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drink different

Piccoli assaggi: i cru di Pieropan, vini rumeni, Petit Chablis

 I Soave di Leonildo Pieropan.

I vini di Pieropan non sono certo una scoperta per gli intenditori e i wine lovers. I Pieropan sono stati tra i primi a credere nella personalità di questi vini, freschi ed eleganti e dalla insospettabile tenuta nel tempo,tanto da voler inserire orgogliosamente in etichetta l'indicazione dei cru. A parte la versione di base, già ottima e di costo ragionevolissimo (abbiamo recentemente avuto modo di apprezzare nuovamente   il vino dell'annata 2008), questa azienda esemplare propone due cru,molto diversi, ma entrambi di grande spessore e piacevolezza: il Calvarino (90/100) , che sorprende per la sua fragranza e il naso avvolgente (parliamo di un vino che é comunque alla fine del terzo anno dalla vendemmia, il 2007) e il La Rocca. Quest'ultimo, assaggiato anch'esso nella versione del 2007 (89), appare al momento leggermente più ritroso, ma comunque dotato di  una robusta eleganza e ancora molto giovane. Entrambi, caratterizzati da una notevole e fresca vena acida, hanno davanti a sé un ulteriore potenziale di evoluzione. Bevuti su un piatto di prosciutto e salumi dei colli vicini e di Monte veronese, un  formaggio del luogo , proposto in versione fresca e più stagionata, hanno rallegrato una piacevole sosta in una vineria all'ombra del bel castello di Soave.

Vini rumeni.

Che la Romania, come del resto la Bulgaria e l'Ungheria,potesse produrre vini di buona qualità, era certo noto da tempo, ma é altrettanto vero che le sue potenzialità non avevano avuto modo di esprimersi negli ultimi decenni durante il regime comunista. Da questo punto di vista è esemplare la vicenda della Vinarte, una azienda rumena, con partnership italiane e francese, I suoi quasi 180 ettari di vigna, reimpiantati negli anni ’60, a Vanju Mare, sul Danubio, e acquistati poco più di una decina di anni fa (nel 1998) , erano infatti ridotti molto male, fin quando Justin Uruco, un winemaker rumeno, che aveva avuto esperienze di lavoro in Italia, Francia e Germania, assistito da un consulente enologo toscano, ha avviato un programma sistematico di recupero e miglioramento delle vigne, che sta dando i primi risultati positivi. Abbiamo assaggiato tre vini di questa giovane Azienda. Forse un po’ meno interessante Il Castel Starmina Riesling italico 2009 (84/100), comunque ben fatto, di stile moderno, caratterizzato da piacevole freschezza e sapidità, agrumato con sentori di banana. Migliori i due rossi: il primo, da vitigno autoctono, il Feteasca Negra (Villa Zorilor Feteasca Negra 2009, 86/100),fermentato in acciaio, dal colore porpora con riflessi violacei, con sentori di frutti di bosco, tannini morbidi e vena acida avvertibile; il secondo da vitigno internazionale, ma da sempre presente in Romania, il Merlot (Castel Starmina Merlot 2008, 85/100), con una piccola percentuale (5%) di Cabernet Sauvignon, anch’esso solo acciaio e vetro, rubino brillante, naso intenso di frutti di bosco e prugna, di buona struttura, equilibrato.

 

 Petit Chablis.

Petit_ChablisIl Petit Chablis è un’appellation village , di un piacevole vino bianco da uve Chardonnay, che naturalmente, pur proveniente dallo stesso territorio, ha poco da spartire con i grands crus di Chablis. La sua area di produzione, posta su un un plateau calcareo, geologicamente assai più recente del mitico Kimmeridgiano caratteristico dei terreni dei grandi vini della Yonne, ad altezze variabili tra 230 e i 280 metri di altitudine nei comuni della valle del Serein, comprende poco meno di 800 ettari complessivi. Quello che vi segnaliamo , anche per la sua discreta reperibilità in enoteca, è il Petit Chablis di William Fèvre, Domaine giustamente molto reputato dello Chablisien, dal 1998 di proprietà Henriot (sì, il produttore di Champagne, di cui segnalo la Cuvée des Enchanteleurs, ancora disponibile nell’eccellente millesimo del 1996, proprietario anche della Maison Bouchard père et fils a Beaune). Questo Domaine produce alcuni dei migliori grand crus di Chablis, primo fra tutti Le Clos,al quale va la mia prefernza, ma senza dimenticare Bougros (e in particolare il Bougros Côte de Bouguerots), les Preuses e Valmur, anch’essi ragguardevoli . I suoi vini si distinguono per una grande purezza, direi essenzialità, che li porta ad essere inizialmente reticenti, ma capaci di esprimersi poi a livelli di grandissima eleganza anche per più di un decennio (penso al Le Clos 2004 e 2005, ancora in evoluzione). Questo Petit Chablis, provato nella versione del 2008, ha molta grazia, ha colore giallo poco carico- verdolino ed esibisce una gioiosa freschezza agrumata, con nuances delicate di fiori bianchi e una avvertibile mineralità.. Ottimo come aperitivo, magari per accompagnare qualche ostrica, da servire un po’ più fresco di uno Chablis, ma non freddo (10-12 gradi). Una curiosità. Il Domaine Fèvre produce anche una piccola quantità di St. Bris, l’unico vino (si tratta anche in questo caso di una semplice appellation village) dello Chablisien prodotto con uve Sauvignon, anziché Chardonnay.Si tratta di un vino semplice e molto piacevole di grande freschezza , molto fruttato, da consumare giovanissimo (Pubblicato l'8.12.2010).

 

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