Questo sito utilizza i cookie per finalità di navigazione, autenticazione e altre funzioni. Navigando su questo sito, cliccando su 'Accetto' acconsenti all'installazione dei cookie sul tuo dispositivo.

Visualizza Privacy Policy

Visualizza i documenti della direttiva europea

Hai rifiutato i cookie. La decisione è reversibile

Hai acconsentito all'installazione dei cookie sul tuo computer. La decisione è reversibile.

drink different

A Beaune, per la 153a Asta dei vini degli Hospices

Clos des Mouches2Dopo una notte un po’ sofferta  trascorsa nella cabina di un Thellō alquanto malconcio (igiene un po’ sommaria, toilettes praticamente impraticabili già alla partenza da Bologna per mancanza di acqua, addetto un po’ nervoso), arriviamo finalmente a Beaune con uno dei gradevoli e moderni trenini veloci per Nevers: 18’ senza intoppi da Dijon.

Ha piovuto da poco, ma non fa molto freddo e soprattutto non pioverà almeno fino a tutto lunedì sera, cioè fino al nostro ritorno. Non è poco, visto che in nessun’altra delle mie visite novembrine in questa città ero scampato alla pioggia: mai troppo abbondante, ma comunque sempre presente o incombente.

Vie 2La città si prepara alla festa: le bancarelle che riempiranno per tre giorni, la durata delle Trois glorieuses, le vie del centro,cominceranno ad arrivare nel pomeriggio (Nella foto, banchetto di vendita di castagne e champignons in place Carnot).

 

Eccoci dunque al nostro albergo: una scelta assai felice, il piccolo Athanor. Nonostante il nome un po’ inquietante, risulterà pulito e accogliente, e soprattutto  situato in posizione davvero strategica, a due passi dall’Hotel Dieu. Camera non grandissima, ma confortevole, con un letto finalmente non “alla francese”. Il tempo di sistemarsi, un’occhiata alla libreria-enoteca Atheneum, davanti alla quale  la Maison Bichot sta installando una postazione mobile, presso cui sarà possibile assaggiare i loro vini degli Hospices e prenotare (anche solo tre bottiglie) quelli di cinque cuvées della vendemmia 2013 da essa selezionate.

Facciamo uno spuntino veloce al Bistrot bourguignon, in rue Monge. Le pareti sono allegramente, ma anche un po’ ossessivamente, decorate dalle galline dipinte in tutti gli atteggiamenti possibili dal pittore Chantal Dunoyer,esposte per la vendita. Oeufs-en-meurette (buone) e un magret de canard di esecuzione più che corretta, annaffiati da un piacevolissimo Chorey-lès Beaune di Maréchal 2011: vale la pena di scoprire queste piccole denominazioni meno note, ora che i prezzi dei vini borgognoni cominciano a salire un po’ troppo. Prima ci concediamo un Bouzeron di De Villaine: da uve Aligoté, non è ovviamente al livello dei grandissimi crus di Vosne–Romanée del DRC, ma è molto gradevole, e soprattutto accessibile ai comuni mortali. Abbiamo il tempo di assaggiare anche un Givry premier cru La Grande Berge di Ragot 2011: Givry è una bella AOC nota soprattutto “in rosso” (c’è anche un discreto bianco, ma poco e meno buono) della Côte-Chalonnaise da scoprire, che ha molta qualità offerta a prezzi ancora accessibilissimi, e che ci accompagnerà spesso in questo nostro soggiorno a Beaune.

Solo qualche parola sul Chorey di Cathérine e Claude Maréchal e sul Bouzeron di De Villaine. Del Givry parlerò più avanti, a proposito della bella degustazione di questo vino fatta il giorno dopo al Palais des Congrès.

Quella di Chorey-lès-Beaune è davvero una appellation minore della Côte-de-Beaune, e di fatti non ha alcun premier cru , diversamente dalla vicina Savigny-lès-Beaune.Si tratta di circa 140 ettari di vigna, quasi interamente in rosso (ce ne sono infatti 6 di vini bianchi), collocati in una posizione troppo bassa sul coteau sulla vallée de Fontaine Froide, per dare dei grandi pinot, ma, nelle sue zone migliori, più vicine a Savigny-lès-Beaune e ad Aloxe-Corton, dà dei rossi molto piacevoli, fruttati e molto profumati, con tannini delicati.I Maréchal si trovano a Bligny-lès-Beaune, sulla strada di Chalon; posseggono attualmente circa 13 ettari di vigna, tutti compresi nell’ambito di piccole appellation (Auxey-Duresses, Ladoix, Chorey-lès- Beaune…) e producono tra l’altro un buonissimo Bourgogne rouge. Autentico vigneron, Claude ha gradualmente ricostituito le sue vigne su base qualitativa ed è molto attento, anche con vendemmie leggermente ritardate, a ottenere una completa maturazione. Il suo Chorey ne è una bella espressione: il naso è davvero intrigante , con note di frutti neri e liquirizia, sul palato è fresco , fruttato e con dei bei tannini.

Il Bouzeron. Chi pensa che lo Chardonnay sia l’unica uva a bacca bianca della Borgogna, è servito. E di fatti quella di Bouzeron , una piccola appellation collocata giusto tra le estreme propaggini della Côte de Beaune, da cui è separata dalla valle della Dheune,  e l’inizio della Côte Chalonnaise, confinante con la zona del Rully, è l’unica AOC borgognona  a prevedere l’uva Aligoté come ingrediente esclusivo. Del resto, nella parte settentrionale della Bourgogne, l’Auxerrois, a Saint-Bris resiste un’isola di Sauvignon blanc, e , nel Vézelien, c’è ancora un po’ di Melon de Bourgogne.Naturalmente Aubert De Villaine, co-gérant del mitico Domaine de la Romanée-Conti, non ha bisogno di presentazioni. Non tutti sanno però che , con la moglie Pamela  ha un piccolo Domaine a Bouzeron (15 ettari in bianco, per poco meno dell’80% ad Aligoté, e altri 6 in rosso (Pinot noir), da cui ricava questo gioellino, una magnifica espressione  di questa varietà e del terroir da cui proviene (suoli di marne bianche dell’Oxfordiano e calcari bruni del Batoniano). Di colore leggermente dorato, ha  naso molto seduttivo, di crema fresca e aneto, sul palato è minerale e iodato, adattissimo da aperitivo o anche con le ostriche.

Hotel 2Dopo una piccola pausa, c’è il tempo di fare un salto al Bureau de Presse degli Hospices , al vicino Hotel-Dieu, dove ritiro il mio badge e ricevo gli ultimi aggiornamenti del programma dalla  sorridente ed efficiente Estelle Bidault (nella foto i famosi tetti colorati dell'Hotel Dieu), poi ne approfitto per visitare le storiche cantine Drouhin, che si trovano proprio di fronte all’Hotel. La visita vale la pena: si tratta di un  edificio storico, che è stato anche sede del parlamento del Ducato di Borgogna.

 

 

Targa Drouhin2Le cantine  sono davvero affascinanti (Nella foto accanto, la targa che campeggia sul fianco dell'edificio, in rue del'Enfer). I vini offerti in degustazione tre bianchi, uno Chablis 1 er cru del 2010 , un St—Veran 2011 e  un Puligny-Montrachet Folatières 2009, e quattro rossi:un Côte de Beaune 2009, un Vosne-Romanée village del 2008, un Volnay 1er cru di Clos de Chêne 2010, e finalmente un Clos des Mouches 2010. E’ valsa davvero la pena di riassaggiarlo, visto anche che il Clos è una delle vigne storiche che sono state maggiormente devastate dalla grandine di questa sofferta annata 2013 , che ha colpito soprattutto la Côte de Beaune.

 

Roman wall2La Maison Joseph Drouhin è una delle aziende storiche di Beaune: oggi è condotta dalla nuova generazione  della famiglia Jousset-Drouhin, e possiede  proprietà a Chablis, nella Côte de Nuits, nella quale possiede alcune straordinarie parcelle in grand cru (Clos-de-Bèze e Griotte a Gevrey-Chambertin, Bonnes-Mares, Musigny , Clos-de-Vougeot, Échézeaux e Grands-Échézeaux), e, naturalmente, nella Côte-de-Beaune, senza trascurare la sua avventura in Oregon, nella Williamette Valley, dove è stata la prima Maison borgognona a recarsi per produrre grandi Pinot noir d’Oltreoceano (nella foto accanto una parete dell'antica cantina costituita da un antico muro di origine romana).

 

Il più interessante tra i bianchi assaggiati nella degustazione è stato il Puligny-Montrachet premier cru Les Folatières 2009. Questo cru è uno dei 17 climats classificati come premier cru nel territorio del comune di Puligny-Montrachet, e si trova all’incirca al centro dell’appellation, vicino a Clovoillon. E’ il più esteso di Puligny (quasi 18 ha.), includendo le enclaves di En la Richarde, Peux Bois e Au Chaniot, e rappresenta forse un prototipo di un Puligny-Montrachet premier cru: uno Chardonnay con una grande pienezza di frutto e una elegante mineralità.

 

Sembra che il nome Folatières venga da feu follet (il cosiddetto Fuoco di Sant’Elmo, una scarica elettro-luminescente provocata dalla ionizzazione dell’aria durante un temporale, all’interno di un forte campo elettric:  i famosi corpusants descritti da Melville in Moby Dick).Questo 2009 è un ottimo Puligny, con al naso pere , pesche bianche e note leggermente tostate, un bell’attacco sul palato, fine ed elegante, di buona persistenza.

 Tra i rossi non vi è dubbio che la star fosse il Clos des Mouches.

Bottiglie Drouhin 2Questo Clos è una delle vigne alle quali la famiglia è maggiormente legata e probabilmente la più rappresentativa dello stile della Maison Joseph Drouhin (nella foto accanto, alcune delle bottiglie assaggiate, tra cui il Clos des Mouches rouge).

 

Quasi un Monopole, Clos de Mouches, che deve il suo strano nome alle api, un tempo chiamate mouches à miel (mosche del miele), che vi erano numerose, consta di 6,80 ha. piantati a Chardonnay e altrettanti a Pinot noir. Il Clos bianco è forse più noto e spunta prezzi spesso leggermente più alti del rosso, che io amo molto e considero una delle espressioni più eleganti in assoluto del terroir di Beaune. Maurice Drouhin acquistò con grande determinazione nel 1920 41 parcelle di questo terreno da ben otto diversi proprietari, ora suo per circa tre quarti. I residui 4.5 ha. sono invece posseduti dalla Maison Chanson, e anch’essi distribuiti al 50% tra uve bianche  e rosse.

 Le vigne del Clos appartenenti ai Drouhin hanno un  tipico impianto Guyot ad alta densità (tra 10.000 e 12.500 ceppi per ha.) e sono tra le meglio esposte dell’appellation Beaune, situate come sono sui costoni del Mont Saint-Désiré, con un orientamento sud-est, quasi al confine con Pommard. Il suolo è roccioso nella parte più alta, mentre nella parte centrale è costituito da calcare e marne.

 

Le uve di Clos des Mouches sono a coltivazione biologica dal 1990, e  pochi anni dopo la vigna è passata ad una conduzione in biodinamica.  Le viti provengono da una selezione massale di casa Drouhin, solo da cloni di qualità riconosciuta, che hanno attualmente un’età media di 40 anni. Ovviamente non si fa uso di fertilizzanti chimici, ma solo letame e altri materiali naturali, occasionalmente guano.

 

Le uve sono vendemmiate rigorosamente a mano e raccolte in cesti di piccole dimensioni per preservare al massimo l’integrità dei grappoli, che vengono selezionati già in vigna, e, se necessario, anche in cantina. La macerazione e la vinificazione richiedono due o tre settimane. Si fa uso di soli lieviti indigeni, le temperature della fermentazione sono attentamente controllate, l’élévage avviene in piccoli fusti borgognoni di legno delle foreste del Tronçais, nuovi nella misura del 20%, per 14-18 mesi secondo vendemmia.

Il  Clos de Mouches rouge 2010 è davvero un bel Clos, dal bouquet complesso, caratterizzato da piccoli frutti neri, note floreali e di terra, è assai elegante sul palato, speziato, una trama tannica molto fine, è intenso, di grande profondità e lunghezza. Forse il miglior Clos rosso, insieme con il 2005 e il 2009, tra le annate dell’ultimo decennio.

 Il mattino successivo si comincia presto con la 141ème Fête des vins bourguignons, che, come ogni anno, si svolge in occasione delle Trois glorieuses.  Qui ci sono anche due interessanti degustazioni organizzate per la stampa, dedicate rispettivamente a St.-Aubin e Givry. Prima di cominciare e dopo c’è il tempo di spigolare qualche assaggio in sala. Eccone alcuni.Cominciamo dalla vendemmia 2013.

(Nella foto subito sotto, un'immagine del Salon).

 

Salon 1Occorre naturalmente chiarire subito che non è assolutamente possibile valutare la qualità di un singolo vino in una data così precoce, a meno di 40 giorni dalla vendemmia (la maggior parte ha appena terminato la sola prima fermentazione, quella alcolica), ma piuttosto, in una certa misura lo stile dell’annata e, al più, la maturità delle uve impiegate.E’ dunque troppo presto per dire una parola definitiva su questa tormentata annata 2013, caratterizzata da un andamento meteorologico che non avrebbe potuto essere più bizzarro, e segnata dalla terribile grandinata del 23 luglio che ha colpito, in vari gradi,  1.300 ettari della Côte de Beaune.

 

E’ stata una vendemmia tra le più travagliate e tardive  di questi ultimi anni, ma che, dove le vigne sono state meno pesantemente colpite e i produttori hanno saputo raccogliere al momento giusto e fare una selezione severa delle uve, consentirà una qualità ottima. Meglio nella Côte de Nuits e probabilmente meglio per i vini a base di Pinot noir, ma è ancora troppo presto per trarre conclusioni.

 Cominciamo dalla Côte de Nuits. Tra i vini di Gevrey-Chambertin del 2013 (qui non ci sono state le disastrose grandinate dell’altra Côte, ma ci sono stati gli stessi problemi  nella fioritura e di millerandage)  ho avuto buone sensazioni dal Gevrey-Chambertin village di Philippe Rossignol e dallo Chambertin Clos de Bèze grand cru di Pierre Damoy.Tra quelli dell’annata  2012 in assaggio, promette molto bene, come sempre, il village del Domaine Trapet . Di buon livello anche il Gevrey-Chambertin village di Jean-Michel Guillon 2011.Tra gli altri vini della Côte de Nuits, buoni gli assaggi dei  villages di Nuits-Saint-Georges e Vosne Romanée 2011 del Domaine  François Confuron- Gindre (attenzione, in Borgogna molti Domaines portano lo stesso cognome,per effetto delle parentele, e si fa presto a confondersi)  e  del Vosne Romanée premier cru Beaux Monts di Georges Noëllat 2007, già maturo al punto giusto.

 

 

(Nella foto che segue, appassionati ad uno dei banchi d'assaggio al Palais des Congrès)

Salon 3Passiamo alla Côte de Beaune. Tra i Pommard del 2013, uno dei territori  maggiormente colpiti dalla tempesta di grandine di luglio insieme con quello di Volnay, sono da seguire il Les Trois Follots (un village proprio a ridosso del paese) del Domaine Michel Lahaye e il Les Bertins premier cru di Henri Delagrange , un climat sito nella parte meridionale dell’appellation. Mi è piaciuto il Rugiens 1er cru 2011(un’annata non all’altezza di 2009 e 2010, ma con alcune riuscite interessanti) di Fernand e Laurent Pillot, da aspettare ancora per qualche anno. Les Rugiens (specie la sua parte bassa), come è noto, é uno dei climat di maggior qualità di Pommard.

 

Interessanti gli assaggi di Savigny-lès-Beaune, una appellation non ancora abbastanza conosciuta e apprezzata per il suo valore. Tra quelli del 2013 ho potuto provare solo  il Savigny-lès-Beaune Les Talmettes (un premier cru quasi al confine con Pernand-Vergelesses, nella parte più settentrionale) di  Louis Chénu, ovviamente ancora ingiudicabile, anche se si intravede una buona qualità. Tra le ultime annate ho apprezzato i premier cru Aux Serpentières di Pierre Guillemot 2010 (a ovest, a destra del Le Rhoin, un piccolo subaffluente del Saône) e  Les Peuillets (un climat, di cui esiste anche una parte a village, sito sul lato più meridionale dell’appellation, verso Beaune) di Jean-Marc e Hughes Pavelot, della stessa annata. Del 2011 ho assaggiato un village di Henri de Villamont, fresco e fruttato, morbido e marcato dai frutti di bosco.

ChoreyRiesco ad assaggiare anche qualche Chorey-lès-Beaune, un terroir meno interessante, ma con qualche bella sorpresa, come il vino di Maréchal bevuto il giorno prima (Nella foto accanto il banco di assaggio del Chorey-lès-Beaune). Quella de Les Beaumonts, giusto tra Aloxe-Corton e Savigny-lès-Beaune non è un premier cru (Chorey, infatti, non ne ha), ma è una delle zone migliori . Del 2013 ho assaggiato il vino di Romain Pertuzot, che mi ha fatto un’ottima impressione, ovviamente da confermare .Dello stesso lieu-dit ho apprezzato il 2011 di  Daniel Largeot 2011; infine, prima di andare alla degustazione dei Givry, che si svolgeva in un’altra sala, un equilibrato Chorey-lès-Beaune della stessa annata di Chantal et Michel Martin ,un assemblage di diversi climats:  Les Beaumonts, Les Bons Ores, Les Poiriers Malchaussés et Les Rêpes (tutti delimitati dalla route nationale, confinanti in parte con Ladoix-Serrigny e in parte con Aloxe-Corton).

Saint AubinE  giunta l’ora prevista per le degustazioni dedicate ai vini di Givry e di Saint-Aubin, e quindi sospendo momentaneamente i miei assaggi ai banchi.

(Nella foto accanto un particolare della degustazione)

Riprenderò al termine, se ci sarà ancora un po’ di tempoComincio con Givry. All’assaggio ci sono proposti  solo Givry rossi, e di fatti questa appellation è ricercata soprattutto per i suoi rossi, tra i più apprezzati della Borgogna. A Givry ci sono anche vini bianchi di discreta qualità, ma in quantità assai più ridotte, anche se in crescita. Gli ettari in produzione in rosso sono circa 225, di cui poco meno di un centinaio come premier cru, mentre quelli per la produzione di vini bianchi sono meno di 50 (i premier cru non arrivano a 10 ha.totali).

Givry è una cittadina di origine gallo-romana di 4.000 abitanti circa, che si trova all’incirca nella parte centrale della Cōte Chalonnaise, a circa 10 km. da Chalon-sur-Saône. Delle altre AOC della Côte Chalonnaise, Bouzeron (solo bianchi)  è quella più a nord, poi ci sono quelle di Rully (bianchi e rossi praticamente bilanciati) e Mercurey ( a netto predominio di rossi). Più a sud di Givry , è invece Montagny (di nuovo esclusivamente bianchi), prima  di entrare nel Maconnais.Le vigne di Givry si trovano all’incirca tra i 240 e i 280 mt.sul livello del mare,con una esposizione est/sudest e sud. Il Pinot noir qui ha una maturazione lievemente più precoce rispetto a quello delle altre appellations communales della Cōte Chalonnaise e  forse non è un caso che la maggior parte dei climats classificati come premier cru, tutti tra i 250 e i 300 mt., siano mediamente più precoci degli altri.  A Givry si produce un  Pinot noir di bella qualità, con una struttura salda, ma non privo di finezza (non a caso il grande storico della Borgogna, Courtépée, definì il vino di Givry come il Volnay della Côte chalonnaise). Generalmente i Givry rossi  si esprimono al meglio dopo tre anni, ma sono naturalmente capaci di invecchiare più a lungo,anche 10-15 anni nelle annate favorevoli.

Il terroir di Givry si trova proprio al limite in cui i suoli marnosi e calcarei, caratteristici della parte settentrionale della Borgogna, cominciano a diventare quelli più ricchi, calcareo-sabbiosi del Maconnais, e, come a Mercurey , c’è un po’ di argilla.Un terroir molto adatto al Pinot noir, ed è quindi naturale che qui, come a Mercurey, siano i rossi a prevalere. La fama dei suoi vini è molto antica: la  coltura dell’uva da vino risale molto probabilmente  già agli inizi della  diffusione del Cristianesimo nella regione, datata all’incirca nel III secolo d.C., e vi sono documenti che ne  documentano l’origine ben prima dell’anno mille, favorita anche dai monaci dei numerosi conventi di quel territorio. La  fama dei suoi vini si diffuse rapidamente nel Medio Evo, ed è noto che quello di Givry fosse il vino preferito del re Enrico IV.Completamente distrutta dall’invasione della fillossera, alla fine del XIX secolo, la vitivinicultura a Givry rinacque tra le due guerre mondiali, sicché, già nel febbraio del 1946 furono istituite ufficialmente le AOC Givry e Givry premier cru.

Al Palais des Congrès abbiamo assaggiato 9 rossi di Givry, in prevalenza della vendemmia 2011, con alcuni 2012 e 2009: in tutto tre village e sei premier cru (di recente portati a 38) di cinque climats diversi. I vini dell’annata 2012 sono ovviamente ancora un po’ acerbi, ma vi si può riconoscere una bella materia.Di ottimo livello, nonostante la vendemmia non facile, per le difficoltà incontrate nella fioritura, mi è apparso il Clos Marole premier cru del Domaine Joblot, il migliore della degustazione della vendemmia più recente. Questo climat si trova nella parte settentrionale di Givry, accanto ai climat Servoisine e Cellier aux Moines. Il Domaine di Jean-Marc Joblot è uno dei riferimenti sicuri di Givry, e non solo per i suoi ottimi vini rossi (oltre al Clos Marole, i premier cru Clos de la Servoisine, Clos des Bois Chevaux, Clos du Cellier aux Moines), ma anche bianchi. Il vino assaggiato è un eccellente Pinot noir, con un naso intrigante,con un bellissimo frutto, ampio e speziato sul palato, che non sfigurerebbe  confrontato con  i migliori della Cōte de Beaune. Interessante anche  il La Grande Berge premier cru del Domaine Tatraux, un ottimo Givry, intenso all’olfatto, con una bella polpa e di non comune finezza. La Grande Berge è un climat della parte meridionale di Givry, vicino al villaggio di Poncey, il più grande per estensione, con i suoi oltre 11 ettari, insieme a Cellier aux Moines. Il giorno prima avevo assaggiato appunto il La Grande Berge del Domaine Ragot, dell’annata precedente, un Givry ben fatto, anche se non di grande struttura, con un buon rapporto qualità-prezzo, Fresco e gradevole, ma più semplice il 2012 village del Domaine Pierre Ducret.

I vini dell’annata 2011 si confermano generalmente come meno complessi e di minor struttura rispetto a quelli delle due annate precedenti, ma molto gradevoli e “gastronomici”. E’ stata un’annata calda e abbastanza precoce e meterologicamente bizzarra, che ha  posto qualche problema nell’attesa della piena maturazione fenolica, importante come quella legata alla concentrazione zuccherina. Fino a non molti anni fa era appunto in base alla maturazione zuccherina che si decideva la data della vendemmia: il grado zuccherino era già buono, ma se la maturazione fenolica non era stata completata il risultato erano vini duri e un po’ sgraziati. . I vini del 2011 hanno una struttura salda, ma pochi muscoli; tuttavia, nelle migliori espressioni, hanno una grande finezza. Migliori assaggi del 2011 mi sono sembrati  il  Servoisine premier cru del Domaine Deliance e soprattutto il Grand Prétans premier cru del Domaine Guillemette e Xavier Besson. ..Quest’ultimo é davvero un’ottima riuscita dell’annata: offre al naso note di mora, rosa e violetta, è un bel Pinot noir di Givry, che non ha l’intensità dei vini del 2010, ma non manca di suggestione. I Besson hanno una piccola proprietà , di 6-7 ettari, da cui producono poche migliaia di bottiglie di Givry, sia rossi che bianchi. Le rese sono limitate, impiegano solo  lieviti indigeni, l’elevazione è fatta  in legno (piccoli fusti e tonneaux da 500 l., con il 60% di legno nuovo). Il Domaine Deliance può contare su una quindicina di ettari, di cui la metà compresi nell’AOC Givry, tra cui una vigna vecchia nel climat Servoisine, orientata a est, con un suolo calcareo ricco di argilla.Da qui producono il loro vino migliore, un Givry potente , anche se è reso più gentile dall’annata. Miglior vino della degustazione, favorito, oltre che dall’annata, dagli ormai quattro anni dalla vendemmia,il Clos du Cras Long 2009 di Vincent Lumpp.Questo Domaine, fondato da Vincent Lumpp, al quale si è ormai affiancato il figlio Baptiste, non va confuso con quello, probabilmente più famoso,  di François Lumpp (Baptiste è suo nipote). Otto ettari di proprietà classificati come premier cru: uno a Chardonnay e gli altri sette a Pinot noir, distribuiti tra sette dei migliori climats, fra cui anche un monopole di 2 ettari, il Clos Saint Paul. Qui (e non è molto frequente) vengono impiegate vasche di cemento per la vinificazione dei vini rossi, anche se , nel cru di cui parliamo ora, una parte dell’affinamento viene fatto in fusti di legno nuovo per circa un anno.

JoblotNel climat Cras Long, la porzione di Lumpp risulta di poco meno di un ettaro, di cui la parte maggiore è di impianto abbastanza recente (ceppi piantati dopo il 2000), ma un buon terzo è costituito da viti più vecchie , di ormai quasi sessant’anni, che conferiscono complessità al vino.Il suolo di questo climat,il più meridionale di Givry, tra La Grande Berge e Crémillons,è costituito da terre brune, calcari argilloso-limonosi, mediamente profondo, volgente verso sud e a est. I vini di Lumpp, come i migliori di Givry, sono piacevoli già da giovani, ma  sono attrezzati per affrontare  bene il tempo, migliorando, anche per 10-15 anni. Il Cras Long è un Givry robusto, con una bella trama tannica, dal naso intenso, nel quale si avvertono piccoli frutti  rossi e neri. Durerà a lungo.

(Nella foto di sotto, un banchetto della degustazione di Saint-Aubin) 

Degustazione Saint-AubinSui banchetti accanto ci attendono le bottiglie dell’altra degustazione speciale, dedicata ai vini di Saint-Aubin, un’appellation della Côte de Beaune prevalentemente idi colore bianco, ma della quale esiste anche una versione in rosso. “La qualità di un Puligny-Montrachet al costo di un bianco della Côte Chalonnaise” è un’affermazione che sarebbe stata molto attuale appena qualche anno fa, ora un po’ meno, vista l’ascesa dei prezzi di questi ultimi anni, ma che mantiene  sostanzialmente la sua validità. In effetti la qualità dei Saint-Aubin bianchi è indiscutibile: alcuni dei suoi premier cru meritano davvero l’attenzione del consumatore, specie quello più avvertito, che bada a ciò che beve e non solo alla fama delle etichette. I rossi, anche se non mancano alcune belle bottiglie, hanno minore personalità, avvicinandosi a quelli di Chassagne-Montrachet, piuttosto che ai migliori della Côte de Beaune. Eppure non molto tempo fa era piuttosto il contrario: si producevano più rossi che bianchi, e,  per la maggior parte andavano a confluire nella massa dei Côte-de-Beaune rouge.Oggi  la maggior parte dei produttori ha compreso i vantaggi di una riconversione verso i vini bianchi, e, a fronte di 113 ha. dedicati alla produzione di vini bianchi (di cui più di tre quarti premier cru), ce ne sono solo 50 in rosso (il 70% come premier cru).

 

Saint-Aubin è un paesino di meno di 300 abitanti  della Côte de Beaune, che si trova a meno di 20 Km. da Beaune e a soli 4-5 da Chassagne-Montrachet e Puligny-Montrachet. Il nome è un po’ inflazionato: attenti a non confondersi con gli altri comuni omonimi che stanno un po’ in varie regioni della Francia (nell’Aube, in Piccardia e nello Jura). Praticamente attaccato a Saint-Aubin è il villaggio di Gamay, che è anch’esso compreso nell’appellation Saint-Aubin. Gamay si trova nella parte bassa della collina, mentre le vigne di Saint-Aubin piuttosto a mezza altezza.I premier cru a Saint Aubin  sono 16.Le vigne sono ripartite in due distinte fasce collinari: la prima, nella quale si trovano alcuni premier cru di buona qualità , come Les Castets, Sur le Sentier du Cloud e Les Frionnes, è sulla cosidetta Montagne du Ban, sull’asse est-ovest ,  immediatamente alle spalle del paese: qui i suoli sono costituiti principalmente da marne calcaree. La seconda  poggia sulla Roche du May, sopra Gamay, a 240-300 mt. di altitudine, con esposizioni prevalentemente a sud-ovest. Qui i suoli sono diversi e più vari, con calcari scuri, misti ad argilla. Da questo lato si trovano  i migliori premier cru di Saint-Aubin: Les Murgers des Dents de Chien, così denominato per la presenza di un tipo di pietre simili a denti di cane ( forse quello che di più potrebbe aspirare allo status di grand cru), En Remilly, che gli sta proprio accanto, e La Chatenière,nella parte orientale di Saint-Aubin, in direzione di Puligny-Montrachet, e Le Charmois, in direzione di Chassagne-Montrachet.

 

Due i rossi assaggiati tra i 12 che ci sono stati proposti (la proporzione rossi/bianchi, da 1 a 5, la dice lunga): si è trattato di due rossi  freschi e fruttati, abbastanza piacevoli, anche se ovviamente non paragonabili ai migliori della Côte de Beaune.Entrambi dei premier cru: il Saint-Aubin 1er cru Derrière la Tour  2011, del Domaine Jean-Claude Bachelet et fils, e il 1 er cru Les Frionnes 2009 del Domaine Henri Prudhon. Del Domaine Bachelet assaggeremo dopo anche un maturo Les Murgers des Dents de Chien 1er cru del 2007, di bello spessore,  e l’unico vino del climat Les Charmois 1 er cru 2006; di Prudhon uno La Chatenière 1er cru 2008, tutti bianchi. Sia il Domaine Bachelet che il Domaine Prudhon tra le  cantine più affidabili del luogo.

 

BacheletIl primo  é proprietario di 10 ha., di cui poco più di 6 a Chardonnay e il resto a Pinot noir, da cui ricava non più di 50.000 bottiglie l’anno.Jean Claude ha passato la mano ai due figli trentenni, Jean Baptiste e Benoit, che continuano sulla sua scia a produrre dei Saint-Aubin di bella tensione, in alcuni dei migliori climat dell’appellazione: Les Murgers des Dents de Chien (che abbiamo assaggiato nella degustazione) , En Remilly e Les Charmois, caratterizzati da lunghi affinamenti (fino a due anni. Li  affiancano  alcune etichette  di Chassagne-Montrachet  1er cru, come Blanchot-Dessus , un fine Puligny-Montrachet 1er cru Sous les Puits, e il gioiello aziendale, poche bottiglie di  Bienvenues-Bâtard-Montrachet grand cru . I vini sono precisi e ben fatti, esprimono nitidamente il terroir con una fine mineralità. Les Charmois (nella foto sopra quello del Domaine Bachelet)   è, tra i vari climat, quello più vicino a Chassagne, con  cui si avverte l’affinità: è uno Chardonnay  forse più immediato  di Les Murgers des Dents de Chien, con una bella freschezza.

 Il Domaine Henri Prudhon  ha ormai quasi100 anni, essendo stato fondato da colui che gli ha dato il nome nel 1921. Dalle nozze, avvenute nel 1945, acquisì in dote altre terre. Fu però solo negli anni ’80 che il secondo figlio, Gérard, decise di non limitarsi più a vendere le uve coltivate, ma a tentare di commercializzare i suoi vini imbottigliati.Acquisì così nuove parcelle, sia a Saint-Aubin che nelle vicine  Chassagne-Montrachet  e Puligny Montrachet, raggiungendo rapidamente una reputazione nella zona.Oggi il Domaine Prudhon è affidato ai due figli di Gérard, Vincent e Philippe, e può contare su 14  ha. e mezzo di vigne, da cui ricavano 90.000 bottiglie l’anno, di cui l’85% esportate.Il rosso Les Frionnes 1er cru  viene da una parcella di quasi un ettaro di superficie nel comune di Saint-Aubin, situato sul tratto collinare tra Saint-Aubin e Gamay. Il suolo è tipicamente argilloso-calcareo e le viti hanno un’età tra i 30 e i 60 anni. Les Frionnes è una delle prime cuvées che sono state imbottigliate dall’azienda negli anni ’80 e quindi ha un particolare valore affettivo. Il vino è un Pinot noir senza grandi pretese, ma fresco e fruttato, una bella espressione di questo terroir, un vino ideale per accompagnare piacevolmente uno spuntino di specialità regionali..Il bianco La Chatenière 1er cru viene da una piccola parcella di soli  0,11 ha., nel comune di Saint-Aubin, posizionata appena sopra il villaggio di Gamay: una vigna di 40 anni, con un suolo argilloso-calcareo esposta ad ovest. Si tratta in tutto di meno  di 600 litri di vino l’anno, l’equivalente di due pièces borgognone da 228 litri: uno Chardonnay di  Saint-Aubin molto puro,  di buona personalità, a cui i 5 anni dalla vendemmia hanno permesso di assimilare  la lunga sosta affettuata in pièces di legno nuovo.

 

Il miglior Les Murgers des Dents assaggiato durante la degustazione è stato un austero 2006  del Domaine Hubert Lamy, ma ho apprezzato molto anche lo speziato 2009 del Domaine Gérard Thomas e forse ancora più , quello , della stessa annata  del Domaine Larue, un Saint Aubin blanc di grande purezza e armonia Mi è sembrato ancora   un po’ marcato dal legno,invece,  il vino dello stesso climat del Domaine Thomas della vendemmia 2011, comunque di ottima qualità e che ha solo bisogno di un po’ di tempo per distendersi.

(Nella foto immediatamente sotto il Saint-Aubin 1er cru Les Murgers des Dents de Chien 2006 del Domaine Hubert Lamy)

 

LamyIl Domaine Hubert Lamy é probabilmente il  più conosciuto della zona.Del resto i Lamy di Saint-Aubin erano nel mondo del vino già nel 1640.Ora a Hubert, vignaiolo e appassionato fotografo,  è subentrato il figlio Olivier, con alle spalle un’esperienza a Vosne-Romanée al Domaine Méo-Camuzet. La proprietà è di poco più di 18 ha., e comprende vigne nei principali climats di Saint-Aubin : Derrière chez Eduard, una vigna sperimentale piantata nel 2000 con ben 28.000 ceppi/ha., nella parte più in alto, dove prevalgono le marne bianche; i più solari Dents de Chien, En Remilly, Clos de  La Chatenière, Clos du Meix, più giù, con calcari scuri più duri, infine, nella parte più bassa, con calcari più vecchi e decomposti , Les Frionnes. Altre vigne sono nelle vicine Santenay, Puligny-Montrachet e Chassagne-Montrachet , con una  preziosa parcella di appena 500 mq. nel grand cru Criots-Bâtard-Montrachet (si ricordi che  l’intero cru è di soli 1.57 ha.). I vini bianchi del Domaine effettuano una lunga fermentazione alcolica. che dura fino a 90 giorni, a temperatura controllata,  in recipienti da 300 e 600 litri (Olivier è stato tra i primi a sperimentare l’impiego di recipienti più grandi), con bâtonnages per la messa in sospensione delle fecce. La fermentazione malolattica avviene sempre in fusti di legno, l’imbottigliamento avviene  dopo 12-18 mesi di élevage, secondo l’annata e le caratteristiche del vino.

 Il Les Murgers des Dents de Chien è un Saint-Aubin di razza, intenso e  molto elegante, con note agrumate, di miele ,minerali e speziate, con una grande persistenza e un bellissimo finale. Davvero un bel manifesto per questa appellation, in grado di reggere il confronto con alcuni dei migliori Puligny.

 

Il Domaine Gérard Thomas et filles è stato uno dei primi a etichettare e commercializzare  il Saint Aubin dal climat Les Murgers des Dents de Chien:  negli anni ’80 Gérard, aveva acquistato altre parcelle di questo cru, giungendo a possederne quasi due ettari (1.82 ha.). La vigna era stata completamente rinnovata, come le altre a partire dagli anni ’80, le rese abbassate alla ricerca della massima qualità. Negli anni immediatamente a cavallo del millennio, il titolare è stato affiancato dalle due figlie, Isabelle e Anne. La seconda è sposata con Vincent Prudhon, del vicino Domaine Henri Prudhon. Lo stile della casa, che possiede vigne in ben 7 dei 16 premier cru di Saint-Aubin , oltre che  Blagny, Puligny, Chassagne e Meursault,  si propone di coniugare frutto, finezza e struttura, ossia di creare dei vini che siano godibili già da giovani, ma siano capaci di reggere il tempo, e i risultati  si vedono, sicché il Domaine Thomas è oggi  tra i cinque-sei di Saint Aubin con la maggiore continuità qualitativa.

(Nella foto di sotto il cru Les Murgers des Dents de Chien 2009 del Domaine Larue assaggiato nella degustazione)

LarueIl Domaine Larue é una tipica azienda familiar e di 15 ha., di vigna, di cui due terzi di uve a bacca bianca, ovviamente Chardonnay in grande maggioranza, con una piccola quota di Aligoté, condotta dai tre fratelli Bruno,Didier e Denis.Oltre alle cinque parcelle del climat Les Murgers des Dents de Chien , a 340 mt. di altitudine, proprio  al confine con Puligny e a poca distanza dal gran cru di Montrachet, i Larue posseggono porzioni di vigna in altri tre climat di Saint-Aubin (En Remilly,Les Combes e Les Cortons, oltre a Le Sentier du Cloud, da cui traggono un bel rosso), e nelle vicine Puligny-Montrachet  (Le Trezin e il 1er cru Sous le Puits) e Chassagne-Montrachet.I loro bianchi, anche i villages, ovviamente più semplici ed immediati,sono di grande regolarità e molto affidabili. I Larue non trascurano però i rossi, tra i migliori di questa zona:  ovviamente i Saint-Aubin, il village  Les Eluens e il 1er cru Le Sentier du Clou, ma anche gli Chassagne-Montrachet  village e La Baudriotte 1er cru e l’interessante Blagny 1er cru Sous le Puits.

 

Les Murgers des Dents de Chien è il più fine dei Saint-Aubin bianchi premier cru dei Larue. La vigna, misura  poco più di un ettaro (1.12) , esposta a sud, con impianto Guyot ad alta densità (10.000 ceppi per ha.): il suo primo nucleo fu impiantato nel 1946, con successivi reimpianti, il più recente dei quali nel 1997. Il suolo è molto limoso su fondo roccioso, con le caratteristiche pietre a dente di cane , quasi  affioranti. Il vino affina  in pièces borgognone da 228 litri , nuove per il 20%, per dieci mesi. E’ delicato all’impatto, ma con una bella progressione: sul palato è intenso e minerale. Davvero un’ottima espressione di questa appellation.

 La degustazione ha compreso  anche altri tre  vini di climats differenti, tutti 1er cru: Les Cortons del Domaine Roux père et fils 2011, Sur Gamay del Domaine André Moingeon  et fils 2009 , e En Montceau del Domaine Marc Colin et fils 2009.Dei tre quello più interessante è sicuramente  l’ultimo. Naso fruttato e di agrumi, è un Saint-Aubin ricco, di buona intensità , molto armonico, con una discreta persistenza. Una buona riuscita dell’annata  con una vendemmia leggermente precoce per le alte temperature raggiunte in agosto e agli inizi di settembre.

 

Il Domaine Colin (da non confondersi con quelli di Bruno Colin, Philippe Colin, Yves Colin etc.) conta su poco meno di 18 ettari vitati. La proporzione è sempre quella: un terzo di Pinot noir eil resto di uve bianche, per il 95% Chardonnay, e un saldo di Aligoté. Al comando, da ormai quasi dieci anni, sono Caroline, Damien e Joseph, ma il registro di questo Domaine , che propone molte etichette, non solo di Saint-Aubin, ma di Chassagne Montrachet, Puligny-Montrachet, Meursault , e un prezioso Bâtard-Montrachet , è sempre lo stesso  molto affidabile, anche per i rossi di Chassagne e Santenay.Questo En Montceau è un climat che si trova proprio sopra Gamay, caratterizzato da un suolo profondo di marne bianche, coltivato solo a Chardonnay: uno Chardonnay forse meno complesso di quello di En Remilly o Le Charmois, ma molto fine e minerale. 

 

Gli altri due: il Les Cortons 1er cru è prodotto dal  Domaine Roux,  un’azienda familiare di Chassagne-Montrachet, con diverse vigne- in tutto 65 ha- situate principalmente  nella Côte de Beaune , ma anche nella Côte de Nuits e in Côte Chalonnaise, che produce 2 milioni di bottiglie l’anno (qui ci confrontiamo con  numeri sensibilmente più elevati di quelli delle altre aziende ). . Mi è sembrato un Saint-Aubin corretto, dai toni boisé e speziati, nella media. Il Sur Gamay (un climat confinante con Les Cortons)  del Domaine Moingeon mi è sembrato un po’ più evoluto, ma di buon equilibrio.

 In definitiva una bella successione di assaggi, con il climat Les Murgers des Dents de Chien in ottima evidenza, e quattro-cinque  aziende (Lamy, Larue, Prudhon, Thomas e Marc Colin) con prodotti molto interessanti.

 

 

Al termine della degustazione di Saint-Aubin ho  solo  una mezz’ora prima che venga a prendermi il taxi che avevo prenotato. Il Palais è un po’ fuori Beaune e per raggiungere il centro è un bello scarpinetto, non troppo gradevole da fare a piedi. Mi dirigo dunque verso il banco del Beaujolais per una ricognizione veloce dei vari cru.

 

Ho il tempo di provare  cinque (Juliénas, Moulin-à-vent, Chiroubles, Morgon e Brouilly) dei dieci crus di due produttori (i Vignerons de Bel-Air e il Domaine des Marrans), tutti della vendemmia 2012. Quest’annata non è stata tra le più felici anche nel Beaujolais:  dopo tre annate molto favorevoli, infatti, il 2012 è cominciato con un febbraio gelato e molto secco, ed è proseguito, dopo una parentesi un po’ più soleggiata a marzo, con una primavera notevolmente più piovosa degli altri anni, poi la grandine, che ha colpito duramente Morgon e Fleurie. Come sempre, nelle annate difficili sono i terroir  migliori ad emergere.Di fatti i vini che ho preferito  sono un Moulin-à-vent, un Juliénas e un Morgon.

 

Il primo e il terzo sono prodotti dai Vignerons de Bel Air. E’ una cooperativa di vignaiuoli (250 gli aderenti attuali) nata nell’anno della grande depressione, il 1929, che ha la possibilità di sfruttare  terre in tutti e dieci i crus del Beaujolais. Il  Moulin-à-vent è  tra i crus migliori e forse il più borgognone dei Beaujolais.Sono circa 650 ha. di vigne con un suolo di graniti infiltrati da molto manganese,da cui si trae un vino di razza, di struttura robusta, con un corredo aromatico intenso e articolato nel quale prevalgono la violetta, le rose appassite, frutti rossi e liquirizia. Nelle annate favorevoli può vivere molto a lungo, sempre migliorandosi. Mi è abbastanza piaciuto il  Moulin-à-vent Domaine des Ailes, prodotto dai vignerons di Bel Air: 100% Gamay noir à jus blanc, da una vigna di 53 anni a 200 metri di altitudine, esposta ad Est, con un suolo di arenarie granitiche rosa friabili . Le uve sono vendemmiate a mano, distinte per ciascuna parcella  e sono sottoposte alla tipica macerazione semicarbonica lunga 12-14 giorni, sotto controllo termico. Il vino ha colore granato profondo; all’olfatto è intenso, con note di more, ciliegie scure e cassis; sul palato è carnoso, armonico, di bella consistenza.

Le Py MorgonBuono anche il Morgon della stessa cooperativa, proveniente dal magnifico climat Le Py, riportato in etichetta, accanto al nome del cru.I vini di Morgon hanno color carminio,con aromi di  ciliegie e pesche mature, richiamano un po’ il pinot noir,hanno consistenza, talvolta sono un po’ muscolari, e reggono bene l’ invecchiamento.Tra i  lieu-dits che hanno maggiore personalità è appunto la  Côte du Py.Questo dei vignerons viene da una vigna di 49 anni, esposta a sud-sud/est con  un suolo derivante dalla disgregazione di scisti a predominanza basica, impregnata di ossido di ferro e manganese. E’ un bel rosso dal colore profondo, accattivanti profumi di ciliegia, iris e peonie; sul palato mostra un bel frutto, note quasi di kirsh, ha struttura.

MarransMi è piaciuto molto il cru Juliénas del Domaine des Marrans: una piccola azienda familiare, di proprietà della famiglia Mélinand, condotta  dal giovane talento Mathieu e suo padre Jean-Jacques.Le terre di questa piccola Maison, 20 ettari di proprietà, sono per la maggior parte a Fleurie, dove ha sede, ma anche  a Chirouble, dove possiede 2 ettari in località Les Côtes, naturalmente, a Juliénas  e Morgon , in località Corcelette. Mathieu è stato in Australia e Nuova Zelanda, ma lo stile dei suoi vini è ben diverso da quelli del Nuovo Mondo: raccolta manuale, vinificazione a grappoli interi, grande rispetto della tradizione locale, limitazione delle rese. Il loro Juliénas sembra fatto per riconciliarsi con i vini del Beaujolais. Viene dal  lieu-dit Les Cérisiers a Jullié, una vigna di 55 anni esposta a sud, con un suolo sabbioso-argilloso  e granito blu. Di colore rubino profondo con riflessi violacei, ha naso intenso di more e ciliegie nere, è minerale e speziato. Lo Juliénas è uno dei Beaujolais che preferisco, e più ricchi di personalità. Sono meno di 600 gli ha. vitati, caratterizzati da suoli granitici ma con una parte scistosa, con grès e argilla. Lo Juliénas è  un vino robusto, con tannini ben espressi, dal naso complesso, nel quale emergono la peonia, la violetta e piccoli frutti rossi.

 Alle 16  dovrò andare all’Hotel-Dieu per  la degustazione riservata alla stampa specializzata dell’annata 2013 delle cuvées degli Hospices, per cui  decidiamo di fare uno spuntino alla Maison du Colombier, che sta praticamente a fianco del nostro albergo. Si trova al piano terra di un bell’edificio del XVI secolo, E’ un bistrot molto allegro e animato, anche perché è ancora in svolgimento la gara di corsa iniziata stamani, ma qualcuno dei partecipanti ha deciso di chiudere prima la sua corsa e di venire dentro al caldo . 

CIMG1316Qui si è insediato da poco Roland Chanliaud (nella foto accanto, a destra, in rosso, al bancone della cucina), già chef al Jardin des Remparts (probabilmente il più bel ristorante di Beaune), nel quale proponeva piatti molto interessanti e di bella carica inventiva, prima di lasciare a Christophe Bocquillon. Aveva da tempo desiderio di creare un suo bar à tapas, ed eccolo dunque qui, con in dote una invidiabile carta dei vini , in parte recuperati dalla cantina del Jardin. Alla Maison, già pienissima, abbiamo fatto un piacevolissimo spuntino con dell’ottimo prosciutto iberico, dei crostini di chèvre e tartufo, e un interessante “uovo a 63°”, che ci era stato raccomandato dalla giovane cameriera, e un paio di bicchieri di gradevoli rossi della Côte de Beaune, un Saint-Romain di Alain Gras 2011 e un Beaune village di Nicolas Rossignol dello stesso anno.Entrambi buoni, ma mi ha stuzzicato di più il Saint Romain , anche perché si tratta di un vino che non mi capita di bere spesso.

 

Saint Romain è un piccolo borgo, con meno di 250 abitanti,a ovest di Volnay, da cui dista meno di 7 chilometri : la frazione più alta, Saint-Romain –le-Haut, si trova su uno sperone calcareo nel mezzo di una specie di mezzaluna di falesie, molto spettacolare.Lì sono i resti di un vecchio castello medioevale, del XII secolo, già proprietà dei Duchi di Borgogna, poi smantellato durante la Rivoluzione francese. Si tratta di una piccola appellation comunale, sia in bianco (più pregiata), sia in rosso . Saint Romain non ha premier cru e può contare su meno  di 100 ettari di vigna, di cui una quarantina per la produzione di vini rossi (ovviamente Pinot noir). I rossi di Saint-Romain possono essere commercializzati anche come Côte de Beaune village: hanno generalmente un colore di media intensità, all’olfatto vi  si avvertono ciliegia e ribes, posseggono  una bella acidità e un certo vigore tannico, che si ammorbidisce col tempo, in seguito al  quale assumono anche delle  note leggermente affumicate.

 La cantina di Alain Gras ha meno di cinquant’anni, essendo stata fonfdata nel 1979. Gras possiede una dozzina di ettari di vigna, tra i quali una vecchia vigna di quasi 110 anni nella vicina Auxey-Duresses, dalla quale produce un village di qualità eccezionale per l’appellazione, e una a Meursault, nel lieu-dit Le Tilleul. I suoi Saint-Romain, bianchi e rossi , sono generalmente molto freschi e piacevoli, e, data l’altitidine, affrontano bene le annate calde.Il rosso proviene da una vigna di 35 anni, posta  su un suolo argilloso-calcareo:  ha colore rosso con riflessi violacei, al naso ciliegia e frutti di bosco, molto fresco, con un buon impatto sul palato, sul quale evidenzia una  bella trama tannica.

 

Ancora un caffè e poi via all’Hotel-Dieu.

Eccoci dunque nella bella sala Saint-Nicholas, dove avverrà la degustazione. Una lunga fila di bottiglie, contenenti  i campioni di botte delle diverse cuvées (Nella foto di sotto) è ben visibile accanto ai tavoli accuratamente allestiti  per l’occasione.

CampioniPrima di cominciare, Roland Masse, régisseur della cantina degli Hospices, richiama  brevemente le difficoltà incontrate nella vendemmia 2013:  una vendemmia iniziata il 30 settembre e conclusa in appena una settimana, il 7 ottobre, con le parcelle dei Corton e dell’Echezeaux grand cru.

 

L’annata è stata una delle meno felici per quanto attiene le quantità di vino prodotte.Le 443 pièces che saranno messe in vendita domani, 333 di rossi e 110 di bianchi, rappresentano il minimo storico dal 1981, allorquando furono prodotte solo 418 pièces (nel 2011 furono 761). Per la qualità c’è un certo ottimismo, anche se, a sole 6 settimane  dalla vendemmia,  è presto per trarre conclusioni definitive, quando ancora deve essere effettuata la seconda fermentazione, la malolattica. Solo dopo di questa si potrà valutare meglio l’equilibrio dei vini.

 Dal punto di vista meterologico quest’anno è successo di tutto e non c’è area della Borgogna che sia stata completamente risparmiata. Si è parlato soprattutto della grande grandinata del 23 luglio, che ha colpito gran parte della Côte de Beaune, nella quale sono stati devastati 1.350 ettari di vigne,  con  un calo drammatico delle quantità a Beaune, Savigny-lès-Beaune, Pommard e Pernand.Vergelesses. Grandinate meno devastanti avevano però colpito anche  lo Chablisien il 19 giugno e, più tardi,  la Borgogna meridionale , il 24 agosto, mentre è stata relativamente risparmiata la Côte de Nuits. Si calcola che siano andati perduti in un sol colpo almeno 30.000 ettolitri di vino. Se la grandine è stata l’emergenza maggiore, non è stata però l’unica, perché tutta la stagione ha presentato delle gravi anomalie climatiche. Innanzitutto le temperature e il soleggiamento, che sono stati sensibilmente più bassi del normale nei primi sei mesi dell’anno. La temperatura media di febbraio, ad esempio, è stata di un solo grado, contro i 3° normali. Anche la durata del soleggiamento è stata inferiore di circa il 50% rispetto alla media stagionale, salvo essere anche eccessiva nei mesi di luglio e agosto.Poi  ci sono state  le piogge, che hanno raggiunto valori record: superiori alla norma già nei primi tre mesi dell’anno, hanno superato dell’80% i valori attesi nei mesi di aprile e maggio . Ai primi di maggio la pioggia è stata così abbondante che vigne e numerose cantine erano nell’acqua.Poi è arrivato un agosto molto caldo e un settembre imprevedibile, soprattutto a partire dalla metà del mese, ciò che ha reso davvero difficile la decisione di quando iniziare la vendemmia, con il rischio di raccogliere uve non ancora mature fenolicamente. La fioritura e il germogliamento sono stati fortemente ritardati e con difficoltà. Millerandage e coulure sono stati una minaccia costante, così come la pourriture, favorita dal caldo umido di settembre, appena contenuta dalla maggiore aerazione delle uve, date le ridotte dimensioni  dei grappoli. Insomma, tutto sembrava anticipare gli esiti peggiori.

(Nella foto di sotto, la Sala Saint-Nicholas, all'Hotel-Dieu, allestita per la degustazione dei vini del 2013).Saint NIcholas

Alla resa dei conti, però, le cose, a parte le quantità, non sembrano andate male, e la qualità media dell’annata (pur se con grandissime disparità tra le diverse zone e tra i produttori) dovrebbe essere almeno paragonabile a quella della vendemmia 2011. Per quanto riguarda  i vini dei 60 ettari di proprietà degli Hospices le premesse sembrano piuttosto buone.

 Ho cominciato la mia degustazione con i rossi. Abbiamo potuto richiedere i vini nella successione che preferivamo , ed anche due alla volta, in modo da poter confrontare due cuvées tra loro. Ecco qualche impressione non sistematica, considerando che, dopo sei settimane, non è assolutamente possibile valutare la riuscita (del resto ancora tutta da costruire) di un singolo vino, ma solo trarre qualche spunto , oltre che una impressione generale della vendemmia. Tra i Beaune 1er cru ho preferito  le due cuvées più celebri degli Hospices, la Guigone de Salins e la Nicolas Rolin, che prendono nome dai coniugi fondatori degli Hospices.

 

(Nella foto di sotto, le statue del cancelliere Rolin e della moglie Guigone).

Guigone e NicolasLa Cuvée Guigone de Salins costituisce  per me un buon test dell’annata, sia per la sua regolarità, sia perché, essendo tra quelle che sono battute per prime e generalmente con un buon numero di lotti, dà abbastanza presto il polso dell’andamento globale dell’asta. E’ per la maggior parte costituita da uve provenienti dal climat Bressandes, nel quale gli Hospices posseggono poco più di un ettaro (1.19), da viti piantate nel 1960, 1977 e 1980.  L’altra metà proviene dal climat Les Seurey (0.83) e Les Champs Pimont (0.61), Bressandes, con i suoi poco meno di 17 ha. complessivi,  è uno dei 1er cru più grandi di Beaune, dopo Les Grèves (31 ha.) , con il quale confina in  parte, il Clos des Mouches (25 ha.) e Les Theurons (circa 21 ha.). Si trova sul lato settentrionale dell’appellation Beaune, in direzione Savigny-lès-Beaune, mentre Les Seurey (uno dei climats più piccoli ) e Les Champs Pimonts si trovano all’incirca nella posizione centrale. Nonostante l’annata difficile, mostra una buona struttura, profumi di frutti neri e buccia di arancia rossa, una trama tannica fine. Molto  interessante, quest’anno,  la Cuvée Nicolas Rolin, un altro Beaune 1er cru.Questa cuvée è un blend  di ben 5 climats: la maggior parte viene da Les Cent Vignes (oltre il 50%), dove sono anche le parcelle più antiche, insieme a quelle del climat Les Theurons,in gran arte impiantate negli anni ’50 (le più recenti hanno comunque quasi  40 anni). Les Cent Vignes confina in parte con Bressandes (presente in piccola parte anche nel blend di questa cuvée, completata anche da piccoli apporti di Grèves e En Genêt), mentre Les Theurons è  tra i climats migliori del territorio di Beaune e si trova nella parte orientale più vicina alla città. La Cuvée Nicolas Rolin mi sembra promettere un vino potente ed elegante, dal bel colore rubino intenso, con un aroma complesso, nel quale si avvertono note di frutti rossi e cherry, molto ricco sul palato, con un ottimo potenziale per una lunga durata, anche se molto dipenderà naturalmente  dall’affinamento successivo . Anche le altre cuvée di Beaune 1er cru mi hanno fatto una buona impressione, specialmente quella di Beaune Grèves, la  Cuvée Pierre Floquet.Quello di Grèves è notoriamente (anche se non per tutta la sua estensione in egual misura, essendo anche il più grande) il migliore climat tra i premier cru di Beaune, da molti considerato una specie di superpremier.La cuvée Floquet  proviene da una donazione recente (1997) di due parcelle di 0.75 ha., ed è stata creata per la prima volta nel 2004.Ha un bel colore rubino, profumo intenso di frutti rossi , è fragrante e fruttato, molto fine.

 Molto riusciti i Volnay, tra i quali ho apprezzato particolarmente la cuvée Jehan de Massol . Questa cuvée prende il suo nome da un medico italiano, Augustino Mazzoli, che fu uno dei primi medici degli Hospices: è un Volnay 1er cru di Santenots, ossia proveniente dal confinante comune  di Meursault. Essa è composta da un blend del climat Les Plures e di Les Santenots: un quarto delle vigne è molto vecchio, essendo state piantate tra il 1948 e il 1959, mentre la restante parte ha un’età media di una quarantina d’anni. Colore rubino luminoso, naso molto Pinot, con note di ciliegia scura e frutti di bosco,  di bella intensità: promette davvero bene. Molto interessante anche l’altro Volnay di Santenots, la Cuvée Gauvin, e la cuvée Blondeau.Da Les Plures e Santenots du milieu , due climats di Meursault, la prima appare fresca e fruttata, con una trama tannica molto fine.La cuvée Blondeau prende il nome da François Blondeau, un benefattore degli Hospices, che nel 1811 donò le campane dell’Hospice de Charité. Essa proviene principalmente (per il 70%) da due climats tra i migliori e i più famosi di Volnay, Champans e Taillepieds, situati nella parte centrale (da Nord a sud) dell’appellation, con Taillepieds più a ovest  e Champans dall’altro lato separato dalla D 973, la route d’Autun. Alla  parte restante contribuiscono  Les Roncerets e Les Mitans, il primo confinante a Est con Les Champans, l’altro più in direzione di Pommard.Si tratta generalmente  di vigne vecchie, con numerose viti che risalgono ai primi anni ’50. Il vino che verrà sembra promettere molto bene: frutti neri, sottobosco, lievi note affumicate, una struttura elegante.

 Meno interessanti i Pommard, che sono stati maggiormente colpiti dalle grandinate, con una lieve preferenza per quello di Epenots, la Cuvée Goblet (dal nome dell’ultimo cantiniere dell’Abbazia di Citeaux), un 1er cru  da una vigna di oltre 50 anni, che mostra una buona fragranza di profumi, anche se minor struttura.

 Le più belle riuscite, tra i rossi della Côte de Beaune, vengono dai Corton grand cru.Mi ha fatto un’ottima impressione il Corton Clos du Roy, della cuvée Baronne du Baÿ. Le Clos du Roy, come è noto, è uno dei climats migliori di Corton grand cru per la produzione di vino rosso, ed  è sito nel comune di Aloxe-Corton,  dà vini molto eleganti e longevi. Proveniente da una donazione del 1924 della Baronessa Du Baÿ, figlia del famoso Dr. Peste (che nome!) che fu medico degli Hospices per più di trent’anni alla metà dell’800,  è vinificata separatamente dal 2007 per esaltarne l’individualità. Il vino risulta intenso e concentrato, molto ricco di aromi fruttati al naso, molto equilibrato e fresco, con evocazioni di frutti di bosco e di fichi rossi .Molto ben riuscita anche la Cuvée Charlotte Dumay, un Corton grand cru che proviene per oltre il 60% dal climat Les Renardes e per il resto da Les Bressandes, entrambi nel comune di Aloxe-Corton, in direzione di Ladoix-Serrigny.Anche questo promette di diventare un eccellente Corton, intenso e concentrato, di grande finezza ed eleganza.Più scuro, potente e con una struttura tannica robusta, ma un po’ meno elegante, l’ultima cuvée di Corton grand cru, la cuvée Docteur Peste, che proviene per la maggior parte dai climats Chaumes e Voierosses, la parte più vicina al climat En Charlemagne, tra i più  vocati per la produzione dei grandi bianchi, e per il resto da Les Bressandes.

 Ed eccomi finalmente ai tre grands crus della Côte de Nuits.Il primo della serie  è il Clos de la Roche cuvée Cyrot-Chaudron. Gli Hospices hanno acquisito le parcelle da cui proviene nel 1991, attraverso la donazione dei coniugi Cyrot-Chaudron. Le vigne sono state impiantate a partire dal 1972 e danno uno dei vini rossi più fini prodotti agli Hospices. Dello stesso grand cru è anche la cuvée Georges Kritter, anch’essa acquisita nel 1991.Pochissimi i  lotti di questi vini preziosi, dotati di un aroma già spettacolare, un frutto sontuoso e di notevole eleganza: color porpora, naso intenso su note di frutti di bosco, già setoso sul palato.

 Il terroir di Gevrey Chambertin è rappresentato dalla cuvée Madeleine Collignon, proveniente dal grand cru Mazis-Chambertin, confinante con il grandissimo Clos de Bèze. Questa cuvée proviene per il 60% da vecchie vigne  di oltre 65 anni, piantate nel 1947 e acquisite dagli Hospices nel 1976. Anche il Mazis si annuncia di grande qualità: è tra i vini che maggiormente mi hanno colpito in questa degustazione. Color porpora, intenso all’olfatto, con una tessitura tannica molto elegante, di grande profondità e lunghezza.

 Molto bene anche l’esordio dell’Échezeaux, il terzo grand cru . La cuvée Jean-Luc Bissey prende il nome  da quello del suo donatore, che faceva parte di una famiglia di viticultori presente da quattro generazioni nella zona. Le vigne da cui proviene, donate nel 2012, sono situate nel climat Les Echezeaux du Dessus, e sono molto vecchie, essendo state impiantate dal padre di Mr. Bissey al ritorno dalla guerra nel 1945. Il vino mostra già adesso un bellissimo color porpora, un aroma intenso e complesso, nel quale predominano i frutti rossi, sul palato è ricco e molto persistente. Diventerà un grande vino.

I bianchi sono ancora abbastanza indecifrabili. Si tratta di 13 cuvées, di cui cinque  premier cru e quattro grand cru: Ancora molto citronné il Saint Romain cuvée Joseph Ménault, proveniente da vigne della parte più alta del villaggio, per il quale occorre aspettare la fermentazione malolattica per  raggiungere un maggiore equilibrio.Il Pouilly-Fuissé della cuvée Françoise Poisard , dal colore leggermente dorato, un po’ torbido, all’olfatto  rivela frutta bianca (pera), è molto fresco sul palato.Dei Meursault village, mi ha fatto una buona impressione la cuvée Goureau, che, del resto, proviene quasi per metà dal climat Les Porusots, un premier cru.Ha corpo, un bel frutto, con evocazioni di pesche bianche e note agrumate. Promette bene.Ovviamente il passo cambia con i premier cru: due vengono dal climat Charmes e due dal climat Genevrières.Charmes , con Perrières,  si trova nella parte più meridionale dell’appellation, in direzione di Puligny-Montrachet . Les Genevrières è in mezzo, tra Charmes e Les Porusots.Charmes è il climat di dimensioni maggiori: da solo supera infatti  Les Genevrières e Perrières insieme.  Secondo Clive Coates i vini di Charmes non hanno la razza di Perrières né la speziatura esotica di Genevrères, ma sono più gentili, con bei sentori di pesca e nocciola fresca.I due Charmes, la  Cuvée de Bazhère de Lanlay e  la Cuvée Albert Grivot, mostrano due interpretazioni di questo terroir: più opulenta e minerale la seconda, più fresca e agrumata la prima. Ma la migliore riuscita sembra  quella del Meursault Genevrières Philippe Le Bon, da cui è stata elaborata anche la Cuvée du Président di quest’anno.Di colore dorato, intenso al naso, con note di buccia d’arancia e zenzero, sul palato dà frutto perfettamente maturo, molto lungo.Molto buono anche l’altro Genevrières, la Cuvée Baudot, una bella espressione di questo terroir, dagli aromi intensamente fruttati (frutta gialla, ananas, agrumi), fresco ed equilibrato.

 Infine il cru più prestigioso, quello che da sempre spunta i prezzi più alti all’Asta degli Hospices, il Bâtard-Montrachet grand cru Cuvée Dames de Flandre: appena 0.29 ettari di vigna piantata nel 1974, nel comune di Chassagne-Montrachet,  e acquisita dagli Hospices 15 anni dopo, intitolata alla suore che , nel corso dei secoli, si sono prese cura dei malati degli Hospices, appunto le Dames de Flandre. Un bel modo di chiudere questa fantastica degustazione: giallo dorato, all’olfatto agrumi e frutta tropicale matura, sul palato è fresco e intensamente fruttato, notevolmente lungo.

 In sintesi tutti i vini e soprattutto le cuvée migliori evidenziano, pure in condizioni molto difficili, livelli ottimali di maturazione, un buon equilibrio tra zuccheri e acidità, da completarsi con la seconda fermentazione. Vedremo domani (domenica) quale sarà l’accoglienza dei compratori.

 Uscito dall’Hotel-Dieu è ormai scuro. Abbiamo prenotato la cena per le otto al vicino Ristorante Le Conty, e quindi abbiamo il tempo di fare un giro per le bancarelle che ormai affollano place Carnot e le vie del centro, ed ammirare le belle proiezioni luminose che in questi giorni impreziosiscono gli edifici storici di Beaune. Arriviamo puntuali al ristorante, già pieno. Dopo una flûte di Crémant (nulla di speciale), mi lascio tentare da un classico jambon persillé (buono, ma un po’ troppo abbondante), e da un invitante piatto di biche con funghi e verdure, per cui riuscirò solo ad assaggiare i formaggi . Ad accompagnarci uno Chambolle-Musigny di Duband del 2010 (la 2009 era appena finita): una buona bottiglia che avrebbe meritato di essere attesa almeno ancora un  paio di anni, ma che ha svolto ottimamente la sua funzione.

 

 

Domenica mattina.

 (Nella foto di sotto,il tavolo della Conferenza stampa BIVB-Hospices )

Conferenza stampaE’ finalmente arrivato il grande giorno dell’Asta. Al mattino siamo nella magnifica Salle des Poûvres dell’Hotel-Dieu,  alla Conferenza stampa organizzata congiuntamente dal BIVB (Bureau Interprofessionel des Vins de Bourgogne) e dagli Hospices de Beaune. Presiede e modera Pierre-Henry Gagey, il Presidente del BIVB. Intervengono, a vario titolo, con Roland Masse, régisseur del Domaine des Hospices de Beaune, che ripresenta  succintamente l’andamento della vendemmia 2013, Michel Baldassini, President délegué del BIVB, Alain Suguenot, Presidente del Consiglio di Amministrazione degli Hospices, Louis-Fabrice Latour, Presidente dell’Union des Maisons de Vins de Bourgogne (UMVB), e altri ancora, per illustrare le varie caratteristiche dell’annata in Borgogna, sia dal punto di vista climatico, che produttivo e commerciale, nonché le varie iniziative di promozione e sostegno dei vini della Borgogna. (Nella foto sotto: un dettaglio della sala. Due dei lettini destinati ai malati ricoverati  all'Hotel-Dieu)

I letti degli HospicesSono altresì presenti Dominique Bayle e Philippe Chaussade, in rappresentanza delle due Associazioni benefiche che riceveranno il contributo   dall’Asta di quest’anno (l’Association Petits Princes  e l’Associations Papillons Blancs). Dopo le domande dei giornalisti e le risposte,  prima della colazione, ha fatto seguito un piccolo ricevimento , nel quale abbiamo assaggiato  alcuni dei vini  dei Jeunes Talents della vitivinicoltura borgognona, selezionati dal GJPV, il Groupe des Jeunes Professionnels de la Vigna. Ha aperto una  flûte di un buon Crémant di  Picamelot, abbiamo poi assaggiato cinque  bianchi di varie zone e appellations della Côte de Beaune e sei rossi , tre della Cote-de-Nuits e tre della Cote de Beaune.

 

Tra i bianchi, mi ha colpito soprattutto  il Puligny-Montrachet village 2010 di Philippe Pacalet,  dalle note di agrumi e nocciola, une bella espressione di  Puligny molto puro e fresco.

 

Tra I rossi , ho buon ricordo soprattutto  del Corton rouge grand cru Le Rognet  2010 di Jean-Baptiste Jessiaume, del Domaine Jessiaume , a Santenay, edel   Volnay 1er cru Les Mitans del Domaine Roches de Bellène 2010. Il primo ha  bel colore rubino magenta, al naso  frutti rossi, una bella e consistente trama tannica, in bocca è elegante e vellutato .Il secondo esprime molto bene il climat di Les Mitans, è fine e delicato, con un naso molto fresco di piccoli frutti , minerale , molto equilibrato e di bella lunghezza.

 

Al termine ci trasferiamo nella Salle Saint-Nicholas, dove il giorno prima avevamo assaggiato le cuvées degli Hospices di quest’anno, per la colazione destinata alla stampa (Nella foto di sotto, una pagina dell'elegante menu della colazione offerta degli Hospices de Beaune)

Menu VenteBel menu:Foie Gras d’Oie, gelée de laperaux et crème d’avocat; Aiguillettes de biche aux morilles; Entremet au pain d’épices et chocolat blanc, Mignardises, Caffè, il tutto accompagnato dai vini degli Hospices: Meursault Charmes 1er cru 2010 cuvée de Bahèzre  de Lanlay; Nuits-Saint-Georges 1er cru 2010 Les Didiers Cuvée Jacques Duret, degli Hospices de Nuits-saint-Georges; Crémant de Bourgogne brut rosé 2007 degli Hospices (tutti molto  buoni, salvo il crémant, del quale ci è purtroppo toccata una bottiglia decisamente bouchonnée). Siamo in bella compagnia e si discute di vini d’Italia, molto apprezzati dai colleghi d’Oltralpe , e di Francia.Si arriva in un batter d’occhi all’orario d’inizio della grande Asta, le 14.30.

 

Lasta é in corsoLa grande Sala delle Halles di Beaune sala si riempie rapidamente, nonostante i suoi 500 posti. All’Hotel-Dieu è come sempre disponibile la Salle des Poûvres in collegamento con le Halles e dotata di megaschermi da cui è possibile seguire dal vivo (e partecipare) l’andamento dell’Asta. (Nella foto accanto un momento dell'Asta)

Madrina di questa edizione é Clotilde Courau , principessa di Savoia, moglie di Emanuele Filiberto, che succede a Carla Bruni, madrina della 152esima edizione. L’affianca Laurent Gerra, show-man della televisione francese .Si comincia subito forte, con prezzi in sensibile ascesa, ma la grande delusione viene proprio  dalla vendita della Pièce du Président, venduta a un prezzo molto al di sotto delle attese, nonostante l’accorato impegno della principessa Clotilde, che è riuscita ad impedire che fosse aggiudicata a soli 101.000 euro affermando che si sarebbe rifiutata, anche a costo di restare lì tutta la notte. I 131.000 euro finali appaiono  però ben misera cosa rispetto ai 270.000 spuntati dalla sig.ra Bruni lo scorso anno. La delusione è tanto più cocente visto l’aumento generale  dei prezzi di vendita di tutte le  cuvée, praticamente raddoppiati rispetto ad un paio di anni fa, ciò che ha permesso di  conseguire comunque il  record d’incassi (6.305.002 euro ), nonostante che il numero di lotti  banditi fosse notevolmente inferiore a quello del 2010 e del 2011 e persino del 2012, che già aveva segnato un forte calo delle quantità.

 

(Nella foto sotto, il display mostra il prezzo di aggiudicazione della Pièce du Président, 131.000 euro).La pièceAd aggiudicarsi la Pièce del Président, costituita questa volta da un tonneau di 450 litri di Meursault-Genevrières 1er cru cuvée Philippe Le Bon, è stata per la prima volta una giovane cinese, Yan-Hong Cao, proprietaria di una catena di negozi, piantagioni di tè e miniere. Certo la cifra di 131.000 euro a cui è stata venduta la Pièce de Charité è pur sempre  quasi dieci volte il prezzo di aggiudicazione di ciascuno degli 8 lotti dello stesso vino banditi in questa occasione (tra 13.500 e 15.000 euro), ma le aspettative erano sicuramente superiori . Ecco comunque qualche prezzo di questa Asta. Beaune 1er cru Guigone de Salins, una buona cuvée solitamente molto affidabile :  tra 7.600 (minimo) e 8.000 euro (massimo), Volnay-Santenots  1er cru Jehan de Massol,  da 8.500 (il minimo,pagato solo  per l’ultimo lotto) a 10.000 euro;Pommard Épenots  1er cru Dom Goblet da 11.000 a 13.000 euro, praticamente quasi  il doppio di tre anni fa.

 

I prezzi più alti, tra i bianchi: come tutti gli anni, per il Bâtard-Montrachet Cuvée Dames de Flandres, da 58.000 a 60.000 euro. Poi i Corton Charlemagne:  la cuvée  François de Salins  32.000 euro ciascun lotto,  e la cuvée  Roi Solei da 28.000 a 33.500 euro. Tra  i rossi, sopra tutti i Clos de la Roche grand cru, questa volta pagati più del Bâtard-Montrachet: cuvée  Cyril Chaudron, 65.000 euro (senza  differenze tra i tre lotti) e  cuvée  Georges Kritter (da 57.000 a 66.000 euro). Dopo, bene anche gli altri grand cru, il Mazis-Chambertin Madeleine Collignon, da 44.000 a 55.000 euro e l’ Échezeaux Jean-Luc Bissey, da 36.000 a 43.000 euro.

 

I meno costosi? Tra 5 e 6 mila euro: Santenay Christine Friedberg: da 5.100 a 5.300 euro; Savigny-lès-Beaune Arthur Girard, da 5.400 a 5.700 euro, Savigny-lès-Beaune 1er cru Fouquerand, da 5.500 a 5.700 euro. Chi si ricorda più di quando (appena tre anni fa) ci si poteva aggiudicare una pièce di un ottimo Beaune 1er cru a meno di 4.000 euro ?

 

Quando esco dalle Halles mancano all’appello ancora pochi lotti. I giochi sono ormai fatti e non ci sono molti motivi per attendere oltre. La sala si è ovviamente svuotata, ma la gente affacciata alle vetrate è ancora numerosa. La nostra avventura di Beaune è ormai quasi finita e domani si riparte. Fa freddo ma non piove . Ci tenta il camino acceso del Piqu’boeuf, rustico locale sulla rue Madelaine, dove ceniamo discretamente con una ottima carbonade di boeuf bourguignon  accompagnato da un onesto Givry rouge di Chanson. L’indomani è dedicato a  qualche piccolo acquisto, in attesa del Tellō che ci riporterà a Bologna : io sono molto soddisfatto del mio Clos de Vougeot del Grand Maupertui di Anne Gros, una sottozona del Clos che mi mancava. Non c’erano più 2010 e 2009 e il 2011 non è costato poco, ma ci accontentiamo lo stesso.Per domani è attesa la prima neve. Speriamo bene.

 

Fine (Servizio pubblicato a puntate a partire dal 23.11.2013. Le tre giornate di cui si parla nel servizio sono quelle del 15-17 novembre)

 

 

 




 Privacy Policy