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Piccoli assaggi: vini bianchi

blanc morgexQuesta volta cominciamo con un delicato bianco della Valle d’Aosta, un Blanc de Morgex e Lassalle della cantina Ermes Pavese, specialista in questo interessante vitigno, il Prié blanc, che si è salvato dalla fillossera e che pertanto è a piede franco, cioè non innestato su viti americane. La fillossera ha infatti fatto strage dappertutto anche nel nostro paese, a partire dal Piemonte, ma si sono salvate alcune “isole” , prevalentemente sui suoli morenici, in altitudine (come nella Vallée), o vulcanici (ad es. sull’Etna) e sabbiosi (come nel Sulcis sardo, dove ci sono ancora viti prefillosseriche di Carignano) e poche altre.

Il Blanc de Morgex è, almeno in Italia, una varietà esclusivamente valdostana, ma se ne trova in Svizzera nel Valais, ed è molto adatta alla spumantizzazione, e di fatti anche questa cantina ne produce uno, con il metodo classico. Vi invitiamo ad assaggiare il Blanc de Morgex e Lassalle 2013 (una dozzina di euro in enoteca), un vino bianco leggero e molto fine, dai sentori di erba tagliata e frutta bianca (pera), delicatamente speziato, assai adatto ad antipasti leggeri e come aperitivo .

Non ci spostiamo di molto per fare conoscenza con alcuni vini di una grande varietà a bacca bianca, ancora poco conosciuta, del Piemonte, il Timorasso.

Il produttore che per primo ha portato all’attenzione degli appassionati l’ uva Timorasso, impegnandosi enormemente alla sua valorizzazione, è stato Walter Massa, di Vigneti Massa, a Monleale , in provincia di Alessandria, che ne produce diversi, tutti meritevoli di essere assaggiati, nonostante il loro prezzo non sia bassissimo. Partendo dal più semplice, il Derthona Timorasso, fino alle selezioni più prestigiose, lo Sterpi, il Costa del Vento e il Montecitorio (35 euro circa in enoteca).

timorasso montecitorio walter massaIl Montecitorio 2012 , che vi proponiamo all’assaggio insieme con il vino base, è un bianco di bella struttura , piuttosto alcolico (parliamo di un vino di 14°), rinfrescato da piacevoli note agrumate che si innestano su una sapidità minerale, dalle caratteristiche note di mallo di noce e mandorla bianca. .

Più semplice e leggero il Derthona Timorasso, che evidenzia comunque un profilo sensoriale che richiama quello del vino precedente.

Il Timorasso è una varietà tipica della parte meridionale del Piemonte, che si trova anche nella Lombardia meridionale e in Liguria, dove è anche consumata come uva da tavola. Si tratta di un’uva difficile da coltivare (ad es. è facile ad abortire durante la fioritura) e anche per questo gli è stato preferito il Cortese, altra varietà di uva bianca comune nella stessa zona. I vini da Timorasso potrebbero fornire un buon esempio di quella che spesso viene denominata (anche un po’ abusandone) mineralità, ricordando un po’ un riesling renano molto secco .

Massa non è tuttavia il solo a produrre vini da Timorasso di buona qualità. Molto recentemente ne ho assaggiato uno che mi è piaciuto moltissimo, il Fausto (sì, lui) delle Vigne Marina Coppi di Castellano (Alessandria). A me era molto simpatico Bartali e francamente un richiamo così esplicito al grande Fausto mi aveva fatto pensare ad un tocco di astuto marketing. Tutto sbagliato. Il Fausto è forse il Timorasso che mi sia piaciuto di più, pur tra altri molto buoni.Il vino del 2012 (siamo un po’ sotto i trenta euro la bottiglia) è uno splendido vino bianco, dalle sfumature di cedro, acacia e lievi di miele: il tenore (non proprio basso, 14°5) di alcol gli conferisce una rotondità e una piacevolezza non comuni.

Molto buoni anche i Timorasso prodotti da due aziende non certo nuove alla lavorazione di questa varietà: La Colombera , dell’azienda Piercarlo Semino (ha ormai quasi ottant’anni, questa cantina di Tortona, 18 ettari di vigna e una piccola produzione di circa 70.000 bottiglie) , e il Castagnoli di Andrea Mutti. Semino produce due Timorasso: il Derthona Timorasso, e la selezione Il Montino (sui 25 euro la bottiglia), molto buoni entrambi e con una buona attitudine all’invecchiamento (aspettateli tre o quattro anni). Il vino del 2012 ha toni agrumati ed evocazioni di erba, fiori di acacia e buancospino, è assai fresco (nonostante i suoi 14° di alcol) ed elegante. Il Castagnoli di Dino Mutti (la sua è una piccola azienda di Sarezzano, in provincia di Alessandria, fondata intorno alla metà dell’Ottocento, con 16 ettari vitati di proprietà e poco più di 60.000 bottiglie l’anno) è un bel Timorasso, vinificato in acciaio, con una lunga permanenza sui lieviti.

Proseguiamo con i bianchi alla ricerca di altre varietà ancora poco note, ma da cui si ricavano vini di qualità molto interessante. Una di queste è il Grechetto umbro. Abbiamo già parlato in un’altra occasione del Grecante, un grechetto dei Colli Martani di un grande specialista del Sagrantino, Arnaldo Caprai. Abbiamo riassaggiato il Grecante dell’ultima vendemmia, la 2013, e lo abbiamo trovato ancora più pimpante e di grande bevibilità. Fa solo acciaio questo bianco fresco ed agrumato, con piacevoli sbuffi di pesca bianca (dieci euro in enoteca). Molto piacevole anche l’altro grechetto aziendale, il Grechetto Umbria igt Poggio Belvedere 2012, fresco e fruttato, di bella sapidità .

Colle OzioMolto buono, davvero da scoprire, il Colle Ozio, un Grechetto in purezza prodotto a Narni da Leonardo Bussoletti. Il vino del 2012 (10-12 euro in enoteca) è un bianco di grande purezza, fine e minerale, che esprime al meglio, con molto rigore, le qualità di questo vitigno. relativamente poco appariscente all’olfatto, ma di grande sostanza. Decisamente consigliabili anche i rossi da uve ciliegiolo di questa azienda (5 ettari di vigna per 20.000 bottiglie l’anno) , come il Brecciaro.

Parlando di varietà poco conosciute, che dire della ginestra e della pepella? Chi non è mai stato nella penisola amalfitana, probabilmente non ne ha mai sentito parlare. Qualche tempo fa ci occupammo del magnifico Fiorduva di Marina Cuomo, nel quale la Ginestra accompagna le uve di altre varietà altrettanto sconosciute, il Fenile e il Ripoli. Ora è la volta del Per Eva di una (davvero) piccola cantina di Tramonti, in provincia di Salerno, la Tenuta San Francesco (solo tre ettari di proprietà più altri sette in affitto, 40.000 bottiglie l’anno), che produce anche dei vini rossi entusiasmanti dall’uva tintore, di cui esistono diversi esemplari sopravvissuti alla fillossera. Oltre alla ginestra (40%) e alla Pepella (20%) il blend è completato dalla ben più conosciuta Falanghina , qui però abbastanza diversa da quella del Sannio. Colore giallo dorato, naso seduttivo di frutta tropicale (ananas e litchi) , di grande piacevolezza sul palato, molto fine . Una dozzina di euro di puro piacere.

Il Fiano è una varietà assai più nota: quello irpino è uno dei migliori bianchi italiani. Meno conosciuto quello cilentano, in provincia di Salerno. Dietro l’esempio dei pionieri (Maffini e De Conciliis in primis), che continuano a produrne tra i migliori di ogni anno, cominciano a emergerne altri di grande interesse: certo un Fiano diverso, più fruttato e alcolico di quello, più lunare e minerale di Avellino, ma con alcune riuscite davvero esemplari. Non vale parlare ancora del Kratos e del Pietraincatenata di Maffini, come sempre eccellenti, anche in un’annata non proprio felicissima in Cilento, come la 2013 (ma il Pietraincatenata è del 2012, annata molto più favorevole), né di quelli di De Conciliis, il rinnovato Donnaluna in versione biodinamica e il Vigna Perella. Quest’anno ad emergere, oltre ai soliti (mi è sembrato un po’ sottotono, nonostante i cinque grappoli appena ricevuti da Bibenda, ma comunque su buoni livelli il Tresinus 2013 dell’azienda San Giovanni di Tresino: le vigne più affascinanti d’Italia), sono il Pian di Stio, Fiano biologico della dinamica Azienda San Salvatore, proposto nell’insolito formato da mezzo litro , e la selezione Valentina di un’azienda, di cui si parla poco in questi utlimi anni, che sembra dimenticata dalle pur numerose Guide ai vini d’Italia, la Rotolo di Rutino, ma davvero eccellente.

pian di stioSan Salvatore é diventata in pochi anni (non ha neppure dieci anni di vita) un’azienda leader di questo magnifico territorio: una ventina di ettari di proprietà per ormai 130.000 bottiglie l’anno, affidati all’enologo Riccardo Cotarella. A me piace molto il Pian di Stio, più dei pèur validi rossi della casa: paglierino con riflessi verdolini, naso agrumato con note di mandorle e frutta bianca, è molto equilibrato,sapido (quasi marino). Provatelo sulla mozzarella di bufala.

foto valentina 1Molto riuscito anche il Valentina di Rotolo, una bella azienda di Rutino, uno dei paesini che si affacciano sulle colline sopra Agropoli). E’ un Fiano diverso da quello prodotto al livello del mare, il Valentina di questa cantina familiare, giunta alla terza generazione (la prima vigna fu impiantata nel 1938, subito dopo la fillossera dal nonno dell’attuale proprietario), ma di sicura qualità. Più affilato ed elegante, è un vino molto armonico, nonostante la gradazione alcolica sostenuta : proviene da una vigna , a San Rocco di Rutino, che si trova a 500 metri sul livello del mare, bene esposta a sud-est. La vinificazione avviene in acciaio inox con un passaggio in barriques : l’impronta del legno è leggera e assolutamente non invasiva. Gradevole anche l’altra selezione, il Fiano San Matteo, dal vigneto Fontanelle, più semplice e leggero, ma affidabile compagno della cucina di pesce e verdure cilentane.

 

Se il Fiano è più conosciuto del Timorasso e del Grechetto Umbria, non si può dire altrettanto del Minutolo, che ancora in molti continuano a chiamare Fiano Minutolo, benché con il Fiano non abbia nulla a che vedere (sebbene, nel 1800, il Fiano fosse chiamato anche Minutola).Scoperto, o meglio riscoperto da Lino Carparelli, già enologo della cantina Torrevento di Corato, si è cominciato a vinificarlo in purezza nei primi anni del 2000. Aromatico come un Moscato (qualcuno lo chiama il Traminer del Sud) è più diffuso nella Val d’Itria, ma ora si trova un po’ dappertutto in Puglia.

 

Ne fa uno molto buono lo stesso Carparelli nella sua azienda, I Pastini (pastinum era la zappa o anche un terreno adatto alla coltivazione della vite), un’isola bianchista in una regione, la Puglia, che di bianchi è da sempre povera. Al suo Vigna Rampone (100% Minutolo), si affiancano il Vigna Faraone , da un altro classico vitigno pugliese, la Verdeca, proposta anche spumantizzata, e il Vigna Cupa, a base di Bianco d’Alessano, entrambi in purezza. La Cantina, che ha in gamma due rossi (un Primitivo e un Susumaniello) e un rosato, propone anche un bianco delle tre uve insieme (in prevalenza Verdeca, 60%), che comprende però solo un tocco di Minutolo (5%) e un vino dolce, Elogio della lentezza, sempre da uve Minutolo appassite.

 

RamponeIl Rampone è un Minutolo da uve coltivate a 350 mt. di altitudine e vendemmiate abbastanza tardivamente (ai primi di ottobre) dalla spiccata aromaticità, con un naso floreale e con note di pesca, albicocca e frutta tropicale, piacevole da bere come aperitivo o sui frutti di mare. Sono ormai diversi coloro che vinificano il Minutolo in purezza, con riuscite assai diverse. A Gioia del Colle ne fa uno molto gradevole la cantina Polvanera di Filippo Cassano, già più volte ricordata per i suoi formidabili vini da uva Primitivo. Naso dolce come un Moscato, ma sul palato è decisamente secco , con una rinfrescante acidità. Il Minutolo ci dà l’occasione per parlare, per la prima volta, anche di una nuova cantina della ancora sconosciuta, enologicamente parlando, provincia di Foggia, quella di Valentina Passalacqua, ad Apricena. Si tratta di un’azienda a carattere familiare, che possiede una cinquantina di ettari di vigna, piantati con diverse varietà locali a bacca bianca e rossa: falanghina, minutolo, greco, nero di troia, negro amaro, primitivo e aglianico . Ultimamente ho avuto modo di assaggiare alcuni suoi vini , a partire dalla più semplice Falanghina,di bella freschezza, fruttata e con tocchi minerali. Interessante il Terra Minuta , insolito uvaggio di Minutolo (70%) e Greco, un bianco nervoso, con una bella acidità, naso tropicale , molto gradevole sul palato. Piacevole e tecnicamente ben realizzato anche Cosicomé, un altro vino da uvaggio (in prevalenza Chardonnay e altre locali) .Questa cantina sta lavorando bene e ha voglia di crescere: i suoi vini sono puliti e più che corretti, anche se l’impronta territoriale (un po’ in tutti i vini di questa zona) non è ancora chiaramente delineata e si punta molto sulle caratteristiche varietali. Forse quando si sarà assestata su alcune delle ancora troppe etichette create in una fase di effervescenza (e sarà stata migliorata la comunicazione: sul sito mancano ancora le schede tecniche dei vini prodotti), i vini avranno una fisionomia ancora più interessante.

 

(Pubblicato in due puntate , il   22 e il 29.12.2014)




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