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drink different

Piccoli assaggi: Syrah di Puglia, Verdicchio, Franciacorta

Che il nostro paese abbia un patrimonio ampelografico di straordinaria ricchezza non è certo un mistero per nessuno. Egualmente è indubbio che la valorizzazione di questo patrimonio rappresenti una carta importante   da giocare sui mercati ed è questa consapevolezza ad aver dato una forte spinta alla riscoperta di molti vitigni autoctoni che erano andati in disuso e che rischiavano di andare definitivamente perduti. Abbiamo già parlato, in questa rubrica, di alcuni di questi vitigni, come il Vermentino nero toscano, la Coda di volpe campana, il Pignolo friulano. Come sempre, però, non bisogna estremizzare questa giusta scelta , respingendo per principio qualsiasi tentativo di sperimentare uve non tradizionali, introdotte da altri paesi. Non dimentichiamo che non sarebbe mai nato il Sassicaia, se il Marchese Incisa della Rocchetta non avesse avuto la curiosità (e l’ostinazione) per provare a fare a Bolgheri, fino ad allora priva di alcuna reputazione enologica, un grande vino di stile bordolese. Come sappiamo, il Sassicaia, pur impiegando uve “bordolesi”, ma che in Toscana erano già presenti da tempo (ad es. nella zona di Carmignano) , è un vino niente affatto bordolese, che deve la sua grandezza alla specificità del suo terroir, che ne fa un grande vino “toscano”. Né si sarebbe sviluppato , in pochi anni, il miracolo della cosiddetta Costa degli Etruschi, che, in poco più di venti anni, con le nuove denominazioni, Bolgheri e Bolgheri superiore doc e docg, proseguito con la Val di Cornia ed altre nuove denominazioni, via via scendendo verso Sud fino alla Maremma, ha creato una straordinaria occasione di sviluppo per la vitivinicoltura e l’economia regionale .Tutta questa premessa è per dire che in campo enologico, come in ogni altro campo, è utile avere orientamenti precisi, ma non regole rigide, e non precludersi la possibilità di sperimentare anche vie nuove. Sarà il tempo poi a dire se un esperimento ha prodotto risultati interessanti, da approfondire oppure no.

Consideriamo la Puglia. E’ una regione con potenzialità straordinarie, che oggi sta vivendo una stagione di grande dinamismo innovativo, che ha fatto emergere molte nuove aziende che, anziché vendere il loro prodotto sfuso, come facevano in passato, hanno intrapreso la strada della ricerca della qualità, in alcuni casi molto elevata, imbottigliando e vendendo direttamente i propri vini.. Certo, soprattutto con le sue grandi uve classiche: il Primitivo e il Negroamaro a Sud (ma anche la Malvasia nera, il Susumaniello, il Minutolo, ecc), l’uva di Troia e il Montepulciano ( e Aglianico, Bombino , ecc.) nella parte settentrionale. Ma anche con uve non tradizionali. Lo Chardonnay, ad es., dopo ormai trent’anni , si è ben ambientato, sia nella zona di Casteldelmonte che nel Salento e nel tarantino, e , ora che si è anche appreso a fare un uso meno invadente del legno, dà oggi alcuni esempi di vini molto riusciti: intensi, fruttati, non privi talvolta di una bella freschezza e mineralità. Certo non sono Montrachet o Meursault, ma sono vini di buona qualità , adatti ad accompagnare molti piatti della cucina regionale. Meno riuscito ci sembra l’ambientamento del Sauvignon, che ha piuù o meno la stessa data, ma che ha dato finora vini meno interessanti. Lo stesso vale per il Cabernet, peraltro raramente usato in purezza, a parte alcuni esempi dauni da seguire nel tempo, ma più frequentemente assemblato con Primitivo , Negroamaro o Aglianico, che non ha dato finora vini di particolare personalità, pur se piacevolmente fruttati e balsamici. Siamo personalmente dubbiosi sulla recente introduzione di Garganega, Viognier e di molte altre uve , che ormai stanno invadendo la regione, specie nella sua parte meridionale,ma guardiamo con un certo interesse alla Syrah. Grande vitigno del Rodano, molto versatile, adattatosi ottimamente a climi freddi come a climi molto caldi (ad es. in Australia), in Italia, diffuso dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, ha finora trovato la sua migliore espressione in Toscana, ma ci sono validi esempi anche in Sicilia , dove è anche utilizzato spesso insieme ad uve tradizionali. In Puglia ci sono alcune esperienze interessanti nel tarantino di Villa Vignamaggio, e quelle di cui vogliamo parlare oggi, della Alberto Longo a Lucera.

SyrahQuella di Longo (www.albertolongo.it) è una azienda molto interessante. Pur essendo sul mercato solo da pochi anni, essendo nata nel 2000, in poco tempo , attraverso opportuni investimenti, ha elaborato alcuni prodotti di qualità, che hanno attratto, oltre ai consumatori, l’attenzione dei giornalisti e degli esperti. L’azienda ha avuto l’indubbio merito di recuperare un vino della tradizione locale, un tempo molto popolare, ma ormai in profonda crisi, il Cacc’e mitte, da uve Nero di Troia e Montepulciano, ma anche di produrre vini innovativi , come il Le Fassette, da uve Fiano (il Fiano campano, non il Minutolo), di cui ha anche recentemente proposto una versione spumantizzata . Abbiamo già parlato del suo Le Cruste , da uve Nero di Troia in purezza, a nostro giudizio uno dei migliori della Puglia, e con un ottimo rapporto Q/P , specie se confrontato con altri prodotti della stessa tipologia che sfiorano e talvolta sforano i 30 €.. Ci sono molto piaciuti i due nuovi vini da uve Syrah in purezza, lanciatri per la prima volta quest’anno. Sono due, entrambi IGT Puglia rossi, prodotti a San Severo, su suoli calcareo-argillosi, da impianti ancora recenti (del 2002).Il 4.7.7, che deve il suo nome alquanto originale alla data di nascita di un figlio del titolare, a cui questo vino è evidentemente dedicato, è elaborato da uve Syrah 100%, 70 q.li per ettaro , ciascuno con 5600 piante, Dopo la pigiatura, fermenta in vasi vinari di acciaio, a temperatura controllata, per circa 20 gg. sulle bucce, quindi, dopo la malolattica, trascorre circa 12-14 mesi in legno (barriques francesi e tonneaux ), prima di essere imbottigliato, restando ad affinarsi nel vetro ancora per circa un anno e mezzo. Dal colore rosso rubino scuro, il vino della vendemmia 2007, si offre all’olfatto con penetranti note di frutti rossi selvatici, dai sentori pepati, dai quali emergono poi il tabacco e toni balsamici, mostra una buona coerenza gusto-olfatto, proponendosi in bocca sapido, fruttato, con tannini dolci, ben rilevati,ma non ruvidi, di grande piacevolezza ed espressività. E’ un vino già godibile, in cui si avverte la tipicità dell’uva, più Rodano sud che Nord, che potrà ancora migliorare per un paio di anni e mantenersi, in condizioni idonee, altri 5-6.

ilgriccioL’altro vino è il Griccio, un rosso dolce, ma non stucchevole, elaborato da uve Syrah, anch’esso in purezza. Le uve, in ragione di circa 60 q.li per ettaro, vengono raccolte e disidratate in un ambiente dedicato, direttamente su graticci, quindi pigiate e poste a fermentare in acciaio, direttamente sulle bucce Il vino è quindi travasato in barriques e tonneau , dove si affina per alcuni mesi prima dell’imbottigliamento. Il Griccio, viene proposto in bottiglie da 50 cl., nelle versione 2008, è generoso di alcool (16°), si offre al naso con toni dolci di frutti rossi maturi, molto tipici della Syrah, con eleganti note pepate; in bocca è gradevolmente dolce, ma niente affatto stucchevole, restituisce le sensazioni di frutta rossa e spezie , richiama un po’ certi Banyuls freschi o un Porto Ruby. Va colto giovane, su biscotti secchi o crostate non troppo zuccherose. Può essere tentato sul cioccolato fondente e su qualche formaggio erborinato.

Il terzo vino di questi Piccoli assaggi non é una scoperta, ma una conferma. E’ il Podium , a nostro giudizio il più interessante, dei 5 Verdicchi dei Castelli di Jesi della Azienda Garofoli (www.garofolivini.it), un classico superiore, che abbiamo riassaggiato nella versione del 2008. Il Verdicchio marchigiano (e qui ricomprendiamo anche quello di Matelica) è uno dei vini bianchi italiani più sottovalutati. E’ certamente uno dei più grandi vini italiani da pesce, che si distingue peraltro per un livello qualitativo spesso eccezionale , essendo inoltre proposto a prezzi dolci. Quante volte al ristorante abbiamo visto dei clienti vicini di tavolo azzardare dei Gewurztraminer smaccatamente dolci e talvolta stordenti di alcool e aromaticità su piatti di pesce, che si sarebbero molto meglio armonizzati con un bel Verdicchio dal costo di almeno la metà o ancora meno.

podiumIl Podium è uno dei migliori e più regolari vini bianchi marchigiani. Un vino di notevole personalità, ricavato da uve Verdicchio 100%% lievemente surmature, provenienti da vigne di proprietà nel comune di Montecarotto, pigiate e lievemente pressate intere, messe a fermentare in vasi vinari in acciaio a temperatura controllata . Il vino viene poi affinato per alcuni mesi in bottiglia, prima di essere immesso pronto per il consumo. Si tratta di un vino molto piacevole, ma anche complesso, dal bouquet elegante, nel quale si ravvisano note agrumate molto fresche insieme a toni fruttati , di frutti gialli maturi. Bello anche nel colore, dorato con lievi riflessi verdeggianti, in bocca appare pieno, sapido, dotato di un corpo elegante e notevole espressività. E’ uno splendido vino da pesce, anche per preparazioni elaborate, di pesce o -perché no?- pollame, ovviamente non di batteria. Il Podium è affiancato da una elegante riserva, il Serra Fiorese, di grande struttura , elaborato parzialmente in barriques per poco meno di un anno e poi ulteriormente affinato per ulteriori 12 mesi in bottiglia, eccellente sui pesci affumicati, anch’esso di notevole resistenza (5-7 anni e più, nelle vendemmie più favorevoli), e dal più facile, ma piacevolissimo Vigna Macrina, un Verdicchio classico superiore più facile, da consumare fresco, entro un paio di anni dalle vendemmia. L’Azienda Garofoli, che ha ormai superato il secolo di vita, oltre ai suoi Verdicchi (ne produce, oltre a quelli già menzionati, altri due, di minore spessore, destinati ad un consumo più facile), ha mostrato di saper produrre anche dei rossi convincenti nel Conero (abbiamo già parlato del Vigna Piancarda 2007 in questa rubrica), e ora sta cimentadosi con buoni risultati anche con la spumantizzazione.

Chiudiamo con un vino proveniente da una regione molto diversa, che, in questi ultimi anni, è letteralmente “esplosa” proprio grazie ai vini spumanti, e cioè la Franciacorta. Come è noto, la Franciacorta contende al Trentino e al Piemonte il primato per la produzione dei migliori spumanti italiani elaborati con metodo cosiddetto champenois (ossia della fermentazione in bottiglia). Ormai i vini della Franciacorta sono noti in tutte le regioni italiane, ma , come accade anche per gli Champagne, solo quelli delle marche maggiori.

Gatti_rosParliamo dell’Azienda di Enrico Gatti di Erbusco (www.enricogatti.it), e in particolare non dei suoi spumanti più importanti , il brut millesimato (oggi è in commercio l’annata 2005) o il suo Nature, ma del più semplice Brut Rosè. Elaborato da uve Pinot nero al 100%, raccolte a mano e pressate intere , è vinificato in acciaio a temperatura controllata, quindi affinato in bottiglia sui lieviti per 24 mesi e poi per altri tre dopo la sboccatura. E’ un Franciacorta di grande equilibrio e piacevolezza, come tutti gli spumanti di questa casa, già a partire dal suo colore cerasuolo brillante. Bevuto ancora fresco di sboccatura , si dà nella sua giovanile effervescenza, con piacevoli note fruttate di melograno, piacevole come aperitivo, ma ottimo per dei primi piatti (paste o risotti ai frutti di mare) (Pubblicato il 16.1.2011).

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