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drink different

L'isola dei tesori: vini sardi al Vinitaly

Il Vinitaly, si sa, è la più grande (nel senso letterale del termine, per dimensione e numero di visitatori) manifestazione enologica d’Italia. Lo si può amare oppure no-personalmente soffro un po’ il gigantismo- ma è un evento che nessun amante del vino può trascurare.

Detto questo, a meno che non ci si vada per scopi molto specifici, bisogna fare scelte draconiane per non soffrire troppo la frustrazione di “non avere abbastanza tempo”.Non si può vedere tutto né assaggiare tutto, neppure in due giorni (il tempo che generalmente mi concedo al Vinitaly), quindi bisogna avere chiaro che cosa ci interessa maggiormente. Poi, se si ha tempo in più, si può andare anche un po’ in libera esplorazione. Bisogna però evitare il più possibile  i momenti di massimo affollamento e soprattutto incaponirsi in sterili file quando attorno a  un banco o a una postazione c’è troppa gente.In quel caso, meglio darsi un secondo obiettivo e poi, eventualmente, tornare in un momento più tranquillo. Mi ero riproposto di passare allo stand di Colonnara per riassaggiare i suoi spumanti : c’era molta gente, ma una persona molto gentile ci ha egualmente accolto e dato l’attenzione che cercavamo. Ho invece  sperimentato qualche piccola frustrazione nel salone dei piemontesi, quando ho scoperto che uno dei  produttori che più mi interessava non aveva più vino perché sembra glielo avessero rubato  durante il trasporto , qualche altro non aveva più bicchieri , un  altro ancora , nonostante fossimo in tre, e lo stand fosse abbastanza tranquillo, senza folle sgomitanti , ci ha allungato un solo bicchiere da passare a turno tra di noi , e mi sono francamente chiesto se quella sarebbe stata anche l’accoglienza in cantina.

Mi sono invece consolato con una bella degustazione di vini sardi organizzata dal Seminario permanente Luigi Veronelli dedicata ai vini dell’isola, ribattezzata, parafrasando Stevenson,   “l’isola dei tesori”. Ho scelto quella, tra altre che forse apparivano più di richiamo, perché sinceramente desideroso di aggiornare le mie esperienze/ conoscenze   sull’enologia di questa isola, che purtroppo ho poche occasioni di approfondire, e comunque troppo poche per quelle che meriterebbe. In realtà, se è sempre vero che per conoscere i vini di una regione bisogna sempre andarci di persona, nel caso della Sardegna questo è  ancora più vero, dal momento che , fuori regione, le selezioni dei vini sardi che è possibile rintracciare anche nelle migliori enoteche sono generalmente banali e poco rappresentative. Non basta infatti scegliere quattro-cinque vini delle cantine più conosciute, magari citate sulle Guide,  e metterle su uno scaffale insieme ai vini dell’altra grande isola italiana, la Sicilia, alla quale peraltro nulla li accomuna, se non il mero fatto di provenire da una terra circondata dal mare.

Veniamo dunque alla nostra degustazione: 15 vini, sei Carignano, di cui 4 del Sulcis, quattro Cannonau di Sardegna,due vini da uvaggio a prevalenza cannonau con altre varietà locali, altri  tre da vitigni autoctoni diversi, e , infine, il Marchese di Villamarina di Sella & Mosca, grande Cabernet isolano, l’estraneo della degustazione, ma utile come termine di confronto. Dopo una sobria (ma con tutto l’essenziale) introduzione sull’enologia sarda e sui due vitigni fondamentali sotto esame (il Carignano e il Cannonau) fatta da Gigi Brozzoni, seguita dalla traduzione in inglese per i partecipanti stranieri, si è passati finalmente all’assaggio.

Devo dire che l’impressione generale è stata di grande piacevolezza. In tutta tranquillità abbiamo infatti degustato una serie di campioni, tutti di ottimo livello, alcuni dei quali davvero interessanti. Non parlo  del Marchese di Villamarina e neppure dal Terre Brune e del Turriga, ovviamente splendidi, ma non è una novità, se non per dire che ho trovato più misurato , ma molto fine ed elegante, come sempre,  il Carignano di Santadi (vendemmia 2008), più potente e concentrato, una vera bomba, il rosso di Argiolas; quanto al cabernet di Sella &Mosca, superato l’incidente di una bottiglia in tutta evidenza danneggiata dal sughero e subito sostituita, ha mostrato la consueta classe e un naso davvero esplosivo. Devo dire che in altre occasioni avevo già bevuto ottimi vini  sardi (quanto diversi da quelli che avevo assaggiato solo trent’anni fa!) , perfetti sulla ricca cucina regionale, ma che raramente avevano replicato la prova su piatti di altro tipo. Questa volta ho assaggiato alcuni vini davvero sorprendenti, che occorrerà seguire con attenzione nei prossimi anni, che , pur mantenendo una impronta territoriale riconoscibile, sapranno farsi apprezzare anche fuori regione, per di più con un ottimo rapporto qualità/prezzo.

Tra i Carignano del Sulcis, escluso naturalmente il Terre Brune, mi è sembrata eccellente la prova dell’Is Arenas 2008 di Sardus Pater. Il vino di questa bella cantina cooperativa, il cui nome evoca l’antica divinità dei sardi nuragici, è davvero splendido, sia al naso, straordinariamente ricco di evocazioni di frutti di rovo, floreali e terrose, sia sul palato, fresco e molto armonico  (92/100). In questa zona del Sulcis, le vigne dell’isola di Sant’Antioco e San Pietro, circondate dal mare, ancora in parte coltivate   a “vigna latina”, grazie al suolo sabbioso, sono sfuggite all’invasione  della fillossera, ed alcune sono ancora a piede franco.  L’Is Arenas proviene da una vigna di 16 ettari al livello del mare,appunto a piede franco, con una resa di soli 23 hl.per ettaro.Fa la fermentazione alcolica in acciaio e la malolattica in barriques.L’élevage, sempre in barriques di rovere, dura dieci mesi, poi  segue un ulteriore affinamento di sei mesi in vetro.

Molto interessanti anche il Riserva Aina 2008 della Cantina Calasetta e  il  Diavolo Cervo riserva 2008 di Mulleri. La prima, da una vigna di due ettari nel comune di Calasetta, è un bel Carignano del Sulcis in purezza, proveniente da una vigna di dieci ettari ad alberello a pochi metri sul livello del mare. Colore rubino profondo, naso intrigante di frutti scuri  e macchia mediterranea, sorso sapido e fresco, con evocazioni marine (90/100)

Appena un po’ più rustico, il Diavolo Cervo di Mulleri, una giovane azienda di Quartucciu (Ca) , anch’esso una bella espressione di  Carignano di Sant’Antioco proveniente da una vigna ad alberello a piede franco  di appena un ettaro.Un bel vino rosso vigoroso, prodotto in soli 3000 esemplari (89/100).

Fatti per piacere  l’Assajé di Capichera, un Carignano “in trasferta” dal suo territorio naturale, e il Buio Buio di Mesa ( di cui ho già parlato in un articolo di qualche mese fa) , rispettivamente dell’annata 2009 e 2010.

AssajeL’Assajé è un Carignano diverso, coltivato  fuori della zona classica su un suolo più calcareo in una vigna  guyot a cordone speronato. Bel colore porpora, all’olfatto offre ciliegie selvatiche e cacao, sul palato è molto morbido e seduttivo, con delicate note speziate e di liquirizia (90/100).

Tra i Cannonau in purezza quello che più mi ha colpito è il Riserva Kuentu dei Poderi di Atha Ruja 2008, una vera sorpresa.Francamente non conoscevo questa azienda e il suo vino, un bel Cannonau in purezza di Dorgali. Il Kuentu proviene da una selezione di uve cannonau da ceppi con oltre 40 anni di età. Dopo una lenta fermentazione in acciaio, resta per 24 mesi in barriques di rovere, prima di affinarsi per altri sei mesi in vetro. Colore rubino-porpora profondo,naso intenso che  offre una miriade di note di frutti scuri, corteccia di china e liquirizia. Sul palato è caldo e strutturato, con una bella trama tannica ben levigata (91/100).

jostomigliorUna bella conferma è quella  dello Josto Miglior 2008 degli Antichi Poderi Jerzu. Questo eccellente Cannonau in purezza è prodotto dalla Cantina Antichi Poderi di Jerzu e prende il nome da un medico condotto del paese. Josto Miglior, che la fondò, ormai quasi 65 anni fa, insieme con altri viticultori della zona.Bel colore rubino scuro, al naso ribes, note floreali e cacao, in bocca è  avvolgente, con tannini setosi, di notevole armonia ed eleganza, una espressione davvero molto riuscita del Cannonau sardo (93/100, miglior vino della degustazione).

Davvero un godimento il Mannu di Masone Mannu 2010 , blend di  Bovale (40%),  Cannonau  e Carignano (30% ciascuno), un Isola dei Nuraghi rosso.

mannuDa una vigna di appena mezzo ettaro a 200 metri di altitudine in località Su Canale, a Monti, in provincia di Oristano,  esposta a sud-est, fa la fermentazione alcolica a contatto con le bucce per 15 giorni a temperatura controllata, con ripetute follature e délestage; matura in barriques di rovere di primo e secondo passaggio per 12 mesi, prima dell’affinamento in bottiglia.Proposto solo in magnum da 1 litro e mezzo, il Mannu ha colore rubino impenetrabile con nuances violacee, al naso propone note di viole e frutti scuri selvatici, è caldo e vellutato sul palato, con evocazioni di mora e balsamiche (91/100).

Un vino molto interessante e originale è il  Barrile, un  rosso Isola dei Nuraghi igt di Attilio Contini 2008. Famosa soprattutto per la sua Vernaccia, per la quale rappresenta un territorio di elezione, la Valle del Tirso dà ottima prova  anche con i rossi . E’ ancora il Cannonau , da solo o insieme con altri vitigni a prevalere, ma in questo vino dell’azienda di Cabras  è protagonista invece la Nieddera,85% di un blend nel quale è un altro vitigno autoctono, il caddiu.La Nieddera è una varietà presente in Sardegna da lunghissimo tempo, probabilmente di origine punica,  molto simile al Perricone siciliano, anche se non si sa se si tratti dello stesso vitigno. La famiglia Contini è stata la prima a recuperarla e a valorizzarla.Del Caddu si sa ancora meno, se non che si tratta di una varietà molto probabilmente di origine isolana, usata come qualità complementare.IL vino , proveniente da una vigna di due ettari esposta e est a pochi metri sul livello del mare, allevata  a spalliera a guyot su un suolo prevalentemente sabbioso-argilloso, ed elevato in tonneaux da 500 litri di primo passaggio per 12 mesi.Ha un bel colore rubino, è intenso all’olfatto con esuberanti frutti rossi, erbe e humus. In bocca ha attacco deciso, è fresco e succoso, di buona persistenza (90/100).

(Pubblicato l’8.5.2013)




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