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drink different

Grandi vini bio a Parlons durable, a Beaune

Chi , magari dopo una esperienza poco positiva con qualche vino estremo di uno di quei produttori che sostengono che la prima qualità di un vino sia quella di farsi da solo, ancora diffida dai vini biodinamici, si ricrederà immediatamente assaggiando uno dei piccoli gioielli del Domaine Bruno Clavelier, a Vosne-Romanée, con poco più di 6 ettari e mezzo di vigna.

Mi stupisce che Clavelier non appaia nelle due guide più famose ai vini di Francia, quelle della Revue du Vin de France (Poussier, Poels, Gerbelle e al.) e di Bettane & Desseauve. I vini che abbiamo assaggiato a Beaune durante la bella ed interessante sessione di Parlons durable, dedicata ai vini bio, sono tra i più puri e riusciti  della vendemmia 2011.

CombeA cominciare da quello che è stato il mio coup de coeur: un semplice village, ma puntigliosamente identificato con l’indicazione del suo  lieu-dit di provenienza,  La Combe brulée: un Vosne-Romanée succoso, con un naso di grande complessità e fascino, dalle eleganti note floreali, di bacche selvatiche e finemente minerali, che si concede fresco e suadente al palato (nella cartina accanto, la posizione della vigna). Un  vino di rara precisione , di incredibile lunghezza minerale per un semplice village. Viene da una vigna  molto vecchia  (85 anni!) di circa mezzo ettaro , situata in un piccolo avvallamento chiuso (donde il nome combe), caratterizzato da un microclima molto particolare, che alterna la frescura del fondo valle e il calore del riverbero solare del suolo pietroso della vigna. Di Clavelier abbiamo assaggiato altri due vini davvero esemplari , sempre della  vendemmia 2011: un Vosne-Romanée Les Beaux Monts premier cru, di bella intensità, e un Corton rouge grand cru potente, ma di grande bevibilità e piacevolezza. Il Vosne-Romanée Les Beaux Monts  viene da una parcella di circa mezzo ettaro a poca distanza dal climat Aux Brulées, e combina in una sintesi molto efficace struttura ed eleganza. La vigna di questo vino è anch’essa molto vecchia (in media 65 anni), essendo stata impiantata subito dopo la seconda guerra mondiale sulla base di una accurata selezione massale . Il vino appare un’espressione molto felice di un’annata, la 2011, per certi versi sorprendente, che non riceve solitamente notazioni elevatissime, perché molto disuguale, ma che in alcuni casi ,come questo, ha dato riuscite di bellissimo spessore. Questo è un vino già molto seduttivo, ma con un notevole potenziale, che meriterebbe di essere atteso  per gli anni che gli sono necessari per distendersi completamente. Mi è piaciuto molto anche il Corton  del climat Le Rognet , proveniente da una piccola vigna (appena un terzo di ettaro) a 270-280 metri di altitudine: i ceppi hanno, per due terzi , un’età di 70 anni, e per il restante terzo, 35. Qui il Pinot cresce su calcari marnosi  dell’oxfordiano, più teneri e , i suoi tannini sono più dolci e armoniosi:  è un vino molto seduttivo, all’olfatto mostra frutta matura in confettura e piacevoli note affumicate, sul palato è caldo e vellutato, arricchito da note finemente minerali.

Questo è un Domaine che vale la pena di visitare, e mi riprometto di farlo in occasione del mio prossimo viaggio in Borgogna. Biologico dal 1999 e in biodinamica dal 2000 (tra i primi in Borgogna), ha radici antiche, che sembra risalgano alla fine del XVIII secolo, ma fu sviluppato negli anni a cavallo della seconda guerra mondiale dal nonno materno di Bruno, Joseph Brosson. Bruno vi è arrivato  giovanissimo, nel 1987: veniva dal Rugby ; conseguito il diploma di enologia a Dijon, ha preso con decisione  le redini del Domaine agli inizi degli anni ‘90 . Quella di Clavelier è una bella dimostrazione di ciò che è davvero la vitivinicoltura biodinamica: un grande rispetto della terra e dei suoi ritmi, una grande flessibilità nell’interpretare le diverse vendemmie e le esigenze che ciascuna di esse rappresenta, la capacità di assecondare la diversità dei climats, favorendo la singolarità della loro espressione senza forzature. Grappoli diraspati  secondo vendemmia (fino al 20% grappoli interi), fermentazione a temperatura  non superiore a 32° in vasche da 40 hl.,macerazione per 20-25 giorni in totale, i vini restano 16-18 mesi sui lieviti in  fusti di legno, al 20-35% nuovi.Esattamente l’opposto di chi dice che il vino si fa da sé e che  l’uomo deve solo aspettare che la natura faccia il suo corso.

Tra i molti vini interessanti di questa rassegna (ho buoni ricordi di quelli di Chantal Lescure, un Beaune 1er cru Les Chouacheux e un Pommard 1er  cru Les Bertins, dei Gevrey-Chambertin village 2011 e 2012 di Thierry Mortet, dei Pernand-Vergelesses del Domaine Pavelot ), mi sono soffermato al banchetto di un altro Domaine , molto conosciuto dagli amanti della Borgogna, quello del Domaine de Montille. Innanzitutto una precisazione: questo Domaine discende dal Domaine Hubert de Montille; da quando è al timone il figlio Etienne;  vi è poi  anche la Maison Deux Montilles Soeur Frère, fondata nel 2003 dai due figli di Hubert, Etienne e Alix, che produce soprattutto vini bianchi . Hubert de Montille  è personaggio ben noto, essendo stato reso famoso dal  celebre film – documentario  Mondovino di Nossiter.Hubert vi rappresentava il bene, che si contrapponeva al male, incarnato da un mefistofelico Michel Rolland. Come ebbe a osservare in una intervista lo stesso Hubert, Nossiter fu  molto abile nel proporre la sua visione manichea del mondo del vino, raffigurando lui sempre in vigna e il povero Rolland in una lussuosa auto con autista. Oggi il Domaine è nelle mani del figlio Etienne, che lo aveva a lungo affiancato, prima di assumere le redini dell’azienda.E’ lui che si occupa dei vini rossi, mentre sua sorella Alix si dedica ai vini bianchi. I suoi vini sono meno austeri di quelli del padre, ma  sono valide interpretazioni dei terroirs di proprietà,  naturalmente di quelli storici  di Volnay e Pommard . Ma oggi il Domaine non si identifica più soltanto con le vigne di questi territori, nella Côte de Beaune, avendo nel frattempo acquisito alcune bellissime parcelle nella Côte de Nuits, al Clos de Vougeot, e a Vosne-Romanée, proprio accanto al vigneto di La Tâche, sicché oggi conta  su circa 20 ettari di vigne, di cui il 75% in premier e grand cru, ben più dei 3 della fine degli anni ’40. A Beaune abbiamo assaggiato il Volnay Les Mitans 1er cru, un’espressione molto classica di questo climat, al naso frutti scuri,fiori , bocca fresca ed elegante,una mineralità fine e persistente. Molto buono il Pommard, che viene da un grande climat, Les Rugiens bas, che naturalmente ha bisogno di parecchio tempo per esprimersi appieno; ancora un po’ austero, ha grande potenza , una trama tannica molto fitta e  una straordinaria lunghezza. Promette non meno bene il Corton rouge grand cru Clos du Roy che ha chiuso i  miei assaggi : naso intenso, molto floreale, con note terrose e selvatiche, struttura tannica robusta , bella profondità e  persistenza. Ha anch’esso bisogno di tempo per poter essere apprezzato appieno, ma è già facile preconizzare un bellissimo futuro.

Le cantine:

Domaine Bruno Clavelier, RN 74, 21700 Vosne-Romanée

www.bruno-clavelier.com

Domaine de Montille, Rue de Pied-de-la Vallée, 21190 Volnay

www.demontille.com

(Pubblicato il 9.4.2014)




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