Questo sito utilizza i cookie per finalità di navigazione, autenticazione e altre funzioni. Navigando su questo sito, cliccando su 'Accetto' acconsenti all'installazione dei cookie sul tuo dispositivo.

Visualizza Privacy Policy

Visualizza i documenti della direttiva europea

Hai rifiutato i cookie. La decisione è reversibile

Hai acconsentito all'installazione dei cookie sul tuo computer. La decisione è reversibile.

drink different

I vignaioli parlano ancora

 

 

Mi ritrovo in una delle ampie sale dell’Hotel Rondò di Bari, dove si è riunita l’Associazione “Parlano i vignaioli”, fondata il marzo scorso da un gruppo di appassionati vignerons di varie regioni d’Italia. Dopo il raduno tenutosi nella stessa sede l’anno scorso, i produttori affiliati sono di nuovo qui per proporre agli appassionati un’ampia selezione dei loro vini.

 

Patron dell’evento è Massimo Lanini, noto anche come “fiorentino in Bari”, bravo e appassionato ristoratore de “Le Giare” (nello stesso sito dell’Hotel), locale già recensito su questo blog.

Sono d’obbligo due parole su Massimo: da tempo dico che, se esistesse un riconoscimento per l’operatore che maggiormente si è prodigato per promuovere la conoscenza e la diffusione della buona tavola e dei buoni vini, almeno per la città di Bari, non avrebbe rivali. Mi sarebbe impossibile citare tutte le iniziative da lui suscitate oppure ospitate (talvolta del tutto gratuitamente) presso il suo ristorante, sempre aperto ad amici ed appassionati. Lui e la moglie Flora sono dei veri padroni di casa capaci di far sentire anche chi vi capita la prima volta come amici che non si vedevano da un po’, e tutti sanno quanto , oltre naturalmente alla qualità del cibo e del vino, sempre comunque assicurati, quest’arte spontanea dell’accoglienza sia importante per trascorrere una serata piacevole e rilassata.

 

Per farla breve, mi trovo in questo simpatico raduno di sostenitori del metodo cosiddetto “naturale”. Personalmente penso che questo termine, pur di grande efficacia evocativa, perché rispecchia un’esigenza che tutti abbiamo in fondo al nostro animo, sia troppo semplice e in parte vaga, rispetto ad altri termini, che però vi sono solo in parte rappresentati, come “biologico” o biodinamico. Cosa significa davvero naturale? Come molti altri concetti un po’ polisemici noi ne “sentiamo” il significato, ma saremmo in grande imbarazzo a definirne in modo preciso i contenuti. Questo nome infatti è un po’ come un grande ombrello, che comprende di tutto: grandi appassionati, idealisti, vignaioli geniali, veri e propri talebani. Non tutti i vini, diciamolo pure, sono davvero buoni per il nostro gusto, ma ne è apprezzabile l’ispirazione e giusta è la direzione: cercare prodotti che esprimano in modo semplice e sano il piacere di bere un bicchiere di vino, senza avvelenarsi con la miriade di sostanze ed additivi che la legislazione pure consente, anche per i vini più garantiti.

 

Girando tra i tavoli, assaggiando per la prima volta o riassaggiando vini già provati in anni precedenti, ho ritrovato alcuni vini interessanti, che già mi avevano colpito, ed anche alcune gradevoli sorprese. Voglio parlare appunto di una di esse, e cioè dei vini della tenuta Quarticello. Come quelli di molte aziende “naturali” essi non nascono da terroirs di fama conclamata né da varietà nobili : siamo in Emilia, a Montecchio Emilia, in provincia di Reggio , e le varietà impiegate non si chiamano nebbiolo, pinot nero o sangiovese, ma malvasia di candia, lambrusco maestri e malbo gentile (sapete cos’è?). I risultati sono comunque di apprezzabile pulizia e di gradevole rusticità. Insomma sono vini che si possono bere in tutta tranquillità e rilassatezza, magari davanti a un camino, insieme con pochi amici. Ma niente affatto banali. A produrli è un giovane enologo della provincia di Reggio, Roberto Maestri, la cui giovane azienda (è nata nel 2001 con l’acquisto delle prime vigne) ha preso nome dalla contrada nella quale si trova. Gli ettari di terra di proprietà sono otto, ma quelli destinati a vigna sono solo 5. Il sistema di allevamento adottato è il guyot e le piante hanno un’età variabile tra 8 e 35 anni. Vi sono coltivate solo varietà autoctone, secondo i dettami della cultura biologica, senza impiego di prodotti di sintesi, utilizzando solo rame e zolfo e concimi organici. La vinificazione è di tipo tradizionale , senza filtrazione e con un impiego ridotto di solforosa.

 

La cantina produce una Malvasia di Candia spumantizzata con il metodo delle rifermentazione naturale in bottiglia, il Despina, fresca e vivace , gradevolmente aromatica, una ferma, da uve parzialmente surmature, Le Mole, più intensa, dotata di maggiore struttura , e una da uve appassite, la Stradora, che non ho assaggiato. Mi sono piaciuti i tre rossi: il Ferrando è un rosso frizzante da Lambrusco Salamino in purezza, il Neromaestri, forse il più interessante dei tre, blend per metà di Lambrusco Maestri, con un 30% di Grasparossa e il 10% ciascuno di Malbo gentile e Ancellotta, e il Bordone, un insolito vino rosso da Malbo gentile in purezza. Il Lambrusco Salamino e il Lambrusco Maestri sono forse , tra le varietà della famiglia dei Lambruschi, quelle con le superfici maggiori. Il Salamino è più frequentemente vinificato come dolce o semi-dolce, e unisce la fragranza di un Lambrusco di Modena con la maggiore potenza e struttura di un Grasparossa. Il Ferrando 2014 è però secco, leggermente tannico, con un bel naso di violetta, rose e bacche nere. Il Neromaestri, come si è detto, è un blend di uve di varietà locali, con una presenza maggioritaria di Lambrusco Maestri, un Lambrusco molto fruttato dall’aroma di ciliegie nere e prugne. Rifermentato in bottiglia, il Neromaestri 2014 è gradevolmente asciutto, ha struttura, pur conservando una bella beva, ottimo per accompagnare salsicce e salumi affumicati. Infine il Bordone, 100% Malbo gentile, una varietà tipica emiliana, nota già nell’800, talvolta confusa con l’Ancellotta: un po’ impropriamente detta gentile, perché è invece abbastanza tannica, e richiede un certo periodo in legno. Talvolta è inserito in uvaggio nel Lambrusco Grasparossa e in quello reggiano.Molto colorato, il Bordone 2014 ha sapore deciso, discreta struttura, profumo intenso di more, anche sciroppate, assai adatto ad accompagnare la saporita cucina regionale.

N.B. : La degustazione si é svolta il 18 gennaio 2016.

Az.agricola Quarticello, via Matilde di Canossa 1/A,420127 Montecchio Emilia (RE), www.quarticello.it

Ristorante Le Giare, Corso Alcide De Gasperi 308F, 70125 Bari, www.legiareristorante.it

 

.




 Privacy Policy