Questo sito utilizza i cookie per finalità di navigazione, autenticazione e altre funzioni. Navigando su questo sito, cliccando su 'Accetto' acconsenti all'installazione dei cookie sul tuo dispositivo.

Visualizza Privacy Policy

Visualizza i documenti della direttiva europea

Hai rifiutato i cookie. La decisione è reversibile

Hai acconsentito all'installazione dei cookie sul tuo computer. La decisione è reversibile.

drink different

"Benvenuti al Sud": il Fiano cilentano

Castellabate_1"Benvenuti al Sud" é un filmetto, clone di un film francese dal titolo rovesciato (Benvenuti al Nord), che, a quanto pare il pubblico ha apprezzato , in verità più del sottoscritto, che pure conosce bene le zone che vi vengono descritte. Il principale merito di quel film è però “esterno”, quello di aver richiamato- a quanto pare riuscendoci-l’attenzione nazionale sul Cilento, e in particolare sul comune di Castellabate (www.comune.castellabate.sa.it), un piccolo gioiello che, pur se, negli anni passati, maltrattato dalla speculazione, conserva un fascino degno di una visita e, a mio parere, anche di una permanenza più prolungata. Questo bel paese ha infatti la fortuna di assemblare, nei suoi confini comunali:  un antico borgo medioevale (appunto Castellabate), a poco più di 300 metri d’altezza, con annesso castello e alcuni antichi edifici medioevali (tra cui una bella Chiesa, anche se molto trasformata nel corso dei secoli ), di grande suggestione, non solo dal punto di vista panoramico; una gradevole marina , Santa Maria di Castellabate, che ospita anche il municipio, dotata di grandi spiagge sabbiose, inusualmente pulite, in rapporto agli standard campani;  un porticciolo in località San Marco, indispensabile per chi viene in barca, e due località ecologicamente straordinarie, il Tresino, con annesso parco sottomarino, e l’isolotto di Licosa, che la leggenda vuole appartenuto ad una delle ninfe che trattennero Ulisse  lontano da Itaca, sulla punta di una penisola , ricca di vegetazione, degna di figurare tra le cose più belle del Mediterraneo.

Castellabate_3C’è qualche confortevole albergo sul mare : l’Hotel Santa Maria, tra Santa Maria di Castellabate e San Marco, proprio sulla spiaggia; il Sirio, che dispone anche di un piacevole ristorante-terrazza sulla scogliera prospiciente (il Ristorante Sant’Andrea) che hanno il pregio di non essere mostruosamente cari, ci sono diversi B&B, sia nel borgo medioevale di Castellabate, che sulla marina (molto gradevole il B&B 1860). Ci sono anche alcuni ristoranti che per la verità apprezzeremmo di più se, oltre ad alcuni piatti di cucina di mare non banali e a una carta dei vini sufficientemente ricca, anche se non sempre centrata "sui piatti", proponessero un servizio un po’ più professionale e, in alcuni casi, ricariche sulle bottiglie almeno comprensibili (un Selim di De Conciliis, gradevole spumantino estivo, adatto per aperitivo e sugli antipasti, in vendita dal produttore, a pochi chilometri, a 7 Euro, proposto dal ristorante Sant’Andrea a 30 Euro la bottiglia, grida vendetta) Abbastanza interessante la cucina del ristorante Perbacco (proprio sulla spiaggetta della Marina piccola, in posizione molto gradevole, buona (anche se migliorabile) la carta dei vini,giustamente calibrata sulla produzione locale, ma con una presenza abbastanza rappresentativa di bottiglie nazionali, servite in bicchieri appropriati (Riedel) e con ricarichi non scandalosi. Il servizio potrebbe però essere meno freddo e impersonale. Molto affidabile , anche se un po’ statico, il ristorante Due fratelli, sulla nazionale, a poco meno di un chilometro dal paese, con una gradevole terrazza, una cucina senza voli ma con piatti ben fatti (raccomandiamo gli “sfizi” del giorno) e un’ interessante pizza soffiata servita (solo la sera) come pane. Lista dei vini corretta, anche se un po’ troppo prona alle Guide.Prezzi ragionevoli.

Suggestivo il ristorante-pizzeria immortalato dal film, Le gatte, sullo storico moletto della Porta delle Gatte, luogo fascinoso, anche se un po’ fatiscente (a me ricorda il quartiere Ribeiro del lungo Douro,a Porto), ovviamente preso d’assalto dai più giovani : la cucina però mi sembra un po’ meno interessante, almeno finora.

VKratoseniamo ai vini: questo comune produce alcuni dei migliori vini bianchi cilentani, prodotti con il nome di  Paestum Fiano, strana denominazione i.g.t. , dal momento che Paestum non c’entra nulla, ma i templi, si sa, rappresentano un’immagine certo migliore di quella, ora opportunamente modificata, del Tricastin francese, che ha il nome di una centrale nucleare-

Ci é molto piaciuto anche quest’anno il Kratos di Luigi Maffini ( a mio personale giudizio il migliore della zona), Fiano in purezza, da uve provenienti in parte da vigne più vecchie, a San Marco di Castellabate, in parte nella nuova tenuta di Giungano, a una trentina di chilometri, dove si produce anche un Fiano elevato in barrique, il Pietraincatenata, di buona personalità, ma che abbisogna di essere atteso alcuni anni (almeno due) per assorbire il legno, un po’ invadente (oggi è disponibile la vendemmia 2008).

Il Kratos 2010 (12-13 Euro la bottiglia) si distacca nettamente dagli altri  vini prodotti nei comuni limitrofi: elegante, minerale, con un bel frutto , soprattutto di albicocche , con sfumature più lievi e- si direbbe- appena "soffiate" di pera e mandorla bianca. Fresco ed equilibrato, il Kratos è un Fiano cilentano molto piacevole, che vale già oggi oltre 90 punti (90.5), ma migliorerà ancora, vista anche la riuscita del 2009, ora in grandissima forma, ma forse di una vendemmia meno buona (www.maffini-vini.com, località Cenito a San Marco di Castellabate, in vista di Ogliastro), Maffini produce anche un rosso importante , Aglianico 100%, il Cenito, in costante evoluzione dalla prima vendemmia del 1997, davvero meritevole di attenzione (oggi é in vendita il 2007), un secondo rosso, ingiustamente considerato minore, il Kleos, e un interessante Passito (occorre però cambiare il nome, in verità un po’ banale) di uve Fiano.Gradevole, ma nulla più, il Denazzano, raro tributo cilentano alla moda dei rosati.

TresinusQuest'anno cii è piaciuto molto anche il meno noto Tresinus, dell’Azienda San Giovanni, dell’arch. Corrado, abbarbicata sulla collina del Tresino, degradante sul mare: pochi ettari di di vigne di rara bellezza , ben visibili dal mare.  E’ un Fiano molto saporito e polputo, olfattivamente intenso, decisamente “salmastro”, con sfumature molto interessanti di erbe silvestri (88.5 punti).L’azienda produce anche un Fiano più semplice, di minore interesse (www.agricolasangiovanni.it, tel.0974965136– 089224896)

A pochi chilometri da Castellabate, nei comuni limitrofi, si producono altri bianchi da uve Fiano molto ben fatti: a Rutino ci sono Rotolo (con il suo Valentina e un più semplice, ma assai gradevole San Matteo) e Barone, con il suo Vignolella, a Prignano c’è naturalmente De Conciliis, con il Donnaluna bianco e la selezione Vigna Perella, sui soliti livelli, più che buoni (resto tuttavia della convinzione che questa azienda sia maggiormente vocata per i rossi, disponibile naturalmente a cambiare idea se ci saranno fatti nuovi).

Mi piace menzionare, anche i bianchi , in sicuro progresso, di Casebianche a Torchiara, l'Iscadoro, uvaggio cilentano, nel quale si avverte la malvasia, e il Cumalé, Fiano in purezza (ma il vino che preferisco tra quelli proposti è l’Aglianico Cupersito) e l’Amon dell’azienda Rizzo di Felitto: qui siamo tecnicamente nei confini della DOC Castel San Lorenzo, anche se si tratta di un Fiano i.g.t..

Chi si spingesse fin lì-le strade sono ardue per via delle frane, ma i luoghi interessanti, magari per allungare fino a Teggiano, davvero meritevole di una visita- vada a Valle dell’Angelo per provare la cucina cilentana di Alì (soprannome di Angelo Coccaro), alla Locanda della Piazzetta, in piazza Canonico Jannuzzi (tel. 0974-942008): mangerete buoni piatti della tradizione cilentana, soprattutto “di terra” intelligentemente interpretati, accompagnati da una carta dei vini non vastissima, ma appropriata alla cucina (Pubblicato il 21.9.2011)

 

Invia un commento a : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo..

 

 

 Nella foto più grande: l'isola di Licosa; in quella più piccola un cartello stradale che richiama il film.




 Privacy Policy