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Piccoli assaggi: villages della Cote de Nuits e vini emiliani

Nella sezione “Piccoli assaggi” parliamo di quei vini che abbiamo assaggiato (o riassaggiato) nell’ultima settimana, che ci sono parsi interessanti o anche solo curiosi da proporre ai nostri lettori. Si tratta di “assaggi veloci”, non necessariamente di “piccoli vini”o di poco costo . In taluni casi si tratta solo di anticipazioni da riprendere in modo più sistematico all’interno di altre sezioni, più di approfondimento, nelle quali viene preso in esame in modo più completo un produttore, un territorio, oppure una o più annate di un vino ritenuto particolarmente degno di attenzione.

 

Villages della Côte de Nuits.

Come é noto, con la denominazione “village”, che segue quella di un comune (ad es. Nuits-Saint-Georges o Volnay), si indicano, in Borgogna, dei vini relativamente più semplici di quelli che riportano in etichetta anche il nome del climat e sono classificati come premier cru ( e, ovviamente,   ancor più come grand cru), ma comunque superiori a quelli contrassegnati dalla sola denominazione regionale (ad es. Bourgogne Pinot Noir o Hautes Côte-de Nuits). Questa settimana abbiamo assaggiato un Gevrey-Chambertin e un Vosne-Romanée.

TrapetGevrey - Chambertin è uno dei comuni più settentrionali della Côte de Nuits. Poco più di 80 ettari sono classificati come grand cru (Chambertin o Chambertin-clos de Bèze, le classificazioni più prestigiose , o con una delle altre sette appellation, da Chapelle a Ruchottes), e più o meno altrettanti come premier cru , con 26 diversi climats. I villages possono disporre di un’area notevolmente maggiore, tra i comuni di Gevrey-Chambertin e Brochon (circa 320 ettari).

Quello di cui parliamo oggi è il Gevrey-Chambertin village di Trapet del 2006.

Quello del 2006 è stato, in Borgogna, un millesimo discreto, nulla a che vedere naturalmente con il grande 2005 , ma sicuramente meglio del modesto 2004 (se ne è già parlato a proposito del Nuits Damodes di Faiveley). Il village di Trapet proviene da varie parcelle ( En Combe, Clos de Combe, Crais, Justice, Fourneaux, Grandes Raies, Puits-de-la-Barraque), Si tratta di un Gevrey molto piacevole e fruttato, nel quale si avvertono cassis e altri frutti rossi, fresco, abbastanza armonico, con tannini non aggressivi, anche se non di straordinaria lunghezza. Un vino che potrà ancora migliorare per due-tre anni, ma essere ancora apprezzato per qualche anno in più. Da non destinare a lungo invecchiamento.

Il secondo village che abbiamo assaggiato è un Vosne-Romanée del Domaine Engel, ora, diventato, da qualche anno (dal 2007), dopo la scomparsa del suo proprietario, Domaine d’Eugenie.

Si tratta , in questo caso, appunto di un 2004. Vosne-Romanée, si trova a qualche chilometro a sud di Gevrey-Chambertin, tra Vougeot e Nuits-Saint-Georges. Questo comune ospita alcune delle più grandi appellation della Côte de Nuits: da La Tâche a Romanée Conti, che, tutte insieme (6) superano di poco i 25 ettari. Molto più estesa l’area dei premier cru (14 diversi climats, per complessivi 57 ettari circa). Circa 90 ettari, tra Vosne-Romanée e Flagey-Echezeaux, sono invece disponibili per l’appellation village.

I vini di Vosne-Romanée sono forse i più eleganti della Côte de Nuits, hanno una morbidezza che manca ad altre pur grandi appellation (per es. a Nuits-Saint-Georges o a Clos de Vougeot), e una impressionante persistenza, almeno nelle versioni migliori. Ovviamente i villages sono assai più semplici e, anche se notevolmente migliorati negli ultimi dieci anni, assai più variabili.

Il Domaine Engel è stato (come oggi lo è il Domaine d’Eugénie, che ne ha raccolto l’eredità) tra i più reputati, per i suoi Vosne-Romanée premier cru e per il suo notevole Clos de Vougeot grand cru. Quella del 2004 è stata però un’annata più opaca. Il vino, di colore meno brillante del Gevrey di Trapet, mostra un bouquet più discreto, meno fruttato e più floreale (di fiori secchi, tra cui spicca la violetta), appare più delicato, di struttura più leggera, giunto al suo punto massimo di evoluzione. A meno di sorprese, sempre possibili tra i Pinot Noir borgognoni, è un vino “da bere”, che potrà essere ancora apprezzato per qualche anno, ma da non invecchiare più a lungo.

Importati entrambi in Italia da Heres sono comunque vini da amatori, decisamente non economici: difficilmente troverete in commercio le vendemmie più recenti (la 2008) del primo per meno di 32-35 Euro , e del secondo di 50 Euro.

 

Piccola Emilia:non solo culatello.

L’Emilia enologica è da sempre una specie di Calimero. Associata al Lambrusco e allo sconosciuto Ortrugo, viene considerata la sorella minore della Romagna, regione bellissima , nota per la sua gastronomia, ma che , almeno per quanto riguarda i vini, non è mai stata tra le più blasonate del nostro paese.

TizzanoTuttavia, in questi ultimi anni, la qualità è notevolmente migliorata anche in Emilia, ed è ora possibile trovarvi vini molto affidabili a prezzi sicuramente interessanti. Oggi accenneremo rapidamente a due vini emiliani da vitigni internazionali (rispettivamente Cabernet Sauvignon e Merlot), che si sono bene acclimatati , e che del resto sono presenti in regione ormai da più di un secolo . Parliamo del Colli Bolognesi Cabernet Sauvignon “base” (assaggiato nella vendemmia 2008) dell’Azienda Tizzano, una azienda modello, di oltre 200 ettari, di cui poco più di trenta a vigneto, che produce anche un gradevole Merlot. Per una decina di Euro è possibile aggiudicarsi una bottiglia di un vino dal colore rosso rubino cupo , dal naso molto piacevole, nel quale ai frutti rossi (in cui predomina la ciliegia selvatica), danno seguito sentori di bacche selvatiche, di piacevole balsamicità.

Una piacevole sorpresa viene anche dal Lanciotto Colli Bolognesi Merlot dell’Azienda La Mancina, una quarantina di ettari in collina a circa 200 metri di altitudine, apprezzata anche per il suo allegro Pignoletto frizzante. Il Merlot (assaggiato nel millesimo 2009) esibisce un bel rubino scuro brillante, un olfatto molto piacevole e fresco, di amarena , con lievi sentori verdi, molto rotondo , di facile , ma non banale beva. Un bel vino a soli 7 Euro la bottiglia in enoteca.

Non dimentichiamo infine il Lambrusco. La sua immagine , lo sappiamo, è pessima: vino gazzosa o vino Coca- Cola, si è più volte detto. Invece, quando è ben fatto, e oggi vi sono diversi produttori coraggiosi che hanno affrontato seriamente la strada della qualità (come Bellei e come Ceci, del cui Lambrusco ci accingiamo a parlare), sono vini piacevolissimi, capaci di dare allegria e perfetti sulla cucina saporita, ma piuttosto grassa della Regione, a partire dai suoi profumati salumi.

CeciIl Lambrusco Terre verdiane di Ceci (5-6 Euro in enoteca), in una inconsueta, affusolata bottiglia, che sembra quella di un Limoncello, si propone con un bellissimo rosso violaceo, allegro e spumeggiante, dal profumo fresco e seduttivo di fragola e lampone: bevuto appena un po’ fresco accompagnerà meravigliosamente un piatto di tortellini oppure uno zampone natalizio. Vale appena ricordare che, come Bellei, anche Ceci ha avvviato delle esperienze molto interessanti di spumantizzazione da Malvasia bianca e soprattutto da Lambrusco Maestri (l’Otello nero), che costituiscono ormai più di una semplice curiosità Pubblicato il 13.3.2011),

 

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