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Bambini, non bombette (Rosé di Puglia, seconda parte)

pungirosaChe strana uva il Bombino. Innanzitutto ce ne sono due: uno bianco e l’altro nero, che però non hanno niente in comune, a parte il nome. Quello bianco è diffuso un po’ in tutta la Puglia, ma soprattutto in quella settentrionale, le province di Bari e Foggia: non è però una varietà esclusivamente pugliese, essendo presente anche in altre regioni, come il Lazio (è un ingrediente importante di Frascati e Marino) e l’Emilia-Romagna (conoscete il Pagadebit?).

Piuttosto neutra e con livelli elevati e stabili di acidità, è adattissima alla spumantizzazione, come ha mostrato il funambolico terzetto pugliese della D’Araprì di San Severo, che la vinifica sia da sola, sia assemblandola con altre varietà tradizionali della zona. Quello nero, invece,è un vero autoctono, in quanto altrove non se ne trova (forse un po’ in Basilicata), ma stranamente, è una varietà dalle caratteristiche quasi nordiche, più che meridionali: a contraddistinguerlo, la sua acidità naturale e la scarsità di zuccheri e alcol, che contrastano con quelle dei possenti vini scuri del Sud, che invece non scherzano affatto quanto a gradi zuccherini e di alcol e a ricchezza di estratti. In più non dà vini eccessivamente colorati ma viene quasi sempre vinificato in rosa, almeno quando è da solo e non in blend con altre varietà di uva. I vini da Bombino nero sono più gracili, nervosi, hanno una naturale freschezza, assicurata loro dall’ elevata acidità, e si fanno apprezzare più per i loro deliziosi aromi fruttati, che per la loro struttura. Il fatto è che il Bombino nero matura tardivamente, non facilmente e neppure in modo omogeneo. I suoi grappoli maturano infatti in modo irregolare e non tutti nello stesso tempo: ce ne sono sempre alcuni che sono molto più avanti e altri che sono ancora acerbi. Ha bucce sottili, l’acidità non gli difetta, ha difficoltà ad accumulare zuccheri: ecco un’uva che sembra nata per fare vini rosati. E di fatti quella di Castel del Monte (areale nel quale esso è maggiormente diffuso), dall’uva Bombino nero, si produce l’unica DOCG in rosa della Puglia, il Castel del Monte Bombino Nero.

Che c’entrano le bombette? Come per molte altre varietà, l’origine del nome del Bombino nero non è conosciuta con sicurezza. Jancis Robinson, nel suo fondamentale “Wine Grapes”, suggerisce che esso derivi, per la forma arrotondata dei grappoli, da small bomb. Nella tradizione locale, invece, così come per il cugino Bombino bianco, è disponibile un’altra spiegazione, che fa riferimento piuttosto alla somiglianza con dei bambini piccoli. Quest’ultimo nome ci sembra più appropriato all’indole gentile di quest’uva, adatta a produrre vini giovani e leggeri, piuttosto che vinoni potenti e alcolici , quelli sì più simili a macchine da guerra.

Il Bombino nero è l’”altra” via pugliese ai vini rosati, oltre a quella, assai più nota, del Negroamaro. Ed è un’alternativa seria, perché i rosé da uve Bombino nero, non solo nel colore, sono dei veri vini rosé, almeno se facciamo riferimento al prototipo di questi vini: freschi, leggeri, profumati. I rosé da Negroamaro, invece, pur se spesso affascinanti, appaiono talvolta dei rossi mascherati, specie quelli prodotti con il metodo del salasso: in quel caso sono vini strutturati e tutt’altro che poco alcolici, in grado di accompagnare anche piatti più robusti.

La freschezza agrumata e gli aromi di frutti di bosco dei rosé da Bombino nero ne fanno dei vini delicati e aggraziati, piacevolissimi anche come aperitivo, e adattissimi a spuntini leggeri, come quelli delle calde sere estive.

In questo servizio parliamo brevemente di tre di essi che ci sono piaciuti e hanno un buon rapporto qualità/prezzo. Il primo di essi è forse il più noto, anche perché la casa produttrice, la Rivera di Andria, ha una lunga tradizione di vini rosé. Negli anni ‘60, il Rivera rosé furoreggiava ed era più conosciuto degli ottimi vini rossi della cantina di Andria, lo Stravecchio, poi diventato il Falcone. Si tratta del Pungirosa. Ci è davvero piaciuta la versione del 2016: 100% Bombino nero vendemmiato ai primi di ottobre; resta a macerare sulle le bucce per 24 ore a 5-6°, poi affina 2-3 mesi in vasche di cemento vetrificate prima dell’imbottigliamento. Ha bel colore rosato chiaro, buccia di cipolla, naso fresco e delicato, di ciliegia e fiori, sul palato è molto fresco e piacevolmente agrumato. Solo 12 gradi di alcol (finalmente).

Di proprietà della famiglia De Corato, di Andria, l’azienda fu fondata da Sebastiano De Corato alla fine degli anni ’40 al suo ritorno da Milano, dove esercitava la professione di avvocato, divenendo subito un importante punto di riferimento per la zona di Castel del Monte. Non è una piccola cantina per le dimensioni regionali: produce ogni anno 1.200.000 bottiglie (60.000 di Pungirosa) dai 75 ettari vitati di proprietà. La sua è una gamma molto ampia e articolata di vini dei tre colori, prevalentemente centrata sulle varietà autoctone. I suoi vini di maggior prestigio sono il rosso Puer Apuliae, Uva di Troia in purezza, e il classico Falcone, blend di Uva di Troia e Montepulciano, di ammirevole regolarità.

torrevento-veritasUn vero colosso, per la Puglia, è sicuramente la Torrevento di Corato (450 ettari di vigne e quasi 3 milioni di bottiglie l’anno ), che produce un altro Castel del Monte Bombino nero DOCG rosé , il Veritas. Bombino nero in purezza, da vigne distribuite nell’areale della DOCG Castel del Monte, a 400-550 metri di altitudine. Le uve, vendemmiate a fine settembre-primi di ottobre, sono sottoposte a spremitura soffice e fatte fermentare a temperatura controllata, restando poi ad affinarsi quattro mesi in acciaio e in bottiglia. Di colore rosato appena un po’ più carico, ha bouquet fruttato, molto fresco, di frutti rossi, molto equilibrato e piacevolmente sapido sul palato.

Il nome dell’azienda proviene dalla contrada Torre del Vento, nella quale, nel 1400, fu eretto un monastero benedettino, costruito interamente in pietra. La famiglia Liantonio, proprietaria della cantina, lo acquistò, insieme con 57 ettari di vigna circostante, proprio ai piedi del Castel del Monte. Il nonno dell’attuale Presidente dell’azienda, che ha lo stesso nome, Francesco, aveva fatto fortuna in America, per la quale si era imbarcato nel 1913, con una fabbrica del ghiaccio . Dieci anni dopo era tornato in Puglia, nella quale cominciò a produrre e commercializzare olio di oliva a Palo del Colle. Nel 1950 Gaetano Liantonio creò la cantina di famiglia a Torre del Vento, ma la Torrevento s.rl. nacque solo nel 1989, inaugurando la sua prima linea di vini Castel del Monte DOC alcuni anni dopo. Oggi è una delle aziende vitivinicole più grandi e importanti della Puglia, che propone, accanto ai prodotti più semplici destinati alla ristorazione e alla grande distribuzione, alcuni vini meritevoli di essere conosciuti dai consumatori più esigenti , come le sue due riserve di Uva di Troia, l’Ottagono e il Vigna Pedale.

parchitello-bio-rot-wein-bombino-nero-apulien-italien-giancarlo-ceci 0x500Il terzo Bombino nero rosé che proponiamo in questo articolo, è il Parchitello (anch’esso un Castel del Monte Bombino nero DOCG) dell’Az. Agricola Giancarlo Ceci, una azienda agricola in senso pieno, perché, oltre al vino, produce anche olio extravergine, frutta e ortaggi. La Tenuta fu acquisita dalla famiglia di Giancarlo nel lontano 1819, e si trova a 250 m. di altitudine tra Andria e Castel del Monte. In regime biologico già dal 1988, nel 2011 le vigne sono convertite alla vitivinicoltura biodinamica, certificata da Demeter. Del Parchitello, l’Azienda Ceci produce poche migliaia di bottiglie a fronte di una produzione complessiva di 400.000. Anch’esso è prodotto con uve Bombino nero in purezza. L’uva viene raffreddata subito dopo la raccolta e sottoposta a una immediata pigiatura soffice, quindi fatta fermentare in acciaio inox a temperatura controllata. Il vino viene affinato sempre in serbatoi di acciaio inox per 4-6 mesi, prima dell’imbottigliamento. Il vino della vendemmia 2016 ci è piaciuto perché mantiene una buona identità contadina, pur se fatto con ottima tecnica e senza alcuna rusticità. Ha colore cerasuolo, al naso è fresco e fruttato, di ciliegie e frutti di bosco, ha un buon equilibrio sul palato, restituendo freschezza e sapidità. Un vino molto gradevole e leggero, con i suoi 12 gradi di alcol, adatto ad accompagnare menu estivi leggeri o merende in campagna.

Tutti e tre i vini citati in questo articolo possono essere acquistati a 8-10 euro la bottiglia. Attenzione: non vanno conservati a lungo. Beveteli prima che arrivi il freddo dell’inverno.

Azienda Vinicola Rivera SpA, S.P.231, km. 60,500 -70031 Andria (BT), www.rivera.it

Torrevento s.r.l., S.P. 234, Km. 10,600 -70033 Corato (BA), www.torrevento.it

Az. Agricola Agrinatura di Giancarlo Ceci, c.da S. Agostino- 76123 Andria (BT), www.agrinatura.net




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