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drink different

Piccoli assaggi: rossi (1)

vino-barolo-bussiaIn questa puntata di Piccoli assaggi parleremo di alcuni vini rossi di tre regioni diverse, Piemonte, Toscana e Trentino-Alto Adige: le prime due notoriamente tra le più vocate per questa tipologia di vini, l’altra, notoriamente conosciuta come bianchista, ma capace di dare anche vini rossi di grande espressività e bevibilità. Nella prossima puntata ci occuperemo dei vini di altre regioni.

Cominciamo con tre magnifici rossi piemontesi: naturalmente un Barolo e un Barbaresco della fantastica annata 2010, ma anche un Dogliani di grande spessore di un vero specialista del Dolcetto.

Tra i molti assaggiati, mi ha particolarmente colpito il Barolo Bussia 2010 di Giacomo Fenocchio. Uno splendido Barolo di stile tradizionale, nel quale nulla è concesso a sperimentazioni ardite: da una vigna di 5 ettari di Monforte d’Alba in località Bussia, sul caratteristico suolo Elveziano con sedimenti argillosi e calcarei, ricco di ferro. Le viti hanno in media 30 anni e sono esposte molto felicemente a Sud/Sud Ovest,a circa 300 m. di altitudine. Le uve sono vendemmiate (con piccole variazioni legate alle diverse annate) intorno alla metà di ottobre, messe a fermentare in vasi vinari in acciaio senza l’aggiunta di lieviti per circa 30 giorni. Il vino resta 6 mesi in tini inox e 30 in botti da 35-50 hl.in rovere di Slavonia. Il vino esprime il meglio di Bussia: colore rubino-granato vivo, ha naso intenso di rosa e viole, con eleganti sbuffi balsamici; sul palato è giustamente tannico, senza eccessi, ha struttura possente, ma anche grande armonicità; un vino ricco, che ha una lunga vita davanti a sé nella quale continuerà a migliorare.

L’azienda Fenocchio, che produce ottimi Baroli anche da altri cru come Cannubi e Villero, oltre a una sapida Barbera e a un delicato Arneis, fu fondata nel 1864: oggi conta su 15 ettari di proprietà, dei quali 7 di Barolo. Si tratta di un produttore medio-piccolo, che non arriva alle 100.000 bottiglie l’anno: grande però la qualità e molto accessibili i prezzi . Il Bussia, se se ne trova ancora in giro, non arriva 30 euro in enoteca, molto meno franco cantina.

BARBARESCOASILI copia1Ora un Barbaresco, che una leggenda un po’ stucchevole vuole essere la “regina” dei vini langhigiani. La bottiglia prescelta per questa puntata è quella del cru Asili della cantina Cà del Baio, sempre dell’annata 2010. Cà del Baio è a Treiso, uno dei comuni del territorio del Barbaresco. Qui l’azienda di proprietà di Giulio Grasso fu fondata nel 1891: si tratta quindi anche in questo caso di una cantina di dimensioni medio-piccole , con le sue 120.000 bottiglie l’anno, ricavate dai 25 ettari di proprietà. Cà del Baio possiede parcelle in diversi classici cru del Barbaresco: Pora, Marcarini, Valferana e naturalmente Asili. Asili è nel comune di Barbaresco , è prodotto con le uve di una vigna i cui primi impianti risalgono a 50 anni fa (al 1967) e i più recenti a quindici anni fa, esposta a Sud Ovest su un suolo costituito da marne bluastre calcareo-argillose. Le uve sono diraspate e quindi fatte fermentare a lungo (fino a un mese) in vasche di acciaio inox termo condizionate . Il vino viene poi trasferito in fusti di legno, in parte tonneaux e in parte botti di grandi dimensioni, dove resta ad affinarsi per circa due anni. Il vino ha colore rubino- granata , al naso note di violetta e di frutta rossa (innanzitutto marasca), sul palato è fresco e vibrante, con evocazioni di cacao, liquirizia e spezie, con tannini fini e chiusura elegante. Anche questo Barbaresco, già piacevole, è destinato a durare a lungo. Circa trenta euro in enoteca.

Contro quanti ritengono che il Dolcetto sua una piccola varietà, destinata alla produzione di vini quotidiani e buona per i terreni poco adatti a piantarvi Barolo o Barbaresco, invito chi segue questo blog ad assaggiare un Dolcetto proveniente dal suo territorio di elezione, quello di Dogliani, e soprattutto quello prodotto da un vero specialista di questo vino, la cantina Pecchenino, (naturalmente) di Dogliani. Qui Orlando e Attilio Pecchenino, al timone di questa giovane azienda con 30 anni di vita alle spalle, oltre a un ottimo Barolo, producono dei Dogliani (Dolcetto 100%) davvero esemplari, come questo San Luigi, da noi assaggiato nella versione del 2013.

san luigiSi tratta del più economico delle selezioni di Dogliani della cantina Pecchenino, certo la più facile da trovare, essendo prodotto in circa 85.000 bottiglie l’anno, ma non certo del meno riuscito. E’ un Dolcetto delizioso, con la piacevolezza di beva propria di questo vitigno, ma tutt’altro che banale. Bellissimo il colore rubino, naso intrigante che alterna a note floreali (violetta) e fruttate di ciliegia e lampone ad altre più verdi di rosmarino e timo. All’assaggio è fresco e vibrante, molto espressivo e di beva appagante. Per 10 euro e magari anche un po’ di meno che cosa chiedere di più?

Eccoci dunque di nuovo in Trentino-Alto Adige per parlare di una varietà diffusa un po’ in tutta la regione, ma soprattutto nella zona del Lago Caldaro, dove dà il meglio di sé: la Schiava (Vernatsch), anzi le Schiave, perché ce n’é più di un tipo (la gentile, la grossa, la piccola, la grigia, la nera). La Schiava nera , detta anche lombarda, si trova solo in Lombardia, la grigia, detta anche Grauvernatsch, solo nel Trentino-Alto Adige, la piccola o gentile (Rothervernatsch), in entrambe le regioni. Spesso i diversi tipi di Schiava sono mescolati tra loro: la Schiava grigia in purezza è tipica dell’ Alto Adige . I vini che si ricavano da queste uve sono relativamente poco colorati, spesso vinificati in rosa, freschi e leggeri, con profumi molto accattivanti di violetta, frutti rossi, melograno. Sono vini che vengono consumati giovani, ma talvolta hanno una inaspettata resistenza: molto adatti per l’estate, per accompagnare una cucina leggera e informale.

Tra le Schiave assaggiate sarebbe impossibile non partire dal formidabile Gschleier, una eccellente selezione della cantina Girlan di Cornaiano, già da noi citata in altre occasioni. Si tratta di una delle più interessanti cantine cooperative dell’Alto Adige, quella dei Produttori di Cornaiano, fondata nel 1923. L’enologo di Girlan, Gerhard Koffer , può avvalersi delle uve di ben 220 ettari di vigna , che sostengono una produzione di 1 milione di bottiglie. Girlan produce vini bianchi e rossi delle tipiche varietà locali, tra cui un ottimo Pinot nero (il Trattman Mazon) e naturalmente le sue Schiave.Il vino più semplice si chiama semplicemente Vernatsch: un vino molto gradevole e immediato prodotto con uve Schiava della zona di Cornaiano, coltivate a 450-500 metri di altitudine, vinificate in vasi di acciaio inox termo condizionate e affinate in cemento. Quello del 2014 è un vino giovane e fresco, ma non banale, da godere entro 1-2 anni su primi e secondi leggeri, a temperatura di cantina (d’estate anche a 12°, ma non pià freddo).

gschleierBen altra complessità ha la selezione Gschleier Alte Reben (Vigne vecchie).E di vigne vecchie si tratta effettivamente, avendo tra gli 80 e i 110 anni, che le rendono tra le più vecchie dell’Alto Adige. Le viti si trovano in altitudine, tra i 450 e i 500 metri, su un suolo ghiaioso, molto calcareo, con apporti argillosi, ciò che le rende idonee a dare vini capaci di durare negli anni. Di questo abbiamo potuto avere la prova assaggiando un incredibile 2007 ancora perfettamente in sé, di notevole personalità: elegante e speziato, è ricco e complesso, adatto ad accompagnare anche piatti di cucina importanti. Il Gschleier del 2013 è sulla buona strada, ovviamente più giovane, con un frutto molto intrigante ed espressivo. Da provare.

Quella della cantina Gumphof , che abbiamo ora assaggiato nella versione del 2014, è regolarmente tra le migliori Schiave dell’Alto Adige. Color rubino con riflessi porpora, è una Schiava dal bouquet fruttato e floreale , fresca e sapida, di grande bevibilità, pur in un’annata non felicissima come questa. Gumphof è una bella cantina di Fié allo Sciliar, una azienda da piccoli numeri (solo 45.000 bottiglie l’anno), nella quale il titolare, che è anche l’enologo, Markus Prackwieser, firma una serie di vini alto-atesini ben confezionati, tra cui abbiamo apprezzato i Pinot (bianco e nero).Il Pinot nero 2013 ha colore rubino chiaro molto caratteristico, naso fruttato, di fragole e confettura di lamponi, sul palato è fresco e sapido.

Buone Schiave si producono anche più a sud, in Trentino. Tra queste una delle migliori è, anche quest’anno, quella di Armando Simoncelli, che, nella sua cantina di Navesel, antico porticciolo sull’Adige a sud-ovest di Rovereto, produce alcuni vini (anche un discreto Trento classico) di bella tipicità della Vallagarina, a cominciare dal Marzemino (buono il 2014, appena pronto),tra cui la Schiava della Vallagarina igt. Da uve coltivate in collina sulla caratteristica pergola trentina, viene prodotto questo piacevolissimo vino dal colore rosa tenue, dal profumo fruttato con sentori floreali (di geranio), fresco e delicato, adatto ad accompagnare minestre e merende trentine. Simoncelli ha cominciato a vinificare e imbottigliare in proprio ormai quasi 40 anni fa. Dodici gli ettari vitati di proprietà, distribuiti tra le varietà, bianche e rosse, tipiche della regione.Alla Schiava é dedicato poco meno di un ettaro. Tutte le vigne si trovano in bassa collina a 200 metri circa di altitudine e danno, ogni anno, 90.000 bottiglie di vino.

E’ una Schiava fresca e leggera anche la Belle Amour rosé della cantina Pravis di Lasino, una delle più note del Trentino, la cui gamma comprende praticamente tutte le principali varietà regionali, sia in bianco che in rosso, con un buon rapporto qualità-prezzo. Il vino del 2014 si fa apprezzare per il suo bel colore, un bouquet delicato di tipo floreale, la freschezza fruttata sul palato: un vino semplice, da bere anche come aperitivo.

Nella zona intorno a Bolzano, la Schiava gentile è l’ingrediente principale del rosso St.Magdalener, una DOC alla quale concorrono anche altre varietà locali, tra cui principalmente il Lagrein. Ne produce di buon livello la Cantina cooperativa di Bolzano, di cui abbiamo parlato nel nostro servizio dedicato ai vini bianchi, che ne propone due versioni, il St.Magdalener classico Huck am Bach e il nuovo Moar. Del primo abbiamo assaggiato il vino dell’ultima vendemmia, quella del 2014 .Schiava e una piccola percentuale di Lagrein (10%) concorrono alla realizzazione di questo vino rosso, dal colore rubino intenso, da uve maturate in collina, a 250-500 metri di altitudine. Al naso note di fiori (viole e rose, soprattutto), frutti rossi e marzapane, gusto sapido, lievemente amarognolo. Da servire un po’ fresco sulla carne salada, lo speck e i piatti caratteristici della zona.

magdalener-moarMolto interessante l’altra selezione di questa cantina, il St.Magdalener Moar, presentato al Vinitaly di quest’anno in bottiglia magnum . Abbiamo assaggiato il vino del 2013, prodotto dalla vigna del Maso Moar, al centro della zona classica di questa DOC: un bel rosso fruttato, di bella tipicità, dal gusto pieno e appagante.

Schiava gentile 92% e Lagrein per il restante 8% concorrono alla produzione del St.Magdalener classico di Waldgries: le uve provengono da vigne situate sul versante sud-est /sud-ovest di Santa Maddalena, a 200-250 metri di altitudine, su suoli sabbioso-ghiaiosi di origine glaciale, con residui di natura porfirica. Il 20% di esse è lasciato a fermentare sui propri raspi in vasi vinari in acciaio . Il vino è poi affinato in botti di legno di grandi dimensioni. Si tratta di un rosso di discreta struttura, dal gusto pieno, con tannini ben levigati, buona persistenza. La cantina Waldgries (70.000 le bottiglie prodotte ogni anno) produce, dal 2010, un altro St.Magdalener ancora più interessante, l’Antheos, prodotto con uve di viti molto vecchie di diverse varietà di Schiava (gentile, grigia, media e schiava Tschaggel) e Lagrein, parzialmente non diraspate e sottoposte a prolungata macerazione. Ne risulta un ottimo rosso di buon corpo, di buon equilibrio, davvero interessante. Quella di Waldgries è una tenuta molto antica, risalente , sembra, al XIII secolo. Oggi la conduce con passione Christian Plattner, che vi produce diversi rossi da uve Lagrein, un Cabernet Sauvignon e alcuni bianchi da varietà diffuse nella regione.

Ora scendiamo in Toscana,per assaggiare alcuni vini rossi che ci sono particolarmente piaciuti nelle settimane scorse. L’uva più importante della Toscana, come è noto, è il Sangiovese. Nel Chianti, quello che cresce nella zona classica è giustamente il più apprezzato, ma anche al di fuori della zona classica vi sono alcune belle espressioni di questa varietà.

Una delle migliori è quella della Rufina, nella parte più settentrionale della Toscana: conosciamo già la riserva Bucerchiale della Fattoria di Selvapiana (si vedano i Piccoli assaggi dello scorso luglio, a cui rimandiamo per non ripeterci). Abbiamo assaggiato il vino della nuova annata , quello del 2011. Ancora giovanissimo, il Bucerchiale è un Chianti Rufina di notevole spessore e coerenza: colore rubino profondo, al naso bacche rosse, sottobosco, terra ; sul palato esibisce un’ottima maturità con tannini decisi, ma non mordenti, ottima persistenza. Un vino , per chi ama i punteggi, da oltre 90 punti. Anche il costo (20-22 euro la bottiglia in enoteca) appare oggi coerente.

Un Chianti ben confezionato, proveniente questa voltadai Colli Fiorentini, è il San Camillo riserva della Tenuta Il Corno.

La tenuta Il Corno si trova in Val di Pesa. Di proprietà di una famiglia fiorentina di origine pistoiese, i Del Corno, già dal XII secolo, fu acquisita della Famiglia Strozzi nel ‘500, e poi definitivamente acquistata nel 1911 dai Conti Frova Arroni di Arrone. La famiglia Frova vi si trasferì dopo la Guerra dal Veneto, dove si era dedicata all’allevamento del baco da seta. Acquistate negli anni ’80 alcune case coloniche, le hanno ristrutturate per l’ospitalità agrituristica, attività che affianca quella agricola, dedita principalmente alla produzione di olio e di vino.Qui producono vari vini, nei quali ovviamente hanno il peso maggiore le varietà toscane: tre Chianti e alcuni altri rossi nei quali è protagonista il Colorino, di cui viene prodotta anche una versione in purezza. Il vino del qual si tratta oggi è la Riserva San Camillo, al 100% Sangiovese (gli altri due sono uvaggi con la presenza di due vitigni complementari, il Canaiolo e il Colorino). Le uve con cui è prodotto vengono da una vigna di Sangiovese a cordone speronato coltivata a poco meno di 300 metri di altitudine esposta a sud . Il vino effettua la prima fermentazione e la macerazione in vasche di acciaio inox, quindi la malolattica in vasche di cemento, per poi completare l’affinamento in botti di rovere per 6-8 mesi. Il vino della vendemmia 2010 ha colore porpora volgente al granato, al naso note floreali e speziate, sul palato ha attacco vivo, buon equilibrio acido-tannico, discreta persistenza.

Tra i Chianti classico della difficile annata 2012 hanno dato buona prova il Chianti classico Val delle Corti di Roberto Bianchi e il Chianti classico Vignavecchia, entrambi di Radda, e quello della cantina Bibbiena,a Castellina.

Val delle Corti è una piccola cantina familiare, con 4 ha di vigna di proprietà ed un paio in affitto. Oltre alla vite vi si coltiva l’olivo , con circa 400 piante. Scomparso nel 1999 Giorgio, che l’aveva fondata negli anni ‘70, è ora condotta da Roberto: in regime biologico certificato ed in parte biodinamico. I vigneti più vecchi hanno 40 anni, con i vecchui impianti ancora col classico cappuccio toscano (i nuovi sono invece guyot e cordone speronato). I suoli sono quelli titpici di Radda:marnoso-calcarei, con forte scheletro e ricchi di minerali. Le vigne sono alte, a 450 m. di altudine in media, tutte esposte ad est : una esposizione la cui utilità è apparsa più evidente quando le temperature medie hanno cominciato a salire. Le uve coltivate sono naturalmente soprattutto Sangiovese, ma è stato mantenuto un po’ di Colorino e un po’ di Merlot, I vini che abbiamo assaggiato sono il Chianti classico, che è una cuvée di vigne diverse, con un 5% di Canaiolo, la riserva, prodotta con le uve migliori della vigna più vecchia ed è fatto solo con uve Sangiovese. C’è poi un terzo rosso, Lo Straniero, che è un blend di Sangiovese (65%) e Merlot, della vigna Il Cortino, una piccola vigna molto sassosa, un vino ben realizzato, ma che ci ha colpito un po’ meno.

Sempre un bel bicchiere il Chianti classico, pur in un’annata storta come il 2012: sapido e minerale, ha buon equilibrio e ottima bevibilità. Insomma un buon Chianti come si vorrebbe che fosse, ad un prezzo ragionevolissimo (una dozzina di euro). Più austera e complessa la Riserva 2011 : bel frutto maturo, balsamico e avvolgente sul palato, la profondità del Sangiovese di Radda (oltre 20-22 euro).

Vignavecchia , la cantina della famiglia Beccari, ha origine alla fine dell’800 (precisamente nel 1876), allorquando Odoardo, che era un esploratore e appassionato zoologo, stanco di girare il mondo decise di tornare a Radda e dedicarsi all’agricoltura. Oggi l’azienda conta 16 ettari di proprietà più alcuni altri in affitto, nei quali coltiva varietà classiche chiantigiane, da cui ricava un ottimo Chianti classico e Vinsanto (Malvasia del Chianti). Nel blend del Chianti classico prodotto a Vignavecchia, oltre al Sangiovese, che ne è ovviamente l’ingrediente principale (90%) c’è un po’ di Merlot. Il vino base ha struttura, naso accattivante di amarene e spezie, sul palato è morbido ed equilibrato (15 euro). La riserva Odoardo Beccari, che abbiamo assaggiato nella versione del 2010,ha bel colore granato, naso di buona intensità di frutti di bosco , con note balsamiche, sul palato è sapido e ben bilanciato (sui 21-23 euro).

BibbianoSolo Sangiovese e un 5% di un altro vitigno chiantigiano, il Colorino, costituiscono il blend del Chianti classico Bibbiano. Questa azienda di Castellina in Chianti ha anch’essa origini ottocentesche (dal 1865). Di proprietà di Tommaso e Federico Marrocchesi Marzi, conta su 25 ettari vitati, dai quali ricava circa 100.000 bottiglie l’anno, di cui poco della metà del suo Chianti classico base. Le altre vengono dalla selezione del loro cru Montornello, dalla Gran Selezione che ha sostituito, dal 2010, la vecchia riserva, e dal Vinsanto. Quello di Bibbiano é un classico di buona tipicità, dal colore rubino, a naso ciliegia, frutti di bosco e erbe aromatiche, sul palato ha nerbo vivo, buon equilibrio acido-tannico, bella persistenza (12-14 euro).

Un ultimo accenno ad altri due vini toscani, dei quali abbiamo parlato di rado: il Carmignano e il Nobile di Montepulciano.

Quello di Carmignano è un territorio ancora poco conosciuto ma di grandissimo interesse. Qui il Cabernet è presente da prima che nascessero i SuperTuscan. Il nome più prestigioso è ovviamente quello di Villa Capezzana. Del classico Capezzana, della riserva Villa di Trefiano e del Ghiaie della Furba (da varietà bordolesi) ci siamo già occupati in altri servizi. Oggi parliamo dei vini di un’altra interessante cantina, meno conosciuta al di fuori della regione, quella di Ambra, di proprietà di Ludovica Romei Rigoli: i suoi 20 ettari, di cui la metà di proprietà, permettono una produzione di circa 80.000 bottiglie l’anno, di Carmignano e degli altri vini locali (dal Barco Reale al Vinsanto). Quattro gli appezzamenti di proprietà, che Beppe Rigoli vinifica separatamente per rispettarne le caratteristiche : tutte con i caratteristici suoli di Carmignano (arenarie, galestro e alberese). Il cru aziendale, che è anche la vigna più alta, è Montalbiolo. E’ da esso che si ricava la riserva. Ci sono piaciuti però anche i due Carmignano “normali”, entrambi delle selezioni d vigna, Santa Cristina in Pilli (fondamentalmente calcare alberese) , e Montefortini (arenarie).Si trovano rispettivamente a 150 e 100 metri di altitudine.Elzana e Montalbiolo, più galestrose, sono un po’ più su, tra i 180 e i 200 metri.

montefortiniLeggermente diversi gli uvaggi dei due vini che abbiamo assaggiato: un po’ più di Sangiovese (80%) nel Montefortini e un po’ più di Canaiolo nero nel Santa Cristina: completano il blend il 10% di uva Francesca (cabernet) e un restante 5% di altre varietà locali. Entrambi della vendemmia 2010, sono belle espressioni di questa denominazione, con frutti scuri e note di terra, due vini molto armonici, con tannini ben amalgamati.

Il Nobile di Montepulciano è, tra le grandi denominazioni toscane, la più trascurata, non raggiungendo il prestigio del Brunello di Montalcino. Eppure questo vino, nelle sue migliori espressioni, ha personalità ed eleganza, non inferiori a quelle del suo più famoso (almeno oggi) fratello. I Nobile di Boscarelli (dal base alla riserva alla prestigiosa riserva de Il Nocio) hanno giusta fama, e ci riserviamo di parlarne più approfonditamente in altro servizio.

Non mancano però degli ottimi Nobile di altri produttori emergenti.Uno che non conoscevo e che ho scoperto grazie agli amici di WineSurf, che lo hanno selezionato per la loro Festa di marzo, è quello di Crociani.Fondata da Arnaldo Crociani, dopo la sua scomparsa, questa Cantina di Montepulciano è ora condotta dai figli Giorgio e Susanna. Dieci gli ettari di vigna di proprietà, in località Caggiole, una delle più classiche della produzione del Nobile. Fondamentalmente Prugnolo gentile, con percentuali minori di Canaiolo e Mammolo, il Nobile di Crociani 2012 ha buona tipicità territoriale, naso accattivante di frutti neri con note floreali, sul palato ha bell’impatto sapido, sorso pulito e appagante.

I produttori

Ambra: via Lombarda, 85-59015 Carmignano (Po), www.fattoriaambra.it

Bibbiano: via Bibbiano, 76-53011 Castellina in Chianti (SI), www.bibbiano.com

Cà del Baio; via Ferrere,33-12050 Treiso (Cn), www.cadelbaio.com

Cantina produttori di Bolzano: Piazza Gries, 2-39100 Bolzano, www.cantinabolzano.com

Crociani: via del Poliziano,15- 53045 Montepulciano, www.crociani.it

Andrea Fenocchio: Località Bussia, 72-12065 Monforte d’Alba (Cn), www.giacomofenocchio.com

Girlan: via San Martino, 24-39057 Cornaiano (Bz), www.girlan.it

Gumphof: Loc.Novale di Presule, 8-39050 Fié dello Sciliar (Bz), www.gumphof.it

Pecchenino:Borgata Valdiberti, 59-12063 Dogliani (Cn), www.pecchenino.com

Pravis: Loc. Le Biolche, 1-38076 Lasino (Tn), www.pravis.it

Fattoria Selvapiana: Loc. Selvapiana, 45-50068 Rufina (Fi), www.selvapiana.it

Simoncelli:via Navicello, 7-38068 Rovereto, www.simoncelli.it

Tenuta Il Corno: via Malafrasca, 64-50026 San Casciano Val di Pesa (Fi), www.tenutailcorno.com

Val delle Corti: Loc.La Croce, Case sparse Val delle Corti 144-53017 Radda in Chianti (Si), www.valdelle corti.it

Vignavecchia:Loc. Vignavecchia- 53017 Radda in Chianti (Si), www.vignavecchia.com

Tenuta Waldgries:Loc. S.Giustina, 2-39100 Bolzano, www.waldgries.it

(Pubblicato il 22.5.2015)




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