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Piccoli assaggi: dal Feldmarshal al Morgon di Lapierre

FeldmarshallAlto Adige: Davanti al Feldmarshall dell’azienda Castel Thurmhof della famiglia Tiefenbrunner ci si potrebbe mettere sull’attenti. Questo vino è infatti un’altra gemma dell’Alto Adige, che dà una nuova e sconosciuta dignità al Muller-Thurgau, un vitigno ibrido messo a punto dal dottor Hermann Muller, uno svizzero di Thurgau che gli ha dato il nome, incrociando Riesling e Sylvaner (così almeno si credeva fino a pochi anni fa), più probabilmente Riesling e Chasselas, o addirittura un’uva da tavola, la Madelaine Royale: generalmente non ha caratteristiche di vera nobiltà, dando vini piacevoli e freschi, ma meno complessi, ma il Feldmarshall è invece un vino speciale, e la sua collocazione in questa rubrica non tragga in inganno. Come ho avuto già modo di spiegare, il titolo “Piccoli assaggi” non significa che si tratti anche di vini di minore interesse o qualità, ma solo di assaggi più informali, da riconsiderare in modo più approfondito in altra occasione . E difatti riparleremo certamente di questo vino in un servizio sui grandi bianchi dell’Alto Adige, che inseriremo nello spazio delle degustazioni più importanti. Le uve con cui è fatto provengono dall’altopiano di Favogna, una frazione del comune di Magré, che supera i 1.000 metri di altitudine, cosa che rappresenta un record almeno in Europa: il clima, che normalmente sarebbe troppo freddo per permettere la loro maturazione, è invece molto felicemente protetto dai venti settentrionali. Si tratta di un vino di notevole personalità e armonia, con un’acidità perfettamente bilanciata, che gli conferisce una grande freschezza, con un naso fragrante di pesca e di fiori, con leggeri sfumature di salvia, thé e origano selvatico. Di grande finezza ed eleganza, ha sorprendente resistenza. Posso assicurare di aver potuto personalmente constatare il fascino di bottiglie di oltre quindici anni, dimenticate in cantina, ancora perfettamente in sé: 91/100 per questo affascinante vino dedicato al Feldmaresciallo von Fenner, fondatore- a quanto pare-di un corpo speciale di soldati dell’imperatore di Austria. Lo produce una azienda, la Castel Thurmhof di Herbert e Christof Tiefenbrunner, di Niclara, nel comune di Cortaccia, dove già i Rezi, prima dei romani, coltivavano la vite: si tratta di una azienda esemplare, che propone una ampia gamma di vini bianchi e rossi dell’Alto Adige (abbiamo già parlato dei loro Pinot nero), tutti di grande qualità e molto accessibili nel prezzo.

Valle d’Aosta: Chardonnay Les Crêtes 2009. Sempre piacevoli e ben fatti i vini di questa bella cantina di Aymaville, che produce , accanto ad alcuni vini da uve Chardonnay, tra i quali questo, che è quello base, alcuni interessanti vini da uve autoctone, come il Fumin (un rosso fruttato, un po’ rustico, dalle piacevoli note di frutti neri e tabacco), un Torrette rouge (da uve Petit rouge) fresco e sapido, il Vin de La Sabla (un uvaggio di Barbera, Fumin e Petit rouge) di pronta e facile beva, e un bianco da Petite Arvine , il vigna Champorette, di apprezzabile freschezza e mineralità, dai toni elegantemente fruttati di mela e fiori di montagna. Con vitigni internazionali, un Pinot noir (da Pinot nero in purezza), di piacevole rusticità , una Syrah molto sapida, dalle sfumature leggermente speziate, e infine gli Chardonnay: Più impegnativo (anche nel prezzo, superando infatti i 30 Euro) è il Cuvée Bois, oggi proposto nella versione 2008, grasso e complesso, dagli eleganti toni boisé, un po’ più semplici il Frissonnière e il V.d. A. Chardonnay: meno complessi e potenti, ma freschi e fruttati, in cui spiccano la frutta gialla e gli agrumi. Quest’ultimo, poco più di 10 Euro, si fa apprezzare per la sua sapidità, e può accompagnare bene piatti di pesce, uova e verdure gratinate (86/100).

Abruzzo: Montepulciano d’Abruzzo Cocciapazza 2008. Un rosso potente, generoso di alcool e di frutto, dal Cocciapazzacolore impenetrabile. Naso esuberante di amarena e sottobosco, vigoroso e speziato, con note di cioccolato e chiodi di garofano. Sui 16-18 Euro in enoteca (89/100). Lo produce Torre dei Beati , una azienda davvero interessante di Loreto Aprutino, che propone, oltre a quello base, più semplice (poco più di 8 euro) , ma molto ben fatto, anche un altro Montepulciano di razza, il Mazzamuriello (oggi disponibile nell’annata 2008) , concentrato e potente, con molti muscoli, ma non privo di profondità (23-25 Euro).Nella gamma, anche un piacevole bianco da uve Pecorino e un fragrante Montepulciano Cerasuolo, da bere su primi piatti robusti e zuppe di pesce.

Campania: Cilento Aglianico Cenito 2005 Maffini. Bella prova per il Cenito, riassaggiato nella versione della vendemmia 2005, un’annata non troppo felice nel Cilento, che oggi appare sottovalutato rispetto alle stime iniziali. Un vino più elegante che potente, con un bel frutto, nel quale prevalgono la ciliegia nera e i frutti di bosco, accanto a note speziate e leggermente tostate, che gli conferiscono maggiore complessità.. Oggi appare al meglio (90/100), anche se potrà mantenersi bene per almeno altri 3-4 anni. Pochi i vini nella gamma di Luigi Maffini, tutti comunque di ottimo livello e assai ben centrati per accompagnare i piatti della cucina, di terra e di mare, del CenitoCilento (e ovviamente, non solo). Oltre all’elegante Pietraincatenata, di cui ho riassaggiato il 2007, che comincia ora ad esprimersi appieno, il classico e sempre magnifico Kratos, entrambi da uve Fiano (oggi disponibile il 2009), un secondo rosso finora ingiustamente oscurato dal fratello maggiore, il Kleos , più poche bottiglie di un raro rosato cilentano, il Denazzano, e un gradevole passito da uve Fiano, che sembra fatto per accompagnare la pastiera napoletana.

Basilicata: Aglianico del Vulture Macarì 2006. Molto ben fatto questo Aglianico, che è il secondo vino dell’Azienda Macarico di Barile. Aglianico in purezza da vigne ancora giovani (gli impianti, ad alta densità, risalgono ad appena dieci anni fa), di buona struttura, ma morbido e davvero piacevole. Di alcool generoso, ma equilibrato dall’acidità e dalla sua sapidità minerale, si fa apprezzare per l’espressività del frutto e la sua balsamicità (88/100). Sui 13-15 Euro che non si faranno rimpiangere.

 

MorgonBeaujolais : Morgon Marcel La Pierre 2009. Quando si dice Beaujolais, si pensa subito al Nouveau, il vino d’autunno, leggero e fragrante, dai profumi intensi di rosa e banana, che talvolta viene anche un po’ spregiativamente definito “femminile”. Il Beaujolais è invece una regione piuttosto vasta, posta tra la Borgogna e il Rodano, che, pur non avendo il blasone delle zone migliori di questi territori, oltre ai vini più semplici e ai villages, comprende anche dieci crus, non privi di personalità: Brouilly, Chénas, Chiroubles, Cote de Brouilly, Fleurie, Juliénas, Moulin-à-vent, Regnié, Saint-Amour e appunto Morgon. Quest’ultimo è forse è il più importante, poco più di 1000 ettari, caratterizzato da suoli ricchi di granito e scistosi, dal quale si traggono vini molto piacevoli e polputi, di buona acidità e struttura, capaci di durare anche piuttosto a lungo (7-10 anni e più nelle annate più favorevoli). Quella del 2009 è stata un’ottima annata in questa zona, e i vini di Morgon, pur potendo essere apprezzati subito, possono anche essere conservati per qualche anno, consentendo loro di raggiungere un maggiore equilibrio ed esaltare la loro naturale mineralità, Tra i pochi importati in Italia), segnaliamo il Morgon del Domaine Lapierre (distribuito da da Velier). Questo Domaine ha cominciato a vendere il proprio prodotto in bottiglia alla fine degli anni ’50, convertito al biologico dal 1981, da sette anni applica la biodinamica in alcune vecchie vigne. Il suo punto di forza è rappresentato dall’età delle vigne (60 anni di età media), 13 ettari di proprietà. Il vino viene vinificato in modo classico , a grappolo intero, in semi-macerazione carbonica alla beaujolaise, senza SO2, e viene elevato per una decina di mesi in legno. Questo Morgon si fa apprezzare per la sua ottima tipicità territoriale: colore scuro, naso di frutti maturi, soprattutto ciliegia con note di violetta, è molto sapido ed equilibrato in bocca, immediatamente piacevole per la sua freschezza e mineralità (85/100). Una interessante scoperta per coloro che conoscono solo i “nouveaux” di questa regione.

Bel_AirChablis : Chablis De Moor Bel Air et Clardy 2009. Un altro vino francese, questa volta dello Chablisienne. Uno Chablis che non proviene da un grande climat, riconosciuto come grand cru o premier cru; viene infatti da Courgis, un piccolo villaggio che si trova circa 7 km. a sud-ovest da Chablis, che ha solo alcuni premiers crus (8).Tuttavia Alice e Olivier De Moor, entrambi enologi formati a Dijon (Olivier è di Courgis, Alice viene dallo Jura), che nel 1989 hanno impiantato in questa zona tre vigne nell’ambito dell’ A.O.C. Chablis, Rosette, che è la più famosa, Bel Air e Clardy, riescono a fare, con pochi ettari, dei vini di grande precisione , che possono –specie il primo- trarre in inganno gli assaggiatori. Bel Air e Clardy vengono vinificate insieme per dare il vino di cui parliamo oggi: uno Chablis che naturalmente non ha la struttura e l’eleganza di un grand cru, ma di grande dignità, tutto giocato sul registro della freschezza agrumata e della mineralità. Si tratta di un vino da cultura biologica, anzi biodinamica, che non fa uso di solforosa, molto pulito, quasi roccioso, che non stupisce con un frutto esuberante, ma lascia in segno per la sua grande pulizia e una eleganza, magari un po’ semplice, ma di grande equilibrio. Rosette è indubbiamente il pezzo pregiato della casa, una sorta di premier cru “non ufficiale” (non è del resto distante dal premier cru Les Beauregards), caratterizzato da un suolo più complesso, difficile da lavorare per la sua forte pendenza, mentre le vigne di Bel Air e Clardy hanno un suolo poco profondo su strati di calcare più duro con fossili, un misto di argilla e calcare con un drenaggio elevato. Il vino del 2009, già piacevole e molto equilibrato, ha tutte le premesse per migliorare ancora in bottiglia: fresco e pulito, dai piacevoli toni agrumati, esibisce quello che è il marchio dei vini della casa, una vibrante mineralità sapida e quasi “marina”.Una bottiglia interessante, importata da Velier (88/100). L’azienda produce anche alcuni vini “minori” non importati, che devono quindi essere apprezzati sul luogo: il più interessante è Plantation 1902, che, come dice il nome, deriva da una vigna molto vecchia di Aligoté, un’uva considerata di serie B, buona solo per il Kir, ma che in casi come questo dà sorprese, un Bourgogne Chardonnay Chitry , un comune confinante con la zona dell’appellation Chablis, che dà vini assai più semplici, ma spesso di grande piacevolezza, e un Saint-Bris, inusuale vino borgognone a base di Sauvignon (Pubblicato il 7.4.2011).

 

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