Questo sito utilizza i cookie per finalità di navigazione, autenticazione e altre funzioni. Navigando su questo sito, cliccando su 'Accetto' acconsenti all'installazione dei cookie sul tuo dispositivo.

Visualizza Privacy Policy

Visualizza i documenti della direttiva europea

Hai rifiutato i cookie. La decisione è reversibile

Hai acconsentito all'installazione dei cookie sul tuo computer. La decisione è reversibile.

drink different

Se l'Irpinia fosse la Côte-d’Or: Fiano di Avellino 2015 tenuta Sarno 1860

fiano-di-avellino-tenuta-sarno-1860-docgSe l’Irpinia fosse la Borgogna, sarebbe la Côte de Beaune, terra di indimenticabili bianchi, piuttosto che la Côte de Nuits, terra di rossi non meno straordinari. Sì, perché è indubbio che, sebbene il Taurasi abbia tutte le potenzialità per diventare uno dei più grandi vini rossi italiani (come mostrano alcune annate eccezionali , quale quella , mitica, del 1968), sono gli eleganti Fiano irpini , forti di una continuità qualitativa che solo altri pochissimi vini italiani hanno, a marcare la differenza di questo eccezionale territorio.

L’ho detto altre volte e mi si conceda di ripetermi ancora una volta: il Fiano e il Verdicchio marchigiano sono i migliori vini bianchi da pesce italiani, e per di più possono ancora avvalersi di un rapporto qualità/prezzo che non trova confronti.

Il successo straordinario del Fiano di questi ultimi anni non farebbe mai sospettare che appena qualche decennio fa esso fosse una varietà ancora molto rara e assai poco conosciuta, fino a quando fu letteralmente “riscoperta” da Mastroberardino, ad Atripalda, che cominciò a vinificarla, in ridottissime quantità, alla fine della Guerra (la prima vendemmia risale infatti al 1945). Eppure il Fiano è sicuramente uno dei più antichi vitigni autoctoni del nostro paese: molto probabilmente originario dell’area di Lapio, un piccolo centro di poco più di 1500 abitanti della Campania interna, situato a una ventina di Km. da Avellino e qualcuno in più da Benevento, si racconta che fosse una delle famose uve “apiane” di cui parlarono Plinio e Columella, i cui vini furono ricercati dall’imperatore Federico II e poi da Carlo III d’Angiò, che, secondo quanto riferiscono gli storici l’avrebbe piantato nei suoi possedimenti vicino Manfredonia nel Nord della Puglia.

Il Fiano è una delle uve a bacca bianca a maturazione più tardive (è generalmente vendemmiato in Ottobre): la sua buccia spessa e resistente la rende difficile da attaccare dalla botrytis , ciò che rende possibile la sua raccolta in aree solitamente fredde e piovose in autunno inoltrato. I vini che se ne traggono sono tra i bianchi più complessi e longevi del nostro paese. Anche se la pressione commerciale costringe ancora diversi produttori a metterli in vendita a un solo anno dalla vendemmia, sono sempre più numerosi quelli che preferiscono attendere almeno un altro anno e talvolta anche di più. Pur adattandosi bene anche a suoli differenti, il Fiano si esalta però sui suoli ricchi di materiali vulcanici come quelli dell’Irpinia, che gli conferiscono una notevole sapidità. Bianchi “minerali” per eccellenza , i vini di Fiano sono caratterizzati da note decisamente floreali , con sfumature di ginestra, fiori di acacia e, spesso, di finocchio selvatico, e naturalmente frutta bianca e gialla. Tra i molti Fiano eccellenti, segnaliamo questa volta quello prodotto da Tenuta Sarno 1860 di Maura Sarno, una piccola cantina da appena 20.000 bottiglie l’anno: l’unico vino da essa prodotto fino ad ora, avendo cominciato appena quest’anno a produrre un proprio spumante con il metodo charmat. Otto gli ettari di proprietà, due dei quali appena entrati in produzione, per un Fiano fresco e succoso, piacevolmente aromatico, molto sapido e persistente, con una bellissima chiusura , uno dei migliori della vendemmia 2015, con un eccellente rapporto qualità/prezzo (circa 15 euro in enoteca). La cantina è alle porte di Avellino, ricavata nella villa di famiglia, ma le vigne sono a Candida, sulle pendici orientali della Toppa Sant’Andrea, a circa 650 metri di altitudine. Candida si trova a una decina di chilometri da Lapio, patria del Fiano e indubbiamente grand cru dei vini di questa varietà, e ad appena 3 Km. da Montefalcione, altro cru eccezionale di quest’area. Le vigne di Tenuta Sarno sono situate, come spesso accade per i migliori Fiano, a notevole altezza, oltre 600 metri: i loro suoli sono ricchi di materiali vulcanici e argille, caratteristici di questa zona , sicuramente tra le migliori per la produzione di questi vini . Diversi da quelli più sabbiosi della zona , lievemente più bassa, di Santo Stefano al Sole e Cesinali, da cui nascono Fiano piacevolmente fruttati, e ancora diversi da quelli, molto calcarei , ricoperti da un leggero strato di cenere vulcanica, dell’area di Summonte, Montevergine, Montefredane, i cui Fiano sono marcati da una caratteristica nota fumé e di castagna. Sono vini da acquistare facendone scorta, per accompagnare, esaltandoli, piatti a base di pesce e verdure, ma in grado di reggere bene anche carni bianche non salsate: conservati in luogo idoneo possono mantenersi ottimamente, migliorando, per diversi anni (almeno tre- quattro e, in annate particolarmente favorevoli, anche di più).

Tenuta Sarno 1860, Contrada Serroni 4bis, Avellino, www.tenutasarno1860.it




 Privacy Policy