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drink different

Il "vecchio" e il "bambino": grande degustazione di Barolo e Barbaresco al MWF

Il bimbo ristette, lo sguardo era triste,
e gli occhi guardavano cose mai viste
e poi disse al vecchio con voce sognante:
"Mi piaccion le fiabe, raccontane altre!"

I lettori mi scuseranno se prendo lo spunto da una canzone famosa di Guccini (resa ancor più celebre dall’ affascinante M.me Sarkhozy, Carla Bruni, che l’ha ripresa in un suo disco), e mi scuserà- spero anche il giovane e bravo Andrea Farinetti, nuovo proprietario della Borgogno & Figli, storica casa di Barolo, ma il titolo di questa nota mi è stato evocato in modo automatico dalla presentazione del vino “più vecchio” della degustazione (un Barolo di 50 anni) da parte del produttore “più giovane” .

BorgognoMi è piaciuto molto il vino, un Barolo Borgogno sorprendente per i suoi anni (vendemmia 1961, famosa già negli anni in cui cominciavo a ad assaggiare le mie prime bottiglie di Barolo), e per la sua integrità: a partire dal colore, un granato appena spruzzato di arancia, ma per nulla spento, il naso nient’affatto ossidato, anche dopo quasi mezz’ora di permanenza nel bicchiere, elegante con le sue sfumature di foglie e fiori secchi (soprattutto rosa), alloro, con lievi tocchi fumé; piena corrispondenza in bocca, ancora vibrante di acidità, di stupefacente equilibrio. Vino “contadino” e tuttavia nobile, come solo i grandi Baroli di vecchie annate sanno essere. Ho molto apprezzato anche la presentazione che ne ha fatto il giovane Farinetti: precisa e dettagliata sul piano tecnico, ma anche con  quel pizzico di consapevole orgoglio, che trapelava dal “noi” usato per descrivere un passato certo troppo antico per appartenergli davvero cronologicamente.

Bella degustazione (orizzontale-verticale) quella dedicata al Barbaresco e al Barolo, i grandi vini da Nebbiolo delle Langhe: coordinata da Gianluca Mazzella, che finora avevo conosciuto soprattutto per le sue degustazioni di Riesling, e con la partecipazione di alcuni dei produttori dei vini degustati. Per la verità , decisamente meglio la sezione dedicata al Barolo .Troppo sparuta e anche un po’ atipica la schiera dei Barbareschi , solo due, uno spiazzante 2008 di Angelo Gaja e un Asili di Bruno Giacosa del 96, ahimé visibilmente ossidato, con accenni di pre-maderizzazione, che ne hanno alterato l’assaggio , almeno per quanto riguarda la bottiglia dalla quale è stato preso il mio campione. Più ricco ed emblematico il confronto tra i sei Baroli degustati, che ha fornito per l’ennesima volta lo spunto per la riproposizione della vecchia polemica tra tradizionalisti (i “no barrique”) e innovatori: Il Barolo di Borgogno, un monumento che da solo avrebbe valso la partecipazione a questa degustazione, era stato preceduto da altre bottiglie di ottimo calibro. Impressionante il Barolo Cà di Morisso di Giuseppe Mascarello, pur di una vendemmia certamente non tra le più memorabili in Langa (quella del 1995).

MascarelloQuella assaggiata è la seconda annata di questo vino, dopo il1993,a seguito del reimpianto, fatto alcuni anni prima con una selezione di vecchi cloni di nebbiolo michet, di una vigna posta all’interno del cru Monprivato: un cru eccezionale , di poco più di sei ettari, sulla fascia collinare discendente da Castiglione Falletto verso il Garbelletto inferiore. Non a caso Renato Ratti lo poneva tra i migliori qualitativamente tra i cru del Barolo .Armonia e freschezza caratterizzano questo Barolo, naso floreale, bocca sapida e morbidamente speziata. Molto buono, ovviamente, anche il Monfortino di Conterno. Proveniente da un’annata tra le più opache degli ultimi dieci anni, la 2002 (quell’anno non è stato fatto il Cascina Francia ), un Barolo, come sempre , di grande finezza ed eleganza. Già “troppo buono” ed equilibrato, è difficile, forse, prevedere per lui la longevità leggendaria a cui questo vino ci ha abituati. Comunque una grande bottiglia, dal bel colore granato, e con un naso avvolgente, nel quale si susseguono ciliegia, mirtillo, erbe aromatiche. Bene anche gli altri vini: il’Ornato di Pio Cesare, dell’annata 1990, un’ottima annata in Langa. L’Ornato è un Barolo di Serralunga, della cascina omonima, parzialmente affinato in barrique, e il resto in botti di rovere francese da 25-28 hl. E’ un Barolo rigoroso, di buon impatto e finemente persistente. Di grande personalità e suggestione anche il Barolo vecchie vigne del Capalot e delle Brunate di Roberto Voerzio (annata 1999, una delle migliori degli ultimi quindici anni, in Langa), un Barolo potente , molto concentrato, con note di surmaturazione, con una trama tannica molto fine ed elegante . Buono anche l’ultimo vino degustato (terzo della serie), il Le Vigne di Luciano Sandrone, di annata più recente (la 2006). Proveniente da quattro vigne diverse di Monforte, Barolo e Novello, è fruttato e succoso, già armonico, sicuramente un ottimo Barolo, anche se, forse, meno distintivo degli altri che abbiamo descritto. Bravo infine Mazzella: non é infatti facile  coordinare una degustazione con tanti produttori e 70 partecipanti.

 

In altro servizio si parlerà di altri Baroli e Barbareschi degustati “al banco” in occasione del MWF (Pubblicato l'11.11.2011)

 

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