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Piccoli assaggi: Pinot nero e Chianti classico

Questa settimana parliamo di alcuni assaggi di vini a base di Pinot nero e di Chianti classico.

Alto Adige Pinot Nero Meczan Hofstatter 2009. E’ il Pinot nero più semplice, della linea più commerciale dell’azienda, che ha nel Barthenau Vigna S.Urbano il suo gioiello (ora é in enoteca il 2007) . Un rosso piacevole, fruttato, senza pretese, da bere giovane, anche un po’ fresco (ma non freddo) quando le temperature stagionali tendono a salire (83/100). In enoteca costa intorno ai 9 Euro.

TurmhofUn altro Pinot Nero altoatesino di grande piacevolezza il Turmhof 2009 di Tiefenbrunner. Anche in questo caso si tratta del prodotto più semplice a base di Pinot Nero: “introduce” al ben più ricco e complesso Pinot Nero riserva Linticlarus, oggi disponibile nell’annata 2007. Tutto quello che un Pinot Nero dell’Alto Adige può dare. Fresco, profumato, ma non diluito; croccante, con un bel colore brillante (85/100). Un bicchiere che mette allegria (anche lui sui 9 Euro).

Il Pinot Nero italiano non è solo quello dell’Alto Adige. Diverso, ma di tutto rispetto, quello dell’Oltrepo’ pavese. Più raro, in purezza, nelle versioni ferme, si esalta nella spumantizzazione.

Ho recentemente riassaggiato il “secondo” Pinot nero della Tenuta Mazzolino (il primo, oggi nell’annata 2007, è il più noto Noir, un rosso potente, terroso, di buona personalità), il Pinot Nero Provincia di Pavia Le Terrazze 2009.Anch’esso fresco e leggero, dai profumi di ciliegia e frutti di bosco, leggermente tannico, è un vino che si fa apprezzare sui salumi e sui primi piatti saporiti (82/100) (all’incirca lo stesso prezzo degli altri).

Molto buone le versioni spumantizzate del Pinot nero dell’Oltrepò. Esemplari quelle dell’azienda Monsupello. Ho riassaggiato il Monsupello brut classese dell’annata 2003, che al Pinot nero assembla un 10% di Chardonnay. Giallo paglierino carico, dalla spuma fitta e persistente con un naso complesso, nel quale si coglie il tipico ribes, secco senza asperità, risulta molto morbido al palato, può essere impiegato per l’intero pasto, oltre che come aperitivo o per accompagnare primi e secondi piatti di pesce. Una ottima bottiglia (88/100) per circa 15 Euro.

 

Accenniamo ora ad alcuni Chianti classico assaggiati o riassaggiati ultimamente.

Da Castellina viene il Chianti classico Fonterutoli 2008, fresco e fruttato, a cui una piccola percentuale di Merlot conferisce una grande rotondità e piacevolezza. Di buon equilibrio, esibisce tannini morbidi e non asciuganti (84/100). Adatto da tutto pasto o per piatti di carne della cucina “di casa” (circa 14 Euro).

Il Chianti classico Querciabella 2008 (Sangiovese, ma con un 5% di Cabernet Sauvignon) é un Chianti di Greve di una azienda che ha privilegiato le uve internazionali ( su tutti il rosso Camartina e l’elegante Batar) . Rubino brillante, con sentori di frutti rossi e sottobosco, sapido ed elegante (86/100), per primi piatti robusti o piatti di carne della cucina toscana (circa 18 Euro).

Chianti classico riserva Poggio a’ Frati di Rocca di Castagnoli 2007 (Sangiovese con un 5% di canaiolo). E’ un Chianti di Gaiole, caldo e potente, dal bel colore rubino-granato, con piacevoli note affumicate (87/100), molto adatto a piatti di carni rosse e pollame nobile (20-25 Euro).

Chianti classico Caparsino 2006, dell’Azienda Caparsa di Radda (16 Euro). Un bel rosso, minerale, dal bouquet delicato , molto floreale, con eleganti note speziate. Sangiovese con una piccola percentuale di Canaiolo. E’ un vino che non si impone per un frutto esuberante, ma che va ascoltato, di notevole purezza e sapidità (86/100).

Chianti classico Badia a Coltibuono 2006. A due anni dal primo assaggio, questo Chianti di Gaiole, 90% di Sangiovese e la quota restante di Canaiolo, appare armonico, elegante ed equilibrato. Dal colore rubino con riflessi granata, con note di ciliegia matura e fiori essiccati, caldo e fruttato, con tannini levigati (87/100). Costa 14-16 Euro in Enoteca.

Ora tre Chianti di Castelinuovo Berardenga, altra località “canonica” del Chianti. Tre vini molto differenti, ma di ottimo spessore.

FelsinaPiù immediato il primo, il Chianti classico Felsina 2008. Felsina è un’azienda che , pur producendo alcuni ottimi vini da uve internazionali, non ha dimenticato quelle tipiche toscane. Innanzitutto il Sangiovese, con il quale produce un rosso IGT di grande personalità (il Fontalloro, oggi proposto nella vendemmia 2007) e uno dei migliori Chianti classico in assoluto, il Chianti classico riserva Rancia (di cui è disponibile oggi il 2007). Il vino “base” è anch’esso prodotto con Sangiovese al 100% : al colore rubino brillante, è elegante, minerale, con un frutto fragrante, nel quale si avverte la ciliegia insieme a note floreali. (87/100).

Il secondo è una riserva, il Chianti classico Le Trame riserva 2007 del Podere Le Boncie. Il podere Le Boncie è ubicato in zona collinare ad una altitudine di circa 300 m slm. Nei 3 ettari e mezzo di vigneto produce Chianti classico in modo tradizionale, da coltivazione biologica. Si tratta di un vino molto autentico, davvero chiantigiano, caldo e minerale, che non stupisce per un frutto esuberante, ma per il suo equilibrio e la sua purezza (circa 20-22 Euro). Di grande sapidità, esprime perfettamente il concetto di eleganza contadina.Il mio giudizio è 90/100.

Infine , il Chianti classico Castell’in villa 2008 . E’ il “base” di una azienda di culto del Chianti classico. Sangiovese 100%, è ancora ritroso e lievemente austero. Questo è un vino che invecchia meravigliosamente e mostra la sua eleganza e complessità solo distendendosi nel tempo (88/100). Si avverte comunque già la personalità di un vino ricco e potente, che ha bisogno solo di tempo per affinarsi e “risolvere” la sua grande materia (16-17 Euro).

Infine, due doverose avvertenze. La prima è che le valutazioni numeriche in centesimi qui espresse si riferiscono sempre all’assaggio di cui si parla in quel momento. Questo giudizio, sempre opinabile e soggettivo, è destinato a variare nel tempo con l’evoluzione del vino.

La seconda è che i prezzi riportati vanno intesi come puramente indicativi. WoW non fa ricorso a bottiglie conferite in assaggio, ma a bottiglie assaggiate in loco oppure acquistate in enoteche o altri negozi specializzati, per cui è possibile che vi siano variazioni anche importanti (Pubblicato il 25.3.2011).

 

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