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drink different

I tre moschettieri del grande Fiano di Montefredane

 

Guardando la carta dei vini dei ristoranti, noto con un certo fastidio la frequente sovra- rappresentazione , tra i vini bianchi, di bottiglie di Sauvignon e Gewurztraminer, non di rado presenti con più etichette dello stesso livello, e-al contrario- la sconcertante povertà dell’offerta di vini elaborati con i grandi vitigni autoctoni, come il Tocai (oggi Friulano), il Verdicchio e il Fiano. Nulla da dire sulla qualità dei vini proposti (buoni e spesso buonissimi), ma spiace vedere che talvolta si preferisce assecondare le mode del momento, che spingono molti consumatori verso vini più marcati aromaticamente e talvolta eccessivi, piuttosto che valorizzare, come meriterebbero, i vini della nostra grande tradizione. Non vi è dubbio alcuno che un buon Verdicchio dei castelli di Jesi si adatti molto meglio di un Gewurztraminer , con la sua talvolta stordente aromaticità, alla maggior parte dei piatti della cucina di pesce, peraltro ad un costo spesso assai inferiore.

E che dire del Fiano? A lungo presente, e lo è tutt’ora , soprattutto nelle ristrette scelte di vini delle pizzerie, dove Fiano, Greco e soprattutto Falanghina sono considerati le alternative enologiche alle imperanti birre. Certo le cinque pagine dedicate da Jancis Robinson nella sua Guide to wine grapes (1996) al Gewurztraminer sovrastano le sei righe-sei dedicate al Fiano , del quale ci si limita a dire che dà dei “vini robusti, in grado di evolvere per molti anni in bottiglia, sviluppando aromi che vanno dal miele alle spezie alla noce” Eppure per accorgersi che il Fiano è un grande vitigno, meritevole della più grande attenzione, e capace di dare non solo vini freschi, fruttati e piacevoli, ma anche complessi, eleganti, talvolta enigmatici come solo un grande vino può esserlo, basterebbe percorrere i sette chilometri che portano dal capoluogo Avellino a Montefredane, dove si producono alcuni dei Fiano di Avellino più emblematici e di maggiore personalità, capaci di stupire non per la loro potenza alcoolica, o aromaticità, ma per la loro incredibile freschezza , mineralità e precisione, che li rendono i vini bianchi più “nordici” del Sud d’Italia.

Tre aziende, come i Tre Moschettieri, a un tiro di schioppo l’una dall’altra, e vini diversissimi l’uno dall’altro, pur se con una evidente family ressemblance: Vadiaperti, Pietracupa e Villa Diamante.

Di Vadiaperti (www.vadiaperti.it) abbiamo già avuto modo di parlare , della sua Coda di Volpe e del suo Greco di Tufo “base”. Il giovane Raffaele Troisi, subentrato al mai dimenticato padre Antonio, “o’ professore”, il primo dei tradizionali conferitori di uve a cominciare a vinificare in proprio, alla metà degli anni ’80, continua con mano sempre più sicura l’attività del padre. Una decina di ettari di proprietà : parte a Montefusco, a 600 metri di altitudine, dove nasce il Greco, e parte a Montefredane, nelle vigne alle spalle dell’edificio aziendale, per il Fiano. AipiertiOltre ai vini già citati, e a un Greco di Tufo, grasso e di inesauribile freschezza acida (il Tornante), un Fiano (2009) di grande equilibrio, fruttato e minerale, dall’elegante colore giallo paglierino, nel quale a toni decisamente agrumati si affiancano eleganti sfumature di erbe officinali (87/100) e il suo cru, orgogliosamente chiamato Aipierti (2009), colore dorato, naso delicato di fiori bianchi , pera e pesca acerba, fresco e di avvertita mineralità (90/100). Entrambi i vini sono destinati a durare negli anni e ad affinarsi ulteriormente, pur se buoni già adesso.

Mi preme sottolineare l’affidabilità complessiva di tutti i vini di questa azienda, da quelli più semplici a quelli più importanti. Certo si tratta di una vocazione decisamente bianchista: il suo Aglianico , da poco affiancato agli altri vini, è fruttato e piacevolmente rustico, ma ancora di non pari livello e personalità.

Una ventina di anni di vita, appena tre ettari e mezzo e una produzione annua di poco più di 35.000 bottiglie per Pietracupa, altra piccola azienda emergente di questa stupefacente regione vinicola, vicinissima a Vadiaperti

Il Fiano di Pietracupa (2009) , di Sabino Loffredo, propone un registro più riservato : a partire dal delicato profilo olfattivo, nel quale le note floreali e di erbe di campo (soprattutto camomilla) si accompagnano ad evocazioni di frutta bianca e di frutti esotici (banana, ananas), di grande freschezza e sapidità (87/100).

CupoIl cru aziendale, il Cupo (2008) , più austero e ancora un po’ chiuso lo scorso anno, comincia ora ad aprirsi: giallo paglierino intenso, esibisce, accanto alle consuete note floreali, e ad evocazioni di erbe (frumento?), eleganti sfumature iodate e balsamiche. In bocca è fresco e minerale, piacevolmente agrumato, decisamente sapido (90/100). Pietracupa ha un altro punto di forza nel suo Greco di Tufo, di non minore personalità (buonissimo il 2009) e, da alcuni anni, ha cominciato ad impegnarsi anche nel campo dei rossi: ad un affidabile, ma più semplice i.g.t. (il Quirico), ha appena fatto seguito l'esordio del  suo Taurasi .

Il terzo moschettiere del Fiano di Montefredane, che conferma ancora una volta la vocazione decisamente bianchista di questo territorio, è Antoine Gaita, di Villa Diamante: tre ettari di vigna a circa 400 metri di altitudine, esposti a nord-nord ovest, su suoli argilloso-marnosi, ricchi di sassi. Se riuscite a procurarvi qualche bottiglia del suo Vigna della Congregazione, e ancor meglio di qualcuna delle sue vendemmie passate (Gaita ha cominciato con il 1997) potrete subito rendervi conto di essere di fronte ad un autentico cru.

DiamanteAbbiamo riassaggiato l’annata 2007, un’annata molto calda, probabilmente non una delle migliori, ma , lasciata per un po’ ad ossigenarsi nel bicchiere (è molto utile la caraffatura), ha esibito un bouquet complesso, nel quale all’impatto minerale , di pietra focaia, subentrano note floreali, di ginestra , acacia, erbe di campo e camomilla appassita. In bocca è setoso, vi si avvertono note più speziate e di frutta secca (di mallo di noce), lievemente amarognole e tostate, con evocazioni affumicate, di castagna del monaco, ben avvertibili (89/100).

Pochi chilometri da qui e siamo a Summonte, sovrastata dal suo bel castello. Qui si trovano altri due produttori che, in questi ultimi anni, hanno elaborato dei Fiano molto caratteristici, Guido Marsella e Ciro Picariello , per ora ancora fuori dai circuiti della grande commercializzazione. Nel Fiano di Summonte, la nota affumicata (di castagna matura, talvolta eccessiva, che evoca la paglia di stalla), appena accennata in quello di Montefredane, è decisamente più intensa, in bocca più che al naso, che si offre invece con un registro più fresco di fiori e frutta bianca. Al palato sono entrambi molto sapidi e minerali, di vera eleganza contadina. Ma di questi ed altri grandi Fiano di Avellino parleremo in un’altra occasione (Pubblicato il 29.8.2011)

 

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