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drink different

Bourgogne mon amour

Parliamo ancora di vini di Borgogna,questa volta bianchi : non dei grandi crus di Corton, Puligny e Chassagne, bensì di tre vini considerati minori, che mi hanno particolarmente colpito in queste ultime settimane. Due di essi   provengono dalla varietà dominante , tra quelle a bacca bianca, dell’intera Borgogna, lo Chardonnay. Il terzo , invece, è prodotto da una piccola grande varietà, un tempo molto diffusa nella regione , poi distrutta dalla fillossera e soppiantata dai nuovi impianti di Chardonnay, ma che alcuni produttori coraggiosi hanno voluto riportare in vita: l’Aligoté

.

Cominciamo dal primo, l’unico che viene da un territorio tutt’altro che poco interessante a nord di Beaune, quello di Pernand-Vergelesses, che tuttavia non ha raggiunto la notorietà di altri della Côte-de-Beaune, che dà nome d un’AOC che ha cominciato ad essere “usata” dai produttori con una certa iniziale timidezza,preferendo essi commercializzare i loro vini come Côte de Beaune villages. Eppure Pernand-Vergelesses fa parte di quello che io chamo il “triangolo del Corton”, che comprende anche Ladoix-Serrigny e Aloxe-Corton. Questa AOC comprende poco meno di 150 ha. vitati in produzione , per quasi due terzi (93 ettari) in rosso e il restante terzo in bianco (53 ettari). Pernand-Vergelesses (Vergelesses è stato aggiunto al nome del comune, secondo la consuetudine borgognona, nel 1922) , comprende 8 premier cru , per complessivi 60 ettari o poco più , dei quali solo tre (i climats Sous Frétille, Clos Berthet e Village de Pernand) coltivati esclusivamente a a bacca bianca. Pernand-Verlelesses concorre poi alla produzione dei grands crus Corton, Corton-Charlemagne e Charlemagne, nel climat En Charlemagne (17.25 ha.), situato al confine con Aloxe-Corton.

pernand-vergelessesLe vigne sono a 250-300 m. s.l.m. , i suoli sono piuttosto vari: più in alto sono costituiti da marne brune o gialle, dove c’è solo Chardonnay,a metà del côteau sono calcari ciottolosi adatti al Pinot noir, più in basso, alla base del côteau, i suoli sono argilloso-calcarei mescolati a residui ricchi di silice di calcarei silicei (chaillots): ricchi di potassio e acido fosforico. Purtroppo l’esposizione delle vigne non può considerarsi ottimale, dal momento che i vigneti sono collocati sul lato nord della vallata, in direzione di Echevronne, risultando quindi in ombra per la maggior parte del giorno, in quanto ricadono nel cono d’ombra della collina di Corton, e ricevono perciò poche ore di sole pieno. Per questo i migliori premier cru (Vergelesses e Ile de Vergelesses) sono quelli che si ritrovano sezione più aperta della vallata, dove ricevono più sole. La maggior parte delle vigne , inoltre, sono esposte a ovest o a nord-ovest, e solo poche a sud-est. Conseguentemente la maturazione delle uve è più lenta, le vendemmie sono più tardive, e quindi più vulnerabili ai cambiamenti di clima autunnali. Il Pernand-Vergelesses che vi propongo non è però un premier cru, bensì un semplice village, ma a produrlo è un viticultore molto apprezzato dai conoscitori, la cui cantina ha sede nel comune più settentrionale della Côte de Nuits, a Marsannay. Bruno Clair. Clair ha proprietà in diversi grands crus e premiers crus della Côte de Nuits : soprattutto nella vicina Gevrey-Chambertin, dove possiede anche quasi un ettaro del prezioso Clos-de-Bèze, a Chambolle-Musigny (con il grand cru Bonnes Mares) e a Morey-Saint-Denis. Ma ha anche una significativa presenza nella Côte de Beaune, nella parte settentrionale di essa: lì, oltre al suo Corton-Charlemagne grand cru, produce apprezzati Savigny-lès-Beaune e Aloxe-Corton, e naturalmente il piccolo Pernand-Vergelesses di cui parliamo oggi. Che sia davvero piccolo non c’è dubbio, perché si tratta di una strisciolina di terra di appena un quarto di ettaro nel lieu-dit Les Boutières, confinante con due premier cru , Les Fichots, e soprattutto con il climat Vergelesses, quasi al confine con Aloxe-Corton.Si tratta di una vigna piantata a Chardonnay nel 1995. La prima vendemmia è stata quella del 1998. A 15 anni dall’impianto, il Pernand-Vergelesses di Clair ha acquistato una maggiore complessità: quello della vendemmia 2010 è un village molto ben riuscito, di esemplare freschezza, non privo di eleganza, nel quale emergono al naso note di agrumi, mela verde, kiwi, sul palato si coglie una fine mineralità , lunga la persistenza. Eppure l’annata era cominciata con un inverno molto freddo, la fioritura ne era stata rallentata, i chicchi erano di piccole dimensioni. Molto bassa , quindi, la resa, ma davvero eccellente la qualità .

LV20Macon-Verze20NV20Bottle20PPIl secondo vino che mi ha colpito proviene da una piccola appellation di scarsissima nobiltà, trattandosi di un Mäcon-Verzé, ma anche in questo caso di un produttore di grandissimo prestigio, Anne-Claude Leflaive, titolare del Domaine Leflaive: un’icona della viticultura biodinamica. Non è certo necessario dire nulla per presentare Anne-Claude Leflaive, il cui nome è ben noto agli appassionati, né i suoi memorabili Chevalier-Montrachet, Batard-Montrachet e Puligny premier cru (Les Pucelles, Folatières, Combettes…). Evidentemente però Anne-Claude ha la mano felice non solo nei grandi terroirs. Ebbene, diciamolo: i vini del Mäconnais sono tipicamente i vini del supermercato, dei vini semplici e freschi a poco prezzo , da bere senza troppi pensieri. A parte alcuni terroirs più reputati, come i Pouilly-Fuissé , quelli delle vicine AOC Pouilly-Loché e Pouilly-Vinzelles, i Viré-Clessé e Saint-Véran, nei quali peraltro non esistono ancora premiers crus, tutto il resto rientra nelle appelations regionali e quelle di Mäcon e Macon Village. Davvero una bella sorpresa, dunque, questo Mäcon-Verzé (una delle 20 appellations géographiques , nelle quali viene indicato il nome del comune), che abbiamo assaggiato nella versione del 2012 .Il vino è prodotto con le uve di cinque parcelle (Les Chênes, En Perret, Escolles, Le Monté e Les Muses) nel comune di Verzé. In tutto 9.3 ettari di Chardonnay (6.000 ceppi per ha.) di 26 anni di età in media, su un suolo calcareo ricco di argilla, condotti naturalmente secondo i canoni della viticultura biodinamica : a occuparsene è un componente della famiglia Leflaive, Paul de Noüe, con la supervisione di Eric Remy. Fermentato e affinato solo in acciaio, con lieviti indigeni, e sottoposto ad una lieve filtrazione, il vino esibisce una grande purezza, naso floreale , toni finemente minerali, di grande equilibrio e piacevolezza , Da provare da parte di chi ancora diffida dei vini biodinamici.

25906-117x461-bouteille-domaine-a-et-p-de-villaine-bouzeron-blanc--bouzeronEccoci dunque al terzo vino, per assaggiare il quale risaliamo più a nord, proprio all’inizio della Côte Chälonnaise, Si tratta del sorprendente Bouzeron del Domaine di Pamela e Aubert De Villaine (sì, il famoso régisseur del Domaine de la Romanée-Conti), di cui avevo già parlato in un servizio dello scorso novembre, in occasione dell’ultima Vente aux enchères di Beaune . Tutte le volte che parlo del Bouzeron con i miei amici e colleghi li vedo alzare le braccia in segno di difesa, come a dire “E basta col tuo Aligoté”.. E’ vero: l’Aligoté, la varietà da cui proviene questo vino, ha la reputazione di una pura sopravvivenza, che non merita di essere presa in considerazione. Ed è vero che ne esiste molto di davvero ordinario. Ma un tempo l’Aligoté era assai più presente di oggi nelle vigne di Borgogna, prima che venisse sostituito dal più nobile Chardonnay: era presente persino nelle cattedrali della Côte de Nuits, nelle vigne dello Chambertin, del Musigny ed era assai diffuso sulla collina di Corton, dove rappresentava almeno la metà delle vigne coltivate ! Oggi però non è del tutto scomparso anche in quelle zone e ha trovato nel grande Laurent Ponsot (chi non conosce il suo Clos de la Roche?) un suo strenuo difensore, che lo ha indotto a ripiantare l’Aligoté addirittura in un climat premier cru di Morey-Saint-Denis, Les Monts Luisants: oggi l’unico Aligoté a poter essere etichettato come Morey-Saint-Denis blanc premier cru. In effetti, prima di essere spazzato via dalla fillossera, l’Aligoté perse il suo duello con lo Chardonnay non per la sua scarsa qualità, ma per il fatto che si trattava di una varietà molto difficile da coltivare, sensibile al millerandage. Per l’Aligoté occorrono vigne vecchie (almeno 15 anni) e rese bassissime: si tratta di una varietà ritenuta precoce eppure che viene vendemmiata dai vignaioli suoi estimatori anche due-tre settimane dopo lo Chardonnay. A Bouzeron, Pierre De Benoist, il fiduciario di De Villaine a Bouzeron, in una vigna caratterizzata da suoli di marne bianche dell’Oxfordiano e calcari bruni del Batoniano, impiega unicamente l’Aligoté doré, meno produttivo ma più fine ed aromatico dell’Aligoté vert, di cui non ha l’asprezza citrica, più diffuso altrove. Il Bouzeron del Domaine De Villaine 2012 è davvero una magnifica espressione  di questa varietà e del terroir da cui proviene . Ha un colore leggermente dorato, ha  naso molto fresco, di crema e aneto, con evocazioni di frutta bianca, sul palato è equilibrato, finemente minerale e con sfumature saline, adattissimo da aperitivo o con i conchigliacei, come le ostriche. Più maturo, può essere tentato su alcuni formaggi.Chapeau.

Domaine Bruno Clair, 5 rue du vieux-Collège, 21160 Marsannay-la Côte, www.bruno-clair.com

Domaine Leflaive.Place des Marronniers, 21190 Puligny-Montrachet, www.leflaive.fr

Domaine A. et P. de Vllaine,2 rue de la Fontaine, 71150 Bouzeron, www.de-villaine.com

(Pubblicato il 1.10.2014)




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