Questo sito utilizza i cookie per finalità di navigazione, autenticazione e altre funzioni. Navigando su questo sito, cliccando su 'Accetto' acconsenti all'installazione dei cookie sul tuo dispositivo.

Visualizza Privacy Policy

Visualizza i documenti della direttiva europea

Hai rifiutato i cookie. La decisione è reversibile

Hai acconsentito all'installazione dei cookie sul tuo computer. La decisione è reversibile.

drink different

Il profumo della ginestra: gli splendidi bianchi di Amalfi

osteria-reale-tramonti-gete-8Quello raffigurato nella foto non è un albero di ulivo, come potrebbe sembrare a prima vista per la sua grandezza. Ebbene: è un ceppo di vite della vigna centenaria della cantina Reale a Tramonti, nella penisola amalfitana. Molte di quelle viti furono piantate prima dell’arrivo della fillossera e sono pertanto a piede franco, in quanto l’insetto devastatore, che distrusse pressoché interamente i vigneti d’Europa tra la metà dell’800 e il secolo scorso, dovette arretrare di fronte alla resistenza di pochi territori, i cui suoli, sabbiosi,vulcanici, morenici oppure semplicemente perché molto isolati riuscirono a sottrarsi al flagello.

Non sono molte le isole che si sono salvate nel nostro paese: il Sulcis, l’Etna e i Campi Flegrei, sono tra queste. Anche la penisola amalfitana. Difatti ceppi di vite altrettanto antichi si trovano poco distante anche nella vicina Tenuta San Francesco. Uno spettacolo da vedere, sulle terrazze faticosamente ricavate sui fianchi delle colline e con le caratteristiche pergole dei loro impianti.

Il vino che presentiamo per primo, in questo articolo, ci porta in una frazione di questo piccolo centro della penisola amalfitana, Gete di Tramonti. Furore, dove si trova la cantina forse più famosa di questa zona, quella di Marisa Cuomo, è a un tiro di schioppo, così come lo sono Amalfi, Ravello e le altre località più note di questo bellissimo territorio. Qui , oltre a panorami e borghi di struggente bellezza, si trova una vero patrimonio di diversità sensoriale. La peculiarità dei vini prodotti in questi luoghi non è costituita però solo dallo spettacolo di vigne che , per la loro età, farebbero impallidire le più vetuste delle vieilles vignes della Borgogna. Il fatto è che qui, e solo qui, è possibile trovare alcune varietà locali di grandissima suggestione. Lo Chardonnay e il Sauvignon, di cui è pieno il resto del mondo globalizzato non sono mai arrivati: al loro posto sono la la pepella, il fenile, la biancazita,il ripoli, il biancolella, il tintore: nomi che più local non potrebbero essere. Non li troverete se non nelle terre e nelle isole che sono tra Napoli e Salerno.

aliseoMi ha molto colpito l’Aliseo 2015 della Famiglia Reale, una cantina (con annessa una bella locanda e alcune camere per gli ospiti desiderosi di fermarsi) forse più nota per i suoi vigorosi rossi da uve Tintore e Piedirosso (Per’e Palummo), e per il suo profumato rosato Getis. L’Aliseo è un vino bianco (se ne producono solo 2000-2500 bottiglie l’anno) di bella personalità, delicato ma non fragile, di esemplare freschezza agrumata, finemente aromatico, con un frutto molto seduttivo, nel quale si succedono evocazioni floreali, di erba, scorza di limone e nettarina, attraversato da una vena piacevolmente salina. I Reale lo producono con le uve (un blend di biancolella, biancazita e pepella) di due vigne praticamente centenarie o che si avvicinano a quell’età, casa De Rosa (impiantata nel 1920) e Vigna Diana (1929) in località Cardamone. Il Biancolella è una varietà molto conosciuta soprattutto nell’isola d’Ischia, nella quale sarebbe stata portata , secondo una tradizione mai verificata, ma di grande suggestione, dagli Eubei otto secoli prima di Cristo. Lì è impiegata da sola (come nel Vigna Frassitelli di D’Ambra, vero grand cru dell’isola, una vigna spettacolare, a 600 metri sul livello del mare) o in blend con la Forastera, altra varietà tipicamente isolana. Il Biancolella è diffuso anche nelle altre due isole partenopee, Capri, dove è più conosciuto come San Nicola, e Procida (con il nome di Teneddu) e naturalmente nelle penisole sorrentina e amalfitana. E’ una varietà di grande fascino: i suoi vini rappresentano la quintessenza della mediterraneità, per la loro anima solare, i sentori di fiori ed erbe aromatiche (dalla menta all’origano) su fondo decisamente salino. La Biancazita è l’altro nome della Ginestra, varietà per eccellenza della Costa d’Amalfi, che non a caso è grande protagonista dei vini di queste zone: da non confondersi con la Falanghina beneventana, come è accaduto in passato, dalla quale va invece distinta. Si tratta di una varietà vigorosa, tendenzialmente produttiva: i vini che se ne traggono sono naturalmente ricchi di zucchero e meno acidi. Specie in blend dà splendidi risultati, come le altre varietà autoctone di queste parti. Infine la Pepella (che contribuisce all’incirca per il 10% al blend dell’Aliseo), dai sentori tipicamente floreali : i suoi acini sono molto piccoli, quasi da sembrare acini di pepe (donde il nome). La Pepella è al contrario una varietà scarsamente produttiva, caratterizzata da una elevata acidità e debolmente alcolica. Importante per l’equilibrio del vino di cui stiamo parlando, temperandone la tendenza all’opulenza.

per-eva-2015Un altro vino bianco di grande interesse di queste parti è il Per Eva, prodotto da una cantina non distante da quella dei Reale, nello stesso comune. Lo produce da qualche anno la Tenuta San Francesco, una piccola , giovane azienda , nata nel 2004 dallo sforzo congiunto di tre famiglie del luogo, i Bove, i D’Avino e i Giordano , che si sono distinte anche per la meritevole attenzione alla conservazione delle vecchie vigne a rischio di espianto. Il Per Eva, il cui nome è una romantica dedica alla moglie di Gaetano Bove, come compenso del tempo che la cura della vigna le ha sottratto da parte del marito, è il cru dei bianchi di questa cantina, che produce anche alcuni interessanti rossi da uve Tintore e Piedirosso , le uve rosse per antonomasia di questa zona. Per Eva proviene da una bella vigna, da tempo nota per la sua vocazione qualitativa, nota anche come Vigna dei preti, che un tempo la possedevano, e da un blend, nel quale è protagonista la falanghina, una varietà più conosciuta come tipica del Sannio beneventano, ma che qui c’è sempre stata. Falanghina per il 65% dunque, ginestra ( o biancazita) per il 30% e il saldo di pepella. Si tratta di un vino che tende maggiormente all’opulenza: proviene da uve surmature vendemmiate tardivamente, con un apporto significativo di alcol, progettato per durare nel tempo. Non gli fanno però difetto la freschezza floreale, caratteristica dei vitigni e dei luoghi, né il timbro decisamente salino , che si ritrova in tutti i vini della penisola.




 Privacy Policy