Questo sito utilizza i cookie per finalità di navigazione, autenticazione e altre funzioni. Navigando su questo sito, cliccando su 'Accetto' acconsenti all'installazione dei cookie sul tuo dispositivo.

Visualizza Privacy Policy

Visualizza i documenti della direttiva europea

Hai rifiutato i cookie. La decisione è reversibile

Hai acconsentito all'installazione dei cookie sul tuo computer. La decisione è reversibile.

drink different

Champenois a meno di 25 €

Il consumo di spumanti è da qualche anno in ascesa, anche nel nostro paese. Da vini “delle feste” o “da serate importanti”, gli spumanti sono sempre più percepiti come vini che possono essere bevuti anche in occasioni ordinarie , semplicemente perché possono adattarsi a molti piatti della nostra cucina, specie estiva, e perché la loro briosità mette di buon umore. Inoltre ormai non costano neanche più troppo. Se il costo di uno Champagne di marca o di un Franciacorta di pregio può superare di molto i 20 Euro, non è questo il caso di uno spumante Charmat, fermentato in grande vasca, come la maggioranza dei nostri Prosecchi, ma anche di molti spumanti “metodo classico”, di regioni meno note per la loro tradizione spumantistica, elaborati da uve “non classiche”, ossia diverse dallo Chardonnay e dal Pinot noir, spesso autoctone, che hanno rivelato una notevole attitudine alla spumantizzazione (ad es. il Riesling dell’Oltrepò, il Verdicchio marchigiano, o il Greco di Tufo campano).

E’ questo il caso anche di alcuni vitigni assai meno noti per la produzione di vini fermi di pregio, fino a qualche tempo fa sconosciuti al di fuori del contesto locale e talvolta decisamente sottovalutati anche all’interno di esso. E’ il caso del prié blanc valdostano, che è alla base dei bianchi di Morgex e Lassalle, e del bombino bianco pugliese.

ExtremeDal primo, oltre ad alcuni vini fermi , che oggi apprezziamo per la loro freschezza e per il bouquet delicato, da alcuni anni, come il Le Rayon, la Cave coopérative du Vin blanc de Morgex e Lassalle ricava alcuni vini spumante, elaborati con il metodo champenois della rifermentazione in bottiglia, di grande piacevolezza. Ne abbiamo riassaggiato recentemente alcuni, tutti a base di prié blanc 100%. Il brut e l’extra brut, dopo una prima fermentazione in botti grandi di larice e rovere e in acciaio, rifermentano in bottiglia con una permanenza non eccessivamente prolungata (massimo 12 mesi, per il brut per un periodo ancora più breve), per venire poi sboccati dopo meno di un anno e mezzo dalla vendemmia. Si tratta, in entrambi i casi, di spumanti molto gradevoli e non privi di eleganza, da consumare nella loro giovinezza, che hanno appunto nella loro freschezza e piacevolezza il maggior pregio: sono spumanti di grande grazia, dal colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, dalla spuma sottile,e con un bouquet delicato,soprattutto di fiori bianchi di montagna il primo, con note appena più ammandorlate e verdi, quasi resinose il secondo. In bocca confermano sensazioni di freschezza acida, agrumate (di cedro) e minerali. Lievemente più complesso l’extra brut, nel quale si avvertono note di frutta secca molto gradevoli. La nostra preferenza va però all’Extrême. Quest’ultimo (abbiamo ultimamente riprovato quello della vendemmia 2008) fermenta solo in acciaio e in vetro, fa una breve permanenza sui lieviti, di circa 12 mesi, viene quindi sboccato alcuni mesi dopo. In meno di due anni è quindi già pronto per il consumo. Esibisce un bel colore giallo chiaro con riflessi verdolini, una spuma cremosa, un naso molto fresco di fiori di montagna, con piacevoli note agrumate e lievemente muschiate. In bocca restituisce la stessa freschezza e mineralità, arricchite da piacevolissime note di agrumi (pompelmo) e fruttate, tra le quali si avvertono la mandorla fresca e l’albicocca. Il prezzo di tutti questi vini è compreso tra i 15 e i 20 Euro in enoteca. L’azienda produce anche altre cuvée, come la Cuvée du Prince millesimata, e la Cuvée des Guides,delle quali non parliamo anche perché- soprattutto la seconda- ampiamente al di fuori dei limiti di prezzo prescelti.

Il bombino bianco è invece è alla base di alcuni spumanti davvero sorprendenti della D’Araprì di San Severo. Più di una volta ci è capitato di proporre questi vini affrontando atteggiamenti di scetticismo assoluto, se non di vera e propria prevenzione, da parte di quanti ritengono che sia impossibile fare buoni spumanti al di fuori delle zone classiche (Champagne, Trentino, Franciacorta) e ancora di più a partire da vitigni diversi dallo Chardonnay e dal Pinot nero. Il bombino pugliese è stato a lungo utilizzato in uvaggi con altre uve ritenute più nobili ed esclusivamente per la elaborazione di vini fermi. E’ però nella spumantizzazione che, da solo oppure insieme con il Pinot nero e con un altro vitigno noto solo per l elaborazione di vini rossi o rosati fermi , il Montepulciano, ha dato i risultati migliori e in certi casi davvero sorprendenti.

D’Araprì è un acronimo che unisce i nomi di tre amici, Girolamo D’Amico, Louis Rapini e Ulrico Priore, i quali , prima di gettarsi a capofitto nella loro impresa, costituivano un trio di jazzisti. Una trentina d’anni fa ebbero la felice intuizione della vocazione spumantistica del territorio di San Severo , già noto per i suoi vini bianchi fermi, ma la cui fama, in verità, si era , nel corso degli ultimi decenni, alquanto appannata , e , con lo spirito del Fitzcarraldo di Herzog,decisero di lanciare la loro sfida. Oggi la D’Araprì elabora alcuni bei spumanti molto riusciti, tutt’altro che banali o rustici, che si sono ritagliati un proprio mercato di amatori che esce dai confini regionali e persino nazionali, visto che è possibile vederli proposti in alcuni wine bar parigini. La Gran Cuvée, oggi proposta nella annata 2004, da Bombino bianco e Pinot nero, è probabilmente il suo spumante migliore, ma con i suoi 30 Euro esce dai limiti di prezzo da noi fissati, così come la Dama forestiera (disponibile solo in magnum), che propone un insolito blend di Montepulciano e Pinot nero. Al di sotto di questi limiti, sono però altri spumanti di buonissimo livello , dal Brut Rosè, anch’esso da uve Montepulciano e Pinot nero, alla Riserva Nobile, di cui viene oggi proposta la vendemmia 2006, da bombino in purezza: è appunto di quest’ultima che vogliamo parlare, sia per la sua eccellente qualità, sia perché consente di scoprire meglio le potenzialità di questo straordinario Calimero dell’enologia spumantistica.

DAraprLa Riserva Nobile (20-22 €) viene elaborato da uve bombino al 100% di una vigna di circa 2 ettari , esposta a sud-sudovest, in contrada Monsignore a San Severo. Le viti vi sono allevate a spalliera con una densità di 3500 piante per ettaro su un suolo in prevalenza argilloso-calcareo , a un centinaio di metri sul livello del mare. Le uve sono sottoposte ad una pigiatura soffice, il mosto fiore viene poi immesso in barriques da 225 litri, insieme ai lieviti e lasciato fermentare a temperatura controllata, per 3-4 mesi. Dopo la presa di spuma, le bottiglie restano ad affinarsi sui lieviti per almeno 48 mesi a una temperatura di circa 13°, e infine sboccate . Il vino ha un bel colore giallo oro brillante, dal perlage fine ed elegante , si offre con un bouquet molto gradevole, nel quale si avvertono crosta di pane, note agrumate, di frutta secca, riproposte all’assaggio, insieme con piacevoli sfumature vanigliate e sentori di camomilla. Ottimo con i crostacei, anche in preparazioni dal sapore deciso e speziato (Pubblicato il 25.1.2011).

 

Invia un commento a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.




 Privacy Policy