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drink different

"Les trois plénitudes" del Dom Perignon

Enoteca

Dopo la giornata Champagne di Milano è giunto molto opportuno (e gradevole) il “richiamo”organizzato a Bari dalla Dom Perignon e dall’enoteca Vinarius: un elegante light dinner per accompagnare le ultime creature della grande Maison di Hautvillers. (Nella foto, l'Enoteca Vinarius di viale Europa.)

 

Nella bella e moderna nuova sede dell’enoteca, in viale Europa, abbiamo assaggiato in sequenza:  passatelli con filetti di triglia e bottarga di muggine, con il Dom Perignon del millesimo 2004, proposto anche come aperitivo; filetto di capriolo al Pinot nero con salsa di frutti rossi e vaniglia, con il Dom Perignon rosé 2003;  e infine un’insalata tiepida di scampi con asparagi di mare, valeriana e vinaigrette all’arancia di Sicilia, in ardito abbinamento con il Dom Perignon Oenothèque 1996. Non mi soffermo sugli abbinamenti proposti, tutti, anche quello in principio più rischioso (l’ultimo), ben riusciti , soprattutto, a mio giudizio, quello tra il capriolo e il rosé, ma piuttosto sui vini.

(Nalla foto di sotto: i sommeliers si preparano)

SommelierNon è ovviamente qui in discussione la qualità degli Champagne Dom Perignon, un marchio acquistato dalla Moët –Chandon nel 1930 , per la  commercializzazione di champagnes di lusso per l’esportazione. Anno dopo anno, le selezioni della Dom Perignon, che si richiama al grande monaco di Hautevillers al quale si attribuisce la creazione del primo Champagne, hanno consolidato la loro fama straordinaria. Anche se alcuni oservatori critici  fanno rilevare che la quantità di bottiglie prodotte ogni anno dalla casa è tuttora segreto come la ricetta della Coca Cola e citano voci che lo stimano in alcuni milioni, non ci sembra che questa sia una ragione sufficiente per mettere in dubbio un prestigio e una continuità qualitativa di altissimo livello, che dura da numerosi decenni. Di più, il rigore del suo attuale capo cantina, Richard Geoffroy, ha ulteriormente rafforzato, se mai era possibile, la qualità delle cuvée, avvalendosi perfettamente anche della integrazione delle antiche vigne di Pommery e Lanson, che hanno ulteriormente arricchito un approvvigionamento già  eccezionale.

Detto questo, veniamo ai vini.Del millesimo 2004 abbiamo già detto ampiamente  nell’articolo dedicato alla Giornata Champagne di Milano. Un’ottima, anche se non eccezionale annata, dai grandi numeri, ma anche piuttosto variabile nella qualità delle diverse cuvée proposte dai produttori. Un’annata, comunque, non casualmente, millesimata da tutti.Nulla da eccepire sul Dom Perignon vintage 2004.(Nella foto di sotto).

Dom 2004Molto bello alla vista, a partire dal colore e dal perlage finissimo e persistente; al naso note delicate di  frutta bianca, mandorla e fiori secchi, sul palato è intenso, molto dinamico, elegantemente speziato , di grande persistenza. Un’ottima riuscita di cui sarà interessante apprezzare l’evoluzione.

Mi ha appena un soffio di meno  entusiasmato, a parte l’ottima prova “gastronomica”, il rosé del 2003, che mi ha comunque sorpreso rispetto alle aspettative. Quella del 2003 (la Dom Perignon è tra le poche ad averla millesimata), infatti, è stata un’annata molto sofferta climaticamente: freddo e gelate  in tutte le zone della  Champagne, poi  le  violente grandinate della prima decade di giugno nella Montagne di Reims e nella Vallée de la Marne hanno drasticamente ridotto i volumi, infine un’estate bollente , nella quale persino le temperature notturne hanno- toccato punte inusualmente elevate, sicché quella del 2003 è stata la vendemmia più precoce dal 1822. (Nella foto di sotto, il Dom Perignon rosé 2003.)

RoséAcidità molto basse, perciò, ma sorprendentemente, le uve a bacca rossa, soprattutto quelle vendemmiate più tardi, hanno mostrato un frutto opulento, molto edonistico.Questo Dom Perignon rosé ha una bella finezza di aromi, marcato da un Pinot noir ricco di frutto, con note di frutti  di bosco, sul palato ha una bella consistenza, è molto seduttivo, uno champagne davvero “gourmand”.

Straordinario il Dom Perignon Oenothèque che ha chiuso la degustazione. Di un grandissimo millesimo (il 1996), da alcuni paragonato a quello del 1928, ma anch’esso metereologicamente piuttosto travagliato.(Nella foto di sotto, ecco ol Dom Perignon Oenothèque 1996)

OenothèqueDopo un inizio d’anno mite, temperature scese molto rapidamente  in alcune  zone a -20°,  fortunatamente senza provocare danni catastrofici . di nuovo gelo, pioggia e grandinate a inizio  maggio, poi un giugno soleggiato, una fioritura abbondante, un abbassamento di temperatura nella terza settimana del mese, causa di un arresto della crescita e della maturazione degli acini, soprattutto nello Chardonnay, ancora alternanze di caldo e di pioggia, fino  una seconda metà di settembre caratterizzata dalla felice alternanza di giornate calde e notti fredde; vendemmia in ottobre, con grappoli maturi e ottimi livelli di acidità.Questa è la Champagne: una successione di disastri e miracoli, a cui l’opera dell’uomo  deve fornire una felice conclusione della storia. Per chi non lo sapesse, i Dom Perignon Oenothèque sono una bella intuizione di Geoffroy e della sua filosofia delle trois plénitudes, tre finestre di opportunità come lui stesso le chiama, dello Champagne: la prima si apre a circa otto anni dalla vendemmia , il periodo in cui viene normalmente  rilasciato il Dom Perignon vintage; la seconda  tra 12 e 15 anni dalla vendemmia , che rappresenta la prima selezione Oenothèque (vini delle migliori annate lasciate per periodi molto più lunghi dell’ordinario ad affinarsi ulteriormente sui lieviti, prima di essere messi in commercio), infine la terza plénitude, a 30-40 anni dalla vendemmia (la seconda selezione Oenothèque) .

Un bicchiere delGeneralmente sono selezionati i vini delle migliori vendemmie riconosciute  (negli ultimi venti anni, la 1996 e la 2002), m anche altre che hanno rappresentato una sfida particolare , come la 1969, 1980 o 1988. Questo 1996 Oenothèque (nella foto, eccolo nel bicchiere) è  davvero immenso: uno Champagne profondo, incredibilmente fresco, al naso fiori di mandorlo, note gessose e minerali, sbuffi iodati , di incredibile finezza, sul palato è un crescendo, di ammaliante dolcezza speziata, senza fine.

 

(Pubblicato il 22.10.2013. La serata Dom Perignon si é svolta l'11.10 nella sede dell'Enoteca Vinarius, in viale Europa 16/c a Bari) 




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