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drink different

Alla scoperta del Cacc'e Mmitte

Lucera 1Nel Nord della Puglia c’è una piccola DOC dal nome apparentemente incomprensibile (Cacc’e Mmitte) ancora molto poco conosciuta, ma che vale la pena di scoprire. Ebbene, almeno per ora, è una delle poche che sembrano funzionare bene nello stanco universo delle DOC pugliesi, ormai troppo numerose per catturare davvero una realtà in continua evoluzione . “Bene” nel senso che , senza incorrere in una eccessiva uniformità, esprime perfettamente le caratteristiche e direi “l’anima” di un territorio, come quello dauno. (Nella foto , un dettaglio del Duomo di Lucera).

Partiamo dal nome: Cacc’e Mmitte (Caccia, tira fuori, e mitte, metti dentro) sembrerebbe evocare trasgressive abitudini alimentari attribuite agli antichi romani di ingurgitare e rimettere cibo. Nulla di tutto questo: in realtà evoca l’antica tradizione per la quale i contadini, che possedevano vigna, ma non anche una cantina attrezzata, portavano le loro uve nei palmenti dei proprietari più ricchi, per vinificare le uve, pagando l’uso della cantina a giornata. Occorreva dunque portar via il mosto appena pronto dalle vasche di vinificazione, per far posto alle uve di un altro contadino.

La DOC é stata istituita quarant’anni fa, alla fine del 1975 (con decreto pubblicato nel mese di marzo dell’anno successivo), e il suo disciplinare è stato aggiornato con due DM successivi, del 2011 e del 2013. Si tratta di un vino probabilmente antichissimo, che ha mantenuto nel suo disciplinare l’usanza contadina di vinificare le proprie uve tutte insieme, quale che ne fossero il colore e la maturazione raggiunta, e che, anche nelle sue espressioni migliori, conserva una nota di quella rusticità che lo caratterizzava. Ora rinasce dopo un lungo periodo di oblio, che lo stava portando lentamente alla scomparsa.

E’ stato un dinamico produttore lucerese, ben radicato in quel territorio, nonostante la sua vita di imprenditore nel campo della consulenza aziendale lo avesse portato altrove, a riscoprirla e a innamorarsene, Alberto Longo. Questi, in occasione di un viaggio in California effettuato una quindicina di anni, fa restò colpito da quella realtà così evoluta eppure anche così integrata nel mondo rurale, da stimolarlo a portare un po’ di quello spirito di innovazione nel sonnacchioso mondo della vitivinicoltura della sua regione.In breve iniziò a produrre il suo Cacc’e Mmitte , riportando poi in vita la vecchia Cantina cooperativa Svevo di Lucera,in pieno declino, e rendendola nuovamente produttiva. Con Alberto Longo , il cui dinamismo imprenditoriale è stato certo decisivo, alcuni altri produttori hanno cominciato a produrre il loro Cacc’e Mmitte (oggi sono sei). Sono tutti di livello più che soddisfacente: vini puliti, piacevolmente rustici ma non rozzi, autentici, adattissimi ad accompagnarsi ai saporosi formaggi del luogo (da provare sul canestrato più stagionato) e sui primi piatti conditi con sughi di carne.

La campagna del Lucerese (la DOC comprende i comuni di Lucera,Troia e Biccari) vale davvero la pena di una gita: diciamo un week-end lungo, di due-tre giorni, anche per ragioni diverse dal vino. Oltre a visitare le città che vi sono comprese (Lucera con il suo centro storico e il suo castello federiciano, e Troia con la sua magnifica cattedrale, ma , uscendone un po’, la vicina San Severo: molto bello il suo centro antico barocco), calatevi in un paesaggio, non appariscente, ma non privo di fascino: è una bella campagna ondulata, interrotta di tanto in tanto da antichi casali e moderne masserie, e le realtà contadine che vi si trovano sono solidamente radicate nella tradizione, o meglio nell’aspetto positivo della tradizione.

Casolare daunoTutte queste piccole aziende (la più grande non va oltre le 150.000 bottiglie l’anno, ma qualcuna arriva appena a 10.000) non producono solo vino, ma anche ottimo olio (provate le cultivar locali, oltre alla assai più nota coratina, la nasuta e la splendida peranzana), talvolta sono aziende agricole globali, che producono molte altre buone cose, come eccellenti pomodori, conserve,e altri prodotti tipici della zona. (Nella foto: un antico fabbricato nelle campagne del lucerese).

A portata di auto sono interessanti aree archeologiche , come l’antica Herdonia , isole culturali, come quella franco-provenzale di Faeto e Colle San Vito. Nella parte più alta, il cosiddetto SubAppenino Dauno, con i suoi bellissimi borghi di origine medieovale, come Bovino, Pietramontecorvino o Faeto,scoprirete che non è vero che la Puglia è una regione completamente piatta: qui ci sono diverse cime (il Monte Cornacchia, con i suoi 1152 metri è la più alta) che superano i 1000 metri di altitudine.

Ma torniamo ai vini. Naturalmente partiamo dalla cantina più conosciuta, quella di Alberto Longo.Fondata nel 2000, questa bella azienda può contare oggi su 35 ettari vitati. Con le sue 150.000 bottiglie l’anno è la più grande di quelle considerate. Nei non molti anni della sua vita, questa cantina si è fatta rapidamente apprezzare per i suoi vini, di bello spessore e grande pulizia.

477syrahLe sue etichette più importanti sono il Nero di Troia Le Cruste (oggi in commercio quello della vendemmia 2011) e il sorprendente 4.7.7, da una piccola vigna di Syrah, dedicato al figlio Giovannino, nato l’anno della prima vendemmia, quella del 2007 (ora é in enoteca l’annata 2010).

Il suo Cacc’e Mmitte 2012 (dal tradizionale blend di Nero di Troia,50%; Montepulciano, 35%; e saldo di Bombino bianco) ha bel colore rubino con riflessi violacei, naso di frutti rossi e neri,sul palato è sapido e speziato, dotato di una buona innervatura acida.

caccemittluceraIn gamma, accanto a un Negroamaro, piacevolmente varietale, il Capoposto (qui siamo fuori dalla zona classica, ma non dimentichiamo che il Negroamaro è una delle varietà più diffuse di questa regione), tra i rossi, c’è anche un Aglianico, oggi alle sue prime (buone) prove, ma che crescerà, il Montepeloso. Poi un rosato , il Donnadele, e due bianchi da varietà locali, la falanghina e il bombino , due spumanti charmat, ai quali presto se ne affiancheranno due vinificati alla champenoise, uno dei quali sarà un Nero di Troia rosé. Tutti i vini sono di buon livello e di qualità affidabile.

La Cantina La Marchesa è un’altra bella realtà della campagna lucerana. I proprietari, Sergio Lucio Grasso, che ne è anche agronomo ed enologo, e la moglie Marika Maggi hanno creato una cantina molto moderna, nella quale vengono vinificate le uve di proprietà: soprattutto Nero di Troia, e le altre varietà locali, come il Montepulciano e il Bombino.

MarchesaCon le uve dei suoi 14 ettari di vigna,  questa Tenuta , che produce annualmente circa 50.000 bottiglie, oltre a uno dei migliori Cacc’e Mmitte che abbiamo provato, ricava un piacevolissimo rosato, il Melograno, una bella riuscita pur nella difficile annata 2014, dalla vinificazione in bianco di Uva di Troia , e un eccellente rosso , anch’esso 100% Nero di Troia, dal nome significativo di Nerone: abbiamo apprezzato la versione del 2011, molto promettente, ma ci siamo innamorati del 2009, un rosso dai toni elegantemente floreali dotato di una bella mineralità: uno dei vini più interessanti prodotti con questa varietà. Di minore rilievo, a nostro parere, i due bianchi: un po’ semplice, ma fresco e fruttato il Quadrello, da uve Bombino, più ambizioso, ma da calibrare meglio, il Capriccio, da uve Fiano , passato in barrique, che forse avrebbe bisogno di un affinamento più lungo.(Nella foto: alcuni dei vini della Cantina La Marchesa degustati)..

Molto riuscito il Cacc’e Mmitte del 2012 (Uva di Troia, Montepulciano e Bombino bianco), di bell’equilibrio, fresco e vigoroso, al naso toni balsamici, susine scure e note di macchia mediterranea, tannini ben misurati..

Ho scoperto solo recentemente la Cantina Masseria nel Sole, che non conoscevo. Oltre ad olio di oliva biologico, questa azienda produce alcuni vini non privi di interesse da poco più di 4 ettari di vigna (2.8 da varietà rosse e 1.5 da varietà bianche). Con la proprietaria, Valeria Pitta e il giovane enologo, Cosimo Cristiano Chiloiro, abbiamo degustato tutti i vini in produzione.

GigolòQuello che ci ha maggiormente colpito è proprio il Cacc’e Mmitte Gigolò, da noi assaggiato nella sua versione più recente, quella del 2013: un Cacc’e Mmitte molto tipico, dal bel colore rubino, all’olfatto note di ciliegia, frutti rossi e susine, con note di macchia mediterranea , sul palato è teso e minerale, con tannini molto ben calibrati. Una delle migliori riuscite dell’annata.(Nella foto: il Gigolò e altri vini della Masseria nel Sole). 

Pas DosèUna piacevole sorpresa è stato un gradevole spumante metodo classico, da uve bianche locali (Bombino bianco e Falanghina), il Pas Dosè 2011: un esperimento, che verrà ripetuto, di Cristiano Chiloiro, che oggi cura anche la produzione degli spumanti della Domini Dauni, un’antica cantina poco conosciuta della vicina San Severo, che comincia a farsi apprezzare per le sue bollicine. In gamma altri due vini rossi: uno da un blend classico di Montepulciano e Nero di Troia, il Canta la luna , di buona tipicità territoriale, e il più ambizioso  Diabolik.ò, insolito uvaggio di Syrah (50%), chiaramente dominante al naso e sul palato, e, per il resto in parti uguali Montepulciano e Nero di Troia, dalle note fumé e di pepe nero. Su tutte le bottiglie le originali e un po’ inquietanti etichette disegnate dal marito della signora, che è un apprezzato artista.

Eccoci infine alla Agricola Paglione, altra bella realtà agricola, nel senso ampio del termine, sita nella contrada Perazzelle di Lucera. I suoi 4.7 ettari di vigna sono coltivati rigorosamente in biologico : da essi ricava appena 10.000 bottiglie l’anno a partire dalle tipiche varietà locali. Piacevolmente rustico e un po’ nostalgicamente retrò il vino bianco di questa cantina, L’Eclettico 2014, da uve Bombino e Malvasia bianca in parità:giallo paglierino, delicatamente aromatico, (all’olfatto la Malvasia prevale nettamente sul più neutro Bombino), note di frutta gialla matura, di bella sapidità. Da scoprire.

Ci sono piaciuti molto i due rossi, il più semplice Caporale (è il soprannome del padre del proprietario, Beniamino Faccilongo),   e il più impegnativo Perazzelle (dal nome della contrada nella quale si trova la cantina), entrambi Cacc’e Mmitte DOC.

CaporaleIl primo, di cui abbiamo assaggiato il 2013 e il 2014, proviene da impianti ancora molto giovani (5 anni) di Nero di Troia e Montepulciano, a bacca rossa, e Bombino bianco. Il Perazzelle si discosta lievemente dal blend tradizionale , pur restando nell’ambito delle varietà ammesse dal disciplinare: Sangiovese al posto del Montepulciano e un po’ di Malavasia bianca aggiunta al Bombino, naturalmente col Nero di Troia, e proviene dalla vinificazione delle uve di una vigna lievemente più vecchia (otto anni).

PerazzellePur appartenendo alla stessa denominazione, i vini sono abbastanza diversi: più rustico, dalla beva molto piacevole, vero vino da osteria, nel senso migliore del termine il primo, più fine il Perazzelle, dalle note balsamiche, naso fruttato (ciliegia, frutti rossi e scuri), con un soffio floreale (violetta, peonia), sul palato è teso e piacevolmente speziato.

(Nella foto di sotto: un dessert a base di una ormai rara varietà di frutta locale, l'azzeruolo, proposto in una locanda dellee campagne lucerane).

azzeruoliSe visitate l’Agricola Paglione, non dimenticate di fare scorta delle sue conserve di pomodori e dei pregiato olii d’oliva monocultivar (coratina, peranzana e nasuta). I Faccilongo hanno recentemente aperto un punto vendita anche a Lucera, dove si possono ritrovare tutti i loro prodotti, tra cui ottime paste di grano Senatore Cappelli.

 

Alberto Longo, S.P. 5, Lucera-Montecorvino km. 4-71036 Lucera (Fg), www.albertolongo.it

 

Cantina La Marchesa, via Ciaburri, 101-71036 Lucera (Fg), www.vinilamarchesa.it

 

Masseria nel Sole Società agr. a r.l., vile Orazio-71036 Lucera (Fg), www.masserianelsole.it

 

Agricola Paglione s.s. di Albano Maria Costanza e Figli, S.P. 116 km. 9,8-71036 Lucera (Fg), www.agricolapglione.it

 




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