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Scaccia la malinconia con lo Château Chasse-Spleen

 

Oggi parleremo di una bella proprietà del Moulis, una delle migliori AOC (Appellation d’Origine Contrôlée) ingiustamente considerate “minori” del Medoc, lo Château Chasse-Spleen.

Partiamo dal nome, davvero intrigante di questo Château, che , letteralmente, potrebbe tradursi “Castello scaccia malinconia”. Spleen in inglese significa milza, ma ha successivamente assunto il significato di umore triste.

BeaudelairePer Charles Baudelaire, il celebre autore de Les Fleurs du mal, spleen, che è anche il titolo di una poesia , è una specie di malinconia esistenziale. Come dimenticare i suoi versi?

Quand le ciel bas et lourd pèse comme un couvercle
Sur l'esprit gémissant en proie aux longs ennuis,
Et que de l'horizon embrassant tout le cercle
II nous verse un jour noir plus triste que les nuits;

Quand la terre est changée en un cachot humide,
Où l'Espérance, comme une chauve-souris,
S'en va battant les murs de son aile timide
Et se cognant la tête à des plafonds pourris;

Quand la pluie étalant ses immenses traînées
D'une vaste prison imite les barreaux,
Et qu'un peuple muet d'infâmes araignées
Vient tendre ses filets au fond de nos cerveaux,

Des cloches tout à coup sautent avec furie
Et lancent vers le ciel un affreux hurlement,
Ainsi que des esprits errants et sans patrie
Qui se mettent à geindre opiniâtrement.

— Et de longs corbillards, sans tambours ni musique,
Défilent lentement dans mon âme; l'Espoir,
Vaincu, pleure, et l'Angoisse atroce, despotique,
Sur mon crâne incliné plante son drapeau noir.

Sull’ origine del nome di questo Château, ci sono almeno due leggende.

La prima, alla quale fa riferimento anche la contro etichetta della bottiglia, lo collega appunto a Baudelaire e al suo famoso poemetto: sarebbe stato il pittore bordolese Odilon Redon,  incaricato di illustrarlo, a suggerire il nome al proprietario, di cui era amico.

byronLa seconda leggenda fa invece riferimento a Lord Byron, che visitando lo Château Chasse-Spleen in occasione di un suo viaggio da Londra verso Siviglia, colpito dal repentino cambiamento di umore sperimentato in quell’occasione, ne avrebbe parlato come di un potente rimedio per scacciare la malinconia.

Moulis è una piccola appellation communale del Medoc, il cui territorio coincide con quello dell’omonimo comune: appena 600 ettari, all’incirca il 4% del vigneto del Medoc. Vicina ad un’altra appellation minore del Médoc, quella di Listrac , si trova all’incirca tra Margaux e Saint Julien, senza averne il prestigio, ma dalle zone più pregiate del suo territorio, ideali per il Cabernet Sauvignon, soprattutto nella parte più orientale, si ricavano vini che uniscono talvolta la finezza di un Margaux e la complessità di un Saint-Julien. Con il non trascurabile vantaggio di costare molto meno.

Il nome Moulis risale al Medioevo, quando il Medoc era il granaio della Francia, e questo comportava naturalmente la costruzione di molti mulini. La vigna era comunque presente a Moulis da epoca molto più antica, molto probabilmente gallo-romana. Alla fine del Medioevo la vite era coltivata soprattutto nelle zone più interne: i contadini evitavano infatti le zone più vicine all’estuario della Gironda per la loro maggiore umidità e per le frequenti nebbie, che favorivano l’imputridimento dell’uva. La viticultura divenne via via più importante, e numerosi négociants decisero di investire nella regione, soprattutto nel XVIII secolo. Superata la rivoluzione francese, l’ascesa di Moulis proseguì nel secolo successivo, arrivando fino al limite di 1500 ettari di vigna, poi il flagello della fillossera. La fortuna della viticultura a Moulis derivò in parte certamente dal fatto che il suolo più ghiaioso , caratteristico soprattutto della porzione orientale , e in parte di quella più occidentale, non era adatto alla cultura del grano (Maucaillou, che è il nome di uno dei cru di Moulis deriva appunto da mauvais caillou, pietra cattiva). Ma era eccellente per la vite, soprattutto il Cabernet Sauvignon, che non a caso rappresenta più della metà del blend di questa zona (fino al 70%), ed è molto simile in qualità a quello dei grandi crus del Medoc. La parte centrale dell’AOC, è caratterizzata invece da suoli argilloso-calcarei, più favorevoli alla coltivazione del Merlot, l’altro ingrediente principale dei vini di questo territorio, presente nei vini di Moulis nella misura del 20-40%. Le parti restanti , decisamente minori, sono invece rappresentate dal Cabernet Franc e dal Petit Verdot.

Château Chasse-Spleen è certamente uno dei gioielli maggiori di questa appellation, purtroppo rimasto fuori dalla classificazione dei grandi crus di Bordeaux del 1855, in quanto originariamente faceva parte di una proprietà più grande, nota come Grand-Poujeaux, poi divisa tra gli eredi nel 1822, sicché cominciò ad emergere come proprietà indipendente solo negli anni 30-60 dell’Ottocento, con la proprietà Castaing. Pertanto esso è tutt’ora un cosiddetto cru bourgeois, una classificazione assai più recente, introdotta nel 1932 per colmare le lacune di quella del 1855, che non aveva considerato alcuni cru della rive gauche di   qualità paragonabile a quella dei grand crus: classificazione, questa, poi abolita dopo la revisione del 2003, appena quattro anni fa, e reintrodotta nel 2010. La nuova classificazione del 2003 aveva previsto , tra i crus bourgeois, la distinzione tra tre diversi livelli: quello superiore, rappresentato dai cosiddetti cru bourgeois exceptionnels, comprendeva solo 9 chateaux sui 151 complessivi, e tra questi era naturalmente anche il nostro Château-Chasse Spleen. Questo per dire che la reputazione di questa proprietà, 80 ettari , in gran parte di suolo ghiaioso della Garonna, sul plateau del Grand Poujeaux, è ben nota, e che molti, oggi considerano i vini di questo Château al livello di un troisième cru classé .

La storia di questo Château è interessante. Nel XVI secolo Chasse-Spleen, che non aveva ancora questo nome, faceva parte di una proprietà più vasta appartenente ai Grenier: non c’era solo la vite, ma anche pascolo e altre colture . La proprietà dei   Grenier, diventati nel frattempo Gressier , fu smembrata per motivi ereditari nel 1822. La parte di essa che sarebbe diventata Chasse-Spleen, toccata al ramo Castaing acquisì rapidamente una notevole reputazione, alla costruzione della quale contribuì certo notevolmente la prima delle grandi donne a cui è legata la storia di Chasse Spleen, la vedova di Jean-Jacques Castaing, che ne fece un vero gioiello.

Chasse Spleen ebbe minore fortuna con i proprietari successivi . Di nazionalità tedesca , i Seignitz si trovarono in gravi difficoltà negli anni della prima guerra mondiale e la cantina fu totalmente saccheggiata. Comperata all’asta negli anni ’20 dalla famiglia Lahary, finalmente, negli anni ’70 fu acquistata dai Merlaut, divenuti poi proprietari anche di altri pregiati crus del Medoc, come Château Gruaud-Larose, deuxième cru classé a Saint-Julien, Château Ferrière (troisième cru) e Château La Gurgue (cru bourgeois) di Margaux,.Chateau Haut-Bages-Libéral,un cinquième cru di Pauillac, e Château Citran , cru bourgeois dell’Haut Medoc . In questo periodo protagonista assoluta è stata un’altra donna eccezionale, Bernadette Villars, prima insegnante, poi diventata enologa sotto la guida del grande Emile Peynaud.

E’ questo il periodo della vera e propria rinascita di Chasse Spleen: oggi, dopo la morte di Bernadette, le redini dell’azienda sono nelle mani della figlia Claire.

Chassespleen_2008Chasse Spleen comprende 80 ettari di vigne sulla parte più alta del Grand Poujeaux: il suolo é costituito principalmente da ghiaie della Garonna di origine quaternaria su un substrato calcareo, ideale per il Cabernet Sauvignon, che non casualmente concorre per il 70% alla elaborazione del grand vin. Il resto è in parte Merlot (circa il 20%) , con un tocco di Petit Verdot. La vinificazione è effettuata in acciaio e cemento a temperatura controllata, l’élevage avviene in barriques nuove per il 40%, per una durata di 12-16 mesi. Oltre al grand vin, Chasse Spleen produce una quantità minore di bottiglie del suo secondo vino , L’Ermitage de Chasse Spleen.

Abbiamo provato qualche giorno fa lo Chasse Spleen dell’ultima vendemmia in commercio, quella del 2008. In precedenza avevamo assaggiato quella del 2005.

Chassespleen_2005Grande riuscita quella del 2005, come era da attendersi in un’annata tra le più favorevoli del decennio di inizio millennio. 73% Cabernet Sauvignon, 20% Merlot e 7% Petit Verdot: un vino potente, che promette una lunga evoluzione, ma   che già adesso mostra le sue qualità. Colore porpora abbastanza profondo, naso intenso, nel quale spiccano il ribes nero e note di ciliegia scura, leggero humus; molto ricco al palato, con note speziate di cacao e legno di cedro, tannini levigati (91/100).

Sicuramente una sorpresa molto positiva l’annata 2008: un vino ancora giovanissimo, colorato, olfattivamente intenso , nel quale sono chiaramente avvertibili ribes nero , frutti scuri, una lieve nota affumicata; sul palato è decisamente giovane (va assolutamente caraffato), leggermente tannico, fresco , di buon corpo, davvero piacevole (89/100). Il prezzo? Intorno ai 25 Euro,

Attendiamo ora l’annata 2009, di cui è prossimo il rilascio, e che si annuncia di ottimo livello (Pubblicato il 6.10.2011)

 

Nelle figure: Charles Baudelaire e Lord Byron.

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