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E' Greco e sa di zolfo: un bianco irpino da non perdere

grecvcIl Greco, che tutti chiamano, un po’ impropriamente, Greco di Tufo, è, dopo il Fiano, la seconda varietà , per importanza e per estensione, dell’Irpinia: non però della Campania, dove è invece più diffuso del Fiano. Non va confuso con il Greco detto bianco, tipico della Calabria, più raro e meno famoso, ma anch’esso di grande interesse enologico. Non si tratta certo di un’uva “facile”, sia dal punto di vista strettamente viticolturale, sia per quanto riguarda la sua vinificazione.

Per quanto riguarda il primo aspetto, la sua tardività nella maturazione complica non poco la vita dei vignaioli, in quanto a ottobre le condizioni climatiche, nelle zone nelle quali si trova, generalmente fresche e in altitudine, piegano verso il piovoso. E’ anche un’uva vulnerabile all’oidio, alla peronospora e alla muffa grigia, verso cui ha una resistenza minore di quella di altre varietà locali, come la Coda di Volpe. Dal punto di vista enologico, invece, per la sua ricchezza in polifenoli, tende facilmente a ossidarsi e sballare in volatile. Detto ciò, nelle zone di elezione, tra le quali è naturalmente Tufo, dà però, specie nelle annate più favorevoli, vini splendidi , capaci di reggere il confronto con i migliori bianchi italiani. Vini che possono affrontare bene il peso degli anni (l’acidità non fa loro difetto), ma affascinanti nella loro giovinezza: sono vini ricchi, grassi, spesso opulenti e alcolici, nei quali i sentori fruttati (pesche bianche, pere, frutti tropicali) si combinano con sensazioni floreali e sbuffi di zolfo.

Tra questi è certamente il Vigna Cicogna dell’azienda Benito Ferrara, ben conosciuto dagli appassionati anche per la sua grande continuità qualitativa. Quella di Tufo, come dice D’Agata, è una viticoltura “estrema”, non soltanto per l’altitudine sul livello del mare delle vigne (oltre 500 fino a 600 metri), ma anche per la ripidità delle pendenze: in quei siti è davvero difficile, se non impossibile, l’impiego di macchine e tutto deve essere lavorato a mano. Si tratta di suoli vulcanici, molto poveri di nutrienti, ma ricchi di argille, calcare e ghiaie, nei quali abbondano gesso e zolfo (non dimentichiamo che Tufo era famosa per le sue miniere di zolfo). Altre zone di grande pregio per il Greco sono anche Santa Paolina (con Tufo, l’altro grand cru del Greco, adottando la terminologia borgognona, secondo Ian D’Agata) e Montefusco (un premier cru): qui le altitudini sono lievemente minori, minori le pendenze, i suoli più ricchi (vi abbondano le argille e le componenti organiche), con l’aggiunta di ferro.

L'azienda Benito Ferrara ha radici antiche, risalenti al periodo dell’unità d’Italia (1860). Oggi si estende su 8 ettari. Tutte le superfici vitate ricadono nel comune di Tufo, nella frazione San Paolo, un'area tradizionalmente molto vocata per la coltivazione del vitigno Greco di Tufo, e nel comune di Montemiletto per quella dell’Aglianico, da cui nascono i tre rossi aziendali (due Irpinia Aglianico e il Taurasi Vigna Quattro Confini). I terreni godono di una posizione ideale, tra i 450 e 600 m sul livello del mare, con esposizione a mezzogiorno. Il Vigna Cicogna, da una vigna di circa un ettaro in splendida posizione, è il gioiello aziendale. Affiancato ad esso è l’altro Greco di Tufo DOCG Terra d’Uva, mentre il Greco di Tufo Due Chicchi è un Campania IGT. Il Vigna Cicogna 2015 è una versione molto riuscita, da un’annata ricca fino all’opulenza, dal frutto molto maturo. Di colore giallo dorato, il vino profuma di fiori gialli, frutta bianca, ananas, miele. Molto sapido e minerale, sul palato ha toni affumicati, lunga chiusura salina, con una marcatura lievemente sulfurea (91/100).

Altri Greco di Tufo irpini affascinanti sono il G di Pietracupa, il Tornante di Vadiaperti-Traerte, e, molto diverso, l’Exultet di Quintodecimo.

Benito Ferrara: Frazione San Paolo, 14/A, 83010 Tufo (AV), www.benitoferrara.it




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