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drink different

Coup de coeur dell’estate a Tresino: i vini di San Giovanni

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Come non innamorarsi subito di queste vigne , immerse nella macchia mediterranea e dolcemente degradanti sul  mare azzurrissimo della zona più protetta della riserva marina di Santa Maria di Castellabate? Parlo dei 4,9 ettari vitati (su un totale di 20) dell’Azienda agricola San Giovanni di Castellabate, in pieno Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diana , situata  in un ecosistema incontaminato che ha pochi eguali nel mondo. Questa piccola azienda vitivinicola prende il nome  dalla  Chiesa  di San Giovanni , costruita nel 957 da Ligorio di Atrani nei pressi dell’omonimo monastero, i cui resti, in verità alquanto degradati, sono a un tiro di schioppo (nella foto sopra, uno scorcio del pendio sul quale si arrampicano le vigne).

Gli attuali proprietari, l’architetto Mario Corrado e la moglie Ida Budetta, avvocato, nel 1999,  presero la decisione coraggiosa, di trasferirsi da Salerno in quei  luoghi incontaminati ma selvaggi e inaccessibili (ci si arriva infatti solo in fuoristrada),  lontani dai centri abitati e privi di telefono ed energia elettrica, per coltivarvi le terre del padre di Mario: una piccola vigna in prevalenza  di Fiano,una  varietà allora semi-clandestina in quel territorio, giacché erano consigliati piuttosto  il trebbiano e la barbera.

Mario e Ida Corrado2Non si possono non ammirare  il coraggio e la determinazione dei coniugi Corrado (nella foto accanto), che, per realizzare il loro progetto,  hanno scelto di vivere (non solo di estate, ma tutto l’anno) in quella piccola proprietà,con i loro tre  figli: la più grande, Alice, ha oggi 13 anni, il più piccolo ,Marco, ne ha 9; in mezzo, Luna, 11 anni.  

I risultati dell’ immenso  lavoro da loro fatto, con la collaborazione  degli enologi Massimo Di Renzo (oggi da Mastroberardino) prima, e Michele D’Argenio poi, cominciano a vedersi.

cantina2Ero già stato una volta  in quest’azienda nel 2007, e mi pare incredibile ciò che essi hanno realizzato in così pochi anni.Inizialmente privi di una cantina vera e propria , i Corrado hanno dovuto appoggiarsi, per la vinificazione delle proprie uve e l’imbottigliamento ad un’altra azienda vitivinicola campana, nel beneventano: oggi però , hanno installato una  piccola, ma efficiente e ben gestita cantina in un vecchio e suggestivo edificio in pietra locale (nella foto accanto), e sono finalmente autonomi.

Le prime bottiglie di Fiano del Tresino sono del 1993. Si trattava di un vino ancora piuttosto semplice e un po’ rustico, ma già allora si intravedeva una bella materia, che aveva suscitato una certa curiosità, in quanto tra i primi imbottigliati in una zona nella quale  non vi era alcuna tradizione di vino di qualità.

Da allora progressi sono stati costanti. Il primo salto di qualità è stato rappresentato dalla  nascita, alcuni anni dopo (il 2000),  della selezione del Tresinus, dalla vigna più vecchia, impiantata nel 1980, un Fiano in purezza fresco e sapido, quasi marino.

Etichette nuove2Oggi sono in catalogo (nella foto accanto le nuove etichette)  due vini bianchi e tre rossi, tutti provenienti da vigne diverse, identificate con orgoglio in etichetta con le loro coordinate geografiche (latitudine e longitudine).

Ma sui vini torneremo tra breve.

San Giovanni non produce solo vino: un ettaro di terra è  a oliveto e vi si produce un buon olio extravergine. Corrado, che è architetto, e molto sensibile alle attività di restauro , di cui è uno specialista, ha recuperato splendidamente i fabbricati rurali in pietra locale pre-esistenti, nei quali si fa oggi ospitalità agrituristica: chi ama la natura ha qui tutta la tranquiliità che desidera, circondato da una natura splendida, dove vi sono anche molte opportunità per il  trekking (in  azienda vi sono anche due cavalli, Furiosa e Indios). Ora vorrebbe restaurare la Chiesa e l’annesso monastero di San Giovanni, purtroppo in rovina.Ne varrebbe davvero la pena.

Di tanto in tanto si organizzano eventi e degustazioni : qualche settimana fa un concerto di pianoforte-, che è  svolto su una terrazza naturale mozzafiato, dalla quale  si possono cogliere in unico sguardo il mare e le vigne della proprietà.

Veniamo finalmente ai vini. I suoli coltivati a vigna sono, come si è detto,  poco meno di 5 ettari bene esposti, in prevalenza a tessitura limo-argillosa , poco calcarei.  Il vino di entrata è un piacevole Paestum bianco igt, derivante da un uvaggio nel quale è prevalente la varietà Fiano (85%), con piccole aggiunte di Trebbiano (10%) e Greco (5%), 10.000 bottiglie , poco più della  metà della produzione totale dell’azienda. E’ un vino  fresco e di piacevole beva, con un frutto delicato e una sfumatura lievemente salata (una caratteristica inconfondibile dei vini di San Giovanni). Viene da una vigna di poco più di un ettaro e mezzo , impiantata nel 1990, a poche decine di metri sul livello del mare (40-60 metri). E’ un vino più facile, ma non  banale, molto adatto ad accompagnare i piatti della cucina di mare locale (87/100).

sidebar tresinus1Più affilato il Tresinus, un bel Fiano in purezza, che viene dalla vigna più vecchia dell’azienda (ormai ha superato i 30 anni e va verso i 35). Sono solo 3.000 bottiglie l’anno, di un vino in crescita qualitativa costante, puntualmente tra i migliori dell’intero Cilento, assai convincente, specie negli ultimi anni. Viene da una piccola vigna, di soli 0,6 ettari, con un suolo leggermente meno limoso, la più vicina, con quella del Ficonera, al mare. Il Tresinus 2012 è stato vendemmiato, come l’altro bianco, tra la prima e la seconda settimana di settembre, non ha effettuato alcun passaggio in legno, restando 5-6 mesi ad affinarsi sulle fecce: ha bel colore paglierino luminoso, naso fragrante di frutta gialla e fiori bianchi, attraversato da una piacevole acidità e dalla consueta nota salina. Un vino molto ben riuscito,  adatto ad accompagnare  piatti di mare saporiti, ma  gradevole anche da solo, come aperitivo, oggi il vino di punta dell’azienda (91/100).

Interessanti i tre rossi, tutti relativamente nuovi sul mercato.

Cominciamo dal più recente ed  insolito, il Ficonera, un piedirosso in purezza , unico, a mia conoscenza, in questa zona della Campania.

sidebar ficonerafr2Prodotto per la prima volta nel 2011, in  meno di 900 bottiglie, è un rosso corposo, con un frutto molto espressivo, bacche rosse, carrubo e  note di  macchia mediterranea al naso, già armonico (ma un altro anno in bottiglia non potrà che fargli bene), proveniente dalle uve  di una piccola vigna di appena 2000 mq. impiantata nel 1980, vendemmiate nella terza decade di settembre. Per ora è quasi un esperimento, ma i risultati sono già molto promettenti (91/100 ).  Il Ficonera è interamente vinificato e affinato in acciaio:  8 giorni di macerazione prefermentativa e fermentazione  con le bucce, e 6 giorni dopo la svinatura, con rimontaggi regolari, che diventano  occasionali durante la permanenza sulle fecce (dieci mesi).Infine, altri dieci mesi in bottiglia .

Il rosso “di entrata” è il Castellabate, un uvaggio a prevalenza di Aglianico (80%) ,in blend con Piedirosso. Viene da una vigna ancora molto giovane (del 2006) , quella collocata più in alto delle altre (da 40 fino a 160 metri sul livello del mare), caratterizzata da  un suolo leggermente più sabbioso di quello delle altre . Ho assaggiato il vino del 2011, attualmente disponibile, e quello del 2012, ancora in fusto, che, a differenza di quello dell’anno precedente, non sosterà in legno. Il Castellabate 2011 è stato vendemmiato tra la seconda e la terza decade di settembre, ha fermentato dieci giorni  con le bucce a circa 22°, e, per il 15%,  affinato in barriques di secondo e terzo passaggio per due mesi, restando infine altri sei mesi in vetro dopo l’imbottigliamento. E’un rosso più semplice, espressione di una vigna più  giovane, ma già piacevole appena un po’ rustico. Il vino del 2012, ancora in affinamento, si fa preferire per il suo frutto, più nitido e succoso (87 al 2011 e 89 al 2012, in divenire).

Vigna Maroccia2Infine il vino più impegnativo è  il Maroccia (il nome deriva dal vallone Maroccia, che si trova poco distante), un Aglianico in purezza, prodotto in circa 2.000 bottiglie l’anno, per la prima volta nel 2006 e commercializzato solo  in azienda dal 2009. L’annata 2007  ha fatto la sua prima comparsa nei ristoranti  e nelle enoteche con l’etichetta definitiva l’anno dopo. Le  annate 2008 e 2010 sono state saltate, sicché quella attualmente disponibile e da noi assaggiata è la versione del 2009. Questo vino proviene da una piccola vigna di meno di mezzo ettaro (4.000 mq), posta  proprio sotto la cantina, a 55-60 metri sul l.m. ,  impiantata nel 2000, che già sta cominciando ad esprimersi con buoni livelli qualitativi, non più solo varietali (nella foto sopra la vigna Maroccia). E’ l’unico vino della cantina che abbia avuto una permanenza prolungata in legno, due anni in barriques non nuove, poi si è affinato  per un altro anno in bottiglia.  

sidebar maroccia1Il vino del 2009, rilasciato quest’anno,  è un rosso dal colore rubino  profondo, con un  naso intrigante di confettura di ciliegia e frutti di bosco,  gradevoli note balsamiche e speziate, potente e alcolico, con i suoi 15°, ma non bruciante , con tannini non ancora completamente domati. Per apprezzarlo appieno bisognerà aspettare un paio di anni, ma  già adesso si intravede ottima  qualità:  da provare  su piatti robusti di carni rosse, selvaggina (magari , mi perdonino gli animalisti, su uno dei cinghiali che periodicamente devastano la vigna?), formaggi stagionati a pasta dura o  anche da meditazione, a fine pasto (91/100).

In definitiva, quella per l’azienda San Giovanni, è  una deviazione consigliabile  per chi si trova sulla costa cilentana. Altrimenti  andateci apposta: il panorama è unico, i vini molto buoni  e i titolari gentili ed accoglienti. Chi non ha un fuoristrada non si spaventi: telefonando (al numero fisso, l’unico costantemente accessibile) è possibile fissare un appuntamento ai piedi della salita sterrata e verranno a prendervi con un  mezzo adatto a inerpicarsi sul sentiero che porta all’azienda.

Azienda Agricola San Giovanni
Punta Tresino 84048 Castellabate SA, tel. e fax: 0974965136
sede legale: via G. V. Quaranta 8 84100 Salerno, tel. 089224896, fax 0892754259
p.iva 04049400650, c.f. CRRMRA65B09H703S 
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Il Cilento del vino continua a fare progressi. I  nomi consolidati sono sempre quelli di  Maffini a San Marco di Castellabate e Giungano(il suo Kratos non perde un colpo, finalmente ritorna il Cenito, il Pietraincatenata acquista sempre maggiore sicurezza e regolarità)  e i Viticultori De Conciliis di Prignano Cilento (con gli apripista Baicoilcielo, bianco e rosso, i sapidi Donnaluna Fiano e Donnaluna Aglianico, il potente Naima, e gli altri vini della linea, dal Perella all’Antece, bianchi, il rosso Misterioso , e il dolce Ka ). Ma fortunatamente c’è anche del nuovo: da qualche anno è una bella realtà la cantina Casebianche di Torchiara (molto interessanti il bianco  Iscadoro  e il rosso Cupersito , ma provate il piacevolissimo La Matta, uno spumante rifermentato in bottiglia, secchissimo, che va a fare compagnia al più morbido Selim di De Conciliis): tra i bianchi ci è piaciuto il Vignolella, un Fiano in purezza della Cantina Barone di Rutino, che va ad affiancarsi alla cantina di Rotolo; tra i rossi promette bene il Primalaterra Aglianico di Salvatore Magnoni (sempre a Rutino), mentre continua la sua ascesa l’azienda San Salvatore con i suoi ineccepibili bianchi Trentenare e Stio biologico e i rossi Iungano e l’ammiraglia Gillo.

 

 

(Pubblicato il 17.09.2013)




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