCG (dal 1997). Il vino  viene prodotto  con le uve delle vigne coltivate sulle colline comprese tra Ghemme e Romagnano Sesia. In tutto poco più di 50 ettari con una produzione massima di poco più di 2000 hl. Anche nel Ghemme è il Nebbiolo (localmente denominato Spanna) a fare la parte del leone, ma sono ammesse , in una percentuale  massima del 25% (che verrà ridotta al 15%) di Vespolina e Uva rara. Il vino di Ghemme ebbe  grande notorietà nel passato:già nel XV secolo,  il vino della mensa del duca di Milano, Francesco Sforza, veniva proprio dalle terre di Ghemme,  fu apprezzato anche dal conte di Cavour, che ben lo conosceva e lo paragonava ai migliori di Francia, e da Antonio Fogazzaro, che scelse appunto il Ghemme come il vino del banchetto di gala descritto in “Piccolo mondo antico”.

Vi  sono alcune piccole cantine che producono vini autentici e di bello spessore , tra cui mi piace citare il Ghemme Vigna Ronco Maso 2007 dell’Azienda Platinetti Guido , che ho casualmente scoperto nella  piccola vineria-enoteca  “Un Quarto”,  nel centro di Bari (sic!).Una bella espressione del Nebbiolo di questo territorio,qui in purezza, dal bel colore rubino trasparente, un naso molto balsamico, caratterizzato da note di frutti rossi, liquirizia, grafite; palato morbido, ma non molle, con una bella spina acida che gli conferisce freschezza, molto fine e di sorprendente lunghezza (89/100).

Parliamo ora di un affidabile Nebbiolo delle Langhe di Cà del Baio, la bella azienda di Giulio Grasso a Treiso, in piena zona di Barbaresco. E di fatti Cà del Baio produce buonissimi Barbaresco (grande la selezione del cru Pora), ma naturalmente anche  gli altri vini langhigiani, dal Dolcetto alla Barbera. Abbiamo assaggiato il Langhe Nebbiolo della vendemmia 2010.Una bella riuscita, molto tipica, colore rubino, all’olfatto ciliegia e note di violetta, di buon impatto sul palato,  fresco ed equilibrato (86/100).

Diffusa praticamente in tutto il Trentino e l’Alto Adige, l’uva Lagrein, è una varietà a bacca rossa  , che dà alcuni dei migliori vini rossi dell’Alto Adige, specialmente nella zona di Gries, nei pressi dell’abbazia benedettina, a pochissima distanza da Bolzano.Ne esiste anche una deliziosa versione rosata : il Lagrein kretzer, detto così perché le bucce venivano separate dal mosto durante la fermentazione mediante appositi graticci , detti kroizere.Tra i migliori Lagrein scuri (detti anche Dunkel) é il Porphyr della Cantina di Terlano, da noi più volte lodata per i suoi ottimi bianchi, ma che ha nella sua gamma anche alcuni rossi di ottimo livello.La versione del 2009 ha colore rubino molto profondo, con riflessi bluastri, quasi di aspetto ematico (del resto il nome evoca il sangue), all’olfatto offre un mix molto seduttivo di frutti di bosco in confettura, e note di cioccolato amaro, sul palato è armonico e concentrato, molto morbido , con tannini ben levigati, restituisce le note di frutti di bosco , caaco e spezie. Proviene da una vigna sita nel comune di Terlano, a 250-500 metri di altitudine, esposta a sud-sud ovest, su un suolo sabbioso-ciottoloso ricco di porfido.Fermenta lungamente in cisterne di acciaio inox a temperatura cointrollata, per poi passare alla malolattica e all’affinamento in barriques per un terzo di legno nuovo, dove permane 18 mesi prima del definitivo assemblaggio e l’ulteriore affinamento in vetro per alcuni mesi (91/100).

Egualmente affascinante è un altro Lagrein riserva, quello della selezione Taber 2010 della Cantina di Bolzano, non molto distante. Di colore molto scuro, ha naso intenso, con evocazioni di frutti rossi , sottobosco e cacao;; sul palato è  succoso e molto  equilibrato, con una trama tannica molto fitta ed elegante (91/100).La cantina di Bolzano  è il frutto della fusione , avvenuta nel 2001, della Cantina dei Produttori di Santa Maddalena e di quella dei produttori di Gries, può  sfruttare oltre 300 ettari di vigna , bene esposte e ottimamente condotte , che le permettono di produrre  circa 3 milioni di bottiglie l’anno. Ha una vasta gamma di vini classici , sia di singole varietà che da uvaggio , nella quale spiccano i suoi rossi da uve Merlot, Cabernet e naturalmente Lagrein.

L’Alto Adige produce ottimi rossi non solo da uve  Lagrein, e di fatti parliamo ora di un buon Cabernet riserva, dall’eccellente rapporto qualità-prezzo (meno di quindici  euro la bottiglia) , come per tutti i vini della Cantina di Terlano, che  ho menzionato poco fa. Si tratta del Siemegg riserva della vendemmia 2008, un  uvaggio di Cabernet Sauvignon (70%) e Cabernet franc (30%), le cui uve provengono da una vigna di 10 ettari, nel comune di Terlano, a 250-400 metri circa di altitudine,sulle colline che sovrastano Settequerce,  con esposizione sud-sudovest .Il vino, dal bel colore rubino , al naso  è intenso e aromatico, con ribes  nero , erba e note mentolate  sul palato è ampio e speziato con sfumature vanigliate, elegante ed armonico (90/100).

Qualità e piacevolezza ad un prezzo eccellente (appena 12 euro la bottiglia) sono i punti a favore del rosso friulano Vertigo, da un blend di Merlot e Cabernet, di Livio Felluga, classica e dinamica azienda di Brezzano di Cormons, in provincia di Gorizia, che propone ogni anno una ampia e qualificata selezione di vini friulani, tra cui i suoi  vini di punta, il bianco Terre Alte, uvaggio di friulano, pinot bianco, sauvignon, malvasia e ribolla, e il rosso Sossò, blend di refosco, merlot e pignolo, oltre a un delicato Picolit.

Livio-Felluga-Vertigo-Cabernet-Merlot-Friuli-Colli-Orientali-2011Succoso e croccante il Vertigo, di buona , ma non soverchiante struttura, dal colore rubino, naso di more e ciliegie, di deliziosa beva, e buona lunghezza (90/100)

Come é noto, il Valpolicella Ripasso è un Valpolicella che resta in contatto con le vinacce residue dell’Amarone per due-tre settimane. Il risultato è un vino di maggiore struttura di un semplice Valpolicella, più alcolico e più rotondo. Mi è particolarmente piaciuto il Ripassa (nome in verità non originalissimo) di Zenato , di cui ho assaggiato la versione della vendemmia  2009 (circa 16-17 euro la bottiglia) .Si tratta di un Valpolicella superiore,  da un uvaggio nel quale la Corvina, presente nella misura dell’85%, è completata da un 10% di Rondinella e un saldo del 5% di Oseleta. Ha un bel colore rubino  brillante, al naso si propone con tocchi balsamici, profumi di ciliege scure e prugne, tabacco, china e cacao; sul palato è fresco e vellutato, con tannini fitti ed eleganti (90/100). Proviene da vigne con impianti guyot e cordone speronato con 5.000 ceppi per ettaro, sulle colline della Valpolicella,esposte a sud-est, a circa 250-300 metri di altitudine. L’affinamento è fatto per 18 mesi in tonneaux ed alcuni altri mesi in bottiglia,

Non meno opulento del Ripassa è il Sagrantino di Montefalco 2006  di Scacciadiavoli , storica azienda umbra fondata nel 1884 dal conte Buoncompagni Ludovisi, oggi di proprietà della famiglia Pambuffetti: 130 ettari di terra, di cui 35 a vigna, sui diversi versanti della collina nei comuni di Montefalco,Gualdo Cattaneo e Giano dell’Umbria.Qui si producono circa 200 mila bottiglie di vini classici del  territorio di Montefalco (Sagrantino e rRosso di Montefalco), un bianco da uve grechetto e un insolito spumante rosé da uve 100% Sagrantino.  Molto buoni i due rossi, “firmati “ dall’enologo Stefano Chioccioli  .

MONTEFALCO20SAGRANTINO2006Il più importante, naturalmente, è il Sagrantino,un vino potente, generoso di alcool, con i suoi 15°, dal colore rubino profondo, naso intenso di frutta sottospirito, pepe e tabacco. Sul palato è caldo e vigoroso, con una trama tannica potente (91/100).Il Rosso di Montefalco (abbiamo assaggiato la versione del 2009) nasce da un blend di Sangiovese (60%), Sagrantino (15%) e, per  il restante 25%, Merlot. Caldo e speziato, ha bel colore rubino scuro, “ciliegioso” all’olfatto, con note di prugne scure, cacao e spezie. Ha  buon impatto sul palato, è molto morbido e di discreta persistenza (88/100).

IuliusParliamo ora di un rosso marchigiano, il Rosso Conero  Iulius 2011 di Silvano Strologo, una cantina di Ccamerano , in provincia di Ancona, che ha da poco superato i 50 anni, una quindicina di ettari di proprietà e una produzione di circa 70-75 mila bottiglie l’anno, di cui la porzione importante (più della metà)  è dello Iulius.100% Montepulciano, lo Iulius 2011 ha bel colore rubino con toni decisamente violacei, naso intrigante di amarene in confettura, rose e corteccia di china. Sul palato è caldo e avvolgente, con tannini ben rilevati, ma non mordenti,  piacevolmente fruttato . Siamo sui 7-8 euro per una valutazione di 87 punti : non c’è male davvero.

La Tormaresca, azienda  pugliese di proprietà della casa Antinori , ha recentemente aggiunto alla sua ricca collezione di etichette due vini rossi ben riusciti, il Trentangeli e il Morgicchio, che vanno a collocarsi tra il più austero Bocca di Lupo, e il fresco e beverino Neprica.

TrentangeliIl primo è un blend a prevalenza Aglianico (circa due terzi), con uve internazionali (25% di Cabernet Sauvignon e 10% Syrah, che sta ambientandosi bene in Puglia), proveniente dalla tenuta Bocca di lupo di Minervino Murge :  dopo la fermentazione in vasi vinari in acciaio, il Trentangeli si affina per circa dieci mesi  in barriques di rovere francese e ungherese e altri nove in vetro, dopo l’imbottigliamento . La versione del 2008 ha un colore rubino molto profondo, è intenso  all’olfatto con  note di frutti  di bosco  e  macchia mediterranea, al palato è di buon impatto, morbido e raffrescato da una bella  vena acida (88/100) .

L’altro vino, il Morgicchio, è invece un Salento Negroamaro igt, che proviene dall’altra tenuta pugliese, quella della Masseria Maime, di San Pietro Vernotico, in provincia di Brindisi. Ho recentemente assaggiato il vino della vendemmia 2010.Dopo la fermentazione in vasi vinari in acciaio inox,ha effettuato una macerazione di 15-18 giorni con rimontaggi e délestage, poi, dopo la svinatura, è stato posto in barriques di rivere francese e ungherese  per la malolattica e per l’affinamento, durato 9 mesi,completato da circa un anno in bottiglia Colore rubino scuro,al naso offre note di frutti rossi , cacao e spezie, e lievemente boisé.Sul palato è caldo, morbido ed equilibrato (87/100)

Il Neprica (il nome è costituito dalle iniziali dei tre varietà componenti l’uvaggio: Negroamaro al 50%,Primitivo 20% e  Cabernet Sauvignon 30%), è il più semplice dei tre, è un vino tecnicamente ineccepibile, di grande bevibilità e prezzo accattivante (7-8 euro). Il Neprica del 2011ha un bel colore rubino, con sfumature violacee, naso fruttato (frutti scuri, ciliegie nere e susine), in bocca ha un attacco molto morbido si sente  il Negroamaro), è fresco e molto equilibrato, di piacevole beva (84/100).

(Pubblicato il 14.3.2013)




 Privacy Policy