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drink different

Tutti pazzi per Susie

Cresce il numero dei Susie-lovers, come gli anglofili chiamano gli appassionati del Susumaniello, una varietà di uva da vino, che si riteneva originaria della Dalmazia, ma praticamente conosciuta solo in Puglia, nelle province di Brindisi e, in parte, di Bari . Quasi estinta appena alcuni anni fa (nel 2006 ce n’erano solo 13 ettari), é ora riscoperta e vezzeggiata come mai in passato sull’onda lunga della rivalorizzazione degli autoctoni.

Il nome Susumaniello deriva dalla generosità di questo vitigno, capace di caricarsi di uva come un somarello: una produttività però temporanea, limitata ai primi 10 anni dall’impianto. Dopo, cala sensibilmente, migliorando di qualità. E’ un’uva rossa, piuttosto tardiva, derivante dall’incrocio tra la garganega, varietà bianca molto conosciuta nel veronese, e l’uva sogra o uva sacra, un’uva da tavola diffusa in Puglia: è quindi geneticamente imparentata, tra le altre uve, con il Trebbiano toscano, l’Albana di Romagna,la Malvasia di Candia e il Catarratto siciliano. Come precisa Ian D’Agata nel suo Native Wines Grapes of Italy, ce ne sono due varietà leggermente diverse. La prima ha foglie trilobate e grappoli medi e compatti, l’altra ha foglie pentalobate e grappoli più piccoli e meno compatti; entrambe hanno acini piuttosto piccoli, ricoperti di pruina, con grandi semi. Il Susumaniello dà vini di colore scuro, asciutti e un po’ austeri, con una buona acidità. I tannini dei suoi semi hanno il pregio di non essere amari come quelli di altre varietà pugliesi, sicché l’uva può affrontare lunghe e lente estrazioni. Fino a poco tempo fa il Susumaniello era di rado vinificato in purezza. Gregory Perrucci, fondatore dell’Accademia dei Racemi, tra quelli che maggiormente hanno contribuito alla rinascita di questa varietà, 15 anni fa, si imbatté in una vigna di settant’anni che il nonno del proprietario aveva piantato secondo le tradizioni locali del tempo, alternando i filari di Susumaniello ad altri di Negroamaro e Malvasia nera. Il vino era perciò prodotto con un terzo circa di ciascuna varietà. Dei blend di Susumaniello sono attualmente prodotti dalle Agricole Vallone (nota agli appassionati per il suo opulento Graticciaia), e dalla Coop. Agr. Santa Barbara (nel suo Sumanero il Susumaniello è al 60%, col 20% ciascuno di Negroamaro e Malvasia nera).Il Vigna Castello di Vallone è per il 70% Negroamaro e il resto Susumaniello. Chi conosce bene questa varietà è convinto del suo valore, anche se non tutti ritengono che sia adatta ad essere vinificata in purezza. I tannini del Susumaniello sono infatti piuttosto duri e inizialmente rustici, diventando più levigati e fini col tempo. Occorrono però almeno 5-7 anni di bottiglia, e i sostenitori della vinificazione in blend non sono sicuri che il vino perda del tutto la sua rusticità. Tra quanti hanno un parere diverso é Tenute Rubino, una importante cantina del brindisino (200 ettari e un milione di bottiglie l’anno di produzione), che ha da alcuni anni avviato un ammirevole progetto di valorizzazione del Susumaniello, col quale produce una delle migliori versioni in purezza, il Torre Testa, e perfino uno spumante rosé metodo classico, il Sumaré. Anche Racemi, nella Tenuta di Torre Guaceto, produce un ottimo vino rosso da Susumaniello in purezza (il Sum). Rubino e Torre Guaceto non sono però le sole aziende che stanno puntando sul Susumaniello (tra le altre, la tenuta Partemio, con il suo Nomas, prodotto da una vigna nella quale sono ceppi anche di 80 anni).

Torre TestaTenute Rubino è un’ azienda modello, molto conosciuta per i suoi Primitivo (Visellio, Punta Aquila ) e Negroamaro innovativi ( Jaddico), che crede molto in questa varietà,tanto da proporre due vini da Susumaniello in purezza. Il primo e il più noto è il già citato Torre Testa, uno dei suoi vini-bandiera, affinato lungamente in legno: rubino cupo alla vista, uno spettro olfattivo di frutti scuri in confettura, caffè e chiodi di garofano, sul palato è intenso e concentrato, con tannini bene equilibrati. Meno complesso e immediato, ma di buona fattura, l’ Oltreme, interamente vinificato e affinato in acciaio, fresco e di bella beva, dalle note di visciola e floreali.

Ottimo anche il Sum di Torre Guaceto, una delle aziende dell’universo Racemi, nato da un’intuizione di Gregory Perrucci per la promozione del vigneto Puglia: il suo Felline fu il primo a riportare l’attenzione dei consumatori e dei critici sul Primitivo di Manduria.

SumIl Susumaniello e l’Ottavianello (il cinsaut provenzale) sono due varietà che Racemi si è impegnata a salvare dall’estinzione e a valorizzare. Il Sum è prodotto con le uve di una vigna coltivata su un suolo di terra rossa mediamente profonda, appoggiata su strati di rocca calcarea. Il vino affina alcuni mesi in fusti di legno di grandi dimensioni, ha colore rubino violaceo, al naso offre amarene, frutti di bosco, spezie, humus, sul palato è pieno, carnoso, con gradevoli ritorni di frutta rossa.

Del tutto nuova ed insolita è la vinificazione del Susumaniello in rosa. E perciò sorprendente il Tre tomoli rosa della neonata Vigna Flora di Flora Saponari, Susumaniello in purezza : un rosé di spiccata originalità, fresco e nervoso. Ne abbiamo parlato di recente in Piccoli Assaggi.Flora, appassionata sommelière pugliese, ha voluto tentare questo esperimento: perfettamente riuscito al primo tentativo, visto che il vino ha subito impressionato al Vinitaly e ha vinto il 1° premio al concorso nazionale dei vini rosati.

Cerasuolo con leggeri riflessi purpurei, offre al naso ciliegia e piccoli frutti rossi, sul palato ha nerbo vivo e notevole freschezza: in assaggio cieco, in una degustazione di vini rosé pugliesi e provenzali, ha dato filo da torcere al celebratissimo Pink Floyd di Château Miraval, la tenuta provenzale di Brad Pitt e Angelina Jolie, incluso quest’anno da Wine Spectator tra i migliori 100 vini del mondo.

(Pubblicato il 10.10.2014)




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