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Vini calabresi a Radici Wines

La Calabria è stata finora un po’ la Cenerentola (ma senza lieto fine) dell’enologia del Sud: per nulla in grado di competere con le due principali regioni confinanti , la Sicilia e la Campania, che già da diversi anni si sono portate a ridosso delle migliori aree enologiche nazionali per numero di aziende di qualità e riconoscimenti , ma neppure con la Puglia, a cui i fenomeni Primitivo e Nero di Troia hanno dato nuovo impulso, e con la piccola Basilicata, nella quale l’area, pur ridotta, dell’Aglianico del Vulture rappresenta il punto di forza.

In questi ultimi anni, però, qualcosa si sta muovendo anche in Calabria, ed è indubbio che, come già in altre regioni del Sud, la scoperta (o la riscoperta) degli autoctoni abbia fatto da traino.Tra questi , oltre alle varietà dolci (si pensi al Moscato di Saracena), per le quali vi sono notevoli presupposti qualitativi per la produzione di vini in grado di affermarsi anche sui mercati esteri (un esempio: il Moscato passito di Viola, che non ha nulla da invidiare ai migliori di Rivesaltes), il gaglioppo, ingrediente principale dei vini di Cirò, e il magliocco sono indubbiamente quelli che hanno rivestito la maggiore importanza, ma attenzione: la Calabria è una regione ancora da scoprire dal punto di vista ampelologico e nei prossimi anni potremmo avere delle sorprese.Va da sé che gli autoctoni sono uno degli ingredienti, non l’unico, per ottenere vini in grado di emozionare. I vitigni , con le loro caratteristiche specifiche , possono essere un buon punto di partenza, fornendo una affascinante distintività rispetto alle varietà più diffuse ed omologate, ma è indubbio che il terroir,o il climat, come ci insegnano i borgognoni, con le sue caratteristiche uniche contribuisce in misura determinante , insieme all’opera dell’uomo (innanzitutto in vigna e poi in cantina) a creare la personalità e l’autenticità di un vino. Mi sembrano comunque encomiabili le iniziative che, da alcuni anni, l’associazione Radici Sud organizza in Puglia e ,ora, nelle altre regioni meridionali, nell’intento di promuovere, in tutte le forme (banchi di assaggio, verticali, menu di degustazione costruiti attorno a singole varietà ) la conoscenza e la valorizzazione degli autoctoni del Sud. Tra queste, quella che si è svolta venerdì 23 scorso , in un locale del centro di Bari, dedicata ai vini di Calabria, e in particolare al gaglioppo e al magliocco. Ai banchi di assaggio, poco più di una ventina di vini, prevalentemente a base di magliocco o di gaglioppo (indipendentemente dalla denominazione: DOC vecchie e nuove, come Cirò e Terre di Cosenza, o igt).

Ho personalmente assaggiato 24 vini.La prima impressione generale è stata che il livello medio delle bottiglie presentate sia notevolmente cresciuto rispetto a quello dei vini che avevo assaggiato negli anni scorsi , ciò che li rende interessanti , anche in rapporto ai loro prezzi di vendita. Naturalmente va tenuto conto che si trattava di bottiglie già selezionate in occasione dell’ultima edizione del Festival di Radici, una manifestazione nel corso della quale vengono degustati e premiati i migliori vini da autoctoni delle cinque regioni meridionali, ma si tratta comunque di un dato interessante. Sempre a un livello di impressione molto generale, che andrebbe verificata in altre occasioni, ho apprezzato lievemente di più i campioni dei vini a base di gaglioppo, che mi sono sembrati avere una maggiore equilibrio e bevibilità, anche se il confronto può essere in parte sbilanciato dal fatto che la vinificazione del magliocco in purezza è un fatto più recente, e che si tratta in ogni caso di aziende abbastanza giovani, che vinificano uve da vigne anch’esse giovani, e che pertanto hanno bisogno un certo tempo per trovare la giusta misura.

Qualche impressione, partendo dai vini a prevalenza magliocco, che ho degustato prima, anche perché il banchetto di assaggio dei vini da uve gaglioppo non era ancora del tutto pronto.

Il Magliocco è un vitigno, probabilmente di origine greca, che era già noto in Calabria dal ‘600, poi dimenticato e quasi estinto, prima di essere recentemente riscoperto e valorizzato. Non vi è una zona precisa nella quale possa essere localizzato, e spesso è vinificato in blend con altre uve tipiche della Calabria, come il Greco Nero, dando vini armonici, morbidi e di buon tenore alcolico..

Non vi è dubbio che il vino più elegante e “moderno” tra quelli presentati sia il Magno Megonio di Librandi, che è anche quello che ha aperto la strada al successo di questa varietà.Si trattava della versione del 2009, 100% Magliocco, colore rubino profondo , al naso è intenso, con note di frutti scuri e selvatici, ed altre di sottobosco ed erbe aromatiche (ginepro e salvia in evidenza), al palato è molto armonico, con suggestioni lievemente vanigliate, tannini fitti ma non mordenti, di bella persistenza.

Lo produce la Librandi, più di sessant’anni di vita,e poco più di due milioni di bottiglie l’anno, nella tenuta Rosaneti, in agro di Rocca di Neto-Casabona, da vigne ad alberello con 5.000 piante per ettaro,su suoli argilloso-calcarei. Le uve vengono fatte fermentare in vasi vinari termocondizionati in acciaio per circa 15 giorni, il vino viene poi affinato in barriques di rovere per 16 mesi e ed altri sei in vetro. E’ un vino molto ben fatto ed elegante , vicino anche al gusto internazionale, destinato a piacere.

Della stessa casa, tra i vini a base di gaglioppo, ho assaggiato anche il Duca di Sanfelice, un Cirò classico superiore riserva, dell’annata 2009. Nella sua nuova bottiglia , di tipo borgognone, è un ottimo Cirò,a base di Gaglioppo in purezza,proveniente da vigne diverse nei comuni di Cirò e Cirò Marina, anch’esse ad alberello , con 5.000 ceppi per ettaro di impianto, con suoli prevalentemente argilloso-calcarei.Anch’esso vinificato in vasi in acciaio termocondizionati, con una lunga macerazione (circa tre settimane) e poi affinato  tre anni, sempre in acciaio e qualche altro mese in bottiglia. Colore rubino brillante, si presenta intenso all’olfatto con note floreali (geranio), erbe aromatiche e di macchia mediterranea, molto fresco ed armonico, di piacevole sapidità con una bella chiusura.Una buona bottiglia, anche considerando il prezzo, all’incirca (o lievemente inferiore) di 10 euro in enoteca.

Ma torniamo al nostro magliocco.Tra i vini più giovani (delle annate 2010 e 2011) ho apprezzato il Magliocco 2011 della Tenuta Ferrocinto, con sede a Castrovillari, un’azienda molto giovane, 45 ettari circa di proprietà: è un Magliocco in purezza , dal colore rubino profondo, naso molto fruttato, nel quale risaltano la ciliegia scura e lievi note di erbe officinali e speziate, di buona sapidità e buon tenore alcolico, abbastanza fresco e succoso-

Una riuscita interessante mi è sembrata anche quella del Portapiana (vendemmia 2010) di un’altra azienda molto giovane di Donnici, La Terre del Gufo della famiglia Muzzillo, che si avvale della consulenza di Mario Ercolino. Alcune vecchie vigne sono state espiantate e reimpiantate con magliocco dolce. Attualmente sono in produzione due ettari, con esposizione sud-ovest, ad alta densità d’impianto (fino a 9.000 ceppi per ettaro). Il vino dell’annata 2010 proviene quindi da una vigna giovanissima, di soli 6 anni . Da uve 100% Magliocco dolce, è lievemente etereo, offre ciliegia e piccoli frutti al naso, con note più sottili di erbe officinali, ha un buon impatto sul palato, non privo di una certa finezza.

Tra le riserve di annate più vecchie, la più convincente mi è sembrata l’Anno Domini 1915, annata 2007, di Spadafora. Un Donnici rosso, da un blend di magliocco (80%) e greco nero (20%), colore rubino profondo, naso molto intenso e complesso, nel quale a note accattivanti di confettura di frutti rossi (amarena) fanno seguito altre di erbe officinali , e più dolci di cioccolato e liquirizia, al palato è caldo , quasi burroso, ma temperato da un buon apporto acido.L’azienda che lo produce, di Domenico e Ippolito Spadafora, è un marchio storico dell’enologia calabrese, forse la più antica della provincia di Cosenza. Ha alcuni ettari di vigna di proprietà e poco meno di una ventina in affitto sulle colline di Donnici . Si tratta di vigne ben esposte in collina, a circa 400 metri di altitudine, che possono quindi avvalersi di un buon soleggiamento e di escursioni termiche abbastanza elevate. Produce una gamma abbastanza ampia di vini di varie tipologie, prevalentemente da uve autoctone (magliocco, greco nero, mantonico) di buona affidabilità.

Da seguire anche il Magliocco Piano d’Achille Troiano riserva 2007. 100% Magliocco, da uve a coltivazione biologica, rubino intenso, all’olfatto frutta rossa matura (amarene) e spezie dolci , sul palato è caldo e piacevolmente rustico. Lo produce una piccola azienda a carattere familiare , nata intorno agli anni ’70, appena 15 ettari di proprietà nell’agro di Amendolara, di cui 8 a vigna, a cordone speronato con circa 6.500 ceppi per ettaro, che produce vino e olio (anch’esso biologico).

Passiamo ora ai vini da uve Gaglioppo. Si tratta di un vitigno antichissimo, molto noto nella Magna Grecia (il suo nome significava “bellissimo piede”, dove piede sta per grappolo), era l’ingrediente principale dell’antico vino di Cremissa (oggi Cirò), talvolta è stato confuso con il frappato siciliano. E’ una varietà presente un po’ in tutte le province della Calabria, dà vini rubino non intensamente colorati, sapidi e moderatamente tannici in gioventù.

Del Cirò Duca di Sanfelice ho già detto. La migliore espressione di questa tipologia di vino mi è sembrata quella della piccola azienda A’ Vita di Francesco De Franco, architetto ed enologo, che da qualche anno conduce le vigne di famiglia e alcuni ettari aggiuntivi acquistati in seguito, dove produce alcuni Cirò che definirei esemplari, tra cui questa riserva. Mi ha fatto scoprire questa azienda Bruno De Conciliis che mi fece dono di una delle sue bottiglie, Che dire? Una piacevole ventata di novità in un territorio enologicamente sonnecchioso che ha tremendamente bisogno di capacità e nuovi entusiasmi.

A’ Vita riserva 2008 è un Cirò classico molto nitido, di grande integrità,accattivante già all’olfatto, con le sue note di frutti rossi , scorza di arancia e macchia mediterranea,vibrante sul palato, con ritorni di frutti rossi e tracce di caffè tostato, tannini setosi e di grande finezza. Un’ottima bottiglia, di cui non conosco il prezzo esatto, ma che suppongo inferiore alla qualità offerta.

Tra i vini delle ultime due annate una piacevole sorpresa è stato il Cirò rosso classico superiore 2010 di una cantina che non conoscevo, la Cote di Franze, dei fratelli Scilanga.L’enologo (che coincidenza!) è lo stesso Francesco De Franco.15 ettari di proprietà, di cui 9 a vigna, ad altezze variabili da 20 a 250 metri: parte ad alberello (2 ettari) e parte a cordone speronato ad alta densità d’impianto (fino a 9.000 ceppi per ettaro).Le uve coltivate sono solo varietà classiche , gaglioppo e greco bianco, per una produzione totale di circa 15.000 bottiglie. Il Cirò che ho assaggiato è un vino molto sapido e succoso,frutti rossi al naso, fresco e picevolmente fluido sul palato, di ottima beva.

Tra le riserve un’altra sorpresa : il Cirò rosso riserva Damis della cantina Du Cropio 2005. Gaglioppo in purezza, rubino intenso alla vista, al naso piacevoli soffi balsamici ad accompagnare note di frutti rossi, soprattutto ciliegie scure e amarene, e macchia mediterranea , palato ampio ed armonico, sorprendentemente fresco e con tannini non asciuganti. Raramente mi era capitato di bere un Cirò di questa età in uno stato di forma simile.Lo produce una cantina anch’essa piuttosto giovane , di Giuseppe Ippolito, figlio, insieme con il fratello, enologo, Vincenzo, di un personaggio storico di questa zona, amico di Mario Soldati,Giovanni Ippolito che contribuì molto alla scrittura del disciplinare del Cirò . 30 gli ettari di proprietà, di cui 20 in località Cropia (donde il nome), a circa 200 metri di altitudine (gaglioppo e graco nero), e gli altri dieci sparsi nella zona di Cirò. Di questa cantina era stato proposto in degustazione anche il Dom Giuvà 2010 , che mi è sembrato meno convincente.

Non mi è dispiaciuto , tra gli altri vini, il Dattilo 2009 di Ceraudo, un Val di Neto igt, dell’azienda, ormai quarantenne, di Roberto Ceraudo a Strongoli, in provincia di Crotone. E’ un rosso robusto , 100% Gaglioppo, di oltre 14 gradi di alcol, vinificato in legno, dove sosta per due anni (in botti da 30 hl.): si mostra rubino luminoso al colore, ha naso con evocazioni di frutti rossi molto maturi e floreali,note di macchia mediterranea e tabacco, molto armonico sul palato, fresco per un adeguato supporto acido e tannini ben domati.

Impossibile parlare di tutti gli altri vini, tra i quali diversi altri non privi di interesse. I sommelier , Fabio al banchetto del magliocco, e Anna a quello del gaglioppo, hanno assistito i numerosi partecipanti con cortesia e competenza. Peccato solo per l’illuminazione, davvero insufficiente, della saletta nella quale è avvenuta la degustazione. L’esame visivo dei vini è stato quanto meno problematico.

I vini descritti in questo servizio sono distribuiti da Vinocalabrese, via Roma 145, 87010 Saracena (CS), tel. 0981-1902045, www.vinocalabrese.it

 

(Pubblicato il 28.2.2013)




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