Questo sito utilizza i cookie per finalità di navigazione, autenticazione e altre funzioni. Navigando su questo sito, cliccando su 'Accetto' acconsenti all'installazione dei cookie sul tuo dispositivo.

Visualizza Privacy Policy

Visualizza i documenti della direttiva europea

Hai rifiutato i cookie. La decisione è reversibile

Hai acconsentito all'installazione dei cookie sul tuo computer. La decisione è reversibile.

drink different

Sparklings inglesi al Vinitaly

Mi ha intrigato molto la degustazione organizzata da Decanter, presentata da Michèle Shah) dedicata agli sparkling inglesi , confrontati con alcuni dei migliori spumanti metodo classico italiani, Franciacorta e Trento . C’è molta curiosità per questi vini, vero miracolo del Global warming. Di fatti non era certo il terroir a mancare agli spumanti d’Inghilterra. Si tratta infatti dello stesso suolo , fondamentalmente gessoso, della Champagne, che attraversa lo stretto di Dover e continua sull’altra sponda. E neppure la conoscenza.

Ogni ironia in proposito è fuori luogo. La media dei consumi nazionali (sicuramente inferiori a quelli di Italia e Francia) non é sempre un buon indicatore a questo proposito. Non vi è dubbio, invece,  che molti dei più grandi conoscitori di vino al mondo siano inglesi e che l’Inghilterra, anche se sfortunatamente non come produttore, è stata la levatrice di alcuni dei più grandi vini che conosciamo oggi: sicuramente il Bordeaux e il Porto, che debbono il loro successo   ai mercati inglesi, e, in casa nostra, il Marsala. E se è probabilmente poco rilevante che Christopher Merret, nel 1662, abbia preceduto di sei anni il famoso Dom Perignon, a tutti noto come l’inventore del metodo champenois (sembra del resto  che lo stesso Dom Perignon l’abbia appreso a Limoux, dove si era recato proprio per apprenderlo, per non parlare degli studi dell’italiano Scacchi da Fabriano,ancora precedenti, nel 1622), è vero che il contributo inglese è stato ben più essenziale, con l’impiego dei nuovi forni a carbone, in luogo di quelli a legna, in grado di creare, grazie alla maggiore stabilità delle temperature, vetri assai più solidi e capaci di resistere alla pressione della fermentazione in bottiglia. Ora che il clima si è addolcito e permette finalmente una maturazione ottimale delle uve anche oltre lo stretto di Dover, e che ingenti capitali sono stati messi a disposizione dello sviluppo di questo bellissimo territorio, è solo questione di anni e potremo presto bere altri fantastici nuovi spumanti. C’è molto fermento: anche se le superfici, le aziende e le quantità di vino prodotte sono ancora relativamente modeste, la crescita è impressionante (le vigne sono praticamente più che raddoppiate dal 2004), l’investimento di risorse è davvero importante. Manca ancora un sistema di denominazioni geografiche , ma vi sono due associazioni molto attive : la EWP (English Wine Producers) che riunisce 14 produttori tra i più importanti, e la UKVA (United Kingdom Vineyard Association), presieduta addirittura da Camilla Parker Bowles, che raccoglie più di 300 piccoli produttori, le quali riescono, ciò che probabilmente più conta, a fare sistema.I risultati sono a mio giudizio già interessanti : bisogna solo attendere e sarebbe un atteggiamento sbagliato e pericoloso pensare di poter contare su rendite di posizione .

Ridgevirw3Ci è piaciuto il Blanc de Noirs brut Knightsbridge di Ridgeview 2009, 50% Pinot noir e 50% Pinot Meunier, il quarto , e sicuramente il migliore, dei sei sparkling assaggiati: un buon brut, molto fresco, quasi salino (caratteristica, questa, comune a tutti gli sparkling che abbiamo assaggiato), ben bilanciato, assai gradevole in bocca. Certo, il periodo piuttosto limitato di permanenza sui lieviti (raramente si superano i 12-18 mesi) non permette di sviluppare l’eleganza delle bollicine francesi e italiane (87/100). Azienda giovane (nata nel 1994), poco meno di sette ettari vitati di proprietà, con una prevalenza di Chardonnay, produce una serie di sparkling bianchi e rosé di buon livello.

GunsbourneMi ha lievemente deluso il Gusbourne Blanc de Blanc 2006, quello che ha aperto la serie degli spumanti inglesi, sul quale c’erano forse le aspettative maggiori. La Gusbourne è tra le aziende più prestigiose, una proprietà magnifica di duecento ettari, di cui per il momento venti vitati , nel giardino d’Inghilterra, il Kent. Un buon spumante, con un bel colore dorato , netto ed intenso al naso, con sfumature muschiate e salmastre, ma forse con un non perfetto accordo naso-bocca (85/100) . Questi spumanti , rispetto al nostro gusto, eccedono forse un po’ troppo con la liqueur d’expédition, che li rende talvolta un po’ molli.

Di minore interesse il secondo e terzo spumante : il Chapel Down Pinot Noir Chardonnay 2006 e il Denbies brut 2007: bel colore, lievi note fruttate ed altre più vegetali , ma come gli altri, molto salmastri ,un po’ dissociati in bocca , “corti”: entrambi sotto gli 80 punti.

Balfour_rosAnche i due rosé non lasciano per il momento il segno. Molto fresco e fruttato, ma di non grande complessità, il Bolney Cuvée Rosé brut 2009 (81/100), mentre l’altro vino, il Balfour Brut rosé 2008 (la 2005 ha vinto ,nel 1009, il Decanter World Wine Awards), bel colore salmone, sente molto la riduzione , al naso presenta alcune note decisamente “formaggiose” non gradevolissime (s.v.).

Hanno naturalmente maramaldeggiato gli spumanti italiani, di Franciacorta (Numero zero Pas dosé di Villa Crespia , Berlucchi pas dosé 2006, Cà del Bosco Anna Clementi 2004) e Trento (Ferrari perlé brut 2006, Maso Martis riserva 2006, il mio preferito nella degustazione, e Altemasi CAVIT 2004), dei quali non parliamo in questa sede. Vigne meno giovani,  tanti anni di esperienza in più, molte vendemmie: tuttavia il debutto inglese non è dispiaciuto. Si sono viste molte potenzialità, molto entusiasmo, e i primi risultati sono discreti, in qualche caso ottimi. Diamo loro un po’ di tempo (Pubblicato il 6.4.2012).

Invia un commento a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 




 Privacy Policy