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drink different

In principio fu il Negroamaro... (prima parte)

conti-zecca-venus-conti-zeccaE’ primavera e i vini rosati fermi (per gli spumanti è un altro discorso), negletti e snobbati nel resto dell’anno, tornano in auge, diventando protagonisti della nostra tavola. La loro freschezza, la leggerezza fruttata, la possibilità di poterli bere a temperature più basse (attenzione: non troppo più basse) dei rossi, un tenore alcolico spesso più leggero, ne fanno i candidati ideali per un aperitivo con degli stuzzichini non impegnativi, o per una cena estiva leggera. Eppure i rosati , che furoreggiano in America, dove le importazioni di vini rosé hanno avuto una vera impennata negli ultimi anni, e naturalmente in Francia, inondata da fiumi di rosé provenienti dalla Provenza, dalla Corsica, dal Rodano, dalla Languedoc e dal Roussillon, per non dimenticare Bordeaux e l’Anjou, in Italia stentano ancora ad affermarsi.

Su di essi pesano ancora vecchi pregiudizi (il vino è rosso e le approssimazioni di colore non sono ammesse), e nuovi (i rosati sono vini della tecnologia, non esprimono il territorio) difficili da superare. Eppure, di rosati il nostro paese ne ha parecchi, spesso buoni o molto buoni, e per alcuni di essi sarebbe affrettato affermare che siano eccessivamente uniformi e che non esprimano alcuna tipicità territoriale. Magari si tratta di differenze legate più a uno stile o una tradizione di vinificazione, alla sfumatura del colore o alle varietà impiegate, che di una effettiva singolarità del terroir, ma un rosé salentino e del Garda restano ben distinguibili tra di loro.

In Italia buoni rosati se ne trovano un po’ dappertutto: ce ne sono di eccellenti in Sicilia,  a base di Nerello Mascalese, e in Alto Adige, da uve Lagrein o Schiava, ma è indubbio che fra le zone a maggior vocazione per questa tipologia di vini siano la Puglia e l’Abruzzo. Una leggenda (non perché la storia sia falsa, ma perché le origini dei vini rosati sono molto probabilmente assai più antiche) vuole che i rosé siano nati in Puglia, e precisamente nel 1944, con il Five Roses della Leone De Castris: un blend costituito per il 70% di Negromaro del 1943, un 20% di Malvasia nera del 1942 e da un 10% di Malvasia nera del 1935, imbottigliato in bottigliette di birra riciclate su richiesta del potente e discusso capo dell’AMGOT, il generale Charles Poletti. Certo è che i primi rosé in bottiglia italiani sono sicuramente pugliesi, anzi salentini, e provengono in grande prevalenza dalle uve Negroamaro, una varietà che è un po’ la bandiera della Puglia. Con i suoi 17.000 ettari il Negroamaro è ancora l’uva da vino più coltivata della Puglia: ora la si trova anche a nord, in Capitanata e nella Daunia, ma la sua collocazione naturale è nelle province di Brindisi e Lecce. Molto spesso in blend con la Malvasia nera, la sua partner ideale anche quando è vinificato in rosso, il Negroamaro si esprime molto bene nei vini rosati. Più scuri dei pallidi rosé provenzali, dal caratteristico colore ciliegia, offrono al naso fragole selvatiche, fiori di mandorlo e toni agrumati, accompagnano meravigliosamente le tavole estive o, serviti freschi, ma non freddi, una serata di tapas varie e colorate. Oltre al Five Roses della Leone De Castris, sicuramente il più conosciuto di essi, da qualche anno proposto anche in una versione Anniversario,   di ineccepibile regolarità, il Salento è ricco però di rosé altrettanto affascinanti. Tra questi voglio segnalarne due che fanno parte del gruppo di quelli che mi sono piaciuti di più quest’anno. Uno è prodotto da una grande azienda salentina (si parla di 300 ettari di vigneti e quasi 3 milioni di bottiglie l’anno), con una gamma di vini molto ampia, che però , oltre alla quantità, non trascura la qualità, la Conti Zecca di Leverano. Parlo del Venus: in prevalenza Negroamaro (70%) e per il resto altre varietà ammesse, ma non dichiarate in etichetta, tra le quali è certamente la Malvasia nera. E’ un rosé tecnicamente ineccepibile, tipico della regione, di esemplare pulizia: molto armonico , ha la piacevolezza dei rosé di questa zona, senza avere la mollezza zuccherina di alcuni di essi. Un rosé fresco e sapido, dall’aroma fruttato, che ha anche il pregio di un ottimo rapporto qualità/prezzo (una decina di euro la bottiglia).

La Conti Zecca è una delle più antiche aziende vinicole della Puglia. Fondata nel 1935, ha però origini assai più antiche, che risalgono ad almeno cinque secoli di storia. Dalle sue quattro tenute (Cantalupi, Donna Marzia, Saraceno e Santo Stefano) ricava un numero impressionante di etichette, che le consentono di coprire un arco commerciale molto ampio, che va dalla grande distribuzione a quella dei vini per l’ alta ristorazione. Alcuni suoi vini, come il Nero (insolito blend di Negroamaro e Cabernet Sauvignon), il Salice Salentino riserva Cantalupi e il suo Terra (Aglianico con un saldo Primitivo) sono tra i migliori rossi di questa parte della Puglia. Interessante anche il Luna, un bianco da uve Chardonnay e Malvasia bianca in ugual proporzione.L'azienda crde molto nel suo nuovo Primitivo,il Rodinò, di cui aspettiamo una vendemmia più favorevole di quella, difficile in tutta Italia, del 2014.

1-3 metiusco-salento-rosatoL’altro rosé salentino a base di Negroamaro sul quale desidero richiamare l’ attenzione viene da un’azienda familiare, di dimensioni assai più piccole, la Palamà di Cutrofiano, un comune della provincia di Lecce situato un po’ più a sud, tra Nardò e Gallipoli. Il vino si chiama Metiusco . Ne esistono anche un bianco (a base di Verdeca e Malvasia bianca) e un rosso (Negroamaro, Malvasia nera e Primitivo), entrambi ben fatti, ma il nostro preferito è appunto il Metiusco rosato, che ci sembra, anche quest’anno, una delle migliori espressioni dei rosé salentini a base di Negroamaro. E’ un rosé da salasso, quindi ricco, dal colore cerasuolo piuttosto carico, fresco e fruttato, con una piacevole innervatura acida. Un vino vero, sapido e con una bella beva, perfettamente in grado di accompagnare ottimamente l’intero pasto (12 euro la bottiglia).

L’azienda Palamà fu fondata nel 1936 da Arcangelo Palamà: oggi è diretta da Ninì, che si avvale della collaborazione del figlio Michele. Sono dodici gli ettari di vigna coltivati e tra 150 e 200 mila bottiglie quelle prodotte ogni anno. Le vigne si trovano nei comuni di Cutrofiano e Matino, più una piccola vigna vecchia ad alberello di Aleatico aggiunta recentemente. Le varietà sono quelle classiche salentine: Negroamaro, Primitivo, Malvasia nera tra le rosse e Verdeca e Malvasia bianca tra quelle a bacca bianca.

Conti Zecca,via Cesarea, 73045 Leverano (Le), www.contizecca.it

Palamà, via A. Diaz n. 6, 73020 Cutrofiano (Le), www.vinicolapalama.com




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