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50 macchie di bianchi e di rossi

PietrabiancaIn questa puntata ci occupiamo ancora di rossi, ma anche e soprattutto di vini bianchi: siamo ormai nella stagione calda e il nostro organismo “chiama” vini più freschi, meno alcolici, che possano essere bevuti a temperature di servizio più basse. Parleremo degli assaggi di una cinquantina di vini, come sempre, molto diversi: tutti molto buoni e taluni davvero eccellenti, di fasce di prezzo molto varie: ovviamente più numerosi quelli della fascia compresa tra gli 8 e i 15 euro, ma in qualche caso anche più costosi.(Nella foto accanto: il Pietrabianca, Casteldelmonte bianco della Tormaresca)

Per quanto riguarda i bianchi, a fare la parte del leone, questa volta, sono tre bianchi tra quelli di maggiore personalità del nostro territorio, il Soave, il Verdicchio e il Fiano, più, naturalmente, qualche “intruso”.

Cominciamo appunto dagli intrusi. Vengono dalla Valle d’Aosta i vini della cantina Les Crêtes. Les Crêtes si trova ad Aymaville, ed è di proprietà della famiglia Charrère. Lavora circa 20 ettari di vigna, di cui 8 di proprietà e il resto in affitto: varietà internazionali come lo Chardonnay , il Pinot noir e il Syrah, ma anche locali, come la Petite Arvine,il Petir Rouge, il Fumin, la Premetta. Il bianco di maggior prestigio prodotto è lo Chardonnay Cuvée Bois, un vino di stile internazionale,con una lunga permanenza sui lieviti in tonneau: oggi proposto nella versione del 2012, è ricco, burroso, con note tostate. Un vino elegante, da bere su piatti elaborati di pesce, ma anche sulle carni bianche. Meno impegnativo, anche come costo (quasi un terzo del primo, che tocca i 30-35 euro), ma molto ben fatto è lo Chardonnay “di base”, che impiega solo acciaio nella vinificazione e nell’affinamento. Più fresco e fruttato, al naso esibisce note di frutta tropicale e floreali (biancospino), è sapido e appagante sul palato.

Petite ArvineA noi è piaciuta però soprattutto la Petite Arvine, fresca e profumata, fiori e frutta gialla al naso; è un vino molto equilibrato e di buona finezza. In enoteca l’annata 2013, come lo Chardonnay “acciaio”: tra i 12 e i 14 euro.

L’altro intruso è un bianco laziale poco conosciuto ed è anch’esso uno Chardonnay , un IGP Lazio: è il Calanchi di Vaiano di Paolo e Noemia D’Amico. L’azienda si trova in provincia di Viterbo, a Castiglione in Teverina. Siamo nell’alta valle del Tevere, in una zona protetta dall’UNESCO, al confine tra Lazio, Umbria e Toscana. I suoli sono geologicamente molto caratteristici (calanchi), di origine vulcanica modificati dall’erosione. I D’Amico, in una cantina spettacolare, creata dall’arch. Luca Brasini, scavata sotto le vigne e i giardini sospesi, vinificano le uve della loro proprietà, circa 27 ettari: si tratta prevalentemente di varietà internazionali, come lo Chardonnay e il Pinot nero (da cui proviene il loro vino più intrigante, il Notturno dei Calanchi), il Cabernet Franc e il Merlot, e locali (Grechetto).

calanchiHo riassaggiato dopo diverso tempo il Calanchi , nella versione del 2012: è un bianco dotato di buona personalità, al naso fiori gialli, agrumi, teso e minerale, dalle note piacevolmente pepate, dotato di una buona persistenza (12-13 euro).

Eccoci al Soave. Un vino ancora poco conosciuto al di fuori del Veneto, se non nelle sue versioni più modeste, da supermercato, che ha invece molta qualità, ciò che lo rende un bianco fine e molto versatile, adatto ad accompagnare i primi piatti e la cucina di pesce. Sono molto affidabili quelli di Sandro, Matteo e Claudio Gini, proprietari della omonima cantina di Monteforte d’Alpone, una cinquantina di ettari vitati per 200mila bottiglie l’anno, principalmente di bianchi (Soave, Sauvignon). Un’antica famiglia del vino, visto che queste terre erano coltivate per la produzione di vino già nel ‘600. Molto buono il Soave classico base del 2013, da uve Garganega al 100%: naso fruttato e floreale, bocca sapida , piacevolmente persistente (poco più di 10 euro la bottiglia). Occorre qualche euro in più per il Soave classico La Froscà: anch’esso proveniente da uve Garganega in purezza, deve il suo nome da un’antica collina di origine vulcanica, sulla quale si trovano le vigne da cui è prodotto. Fresco e agrumato, con piacevoli note di frutta bianca e mandorla, è anch’esso molto sapido, quasi salino, finemente minerale. Il Soave di maggior prestigio della casa è però il Salvarenza, che la famiglia Gini acquistò nel 1852, come mostra un documento del Regno Lombardo-Veneto risalente a quella data.

Gini salvarenzaE’ un Soave di notevole spessore, elaborato con uve Garganega al 100% di una vigna vecchia più di 100 anni. E’ un bianco denso e di grande intensità, adatto a un lungo invecchiamento (noi abbiamo assaggiato la versione del 2012): colore dorato, al naso frutta bianca , frutti esotici, note salmastre; sul palato è ricco , grasso, lungamente persistente. Per averlo, occorrono almeno 20 euro. In carta sono anche un Sauvignon, un Monti Lessini bianco (uvaggio di Chardonnay, Garganega e Sauvignon), uno spumante metodo classico, un dolce Recioto di Soave: un solo rosso, molto interessante, insolitamente da uve Pinot nero, il Campo alle More.

Tra i Soave “base” assaggiati, oltre naturalmente a quello di Leonildo Pieropan, grande specialista di questo vino (assaggiate, se potete, le sue selezioni Calvarino e La Rocca), dalle note molto fini di agrumi ed erba tagliata, di grande equilibrio e bevibilità (intorno a 14 euro il vino dell’annata 2013), mi è piaciuto il Cà Visco Soave classico 2013 della cantina Coffele di Soave : un bianco ricco e di bella personalità. E’ un blend di Garganega (75%) e Trebbiano di Soave (25%), provenienti da una vigna collinare , a circa 150 metri sul livello del mare, nella zona classica, a Castelcerino di Soave. Molto ampio il ventaglio aromatico, comprendente note agrumate, di cedro e popelmo, di bella sapidità quasi salmastra. Sorso molto piacevole ed appagante (15-16 euro).  In carta ovviamente molto Soave (tre versioni ferme, uno spumante, dolce) e tre vini rossi:Valpolicella, Amarone e un rosso da uve bordolesi.

Vale una menzione il Soave classico Corte Menini 2013 de Le Mandolare, a Monteforte d’Alpone, una cantina che ha passato i 60 anni, di proprietà di Germana Dal Bosco e di Renzo e Chiara Rodighiero, 20 ettari circa di vigna a Brognoligo, Castelcerino, Fittà e Monteforte,per una produzione annua di poco più di 60.000 bottiglie. Ci solo vini bianchi nella carta di questa azienda: tre Soave classico, un Recioto della stessa varietà, un passito e uno spumante brut. Acciaio per il Corte Menini (quello da noi scelto per questa puntata di Piccoli Assaggi). e per la selezione Monte Stella, mentre Il Roccolo è parzialmente affinato in legno. 100% Garganega per questo vino, prodotto con le uve di una vigna di vent’anni, esposta a sud-est sulle colline di Castelcerino, in località Menini. Ha colore dorato pallido, naso dolce di frutta fresca, piacevolmente ammandorlato, è molto pulito e diretto sul palato (8 euro).

L’ultimo Soave di questa puntata è il Motto Piane della cantina Fattori di Terrossa di Roncà (Vr). Sono oltre 50, compresi quelli in affitto, gli ettari di vigna e tra 200 e 250 mila le bottiglie prodotte ogni anno. Otto bianchi in carta: la metà di Soave (tre Soave classico e un Recioto di Soave) e l’altra di Sauvignon, Pinot grigio e altre varietà veronesi in blend . A completarla, quattro rossi (un Valpolicella, un Ripasso e due Amaroni) e due spumanti da uve Durello. Il vino che abbiamo scelto è il Motto Piane. Proviene da una vigna di 30 anni, sita a 250-300 metri di altitudine, sui suoli vulcanici del Monte Calvarina A metà strada tra un Soave e un Recioto di Soave, è prodotto con uve Garganega in purezza fatte appassire per 40 giorni, affinato in parte in acciaio e in parte in tonneau. Di colore giallo dorato intenso, ha naso di frutta gialla ed esotica anche secca, con eleganti note mentolate. Notevole il tenore di alcol (14°5). Adatto ad accompagnare piatti elaborati di pesce e formaggi stagionati. Il costo si aggira sui 20 euro la bottiglia.

Ed eccoci nelle Marche.Il Verdicchio non è l’unico vino bianco di questa regione, che produce anche, tra gli altri, un ottimo Pecorino, a Offida. Il Verdicchio per eccellenza, quello più famoso, è il Verdicchio dei Castelli di Jesi, anche se nella non distante provincia di Macerata, si produce un ottimo Verdicchio di Matelica.Questa volta ci occuperemo solo del primo, quello di Jesi.

SBucci1e il Villa Bucci riserva è un vero fuoriclasse, di inconfondibile finezza e lunghissima persistenza, è sicuramente un ottimo Verdicchio il suo fratellino minore, un Verdicchio classico superiore (abbiamo assaggiato il vino della vendemmia 2013 ) e in più costa meno della metà (sui 12-13 euro contro i più di 30 della riserva). Ha tutto quello che potremmo chiedere a un Verdicchio dei Castelli di Jesi: un bel naso, nel quale ritroviamo pere e pesche bianche, mandorle fresche, erbe aromatiche, una vibrante acidità, sapidità minerale, insomma un gran bel vino bianco molto adatto alla cucina di mare. La cantina Bucci è nota soprattutto per i suoi bianchi, firmati da uno specialista come Giorgio Grai, ma ci sono anche dei rossi della DOC Rosso Piceno, di ottima qualità. La famiglia dei proprietari è originaria di Montecarotto (siamo in piena area del castelli di Jesi) e coltiva la terra, sembra, dal ‘700. La loro è una azienda agricola vera e propria, nella quale gli ettari a vigna sono poco più di 30 su complessivi 350. Produce 120.000 bottiglie di vino, di cui 90.000 di bianco, tutte da vigne a conduzione biologica certificata.

podiumGarofoli è un altro nome notissimo del Verdicchio della provincia di Ancona. La sua linea comprende tre selezioni: da quella più semplice, il Vigna Macrina, fresco e fruttato, un bianco più facile, ma tutt’altro che banale (8 euro la bottiglia) ai due gioielli, la riserva Serra Forese, e il Podium. Sono vini (soprattutto gli ultimi due) che hanno una tenuta sorprendente, che di norma attribuiremmo solo a dei vini rossi: abbiamo riassaggiato appena qualche giorno fa il Podium dell’annata 2008 (oggi è in vendita la 2012). Il Podium è un Verdicchio classico superiore prodotto con uve Verdicchio al 100% provenienti da vigne situate sulle colline della zona classica. Le uve sono raccolte a perfetta maturazione e vinificate in acciaio, dove permangono per circa un anno prima dell’imbottigliamento. E’ un bianco di grande struttura, dai profumi intriganti di frutta tropicale, mandorla bianca, fiori gialli, di notevole sapidità minerale; sul palato è intenso, avvolgente e incredibilmente lungo (15 euro la bottiglia). Cinquanta gli ettari vitati di questa azienda, nata agli inizi del secolo scorso: una realtà importante, con i suoi due milioni di bottiglie. Tra questi anche un ottimo spumante metodo classico, tra i migliori della regione, e alcuni rossi della DOC Conero.

A Montecarotto è la Fattoria San Lorenzo di Natalino Crognaletti. Una azienda con 30 ettari di vigna, tra cui il suo gioiello, la Vigna delle Oche, una vigna di 50 anni a 350 metri sul livello del mare. Solo varietà marchigiane, Verdicchio e Montepulciano (per il Rosso Piceno), per pochi vini ben riusciti e molto affidabili, ma soprattutto Verdicchio, a cominciare da quello più semplice, il Vigna di Gino (oggi si trova quello della vendemmia 2013): un bianco di grande bevibilità e autenticità territoriale, un vino capace di invecchiare ma già godibilissimo, rinfrescato da una bella vena acida. Appena 6-7 euro la bottiglia .

campo delle ochePiù ricco, fino all’opulenza, il Campo delle Oche 2011, un Verdicchio classico superiore: colore giallo dorato, al naso frutta matura e candita, ha intensità, freschezza, nonostante la carica alcolica, e lunga persistenza (16 euro circa). Da apprezzare su piatti di pesce elaborati.

Eccoci finalmente in Campania, per assaggiare alcuni ottimi Fiano di Avellino. Oltre agli eccellenti assaggi dei Fiano di Ciro Picariello e Villa Diamante, di cui abbiamo già riferito in un servizio precedente, di aprile, meritano di essere citati anche altri, tra i quali , per questa puntata, scegliamo i Fiano di Rocca del Principe e della Sarno 1860, di cui abbiamo avuto modo di assaggiare la nuova annata insieme con alcune precedenti. Cominciamo da quello della Tenuta Sarno 1860 di Avellino, regolarmente tra i migliori. Questa piccola azienda (solo tre ettari di vigna e appena 13.000 bottiglie l’anno di un unico vino), con l’aiuto e la supervisione dell’enologo Vincenzo Mercurio, produce un Fiano di grande purezza, dalla vigna Giardino, a Candida, a ben 630 metri di altitudine.

Gli impianti sono ancora abbastanza giovani, risalendo al 2004, e la prima vinificazione è quella del 2009, ciò che conferisce a questo vino un potenziale di crescita importante. Il vino del 2013 (in etichetta un bel disegno a matita dell’artista siciliano Giovanni Iudice) è già molto espressivo, con un colore giallo paglierino luminoso, all’olfatto emergono sentori agrumati, di albicocca e litchi, note caratteristiche di macchia mediterranea; sul palato è fresco e molto sapido. Molto buoni anche gli assaggi delle vendemmie precedenti (praticamente tutte, dalla 2012 alla 2009, andando a ritroso), che confermano la straordinaria tenuta di questo bianco irpino, ma è nelle ultime che diventano più nitide le note di mineralità che lo contraddistinguono (sui 14 euro la bottiglia).

Si conferma un ottimo Fiano anche quello della cantina Rocca del Principe, di Lapio, in contrada Arianello. Anche questa un’azienda giovane (fondata anch’essa nel 2004 come la Tenuta Sarno), condotta da una coppia, Aurelia Fabrizio, e il marito Ercole Zarrella, che ne é l’enologo. Provenienti da una famiglia di contadini viticoltori, prima con feritori, hanno cominciato a produrre in proprio. Dieci gli ettari di proprietà, di cui la metà per il Fiano: le vigne sono state impiantate dal 1990 (le viti più vecchie), fino al 2011, sui due versanti opposti del colle Arianello, in altitudine. Dal 2007 l’azienda produce anche un Taurasi, da uve acquistate, ma il suo vino più rappresentativo è senza dubbio il Fiano. Noi abbiamo assaggiato il vino dell’ultima vendemmia in commercio, la 2013, e poi a ritroso le altre fino al 2009.E’ un Fiano di grande tipicità di questo territorio (il nostro preferito è stato quello del 2012), con un bellissimo frutto ricco di evocazioni (nel naso e sul palato) di frutta gialla , soprattitto albicocche mature, ed erbe mediterranee. Molto armonico, ha morbidezza, e grande bevibilità (12 euro).

Da una zona diversa, quella di Cesinali, proviene invece l’ultimo Fiano di questa puntata, il Pietramara della cantina I Favati, proveniente da una non facile annata come quella del 2014. Parliamo della versione più semplice di questa selezione, di cui esiste anche una versione più impegnativa , l’Etichetta bianca. E’ un Fiano molto fruttato , con note di frutta bianca (pera) e gialla (albicocca) ed esotivca ed erbe mediterranee, di buona tipicità e ottima beva ( sui 10 euro la bottiglia). I Favati (dal nome dei proprietari) sono soprattutto produttori di ottimi vini bianchi (sono diverse le selezioni di Fiano e Greco di Tufo in catalogo), ma anche di affidabili rossi (dal più giovane Campi Taurasini Cretarossa al Taurasi Terzo Tratto, anche lui proposto nelle due versioni di base e riserva, oggi proposti rispettivamente nelle annate 2011, 2009 e 2008).

La Campania, soprattutto la penisola amalfitana , è ricca di piccole varietà, diverse da quelle, ben più famose, del Fiano e del Greco di Tufo, ma capaci di dare vini di affascinante freschezza e notevole bevibilità. Marisa Cuomo è probabilmente il nome più noto di questo territorio, e il suo Fiorduva non manca nelle carte dei migliori ristoranti.

furore biancoSono però molto buoni anche i suoi bianchi minori: il Costa d’Amalfi, il Ravello e il Furore. Simili i suoli, stesso blend, Falanghina e Biancolella, tutti provenienti da vigne a terrazza prevalentemente nella caratteristica pergola a raggiera poste ad almeno 200 e fino a 550 m. sul livello del mare, con esposizioni a sud o a sud/ovest. Diversi i comuni di provenienza: il Furore e il Ravello da quelli da cui traggono il nome, il Costa d’Amalfi da Cetara e Raito. Sono vini comprensibilmente molto simili (in una scala ideale si sale dal Costa d’Amalfi al Furore), compresi in una fascia di prezzo tra i 12 e i 16 euro, tutti estremamente piacevoli, equilibrati e di grande bevibilità, formidabili d‘estate per accompagnare un rinfrescante menu di pesce.

perevaNon distante è un altro comune della provincia di Salerno, Tramonti, e anche qui si produce un bianco di notevole qualità, il Per Eva, della Tenuta San Francesco, di cui abbiamo avuto già modo di occuparci. Ha praticamente lo stesso uvaggio del Fiorduva: fenile, pepella e ginestra, e gli si avvicina parecchio, con un prezzo assai più basso (siamo sui 13 euro , contro i quasi 40 del Fiorduva). Il Per Eva 2013 è un bianco affascinante, che viene da una vigna che non a caso si può definire eroica, fresco e vibrante di acidità, dal frutto elegante, di grande pienezza e armonia . La tenuta San Francesco conserva un importante patrimonio di viti prefillosseriche (tintore) , che superano i 200 anni, dalle quali ricava un rosso commovente, l’E’Iss, che meriterebbe di essere conosciuto anche fuori del suo territorio.

La Puglia non è certo famosa per i suoi vini bianchi. Tuttavia mi ha piacevolmente impressionato la crescita del Pietrabianca della Tormaresca, il braccio pugliese della Antinori (380 ettari tra la tenuta Boccadilupo di Minervino Murge e Masseria Maime a San Pietro Vernotico). Questo vino è nato in anni in cui l’impiego delle varietà internazionali e delle barriques era sicuramente più popolare di oggi. Lo Chardonnay sembrava la risposta giusta per soddisfare la richiesta di bianchi di una regione che aveva ottime varietà a bacca rossa, ma povera di uve bianche adatte a produrre vini di qualità. Oggi si vanno riscoprendo e valorizzando il Bombino bianco, la Verdeca, il Minutolo, la Malvasia, il bianco di Alessano e altre varietà autoctone, così come si vanno diffondendo, dalla vicina Campania, il Fiano (quello vero, non il Minutolo), la Falanghina e il Greco, ma –bisogna ammetterlo-lo Chardonnay-non è una sorpresa- si è ambientato molto bene in Puglia, molto meglio di altre varietà “straniere” come il Sauvignon, che pure vi sono state introdotte. Il Pietrabianca doveva essere il Cervaro del Sud, uno Chardonnay barricato di fascia alta. Da qualche anno, come il fratello umbro, che ha aggiunto allo Chardonnay una piccola percentuale di Grechetto, anche il Pietrabianca ha introdotto un po’ di Fiano nel suo blend : prima un 5%, poi diventato 10%. Il vino è cambiato moltissimo. Merito del Fiano? In parte sì, ma anche del fatto che anche l’impiego del legno è diventato meno invasivo,   sono aumentate l’età e la qualità delle vigne, fatto sta che il vino delle ultime vendemmie sembra davvero un altro. Non che quello di prima non fosse un ottimo vino, e lo dimostra la sorprendente tenuta che quelle bottiglie mostrano ancora oggi a distanza anche di dieci anni, ma il Pietrabianca di oggi è diventato meno austero, più fresco, più accessibile senza diventare più banale. Insomma un ottimo bianco, che mostra come anche una regione che non ha mai avuto una tradizione bianchista possa dare luogo a prodotti di grande qualità e piacevolezza. Agrumi, frutta tropicale, erbe aromatiche rendono il bouquet di questo vino molto seduttivo. Sul palato l’impatto è vivo , di bella intensità, attraversato da una vena minerale molto fine (sui 13 euro). Da assaggiare, di questa azienda anche altri due vini bianchi: il Tormaresca Chardonnay, mai così buono, e il Fiano Roycello, un vino nel quale l’azienda crede molto , e che testimonia la capacità di adattamento di questa grande varietà.

Se il Fiano ha una presenza relativamente recente in Puglia, c’è invece da sempre il Moscato bianco, da cui un tempo, nella zona di Trani, si produceva un vino dolce ricercatissimo, il Moscato di Trani. Avvilito dalla speculazione e quasi scomparso, il Moscato di Trani è oggi rinato per merito di alcuni produttori che hanno creduto in questa varietà. Il livello medio di questo vino è oggi superiore a quello di appena qualche anno fa,anche se molto c’è ancora da fare. Ne abbiamo trovati diversi degni di qualche interesse, ma qui ne citiamo soprattutto due, di stile molto diverso.

estrosaIl primo è quello di Franco Di Filippo, a Trani. Nel 2006 ha recuperato tre ettari di vigna, parte in contrada Fondola, parte in contrada Duchessa. L’uva è allevata a tendone con due tralci con rese limitate a 60 q.li per ettaro. L’Estasi passito, prodotto con la collaborazione di Giuseppe Nugnes agronomo e Pasquale Pastore enologo, è marcato dagli aromi varietali dell’uva, dolce ma non stucchevole, ha una fresca vena acida (18 euro).

Il secondo Moscato di Trani è quello prodotto dalla Tormaresca nella Tenuta Boccadilupo. Le uve sono sottoposte ad appassimento al sole per 12 giorni, quindi diraspate e sottoposte a pressatura soffice. La fermentazione avviene in serbatoi di acciaio inox a bassa temperatura. Il vino si affina, sempre in acciaio, per 8 mesi e poi per altri 12 in bottiglia. Il Kaloro del 2010 ha colore oro luminoso, al naso offre pesche e albicocche candite, mandorle e miele, sul palato è fresco e intensamente dolce, mostrando una bella persistenza

Per finire la sezione dedicata ai bianchi, due vini, semplici ma molto ben fatti, della vicina Francia, entrambi di ottima qualità e ammirevole prezzo.

CornasseIl primo bianco è uno Chablis village del 2011 (annata non eccelsa, ma con belle riuscite) del Domaine de la Cornasse. Lo produce Nathalie Geoffroy, con le sorelle Sylvie e Aurélie a Beine, piccolo comune di meno di 500 abitanti ad appena cinque chilometri o poco più da Chablis . Si trova sulla riva sinistra del Serein: i grand cru di Chablis sono tutti sulla riva opposta, ma a Beine 115 ettari sono classificati come Premier cru (Beauroy, Vau Ligneau e Vau de Vey). Le tre sorelle Geoffroy conducono questo piccolo Domaine , che può contare su alcuni ettari di vigna coltivati dalla famiglia Geoffroy (del Domaine Alain Geoffroy) da una quindicina di anni. Il vino di cui parliamo in questa puntata, già coup de coeur della Guide Hachette, è uno Chablis fresco e floreale, dai bei toni minerali, di grande equilibrio e bevibilità. Ne abbiamo comperato qualche bottiglia direttamente al Domaine a un costo intorno ai 10 euro, Che volere di più?

L’altro bianco viene da una piccola appellation della Loira da noi praticamente sconosciuta, quella di Menetou-Salon. Qui si producono ottimi vini bianchi a base di uve Sauvignon. Sancerre non è lontana, e i vini beneficiano di un assai favorevole rapporto qualità- prezzo. A me sono piaciuti molto quelli del Domaine Philippe Gilbert, con cantina a Les Faucards, a Menetou-Salon, a nord-est di Bourges, nel Dipartimento del Cher. Gilbert è un drammaturgo, che compone per il teatro, ma è anche un appassionato viticultore. Le sue vigne, circa 28 ettari distribuiti in varie località al centro dell’appellation, si trovano nelle zone migliori di Menetou-Salon, Vignoux, Parassy e Morogues. Suoli kimmeridgiani classici, sulla linea che unisce Menetou-Salon, come le vicine Sancerre e Pouilly-sur-Loire a Chablis e alla Champagne. A noi sono piaciuti sia il Menetou-Salon blanc 2013 che la selezione de Les Renardières 2012, Due Sauvignon tesi, finemente minerali,di notevole (soprattutto quest’ultimo) persistenza sul palato. Più fresco e immediato il primo, più denso e complesso il secondo. Nel vino della selezione Les Renardières, quello di maggior prestigio prodotto da questo Domaine, entrano le uve della vigna più vecchia e più soleggiata, quella de Les Treilles a Parassy.

RenardièresMa la sorpresa sono stati i due Pinot noir aziendali. Ancora giovanissimi, entrambi del 2012, il Menetou-Salon e il Menetou-Salon Les Renardières (quest’ultimo proveniente da due ettari coltivati a Pinot noir a Les Treilles) sono un’ottima espressione del Pinot noir di questa zona della Loira. Più immediato e accessibile il Pinot base, potente e speziato il Renardières, naso floreale appena con una sfumatura boisé, di bella intensità sul palato, si avvantaggerà di un periodo di ulteriore affinamento.Tra i 15 euro il Menetou-Salon e i 21 il Renardières.

E’ arrivato il momento di parlare dei vini rossi: questa volta c’è un po’ di Toscana, Campania, Puglia e Sicilia.

Cominciamo con due vini dell’universo Antinori. Non occorre dira nulla su questa prestigiosa azienda familiare, che ha raggiunto la sua 26° generazione, e che oggi è presente in tutto il mondo. Ci è piaciuto molto (anche più del Tignanello) il Chianti classico Badia a Passignano Gran Selezione 2010. Ne avevamo bevuto altre versioni, ma questa di cui parliamo ci sembra abbia raggiunto una cifra di grande livello.

badiaUn vino al 100% Sangiovese, dal colore rubino intenso, un naso profondo, con note di frutti rossi maturi, tabacco e grafite, molto armonico sul palato, con una lunga persistenza. Un eccellente vino già molto godibile, ma in grado di reggere molti anni ancora (30 euro la bottiglia).

Ad un livello di maggiore semplicità, ma di apprezzabile freschezza e nettezza di profumi, il Vie Cave prodotto con uve Malbec a Sovana nella Fattoria Aldobrandesca. Si tratta di un Maremma Toscana igp prodotto in purezza nel cuore delle terre che furono degli Etruschi,e di fatti prende il nome dalle omonime vie etrusche scavate nel tufo che solcano il territorio di Sovana e dei comuni limitrofi. Il vino, dopo aver effteuato la prima fermentazione in serbatoi di acciaio inox, completa la fermentazione malolattica in barriques di rovere francese restandovi per circa dieci mesi, e si affina ulteriormente in vetro per altri otto prima di essere messo in commercio.

viecave-05-08Noi abbiamo assaggiato il Vie Cave del 2011: colore rubino, all’olfatto frutti di bosco, vaniglia, note di speziatura, sul palato è morbido e molto gradevole, con una buona persistenza. Un vino da apprezzare giovane, anche se può sicuramente mantenersi bene per alcuni anni ancora. Attenzione all’alcol: c’è (14 gradi e mezzo), anche se la piacevolezza della beva tende a farlo ignorare.

Prima di lasciare la Toscana, parliamo di un altro vino maremmano, anche questo proveniente da una varietà insolita da queste parti. Si tratta infatti di un Pinot nero, prodotto da una piccola cantina a conduzione biologica, il Podere Riparbella, a Massa Marittima. E’ prodotto in altitudine, a circa 400 m., in una vigna più fresca, più adatta a questa varietà.

riprabellaNon ha naturalmente la finezza dei cugini d’Oltralpe, ma è un buon vino, con una bella struttura tannica, e con una gradevole innervatura acida. Al naso il vino della vendemmia 2012, dà ciliegie nere, frutti rossi di bosco (ribes) e leggere note speziate; è fresco ed equilibrato, ha una bella chiusura. Migliorerà ancora (sui 15 euro). Il Podere Riparbella, una cinquantina di ettari complessivi di proprietà, in parte bosco: la parte coltivata, tra cui le vigne, è a conduzione biologica controllata. I nuovi impianti hanno una struttura a lira, per un migliore sviluppo vegetativo. Oltre al Pinot nero, una bella sorpresa in questo territorio, l’azienda produce anche due Sangiovese in purezza, un Merlot e un vino da uvaggio (Sangiovese, Merlot e Cabernet Franc), lo Sciamagna, e un Vermentino bianco molto corretti.

Dopo la Mastroberardino, la Feudi di San Gregorio di Sorbo Serpico è la maggiore realtà (per volumi e prestigio della sua produzione) della vitivinicoltura irrpina, da qualche anno approdata anche nella vicina Puglia con l’acquisto delle tenute Ognissole e, più recentemente, Cefalicchio. Naturalmente le bandiere della Feudi sono Fiano, Greco di Tufo e Taurasi, ma la sua gamma comprende anche dei vini insoliti, come questa Sirica, meritevoli di essere conosciuti.

siricaIl Sirica è prodotto a partire da tre viti prefillosseriche di oltre duecento anni, la cui analisi del DNA ha rivelato insolite parentele con il Syrah, il Refosco e il Teroldego e dalle nuove piante, riprodotte da esse, che oggi hanno poco meno di dieci anni. Il Sirica 2012 è un Campania rosso igt ed è un blend delle uve delle piante vecchie e nuove. Il vino, prima fermentato in acciaio e poi per un anno circa in barriques,ha colore rubino, all’olfatto   richiama frutti rossi maturi e lievi note vegetali: non ha grande struttura, ma tannini dolci e discreta persistenza: non adatto a lunghissimi invecchiamenti, ma adatto ad accompagnare i piatti della cucina del territorio (12-13 euro)..

Non sono vini immediati, quelli di Luigi Tecce. Sono vini che vanno aspettati e soprattutto riassaggiati. Qualche anno fa un suo Taurasi 2005, degustato alla cieca in mezzo a una serie impressionante di grossi calibri d’Italia e di Francia, fu una sorpresa per tutti. Due soli i vini di questa cantina di Peternopoli, nel pieno della DOCG Taurasi, 10.000 le bottiglie ricavate esclusivamente dalle uve dei 4 ettari di proprietà: il suo Taurasi, il Polyphemo, e un Aglianico dei Colli Taurasini, il Satyricon.

satyricon-luigi-tecce 1Questa volta parliamo del suo vino “minore”: per modo di dire, naturalmente. Il Satyricon è un Aglianico con la A maiuscola: dategli il tempo di dispiegarsi pienamente e vi sorprenderà. Un vino di grande struttura, quello del 2011, con tannini potenti,ancora serrati, naso intenso di ciliegie scure, tabacco, affumicato. L’alcol, come tutto il resto (15°) non gli fa certo difetto. Vuole le carni di agnello, arrostite alla brace (22-23 euro).

Risentiremo parlare dei rossi della cantina di Raffaele Guastaferro a Taurasi. Sui suoi quattro ettari di Piano d’Angelo (un altro storico cru del Taurasi) ha iniziato qualche anno fa una collaborazione con Antoine Gaita, il creatore di Villa Diamante, purtroppo oggi scomparso. Le vigne più vecchie sono ancora a piede franco, prefillosseriche, allevate con il sistema delle pergole avellinesi. Abbiamo assaggiato diversi vini, naturalmente soprattutto rossi: tutti hanno materia da vendere, ancora un po’ austeri, da decifrare.

taurasiriserva okCi è piaciuta e molto la Riserva di Taurasi Primum 2007: un rosso potente, di grande struttura, ciliegie, arance rosse, terra, una struttura tannica notevole, intenso e persistente (sui 28 euro).

Castelfranci è un altro terroir importante del Taurasi, e a Castelfranci è un’altra cantina che ne produce di eccellente, e di cui non abbiamo avuto occasione di parlare prima, quella di Michele Perillo. Possiede cinque ettari di vigna, con i quali produce due vini: un bianco, un Coda di volpe ,e , naturalmente, un Taurasi. Ho avuto modo assaggiare quello del 2005, un’annata non facilissima per l’Aglianico di questa zona. Qui poi siamo a 600 metri di altitudine sul livello del mare, Quella di Perillo è una vecchia vigna a pergola e l’Aglianico è di un clone particolare, detto localmente coda di cavallo. Il Taurasi di quell’annata è un po’ austero, come lo è da queste parti; colore granato, con un sottile orlo aranciato, naso complesso con note di frutti scuri, radici, cuoio; sul palato mostra una trama tannica fitta e ancora non completamente domata, acidità vibrante, notevole persistenza (intorno a 28 euro)

Non c’è solo Irpinia. Difatti ci sono due rossi, uno cilentano e l’altro del Sannio, che ci sono piaciuti per la loro semplicità e immediatezza di beva. Vini da osteria veri, il Bacioilcielo 2014 dei Viticoltori De Conciliis di Prignano Cilento e il Piediosso delle sorelle Mustilli. Il primo è un blend di aglianico, Barbera e Primitivo (sì, Primitivo, ce n'è ancora un po’ in questa parte della Campania) prodotto dal vulcanico Bruno De Conciliis.

bacioilcieloLa versione del 2014 (un vino da 6 euro in azienda) è un rosso fresco, molto fruttato, di franca rusticità che si fa apprezzare per la facilità di sorso. Un vino adatto ad essere bevuto anche d’estate a temperatura di cantina. Sarà una sorpresa per chi ricorda i vini rossi aziendali, molto ricchi, spesso opulenti ed esuberanti di alcol . La De Conciliis si conferma ancora una volta una cantina-guida per tutto il Cilento, con una gamma ampia e diversificata di vini bianchi e rossi (dai due Donnaluna bianco e rosso al Naima, il vino di punta). C’è anche un Baioilcielo bianco, un blend di Fiano (in maggioranza) e Malvasia: un bianco leggero, dal profumo di frutta gialla e fiori di campo: non ha il corpo del Perella e neppure del Donnaluna bianco, ma si distingue per la sua vena sapida e la facilità di beva. Se andate a prender vino in cantina, non trascurate qualche cartone del Selim, le bollicine “corsare” dei De Conciliis, una alternativa molto valida alla fiumana di Prosecco che ha ormai invaso enoteche e ristoranti.

L’altro vino rosso del quale abbiamo accennato è anch’esso un vino di entrata di gamma della cantina Mustilli di Sant’Agata dei Goti, grazioso borgo medioevale in provincia di Benevento, famoso anche per le sue mele annurche. Qui Paola e Anna Chiara Mustilli, subentrate al padre Leonardo, oltre alla classica Falanghina del Sannio Sant’Agata dei Goti, che ha reso famosa questa azienda, pioniera della vinificazione in purezza di questa varietà (quando abbiamo assaggiato quella del 2014 qualche mese fa era stata appena messa in bottiglia), e al suo rosso più impegnativo, il Cesco di Nece Aglianico di Sant’Agata, producono un Piedirosso, mai così buono e gouleyant come quello di quest’anno (2014). Siamo all’incirca sulla stessa fascia di prezzo del Bacioilcielo (6-7 euro: che volete di più?). Un rosso molto fresco, con un naso che sente il lampone e la fragolina di bosco e un soffio verde, molto equilibrato e leggero ma tutt’altro che vuoto in bocca.

Non dimentichiamo un po’ di Puglia. Forse ora è un po’ troppo caldo per i rossi che vi presentiamo, ma prendetene nota: vi torneranno utili a settembre, con i primi freschi. Dimenticati, chissà perché, dalle Guide, i vini della cantina Santa Lucia di Corato, che annovera tre dei migliori (e più costanti qualitativamente) Nero di Troia della denominazione Casteldelmonte: A partire dal più semplice ma “sicuro” Vigna del Melograno, alla più complessa riserva Le More e al fuoriclasse 0.618, faranno ricredere coloro che sono dubbiosi sui vini della varietà Nero di Troia, che trova le sue migliori espressioni in questo territorio. Il Vigna del Melograno 2012 è un 100% Nero di Troia, proveniente dalla vigna che gli dà il nome, di 4 ettari e mezzo in collina a 250 m. di altitudine, su un suolo molto calcareo. Le uve vengono vendemmiate a metà ottobre e il vino affina lungamente in acciaio, in fusti di legno da 35 hl., poi in vasche vetrificate e in bottiglia. Di colore rubino profondo con sfumature violacee, ha naso balsamico con note di frutta rossa e nera matura (ciliegie nere, prugne e lamponi); bell’impatto sul palato, tannini ben rilevati ma non aggressivi, buona persistenza (sugli 8-9 euro). Più impegnativa la riserva Le More, che diventerà DOCG dal 2012. Il 2011 che è ora in commercio è ancora un Castedelmonte DOC. 100% Nero di Troia della vigna Castigliola in comune di Corato: 1 ettaro e mezzo di estensione e una ventina d’anni di età, a 300 m. di altitudine. Questo vino trascorre 18 mesi in barriques di rovere francese di secondo e terzo passaggio. Di colore granata, ha naso intenso e molto balsamico; frutti rossi e neri (tra cui naturalmente le more), sul palato è intenso, caldo e di bella struttura . Il prezzo è pèiù elevato, aggirandosi sui 22-23 euro la bottiglia.

0618Il top della gamma è lo 0.618 (per chi non lo ricordasse è la famosa sezione aurea, che ci riporta a Fibonacci). E’ un fuoriclasse della sua categoria: proviene dalla stessa vigna de Le More, le cui uve sono raccolte tardivamente a fine ottobre. Il vino, dopo i 18 mesi di barriques, viene fatto affinare in bottiglia per almeno 5 anni. Noi abbiamo assaggiato la riserva del 2008, non ancora sul mercato (alla fine saranno 8 gli anni dalla vendemmia). E’ un Nero di Troia di grande potenza e struttura, intenso, ma di notevole finezza, e tannini eleganti. 30-35 euro se lo trovate in giro.

Non possiamo però parlare di Puglia e non parlare di Primitivo. Per par condicio, uno di Manduria e uno di Gioia del Colle. Si sa (quante volte è stato ripetuto) che i vini di Manduria sono più potenti e fruttati e quelli di Gioia del Colle più fini e minerali. Spesso è vero, ma talvolta non lo é. Assaggiate i vini della cantina Morella. Qui Lisa Gilbee, australiana innamoratasi di questo territorio e del Primitivo, produce dei Primitivo di Manduria che non hanno la marmellatosità che talvolta marca negativamente i rossi di questa zona . Lavorando con vigne molto vecchie, riesce a produrre dei Primitivo intensi, ma freschi e balsamici, che esprimono bene le potenzialità di questa uva spesso accusata di rusticità e di inutile e sovrabbondante alcol.

ImmagineNoi abbiamo riprovato recentemente il suo vino di punta, l’Old Vines, dell’annata 2011. 100% Primitivo da vigne molto vecchie, dal colore rubino davvero impenetrabile, intenso e balsamico all’olfatto, un’esplosione di frutti rossi e neri maturi; sul palato è avvolgente e speziato, con note di cacao e liquirizia; di grande persistenza e lunga chiusura. Venticinque euro più che ben spesi. Nella gamma due rossi igp , anch’essi a base di Primitivo, La Signora e il Mezzanotte,e un curioso blend di Primitivo e Malbec. C’è anche un Fiano che si fa apprezzare per semplicità (non banalità) e freschezza di beva .

Più a nord nella assai più piccola DOC Gioia del Colle, il Primitivo , pur mantenendo le sue caratteristiche varietali tipiche, “sente” la differenza dei suoli, la maggiore altitudine e le temperature più basse, dando, nelle sue migliori espressioni, dei vini ricchi di frutto, freschi, nonostante l’apporto vigoroso dell’alcol, e più finemente minerali. Ne è un esempio il Muro Sant’Angelo Contrada Barbatto di Nicola Chiaromonte . Questa azienda possiede circa 25 ettari di vigna, da cui ricava poco più di 100.000 bottiglie l’anno. In maggioranza vini rossi, a base di Primitivo, a partire da quello di entrata, l’Elé, un insolito uvaggio di Primitivo e Aglianico, per passare a quelli più impegnativi, come il Nigredo, il Muro Sant’Angelo, e il Contrada Barbatto, oltre alla rara (e costosissima) riserva.

barbattoIl contrada Barbatto 2011 è il nostro preferito: un Primitivo di Gioia proveniente da vecchie vigne ad alberello a poco meno di 350 metri di altitudine nel territorio del comune di Acquaviva delle Fonti. Non è un vino da bere a cuor leggero, con i suoi oltre 15 gradi di alcol, ma , come i migliori vino di Primitivo, riesce a mantenere uno straordinario equilibrio che non ne fa sentire il peso. Naso fruttato (ciliegie mature, gelsi neri, prugne), con evocazioni di macchia mediterranea, sul palato è fresco e vibrante, con ritorni di frutta rossa e nera e cacao. Insomma una gioia nel bicchiere, ma fate attenzione al dopo (22 euro). C’è anche un bianco nella carta della cantina Chiaromonte: il Kimia, un Minutolo in purezza (non un Fiano , come indica la scheda), dalla inconfondibile aromaticità, da bere come aperitivo o da tentare sui frutti di mare.

guardiolaChiudiamo le schede dei rossi con due assaggi di notevole spessore (entrambi oltre i 90 punti e dal prezzo non certo leggero) che vengono dalla terra miracolosa dell’Etna. Il primo è la versione 2012 del Contrada Guardiola Etna rosso della tenuta di Passopisciaro, una azienda della quale abbiamo già scritto in altre occasioni. Ancora giovanissimo, questo vino proviene esclusivamente da uve Nerello Mascalese (quindi senza Nerello Cappuccio) di una vigna centenaria di 2.3 ettari a oltre 800 metri di altitudine.La resa è bassissima, di soli 14 q.li per ettaro. Malolattica e affinamento sono effettuati in botti di rovere da 35 hl.,dopo la prima fermentazione in acciaio. Vino piacevolissimo di grande freschezza, dai sentori di arance rosse, frutti di bosco e marzapane; sul palato è vibrante, di grande armonia e minerale (sui 40 euro), Un grande rosso della Tenuta Passopisciaro, fondata nel 2000 a Castiglione di Sicilia, in provincia di Catania, da Andrea Franchetti, già proprietario della Tenuta di Trinoro in Toscana. A completare il quadro, i vini delle altre contrade (Sciaranuova, Porcaria, Chiappemacine) e il sempre affidabile Passopisciaro, oltre al Guardiola bianco, Chardonnay in purezza.

PrephylloxeraAltrettanto affascinante il Prephylloxera Vigna di Peppino della Tenuta delle Terre Nere 2008 di Marc De Grazia, che abbiamo ora riassaggiato a distanza di qualche anno in più dalla vendemmia. Si tratta del vino più prestigioso della eccellente gamma di vini (soprattutto rossi) di questa tenuta, con sede a Randazzo, in località Calderara: viene dalle uve di una vigna a piede franco di 130-140 anni di un ettaro, a 600 m. sul livello del mare.Colore granato, naso di notevole intensità, con note di confettura di frutti di bosco, caldo e avvolgente sul palato, con tannini setosi, lunghissimo (sui 60 euro).

Per finire, tre spumanti metodo classico molto diversi. Il primo, e il più semplice, è una Blanquette de Limoux brut della Cave des Vignerons du Sieur d’Arques: 90% Mauzac e il restante 10% diviso tra Chenin blanc e Chardonnay, ha un bel colore dorato pallido, perlage delicato, naso agrumato con note di fiori di campo e futti bianchi, fresco e vivo sul palato, con una chiusura molto piacevole.

aimery blanquette-de-limoux-248x353 Un vino da pochi euro in zona, qui qualcuno in più (circa 10-12  euro la bottiglia).  La cave des Vignerons du Sieur d’Arques è una grande cantina cooperativa, con 3.500 ettari di vigna, e produce annualmente 18 milioni di bottiglie: accanto a semplici, ma ineccepibili spumanti (Blanquette e Crémant), é una ampia collezione di vini fermi, bianchi, prevalentemente da uve Chardonnay, e rossi, da varietà bordolesi, syrah e grenache, di interesse minore. La Blanquette (bianco in catalano) deve il suo nome ad una sottile pruina bianca che ricopre le foglie dell’uva Mauzac , il principale ingrediente di questo spumante. Si tratta di una varietà locale dal caratteristico aroma di mela appena appassita, generalmente piuttosto tardiva (ultimamente vendemmiata però un po’ prima per preservarne l’acidità). La sua area di produzione è Limoux con altri 40 comuni del dipartimento dell’Aude, nella Languedoc . all’estremità occidentale della regione, praticamente ai piedi dei Pirenei.

Spumante-Rose-FelsinaOra parliamo di uno spumante inatteso: perché viene dalla zona del Chianti classico, che non è certo nota per i vini spumanti e perché, tra i suoi ingredienti, c’è l’uva Sangiovese. E si tratta dell’ingrediente principale, contribuendo per il 50% al blend, che comprende anche le tradizionali uve del Pinot nero (30%) e Chardonnay (per la restante parte). Si tratta di uno dei nuovi spumanti della Felsina, la nota cantina famosa per i suoi grandi vini rossi (Rancia, Fontalloro e Maestro Raro), di Castelnuovo Berardenga: il Brut rosé. Superata la sorpresa iniziale, lo spumante piace. Venti mesi sui lieviti, ha freschezza e complessità. Bel colore quasi ramato, naso fruttato (agrumi, frutti di bosco, note floreali), armonico, adatto ad accompagnare tutto il pasto (17-20 euro la bottiglia).Da provare.

Infine l’ultimo nato dell’azienda Monte Rossa di Bornato, in Franciacorta, una cantina e una regione, nelle quali invece gli spumanti sono di casa.

bottiglia FlamingoSi chiama Flamingo Rosé e va ad aggiungersi alle tradizionali cuvées della casa, dal Prima Cuvée brut, la sua etichetta di entrata, al Satin Sanseve, al Salvadek, al Coupé non dosato ai due Cabochon, le “ammiraglie”. 60% Chardonnay e il restante 40% Pinot nero costituiscono il blend di questa nuova Cuvée, prodotta con le uve di 12 diversi cru ripartiti su 70 ettari di vigna, parzialmente vinificate in acciaio e la rimanente parte in tini di legno. Il vino affina in bottiglia prima della sboccatura almeno 24 mesi: note di frutta rossa e speziate (noce moscata, cardamomo) al naso su fondo lievemente boisé, sul palato ha armonia e struttura. Adatto da tutto pasto (sui 28-30 euro la bottiglia)

Gli indirizzi:

Antinori- Fattoria Aldobrandesca, Loca. Scansanaccio-58010 Sovana (Gr),www.antinori.it

Antinori-Tenuta Badia a Passignano, via Passignano 33-50028 Tavernelle Val di Pesa, www.antinori.it

Antinori- Tormaresca, Loc. Tofano, C.da Torre d’Isola-76013 Minervino Murge (Bt), www.tormaresca.it

Bucci, via Cona 30-60010 Ostra Vetere (An), www,villabucci.com

Chiaromonte,vico Muro Sant’Angelo 6-70021Acquaviva delle Fonti (Ba), www.tenutechiaromonte.com

Coffele, via Roma 5-37038 Soave (Vr), www.coffele.it

Marisa Cuomo, via G.B. Lama16/18-84010 Furore (Sa), www.marisacuomo.com

Viticoltori De Conciliis, Loc. Querce1-84060 Prignano Cilento (Sa), www.viticoltorideconciliis.it

Domaine de la Cornasse, 4 rue de l’Equerre-89800 Beine (Bourgogne,France)

Paolo e Noemia D’Amico,Loc. Palombaro-Vaiano-01024 Castiglione in Teverina (Vt), www.paoloenoemiadamico.it

Franco Di Filippo,via Malcangi 99. 76125 Trani (Bt), www.moscatotrani.it

Fattori, via Olmo 6-37030 Terrossa di Roncà (Vr), www.fattoriwines.com

Felsina,via del Chianti101-53019 Castelnuovo Berardenga (Si), www.felsina.it

Feudi di San Gregorio, Loc. Cerza Grossa -83050 Sorbo Serpico (Av), www.feudi.it

Garofoli,via Carlo Marx 123-60022 Castelfidardo (An), www.garofolivini.it

Domaine Philippe Gilbert, Les Faucards-18150 Menetou-Salon,www.domainephilippegilbert.fr

Gini,via G.Matteotti, 42-37032 Monteforte d’Alpone (Vr), www.ginivini.com

Guastaferro,via Gramsci 2-83030 Taurasi (Av), www.guastaferro.it

I Favati, Piazza di Doanto 41-83020 Cesinali (Av), www.cantineifavati.it

Le Mandolare,via Sambuco 180-37032 Monteforte d’Alpone (Vr), www.cantinalemandolare.com

Les Crêtes,Loc. Villetos 50-11010 Aymavilles (Ao),www.lescretes.it

Monte Rossa, via Monte Rossa 1 rosso-25040 Bornato (Bs), www.monterossa.com

Morella,via per Uggiano 147-74024 Manduria (Ta), www.morellavini.it

Mustilli,via Caudina 10-82019 Sant’Agata dei Goti (Nn), www.mustilli.com

Passopisciaro,fraz. Passopisciaro, c.da Guardiola- 95012 Castiglione di Sicilia (Ct), www.passopisciaro.com

Perillo,c.da Valle19-83040 Castelfranci (Av), Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Ciro Picariello,via San Felice 21-83010 Capriglia Irpina (Av), www.ciropicariello.com

Pieropan,via Camuzzoni 3-37038 Soave (Vr), www.pieropan.it

Rocca del Principe,Contrada Arianiello, 9- 83030 Lapio (Av), www.roccadelprincipe.it

Tenuta San Francesco, via Sofilciano 18-84010 Tramonti (Sa), www.vinitenutasanfrancesco.it

Fattoria San Lorenzo,via San Lorenzo 6-60036 Montecarotto (An), Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Santa Lucia, strada San Vittore 1- 70033 Corato (Ba), www.vinisantalucia.com

Tenuta Sarno 1860.c.da Serroni 4b-83100 Avellino (Av); www.tenutasarno1860.it

Sieur d’Arques,Av. du Mauzac-11300 Limoux (Languedoc,France), www.sieurdarques.com

Luigi Tecce,via Trinità-83052 Paternopoli (Av), Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Tenuta delle Terre Nere,c.da Calderara-95036 Randazzo (Ct), www.tenuta terrenere.com

(Pubblicato il 16.7.2015)




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