Doctor Riesling

Pubblicato Giovedì, 29 Novembre 2012 00:00
Scritto da mago wow
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Ci sono molti ottimi, eccellenti vini nel mondo, ma quando a caratteristiche organolettiche eccezionali si uniscono la storia e il mito, il piacere della degustazione di un grande vino diventa felicità. Non smetterò mai di dire che l’assaggio di un vino non è mai solo pura sensorialità , anche se, naturalmente questa informazione bottom up è importantissima.Non minore è l’importanza dell’informazione top down, di tipo concettuale, che nasce dalla conoscenza che si ha di un vino, del suo terroir, dei modi con cui la sua identità unica è stata interpretata da chi lo ha prodotto.

Bernkasteler_ridottoDevo aggiungere che ho raggiunto autentici picchi di felicità nella degustazione verticale, fatta a Merano, di diverse grandi annate di Riesling Auslese della Mosella di quel grandissimo cru che è il Bernkasteler DoctorThanisch. Sette grandi annate, a cui se ne sono aggiunte altre, allo stand della Weingut Witwe Dr. H. Thanisch Erben Mŭller-Burgraef, grazie anche alla cortesia di Maximilian Ferger, agronomo dell’azienda, che l’ha rappresentata nella grande degustazione condotta da Ian D’Agata al Merano Wine Festival.

Che dire che non sia già stato detto di questo cru, probabilmente il più grande di quel territorio straordinario per i grandi Riesling che è la Mosella?

Un cru che ha una storia antichissima, di quasi sette secoli. Il bizzarro nome di Doctor (Bernkasteler deriva dalla cittadina di Bernkastel) viene fatto discendere dalla leggenda secondo cui l’arcivescovo Boemondo II di Trier , intorno al 1360, gravemente malato, e forse in fin di vita , sarebbe stato miracolosamente “rianimato” dal vino di questa vigna , riuscendo là dove avevano fallito i migliori medici.

Si tratta di appena un ettaro e mezzo, ampliato poi nel 1971 (evidentemente quello degli ampliamenti dei confini non è un problema solo italiano) , fino a fargli raggiungere una dimensione all’incirca doppia, ma comunque limitata, di 3,26 ettari, posto sopra un ripido (anzi ripidissimo) pendio di arenaria sopra il villaggio medievale di Bernkastel-Kues, esposto a sud. Una vigna ultracentenaria sfuggita alla fillossera, e quindi ancora su piede franco.

La coltivazione della vite da parte della famiglia Thanisch risale al 1636. La proprietà di cui parliamo (c’è infatti un’altra azienda che ha quasi lo stesso nome ,Thanisch-Erben) fu fondata nel 1895 dal dr. Hugo Thanisch e poi condotta dalla sua vedova, Katharina.

I vini: tutti di grandi annate e tutti Auslese, ossia vini da grappoli selezionati sovramaturi , spesso botritizzati, con un elevato tasso zuccherino.Tutti caratterizzati da un equilibrio straordinario tra dolcezza, acidità (sempre molto elevata, fino a 12 gradi) e mineralità, con una nota affumicata molto caratteristica che la contraddistingue, trasversalmente alle annate.

1964ridottoAssolutamente eccezionale il vino del 1964, che oggi è quello che colpisce di più, floreale e agrumato (lime), elegantissimo nelle sue note di pietra focaia e lieve affumicatura (98/100). Difficile confrontarlo con quello del 2010, che ha chiuso la nostra verticale, vista la differenza di invecchiamento, ma non è difficile cogliere il potenziale straordinario di quest’ultima annata, che promette di raggiungere una lunghissima vita: già delizioso,con la sua dolcezza, stemperata da una acidità elevata, che gli conferisce una grande freschezza, molto seduttivo con i suoi agrumi e le evocazioni di pesca ed albicocca matura (97/100).

1964AridottoSpettacolosi i vini del 1990 e del 2001, due annate eccezionali: intensi, di grandissima armonia, ai limiti della perfezione . A partire dal colore, dorato luminoso, naso elegantissimo ed intrigante, di grande impatto sul palato, ricco di evocazioni di agrumi e frutta tropicale candita, mai stucchevole, nonostante la dolcezza, grazie alla acidità (96/100 a entrambe). Un bellissimo risultato anche quello del vino del 1996, da un’annata meno coerente e più disuguale, ma che ha dato magnifiche espressioni nelle vigne meglio esposte e più vocate, come quella di cui stiamo parlando.Appena un po’ più colorato, più maturo e denso del 1990 , lussureggiante di frutta matura (94/100).

Le annate che mi hanno impressionato meno favorevolmente sono state la 1959 e la 1971. La prima appare molto diversa da quelle assaggiate in seguito, forse anche nello stile di vinficazione. Commovente, certo non delude, ma non è folgorante come le altre. Un vino opulento, ceroso, affumicato, ma anche un po’ declinante (91/100). Mi ha invece un po’ deluso il vino del 1971, sul quale, visto il millesimo, considerato tra i più grandi, avevo forti aspettative, ma che è apparso subito decisamente “fuori corsa”. Forse anche complice una bottiglia un po’ difettosa. Diverso già a partire dal colore insolitamente carico, dai sentori eccessivamente affumicati e di brandy, con una leggera nota ossidativa (s.v.).

2010ridottoUn cenno ora sugli altri vini dell’azienda assaggiati al di fuori di questa verticale.Molto buoni lo Spätlese Trocken Wehlener Sonnenhur 2011 e l’Auslese Bernkasteler Lay 2011, due cru di tutto rispetto anch’essi, così come lo Spätlese Bernkasteler Doctor della stessa vendemmia, che si annuncia davvero eccellente.Ma sono da favola il Bernkasteler Doctor Auslese 2011 (sugli stessi valori del 2010) e il Beerenauslese dello stesso cru del 2006 (98/100).

 

Nelle foto: sopra, Ian D'Agata e Maximilian Ferger; poi, l'etichetta del fantastico 1964; lo stesso vino nel bicchiere; infine il vino del 2010 , che si annuncia altrettanto grande.

 

(Degustazione avvenuta in occasione del Merano Wine Festival il 10.11.12. Articolo pubblicato il 29.11.12)