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Piccoli assaggi: rossi e rosé

cerasuolo-d-abruzzo-superiore-doc-praesidiumI rosati, si sa, sono vini apprezzati soprattutto d’estate, quindi questa è una coda del servizio di giugno, ma che ci consente di citare qualche altra buona bottiglia, dall’Abruzzo e dalla Puglia. Il Montepulciano è una varietà molto adatta alla vinificazione in rosa, e tra i territori più vocati è sicuramente l’Abruzzo, da cui provengono con regolarità alcuni dei migliori vini rosé italiani.

Ci è piaciuto il Montepulciano Cerasuolo superiore di quest’anno (2013) dell’azienda Praesidium, a Prezza, in provincia de L’Aquila. E’ prodotto con le uve (al 100% Montepulcano d’Abruzzo) di una vigna di 25 anni sita a 400 metri di altezza sul livello del mare, sulle colline a ovest della Val Peligna, con un suolo argilloso, con una crosta calcarea, ricoperta da ciottoli silicei, con una forte escursione termica notturna. Le uve coltivate in biologico, sono vendemmiate nella prima metà di ottobre, fatte fermentare in modo spontaneo in vasi vinari in acciaio e lasciate macerare per due giorni. Anche l’affinamento è fatto in acciaio per alcuni mesi. Il vino ha colore cerasuolo piuttosto carico, come è tradizione, bel frutto succoso, è fresco e molto armonico, caratterizzato da una piacevole sapidità: è un rosato molto versatile, capace di accompagnare tutto il pasto, servito fresco ma non freddo.

Mi è piaciuto anche il rosé prodotto a Canosa dall’azienda agricola Cefalicchio, non da oggi a conduzione biodinamica: è il Ponte della Lama 2013, da una varietà pugliese, l’uva di Troia , che talvolta viene vinificata anche in rosa con buoni risultati (più spesso in blend con il Montepulciano) .

ponte della lama 2010 SE’ un tipico rosato del Nord della Puglia, più nervoso di quelli salentini a base di Negroamaro . Da Nero di Troia in purezza (in gamma anche un bel rosso, il Romanico, dalla stessa varietà e un insolito Moscato secco, lo Jalal), coltivato a tendone in una vigna a circa 250 m.di altitudine, nel comune di Canosa, ha naso fresco di frutti rossi (fragole, ciliegia, melograno), sul palato ha buona morbidezza e sapidità, adatto ad accompagnare antipasti e primi della cucina locale.

Non molto distante, a Corato, nella DOCG Castedelmonte, la cantina Carpentiere produce quello che è stato per noi il migliore assaggio della nuova DOCG Castedelmonte Bombino nero, il Primaluce: quello del 2013 è un rosé di buona struttura, dai profumi netti di frutti rossi e gradevolmente sapido. Come molti rosé del Nord della Puglia, quasi un rosso mascherato, più leggero, ma di grande bevibilità. Più del Bombino bianco, del quale esistono tracce anche in altre zone d’Italia (ad es. in Abruzzo , Lazio ed Emilia-Romagna), il Bombino nero sembra essere una varietà davvero esclusiva della Puglia.Non ha nulla, a parte il nome e una certa similarità nella forma dei grappoli, in comune con il Bombino bianco. Spesso preferito al Nero di Troia, perché più produttivo, raggiunge con difficoltà la piena maturazione, ciò che determina una minore accumulazione di zuccheri e la conservazione di una buona acidità. La sottigliezza delle sue bucce rappresenta un’altra ragione della sua vocazione alla vinificazione in rosa, diversamente dal Nero di Troia che appare più vocato alla produzione di vini rossi strutturati.I migliori si trovano nell’area tra Ruvo e Corato, specie da vecchie vigne ad alberello, ma il Bombino nero si è ben adattato anche sui suoli roccioso-calcarei, ma ricchi di humus , della Murgia. Il Primaluce di Carpentiere è un rosé molto riuscito, con un apprezzabile equilibrio tra struttura e finezza, con una piacevolissima vena acida. Da bere su antipasti di terra e di mare e su primi anche robusti (dieci euro circa).La cantina di Luigi ed Enzo Carpentiere produce anche due ottimi rossi di Nero di Troia, il più potente e strutturato Pietra dei Lupi e il più fresco e giovanile Colle dei Grillai,oltre a una riserva Castedelmonte DOCG, l’Armentario, destinata ad un più lungo invecchiamento . Curioso ma non privo di interesse, il Come d’Incanto 2013, Nero di Troia vinificato completamente in bianco, per un vino bianco intenso e dai profumi floreali.

Infine altri due rosati pugliesi, una regione nella quale questa tipologia di vini ha una grande tradizione. Il primo di essi è ancora un Nero di Troia, ma in versione insolitamente spumantizzata, il Rosé della Quercia, di una bella azienda di Lucera, la Alberto Longo.

Rosè della querciaSi tratta di uno spumante prodotto con il metodo charmat lungo, ossia con una lunga permanenza sui lieviti (una quindicina di euro la bottiglia in enoteca). Da uve Nero di Troia in purezza, provenienti da una vigna impiantata nel 2002 , avente appunto il nome di Vigna della Quercia, nel comune di Lucera, in contrada Padulecchia. Delicato, fresco e molto gradevole, con naso di frutti rossi , adatto ad accompagnare dei fantasiosi appetizer.La Alberto Longo è apprezzata soprattutto per i suoi rossi, di cui abbiamo già parlato in altre occasioni. Dei nuovi assaggi si tratterà in uno dei prossimi servizi.

L’altro è una interpretazione moderna, ma molto ben eseguita, della tradizione dei rosé da Negroamaro del Sud della Puglia. Parlo del Calafuria della Tormaresca, di cui abbiamo già avuto modo di parlare. Un rosè tecnicamente ineccepibile, molto fresco ed equilibrato, privo della mollezza che talvolta hanno i rosé fatti da Negroamaro in purezza (ad es. la Leone De Castris, che ha il primato storico della vinificazione in rosa del Negroamaro, lo mescola a una parte di Malvasia Nera). Piacevolissimo in tavola per accompagnare antipasti e primi non solo d’estate e anche come aperitivo. (sui 12 euro la bottiglia).

Dopo tanta Puglia, parliamo di rossi e torniamo all’Abruzzo. Qui si producono veri tesori con l’uva Montepulciano e con un assai favorevole rapporto qualità-prezzo. Ancora la Praesidium, del cui Cerasuolo si è detto più sopra, ne produce uno davvero buono. montepulciano-d-abruzzo-riserva-doc-praesidiumParlo del Montepulciano d’Abruzzo Riserva: il vino del 2009 è un Montepulciano serio, di bella materia e sapiente elaborazione. Due anni in acciaio inox e altri due in botti di legno grande sono necessari per smussare gli angoli di un rosso robusto, ma non rustico (come talvolta sono i rossi da Montepulciano), molto armonico , con un bel frutto, venature speziate e buona persistenza (una ventina di euro in enoteca).

Sempre in Abruzzo, la cantina Masciarelli è da molti anni un punto di riferimento. Prima il rimpianto Gianni Masciarelli (ricordate il suo Villa Gemma?) e oggi la moglie, Marina Cvetic, hanno firmato bottiglie tra le più ricercate di questa parte dell’Italia. Quando Masciarelli cominciò la sua avventura, circa 35 anni fa, poteva contare solo su due ettari e mezzo di vigna. Gli ettari sono oggi più di 300 , che valgono la produzione di due milioni e mezzo di bottiglie l’anno : volumi importanti, ma la qualità è rimasta ineccepibile, anche nei vini cosiddetti di base. Ora , alle linee già conosciute (la classica, Villa Gemma, Marina Cvetic, e Castello di Semivicoli) si aggiunge, con tre vini (uno per colore) , la linea Gianni Masciarelli. Il rosso (annata 2012) è un Montepulciano moderno, dal bel coloire rubino profondo, naso di frutta rossa (ciliegia e ribes in evidenza), sul palato è morbido, armonico, di buona finezza e persistenza (una decina di euro in enoteca). Molto valido anche il Trebbiano Gianni Masciarelli, di cui abbiamo assaggiato la versione del 2013, fresco e sapido, di buona bevibilità (meno di dieci euro la bottiglia).

Varietà classica della Toscana , il Ciliegiolo, talvolta confuso con il più famoso Sangiovese, si trova anche in Liguria , Umbria e Lazio. Si tratta di un’uva a bacca rossa che si è adattata molto bene nelle zone calde della Toscana, come la Maremma, diversamente dal Sangiovese, che soffre molto le condizioni di accentuato stress termico. L’azienda Sassotondo, a Sovana (una dozzina di ettari di proprietà per una produzione annua di 50.000 bottiglie, e in gamma anche un interessante Bianco di Pitigliano), ha lavorato molto con questa varietà, di cui propone due versioni in purezza: oltre al più impegnativo (e costoso: siamo sui 30 euro la bottiglia) San Lorenzo, il Maremma Toscana Ciliegiolo, di cui abbiamo assaggiato la versione 2013: un rosso caldo , molto ciliegioso (ciliegia e marasca in evidenza), gradevolmente speziato, perfetto su un arrosto di maiale e il cinghiale (sui 10 euro o poco meno in enoteca).

 ciliegiolo06I proprietari di questa cantina, Carla Benini ed Edoardo Ventimiglia, insieme con l’enologo Attilio Pagli hanno creduto nelle potenzialità del Ciliegiolo, fino a qualche anno fa ritenuto adatto solo alla produzione di vini facili e poco importanti, ma che, specie nelle vigne più vecchie,raggiunge livelli di qualità non trascurabili.

E’ invece un tocco più semplice e rustico il Ciliegiolo umbro, come il Brecciaro di Leonardo Bussoletti, una azienda citata da poco per il suo Grechetto Colle Ozio. Il vino del 2012 è comunque un vino piacevole e fruttato, adatto ad accompagnare merende informali a base di salumi locali (12-13 euro la bottiglia).

Un altro rosso maremmano di grande piacevolezza (e piccolo prezzo: siamo sugli 8 euro), è quello prodotto da Elisabetta Foradori , nome ben noto in Trentino per i suoi Teroldego, nella sua azienda grossetana, la Ampeleia.

unlitroSi chiama curiosamente Unlitro , essendo anche proposto in una caratteristica bottiglia panciuta da un litro, ed è un classico vino da osteria, ossia un vino semplice e di grande bevibilità, ma buono, molto adatto ad accompagnare una serata con gli amici. E’ un uvaggio di diverse varietà, proveniente dalle vigne più giovani dell’azienda, ma si nota la presenza di due classiche uve della Francia meridionale, la Grenache e il Mourvèdre. Fresco e sapido, è un rosso di piacevolissima beva, con tannini morbidi e un frutto molto seduttivo.

Proviene invece da uve Sangiovese, con aggiunte di altri vitigni classici chiantigiani (Colorino e Canaiolo) il fratellino minore di Montevertine, il Pian del Ciampolo.

pian ciampoloOscurato dalla fama dei fratelli più grandi, il Pergole Torte e l Montevertine, se ne parla poco. Invece è un vino buonissimo, che vorreste avere sempre sulla vostra tavola. Il Pian del Ciampolo 2012 è un rosso dal bel colore rubino, molto fruttato, ma con note più complesse di spezie ed erbe aromatiche ed eleganti sfumature minerali (quindici euro la bottiglie e li vale).

Non molto distante da Radda in Chianti, nel comune omonimo, si produce un eccellente Rosso di Montalcino, che  sembra quasi un Brunello. E’ quello dell’Azienda San Giuseppe Stella di Campalto 2010: ancora giovanissimo e con un grande potenziale di crescita davanti a sé . Le uve vengono dalla Vigna all’Olivo, 1.3 ha., a 280 metri di altitudine, a sud di Montalcino, iscritta solo in parte (mezzo ettaro) per la produzione di Rosso e per il resto di Brunello.

StellaSono stati necessari più di tre anni (21 mesi in legno e ulteriori 16 in bottiglia) per domare (in parte) questo rosso possente, dalle eleganti sfumature di macchia mediterranea e humus, fatto per sfidare gli anni. Se riuscite ad accaparrarvene qualche bottiglia (attenzione: è piuttosto costoso per la sua denominazione, superando i 25 euro in enoteca), attendetelo per qualche anno.

Più sopra, nella Lucchesia, è la Tenuta di Valgiano di Moreno Petrini. Fondata nel 1993, questa azienda pratica dai suoi inizi la coltura biologica della vite, convertendosi poi in biodinamica. Produce rossi esemplari, ben noti agli appassionati. Ma anche i suoi bianchi non sono niente male. Il vino prescelto per questa puntata di Piccoli Assaggi non è però il Tenuta di Valgiano rosso, di gran lunga il suo vino più famoso: il suo prezzo (oltre 50 euro la bottiglia) lo pone al di fuori dei limiti massimi ammessi per questa rubrica, ma il suo “secondo”, il Palistorti rosso, ci sta dentro benissimo, con i suoi 15 euro. Il Palistorti 2011, in prevalenza Sangiovese, con aggiunte di Syrah e Merlot, proviene dalle vigne più giovani (10 ettari, 14 anni in media). Le uve vengono fatte fermentare in tini di legno aperti, quindi trasferiti per gravità in barriques francesi poco tostate per la fermentazione malolattica.Resta in legno per circa un anno, poi è assemblato in vasche di cemento nelle quali sosta per altri sei mesi prima dell’imbottigliamento. E’ un rosso di buon corpo, frutti rossi al naso, polputo, con una consistente tessitura tannica, fine e di bella persistenza.

Risaliamo in Piemonte per assaggiare tre rossi molto interessanti, da uve Nebbiolo (Spanna) del Piemonte settentrionale. Cominciamo con un classico Lessona, dell’azienda Sella, inconfutabilmente la più antica del luogo, dal momento che la famiglia Sella possedeva quelle terre dal 1671.Gli ettari di proprietà sono 30, la produzione annua intorno alle 80.000 bottiglie: tre Lessona, tra cui la selezione Vigna dello Zoppo, il Lessona e il Lessona Omaggio a Quintino Sella; il Bramaterra e la selezione Porfidi (da una vigna di 80 anni),più un bianco (da uve Erbaluce), un rosé (100% Nebbiolo) e due rossi, tutti nell’ambito della denominazione Coste della Sesia.

Il Lessona 2009, il più accessibile dei tre (sui 23 euro in enoteca) proviene da un’annata media, molto calda.

Lessona 2009Appare già abbastanza pronto per il consumo: non sembra un Lessona da invecchiare a lungo, anche se naturalmente può reggere senza problemi alcuni anni. E’ un Nebbiolo (all’80%, il resto è Vespolina) già piacevole, rotondo, con appena, forse, una nota di sovra maturazione, dai profumi floreali. Le uve sono di una vigna di oltre 50 anni, esposta a SE/SO, a 300 m. sul l.m. La prima fermentazione è effettuata in vasche di acciaio, poi , per lka malolattica, va in fusti di legno. L’affinamento si compie in botti di rovere di Slavonia da 25 hl.

Molto piacevole ed equilibrato anche l’Uvaggio (un Coste della Sesia rosso) della vendemmia 2010 della non distante Proprietà Sperino , bella azienda di Polo e Luca De Marchi (con passato chiantigiano a Isole e Olena a Barberino Val d’Elsa).Dal 2000 a Lessona, posseggono una serie di vigne nel comune di Lessona e di Bramaterra. L’Uvaggio , come suggerisce il nome, è un blend di uve Nebbiolo (Spanna), per il 70%, Vespolina (20%) e saldo di Croatina: in pratica quello della vicina Boca. Il vino del 2010 ci è piaciuto molto: è un bel rosso dal colore rubino con sfumature granata,al naso frutti rossi (ribes, lmponi e ciliegie), accompagnati da note più floreali e speziate (chiodo di garofano); sul palato è piacevolmente sapido, con tannini eleganti e chiusura minerale (intorno ai 24 euro la bottiglia in enoteca).

Poteva mancare un Gattinara? E di fatti c’é. Viene da una cantina appena scoperta: una cantina piccolissima, quella di Franco Patriarca: appena 4 ettari di vigna, con una produzione di 6.000 bottiglie l’anno (praticamente la quantità necessaria per il consumo personale e degli amici). Fa vendita diretta e attraverso una simpatica compagnia di produttori piccoli come lui, dal nome che non potrebbe essere più eloquente di Quat’Gat.  Ha cominciato nel 1992, anche se ci sono esperienze di almeno quattro generazioni nella coltivazione della vite. Gli impianti vecchi hanno 30-40 anni e sono condotti con metodi agronomici tradizionali, rispettosi dell’ambiente.

patriarca gattinara docg 20130812 1616938875Il Gattinara 2009 assaggiato qualche giorno fa è stata per noi una piacevole rivelazione: un rosso ben fatto, dai profumi netti, di bella espressione territoriale, come ci si aspetterebbe da un piccolo produttore di questa zona del Piemonte. Non conosco il prezzo esatto di questo vino, anche perché non è facile trovarlo fuori zona (dovrete andarlo a comperare direttamente da lui) ma penso che non si sia lontani dai 15 euro la bottiglia. Meritevole di essere assaggiato.

Chiudiamo con tre Pinot nero. Due vengono dall’Alto Adige, la regione italiana nella quale questa varietà è più dffusa. Ci è piaciuto il Pinot nero 2012 della cantina Gumphof di Markus Prackwieser: cinque ettari , all’inizio della Valle Isarco, a 350-550 metri di altitudine: Pinot bianco, Sauvignon, Gewurztraminer, Schiava e naturalmente Pinot nero. Quest’ultimo (4000 bottiglie l’anno) è un Pinot molto tipico, delicato piuttosto che muscolare, nel quale si colgono piacevoli note varietali (frutti rossi, sottobosco), e balsamiche , gradevolmente fresco ed armonico. E’ vinificato in acciaio per poi essere affinato in legno (tonneau da 500 litri) (sui 18 euro).

Mi è piaciuto anche il Pinot nero della Falkenstein, a Naturno, in Val Venosta. La cantina di Frantz Pratzner è in effetti più nota per i suoi vini bianchi (Pinot bianco, Sauvignon, Gewurztraminer, e soprattutto Riesling), ma anche il suo Pinot nero (abbiamo assaggiato il vino del 2011) è molto consigliabile. Le vigne della tenuta sono piuttosto in alto (tra i 550 e i 900 metri), con pendenze importanti: ancora giovani, ma con un’ottima esposizione.

pinot-nero-falkenstein 1Unico vino della linea ancora con il tappo di sughero (Pratzner è stato tra i primi ad adottare il tappo a vite, di cui è convinto assertore), quello di Falkenstein è un Pinot ricco, che ha carattere e struttura, ma non privo di finezza e una certa eleganza, al naso ribes e lampone, ancora un tocco di legno non del tutto assorbito, ma discreto: è un vino che fa un lungo affinamento (fino a 24 mesi) in piccoli fusti: Ha struttura, frutto, equilibrio (22-24 euro in enoteca).

L’ultimo Pinot nero di questa puntata viene dalla provincia di Pavia. Si tratta del Costa del Nero 2011, appunto un Pinot dell’omonima denominazione della cantina del Conte Vistarino, di Pietra dei Giorgi. Spumanti blanc de noir, Riesling ( mi ha convinto meno il Ries 2012), Pinot nero (anche vinficato ad occhio di pernice, come nel Pernice), e altri rossi dell’Oltrepo’ , come la Bonarda e il Sangue di Giuda fanno parte della carta di questa azienda che ha radici molto antiche (la proprietà risale al 1674) con oltre 200 ettari vitati.

Costa del Nero-245x593Il Costa del Nero viene da una vigna di 19 ettari, posta sulla sommità di una collina coltivata esclusivamente al Pinot nero, esposta a sud, a circa 300 m. di altitudine: il suolo è calcareo, ricco di argilla, con parti di sabbia e pietrisco, adatto alla coltivazione di questa varietà. Il vino , una volta aperto, ha bouquet delicato con sentori di frutti di bosco, sul palato è ampio e molto armonico; ha corpo e struttura, tannini morbidi e di buona finezza (intorno ai 20 euro).

(Pubblicato il 30.12.2014)




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