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drink different

Settembre, é tempo...

Anche se i versi evocano D’Annunzio e gli Abruzzi, cominciamo questo giro settembrino dei vini dalla Valle d’Aosta,  e precisamente dai rossi di Chambave (nota anche per  un formidabile Muscat).Vengono da un vitigno autoctono, il Petit Rouge, diffuso in tutta la Valle d’Aosta  , da Saint Vincent ad Avise, ed è l’ingrediente principale del Torrette, un piacevole vino rosso un po’ rustico  della regione.

La Crotta di Vegneron è  una delle  aziende più note della Vallée, una cooperativa di viticultori fondata nel 1980, con sede appunto a Chambave, una piccola cittadina confinante a Nord con la Svizzera e a ovest con la Francia;  raccoglie oggi un centinaio di soci , imbottigliando fino a 300.000 bottiglie l’anno, ed è fortemente impegnata nella valorizzazione delle varietà autoctone, come il  Petit Rouge , appunto, il Fumin, il Cornalin  e il Vien de Nus.

La Crotta produce due Chambave rouge. Il primo , il più semplice, è lo Chambave rouge, un  blend di Petit Rouge per il 70%, e per il restante 30% di Gamay, Pinot Noir ed altre varietà locali.Un rosso fresco, quello del 2011, piacevolmente fruttato, con una avvertita acidità, note di bacche selvatiche  al naso, fresco e fruttato, lievemente   tannico (86/100)

Il secondo rosso di Chambave è una selezione, il Quatre vignobles ,da un uvaggio similare, in prevalenza Petit Rouge e per il resto le stesse varietà già citate.Il Quatre vignobles, che abbiamo assaggiato nella versione del 2010, matura  per un anno in tonneau da 500 lt., a differenza del primo , che fa solo acciaio, ha maggiore struttura, bel colore rubino non troppo scuro , un ventaglio olfattivo centrato sui frutti di bosco, con note leggermente verdi, è saldo e di buon impatto sul palato (89/100).

L’aria comincia a rinfrescarsi ed è quindi il momento di cominciare a bere di nuovo qualche vino rosso.Questa volta proviamo due vini di una regione  forse meno stimata  dellle sue vicine Veneto e Toscana, ma che ha alcuni valori sicuri, l’Emilia-Romagna: in particolare quest’ultima, dove il classico Sangiovese è in costante miglioramento e si esprime non di rado a livelli qualitativi di eccellenza. Assaggiate quelli dei Poderi dal Nespoli (dall’omonima frazione), un’azienda di dimensioni medio-grandi, con i suoi  40 ettari di proprietà, a cui si aggiungonoquelli  in affitto, con una produzione di  circa 700mila bottiglie l’anno.Le vigne di questa dinamica azienda , nata alla fine degli anni ’20, per inizativa di un coraggioso commerciante di vini,. Attilio Ravaioli, si trovano  nella valle del Bidente, tra l’Adriatico e l’Appennino, e godono di condizioni climatiche molto favorevoli per la varietà Sangiovese. E di fatti, nonostante l’azienda  coltivi anche altre varietà internazionali a bacca rossa, come il Merlot e il Cabernet Sauvignon, le etichette migliori sono rappresentate dai suoi Sangiovese in purezza.

NespoliCome  la sua riserva Il Nespoli, proveniente da una vigna bene esposta su un suolo a medio impasto limoso-sabbioso, con un minore apporto di argilla.Non ci è dispiaciuta affatto  la versione del 2009, un rosso corposo, affinato per 12i mesi in barriques di rovere,dal bel colore rubino scuro, un bouquet ampio e articolato intorno note di ciliegia e frutti rossi, caffè e lieve tostatura . Molto buono l’impatto sul palato, sul quale evidenzia una bella freschezza  euna trama tannica fitta ma non mordente (90/100).

Meno impegnativo l’altro Sangiovese di Romagna superiore, Prugneto, proposto nella versione del 2011.Di struttura più leggera, ha comunque bella consistenza. Proviene dalla zona del Nespoli, da vigne a suolo prevalentemente argilloso.Poco meno di un terzo del vino affina per nove mesi in barrique; la restante parte in acciaio. Fresco e fruttato, presenta note di  ciliegia e frutti rossi e al naso, molto adatto ad accompagnare robusti primi piatti invernali (88/100) .

Restiamo sul Sangiovese, ma questa volta della  Toscana del Chianti. Tra Poggibonsi e Castellina è la tenuta Ormanni, dal nome dei suoi primi proprietari, che anche Dante cita nella sua Comedia,  eche la possedevano già nel ‘200.Oggi è di proprietà dell’ingegnere  Paolo Prini Batacchi, dopo essere appartenuta per un certo tempo anche ai Medici. Sessanta gli ettari di proprietà, con le vigne a circa 300 metri di altitudine.

OrmanniTre i vini in produzione: il Chianti classico, la riserva , dall’inquietante nome di  Borro del Diavolo, e un rosso supertuscan, lo Iulius, un blend di Sangiovese  in maggioranza (60%) , per il resto Merlot e un saldo di un 10% di Syrah. In una gamma comunque di bello spessore, ci è piaciuto soprattutto il Chianti classico ,  dell’annata 2008: 90% di Sangiovese e per il resto Colorino, un bel Chianti di buona consistenza e struttura, dal colore rubino, naso di ciliegia , fiori secchi e spezie,in bocca è saldo, dal nerbo vivo, piacevolmente persistente.

Ed eccoci a un altro Chianti classico.. Lo produce un’azienda vitivinicola di Greve in Chianti, Querciabella, a cultura biologica da 1988 e, oggi (dal 2000) a conduzione biodinamica, cheha puntato molto sui vitigni internazionali, dai quali ricava uno straordinario bianco da uve Pinot bianco e Chardonnay, il Batar, e due rossi  importanti, come il Camartina, un  blend di Cabernet Sauvignon e Sangiovese  e il Palafreno (solo Merlot). 74 gli ettari di proprietà nel cuore del Chianti classico (Greve, Panzano, Radda  e Gaiole) più altri 32 in Maremma.

QuerciabellaNoi restiamo però sul suo Chianti classico, un rosso  di bella personalità, stabilmente tra i migliori della zona. Quello del 2010 è a base di Sangiovese in purezza, senza aggiunte di Cabernet, ed è tra quelli che ci sono maggiormente piaciuti di quest’annata. E’ un Chianti di stile moderno, che non disdegna l’impiego del legno nuovo (un anno in barrique, in misura del 30% di prmo passaggio),  rubino luminoso alla vista, spettro olfattivo ampio , nel quale alle note di frutti di bosco, se ne aggiungono altre delicatamente floreali  e di erbe aromatiche.Un vino di grande precisione ed eleganza, con tannini vellutati e lunga persistenza (91/100).

Tra i vini della tenuta maremmana, abbiamo assaggiato il  Mongrana 2010 (il nome proviene dalla nobile famiglia di cavalieri cantata nell’Orlando Furioso di Ariosto,  che ispira anche il nome del Merlot Palafreno).

MongranaSi tratta  di un vino da uvaggio  per il 50% di Sangiovese  per e il resto  parti uguali Cabernet sauvignon e Merlot.

Si tratta di un Maremma igt rosso, molto equilibrato , con un naso  accattivante di frutti rossi, sottobosco  ed erbe selvatiche, piacevolmente fresco, adatto ad accompagnare piatti di carne rosse della zona (87/100).

Restiamo vicini al mare per assaggiare lo Janno Piro, un ottimo rosso ischitano della cantina Pietratorcia , proveniente da un blend. al 45%, di uve Piedirosso ( detto anche Per’e palummo, piede di piccione, dal colore rosso degli steli di questa varietà  nel periodo della vendemmia , che richiama gli artigli dei piccioni), una varietà diffusa nell’area vesuviana, nelle costiere amalfitana e sorrentina e sulle isole, guarnaccia (nome locale della grenache), nella stessa percentuale, e un saldo di Aglianico. Il nome di questo vino deriva da una  vigna nel territorio di Forio (dove è anche la cantina Pietratorcia), esposta  a ovest verso il mare, praticamente al livello del mare, a soli 50 metri dall’acqua.Si tratta di suoli detritici derivanti dal distaccamento del caratteristico tufo verde del monte Epomeo. Le viti, con una densità di 6250 ceppi per ettaro, sono a spalliera con potatura a cordone speronato. Le uve sono vendemmiate generalmente nella prima settimana di ottobre, poi lo  Janno Piro resta a macerare sulle bucce per circa una settimana, con frequenti follature, con fermentazione a temperatura controllata; viene quindi  travasato  in vasche d’acciaio, dove completa la fermentazione  ( a 20-22 gradi), e successivamente in parte fatto  affinare in barriques di rovere.Il vino del 2010 ha un bel colore rubino con macchie granato, è ampio, gradevolmente vinoso, con una caratteristica sfumatura salmastra, e note di erbe aromatiche; è fresco e molto armonico (90/100). Splendido sul coniglio di fossa all’ischitana, che viene servito  su prenotazione nella bella taverna della cantina (pochi tavoli di legno sotto un’ampia pergola), nel verde della tenuta, alla quale raccomandiamo una sosta..

La cantina Pietratorcia è una bella realtà dell’isola, fondata  nel 1994 dalle famiglie Iacono  (Ambrogio Iacono è l’enologo), Verde e Regine. H in produzione circa 150.000 bottiglie l’anno tra vini bianchi sia varietali  (Forastera e Biancolella con piccole aggiunte di altre uve locali)  e selezioni come il Chignole e il Cuotto, e rossi , dal più semplice Tifeo allo Janno Piro e all’ambizioso Scheria , tutti di ottimo livello. Anche se questo servizio è dedicato principalmente ai vini rossi e rosati, facciamo un’eccezione per parlare di un vino bianco di questa cantina, il Vigne del Cuotto , ribattezzato in Tenuta del Cuotto, dal momento che le norme vigenti non permettono l’utilizzo in etichetta del termine Vigna per toponimi non accatastati con quel nome. Il Cuotto è comunque un bel vino bianco, che potrete apprezzare sulla saporosa cucina di mare ischitana: il suo uvaggio comprende tre vitigni classici: Biancolella e Forastera (45% ciascuno) e Greco per il resto; proviene dalla località Cuotto in comune di Forio,nella quale le vigne sono  a terrazze esposte ad Ovest-Nord Ovest a 100 mt. sul livello del mare. Il suolo è quello caratteristico di  questa zona: detritico derivante dal distaccamento del tufo verde dell’Epomeo.Le uve sono vendemmiate mature a fine settembre e il vino che se ne ricava non subisce alcun trattamento in legno.Il Cuotto 2012 é di colore giallo paglierino, leggermente dorato, all’olfatto evidenzia toni  di agrumi, mele gialle, note leggermente verdi  e salmastre. Sul palato è fresco, gradevolmente salato,  un bianco  molto adatto ai piatti isolani (89/100). Chiudiamo con un sorso di Meditandum 2010, un vendemmia tardiva  moderatamente dolce , dal colore ambrato, al naso albicocche secche mandorle, miele, di buon equilibrio , senza alcuna stuchevolezza (88/100).Proviene  da un uvaggio insolito per queste parti (Viognier e Malvasia di Candia in parti uguali, con un saldo del 10% di Traminer Aromatico). Le uve vengono raccolte  a fine ottobre dopo un lento appassimento sulle piante ; il vino che se ne ricava completa la fermentazione  in piccoli fusti di rovere prima dell’imbottigliamento. Servito fresco, ma non freddo , accompagna ottimamente formaggi stagionati e dolci alle mandorle o alla nocciola. Se vi trovate lì a Pasqua provatelo sulla pastiera napoletana.

Abbiamo  finora  parlato  poco  dei  vini  di  Calabria  (vedi  il  nostro report “Vini calabresi a Radici Wines”:  http://www.worldwineweb.org/index.php?option=com_content&view=category&layout=blog&id=3&Itemid=5) .Essi hanno a lungo sofferto la maggiore notorietà e il maggiore dinamismo delle vicine Campania e Sicilia, e faticano ancora ad affermarsi al di fuori della zona di produzione . E di fatti è raro trovare vini calabresi al di fuori di quelli più noti. Ma qualcosa sta cambiando, soprattuttoi per merito della rinascita del Gaglioppo e del Magliocco, e  da questa regione, ancora tutta da scoprire dal punto di vista ampelografico, verranno belle sorprese dai suoi autoctoni. Ed è  soprattutto sugli autoctoni (gaglioppo, il greco bianco e il mantonico), sia pure senza trascurare le varietà internazionali (cabernet , merlot e chardonnay),che sta puntando  l’azienda Statti di Lamezia Terme.

gaglioppoForte dei suoi quasi 500 ettari di proprietà, di cui 300 coltivati a uliveto e poco meno di un centinaio vitati, la Famiglia del Barone Statti , in quelle terre dal 1700,produce vini di buon livello, provenienti sia da varietà autoctone, come il gaglioppo e, tra le varietà a bacca bianca, il greco e il mantonico , sia varietà internazionali, o in blend delle une con l altre. Siamo sulla costa tirrenica a una ottantina di chilometri in linea d’aria da Cirò, patria del Gaglioppo. Gli Statti producono due Gaglioppo in purezza: più ambizioso  il Batasarro, un vino rosso da uva Gaglioppo in purezza, lungamente affinato in legno, sia botti grandi da 30 hl., sia, in parte in bazrriques da 225 litri.; più semplice,  ma piacevolmente varietale il Gaglioppo 2011 (questo il nome e questa l’uva, al 100%),un vino meno colorato e  più fresco , vinificato e affinato interamente in acciaio: rubino quasi trasparente, prugne rosse e ciliegie al naso,  sul palato è fruttato e lievemente tannico (85/100).  Da assaggiare anche l’Arvino 2010, un blend più corposo di gaglioppo (60%) e cabernet sauvignon (40%), con un più  lungo periodo di macerazione sulle bucce, e affinato per circa un anno in barriques francesi: un rosso rubino profondo, al naso  prugne, terra ed erbe aromatiche, ha un bell’impatto sul palato, sapido e di buona morbidezza (88/100).

In chiusura  parliamo di tre rosati moltodifferenti , ch e provengono da tre territori diversi , due dei quali già noti per la qualità dei loro rosé (Valtenesi e Salento), il terzo reputato soprattutto per i suoi potenti rossi (la Sardegna).

CerasaCominciamo dal Cerasa, dell’azienda Michele Calò e Figli, di Tuglie, in provincia di Lecce, che già avevano in carta un ottimo Mjère rosato : il nome (ciliegia in napoletano , e, a quanto sembra, in salentino) già dice del colore. Prodotto per la prima volta con la vendemmia 2011 è oggi in vendita l’annata 2012. Da uve Negroamaro , una varietà molto vocata per questo tipo di prodotti,  in purezza, il Cerasa è frutto di una selezione di uve provenienti da una sola vigna (la tenuta Prandico, nell’agro di Alezio), cosa che lo rende quasi unico , a parte  il Mazzì prodotto da un altro specialista di quello stesso territorio, Rosa del Golfo. E’ un rosé di stile francese, ricordando vagamente quelli provenzali e del Rodano meridionale,in parte affinato per alcuni mesi in barriques di rovere: ha bisogno di un po’ di tempo  in più di permanenza in vetro per assorbire completamente le note, peraltro non invasive del legno, e trovare un completo equilibrio. Bel colore tra il ciliegia e il corallo, all’olfatto è inizialmente riservato, per poi aprirsi su note di ciliegia , mallo di noce ed erbe aromatiche,in bocca è fresco, sapido, di bella armonia, senza le stucchevolezze e la  mollezza di altri rosati meno riusciti della zona.

Molto buono anche il RosaMara, un rosé della Veltenesi , una zona  situata tra il Lago di Garda e le colline moreniche della provincia di Brescia, terra anch’essa molto vocata per i rosati (i famosi Chiaretti), e la Costaripa, bella e dinamica azienda agricola  di proprietà di Mattia Vezzola, che ne è anche l’ enologo, a Moniga del Garda, ha una particolare attenzione per i rosati, oltre che per gli spumanti , di cui non manca una versione rosé (non c’è da sorprendersi, Vezzoli è enolgo di Bellavista, in Franciacorta). Questo Rosa Mara è tra i migliori rosé assaggiati quest’anno. Diversamente dal Cerasa, è tutt’altro che un monovitigno: qui ci sono  le uve tipiche del luogo, Groppello e Marzemino innanzitutto, Sangiovese e Barbera, né esse provengono da una singola vigna, dal momento che alla sua elaborazione contribuiscono diverse parcelle  bene esposte, rivolte verso il  lago di Garda.

rosamaraCome il Cerasa, invece, il Rosa Mara non fermenta e si affina solo in acciaio, ma , all’incirca per la metà, fermenta e poi   matura in piccole botti di legno francesi. La Valtenesi non è nuova all’impiego di legno nei suoi rosé: ad esempio, il suo Molmenti, un altro bel rosé dedicato a Pompeo Gherardo Molmenti, ideatore, nel 1896, del Chiaretto del Garda,viene fatto fermentare in botte di legno, ed è un vino che può resistere diversi anni.Il Rosa Mara 2012 ha bellissimo colore tra la rosa e il corallo, all’olfatto ha note molto fini di fiori bianchi, melograno ed amarena, sul palato ha la freschezza che ci si attende in questoi tipo di vino, ma è sapido, per nulla acquoso, di bella armonia e persistenza.

Lo “straniero” di questa puntata è un vino austriaco della Wachau, una  amena valle formata dal Danubio , compresa nella List of World Heritage sites dell’UNESCO, compresa tra Melk e Krems, non  distante da Vienna , nella quale si producono alcuni dei migliori vini bianchi d’Austria.Le varietà principali che vi sono coltivate sono il Riesling e naturalmente il Grűner Veltliner, che qui è davvero spettacolare. Ma anche il Riesling non è affatto male, anche se molto diverso da quelli tedeschi, del Reno e della Mosella: più secco, più caldo e alcolico (ma sempre con moderazione), e forse meno elegante, ma comunque , specie nelle vigne migliori, di grande qualità e molto longevo.La Wachau   distingue, all’incirca dagli anni ‘80, i suoi vini secchi in tre categorie,a partire dagli Steinfeder, leggeri e aromatici, che raggiungono fino a 11,5° di alcol, seguiti dai Federspiel, compresi tra gli 11,5° e  i 12,5°, e infine gli Smaragd , dei vendemmia tardiva più potenti e alcolici (12,5°).Il vino di  cui parliamo oggi è appunto un Riesling Federspiel della Wachau, il vom Stein,d dell’azienda vitivinicola  Nikolaihof di proprietà della famiglia Saahs. La cantina si trova a Mautern, ed è probabilmente la più antica azienda vitivinicola d’Austria ,  in una zona dove la vite era coltivata già dal tempo dei Celti , anche se il primo documento che vi faccia cenno è del 470 a.C.

Von SteinSi tratta quindi di una regione enologicamente molto nobile: la Nikolaihof è poi anche stata  la prima cantina  biodinamica di  Europa. 22  gli ettari di proprietà, le vigne hanno un’età media elevata (molte  viti raggiungono i 40-45 anni):la varietà Riesling copre all’incirca la metà della produzione; il Grűner Veltliner concorre per un terzo all’incirca, mentre il rimanente 20%  è assicurato da altre varietà, come il Neuberger, il Muskateller, il Gewűztraminer e lo Chardonnay. Il Riesling Federspiel Vom Stein 2011 è un bianco di grande purezza e integrità, seducente  per le note agrumate, di albicocca e minerali, con una sfumatura verde; in bocca è vivo, molto fresco e croccante (90/100)

Le aziende (in ordine alfabetico):

Michele Calò & Figli, via Masseria vecchia, 1; 73058 Tuglie (LE)

www.michelecalo.it

Costaripa, via Costa 1°; 25080 Moniga  del Garda (BS)

www.costaripa.it

Cantina di Dorgali, via Piemonte,11; 08022 Dorgali (NU)

ww.cantinadorgali.com

La Crotta di Vegneron , P.zza Roncas, 2; 11023 Chambave (AO)

www.lacrotta.it

Nikolaihof,Nikolaigasse 3, A-3512 Mautern/Wachau (Austria)

www.nikolaihof.at

Ormanni, , loc. Ormanni, 53036 Poggibonsi (SI)

www.ormanni.it

Pietratorcia,via provinciale Panza, 311, 80075 Forio d’Ischia (NA)

www.pietratorcia.it

Poderi dal Nespoli, Villa Rossi, 50, Loc. Nespoli; 47012 Civitella di Romagna (FC)

www.poderidalnespoli.com

Querciabella, via di Barbiano, 17; 50022 Greve in Chianti (FI)

www.querciabella.com

Statti, Tenuta Lenti; 88046 Lamezia Terme (CZ)

www.statti.com

 

(Pubblicato il 27.09.2013)




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