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drink different

Sassicaia contro tutti

CopertinaIn occasione della Festa di Wine Surf, tenutasi a Bari qualche giorno fa, la presentazione del mio ultimo libro (“Interviste (ancor più) impossibili davanti a un bicchiere di vino”, Adda editore) è stata seguita da una interessante degustazione di tre grandi annate di Sassicaia (la 2001, la 2004 e la 2006) confrontate con quelle di tre dei più famosi crus di Bordeaux: rispettivamente Château Palmer, Château Montrose e Château Figeac.

Tre vini diversi, per territorio e per i blend impiegati .Il Sassicaia, come sappiamo, è un blend di solo Cabernet:in maggioranza Cabernet Sauvignon (85%) e per il resto Franc. Palmer è un Troisième cru di Margaux (ma il suo prestigio è secondo solo a quello di Château Margaux), con un apporto importante, pur se variabile, di Merlot (nell’anno in questione, 51% Cabernet Sauvignon, 44% Merlot e 5% di Petit Verdot); Montrose è un Second cru di St.Estèphe, la più settentrionale delle grandi regioni del Médoc, con il 64% di Cabernet Sauvignon,3% di Cabernet Franc , 32% di Merlot e 1% di Petit Verdot; Figeac, infine , Premier cru classé B di St.-Émilion, è un unicum nel suo territorio, con il 70% di Cabernet (in parti uguali Cabernet Sauvignon e Franc). Insomma, un bell’assortimento. In passato mi era già capitato di confrontare “alla cieca”, con esiti molto interessanti, annate diverse di Sassicaia con altri grandi vini di Bordeaux ( tra cui Château Léoville-Las Cases, Second cru di St.-Julien, e Château Lafleur, magnifico Pomerol), ma mai tutti insieme. Naturalmente le opinioni possono essere diverse (e lo sono state) tra i degustatori, ma alla fine poco importa scoprire chi vince. Non è quello lo scopo: il blind tasting non è impiegato, in degustazioni di questo genere, per fare graduatorie, ma per poter valutare i singoli vini (tutti grandissimi) il più possibile senza il “pregiudizio” di schemi pre-esistenti. Sassicaia è comunque uscito molto bene da tutti i confronti , molto equilibrati. Potente e opulento Montrose, estremamente elegante Palmer, fine e minerale Figeac, tutte grandi bottiglie che hanno reso davvero unica la serata.

Sul Sassicaia è difficile avere cose nuove da dire. La sua storia è assai più recente di quella degli Châteaux con i quali è stato confrontato, risalendo agli anni ’60: la prima annata, uscita nel 1972, era quella del 1968, che comprendeva però anche parti del vino del ’67, del ’66 e in minima parte del ’65. I primi impianti, in località Castiglioncello, risalivano agli anni ’40 e quelli del vigneto Sassicaia, che diede poi nome al vino, agli inizi degli anni ’60. Le origini delle altre proprietà risalgono invece all’800. Più antica Figeac, di proprietà della famiglia Carles già prima della Rivoluzione francese: comprendeva anche Cheval Blanc, che ne era una costola, e Château La Conseillante, a Pomerol. Montrose, fino alla fine del ‘700 era ancora in gran parte una brughiera desolata, finchè non fu acquisita da Alexandre de Ségur, che fu proprietario anche di Mouton, Latour e Lafite. La storia di Palmer risale ala fine delle guerre napoleoniche, quando il generale Charles Palmer l’acquistò dalla vedova Marie de Gasq.

Bottiglie degustazioneSassicaia è nato con la divisione dell’eredità Della Gherardesca a Bolgheri: prima, il vino vi si produceva, ma la grande proprietà agraria nella quale sono comprese le vigne, non era famosa per il suo vino, magnifica “invenzione” del marchese Mario Incisa della Rocchetta, a cui il grande enologo Tachis fornì l’apporto tecnico necessario per realizzarla a fondo. La Tenuta San Guido è ancora proprietà dei Marchesi. Con i suoi 90 ettari produce ogni anno poco più di 700mila bottiglie dei suoi tre vini (200mila di Sassicaia): Le Difese, il “secondo” vino della casa, il Guidalberto, blend di Cabernet Sauvignon e Merlot, e naturalmente Sassicaia. Le vigne che concorrono al Sassicaia sono comprese nel territorio di Castagneto Carducci, e confinano in parte con le proprietà del Castello di Bolgheri e della Tenuta Ornellaia. I suoli sono poco profondi, con scheletro molto evidente (“sassicaia”, per l’elevata quantità di sassi nel terreno) a tessitura argilloso-limosa, da scarsamente a molto calcarei, con la presenza di ossido di ferro. I rischi da stress idrico durante l’estate sono moderati dalla componente argillosa, sicché essi sono molto adatti alla coltivazione del Cabernet, Franc e Sauvignon.Palmer é oggi proprietà di due dei quattro soci che nel 1938 l’acquistarono dai fratelli Pereire, i Sichel e i Malher: convertita interamente alla biodinamica nel 2014, un cammino iniziato nel 2009, è affidata alle mani esperte di Thomas Duroux (già a Ornellaia) dal 2004. I suoi 52 ettari di vigna, tutti nel comune di Margaux, definiscono un terroir eccezionale: una croupe ciottolosa di fronte allo Château Margaux, che guarda l’estuario : graves di origine pirenaica güntziane , 30 cm. di ghiaie sabbiose in superficie e altrettante di natura argillosa poste su un altro strato di ciottoli sabbiosi . Più ricca di argille la porzione de la Croix de Fer, in direzione di Cantenac, con strati ghiaiosi profondi. E ancora quattro ettari di vigne vecchie diello château Vincent, oggi incorporate in Palmer. Eccezionale é la grande croupe di ghiaie fini più vicina all’acqua. Insomma , un patrimonio di potenza e di finezza. Montrose faceva prima parte della proprietà Calon Ségur, che la famiglia Dumoulin vendette poi conservando per sé Montrose . Un vigneto enorme di 72 ettari (la proprietà oggi è di 90) che costituisce un sol blocco , su un suolo profondo, costituito in maggioranza di ghiaia grossa, sabbia e una quantità minore di argilla. Un suolo che assorbe calore di giorno e lo cede di notte quando l’aria si raffresca, stabilizzata dall’enorme massa d’acqua dell’estuario. Montrose è oggi una proprietà De Bouygues (proprietari anche di Tronquoy-Lalande): dopo essere stata affidata a Bernard Delmas, già responsabile di Haut-Brion nel 2006, è oggi nelle mani di Hervé Breland, già responsabile di Mouton-Rotschild. Un vino di grande potenza, con un tocco di rusticità proprio del terroir di St. Estèphe, ma monumentale nelle grandi annate. Infine Figeac, l’”atipico”. Nessun altro Château di St. Emilion ha il suo blend: altri, come Cheval Blanc, Ausone o Angélus esaltano il Cabernet Franc, ma nessuno ha la stessa quantità di Cabernet Sauvignon. La ragione è costituita dal suolo, costituito da ghiaie di origine alluvionale provenienti dal Massiccio Centrale trasportate dal fiume Isle.La superficie, fortemente ciottolosa, facilita l’accumulo e il riflesso del calore, determinando un microclima particolare, favorevole a una perfetta maturazione delle uve.In alcune parcelle le graves arrivano fino a 7 metri di profondità, mentre altre sono assai meno profonde (un metro)e vi si trova l’argilla. Per molti quello di Figeac è il suolo potenzialmente migliore di St.Émilion. Di proprietà Manoncourt dal 1892, dopo un lungo periodo di conduzione del Comte Eric d’Aramon, è stato oggi affidato dalla vedova di Thierry Manoncourt, Marie-France, a Jean-Nicolas Valmy, de La Conseillante. Rolland è uno dei suoi attuali consulenti, alla ricerca della scalata al classement A.

Veniamo ora ai vini.

2001

Sassicaia

L’andamento climatico di questa annata è stato simile a quello del 2000, con temperature miti e con pochissima pioggia, anche durante il periodo estivo. Le temperature sono state lievemente superori alle medie stagionali, con conseguente precocità della maturazione delle uve.

Un bel Sassicaia classico, dagli aromi floreali, dal frutto ben delineato, toni minerali , molto fine, con una lunga chiusura.

Château Palmer

Dopo un inverno dal clima particolarmente mite e piuttosto umido, c’è stato un germogliamento precoce a marzo, con una floraison rapida e abbastanza anticipata nei mesi di maggio e giugno, con tempo mite e secco. Luglio è stato fresco e molto piovoso, ma la veraison è avvenuta senza problemi, prima di un grosso temporale ferragostano. Agosto è stato caldo secondo le attese, ma senza eccessi. Settembre, di nuovo fresco, con un ottobre bello e tiepido, che ha permesso di raggiungere una completa maturazione delle uve .Vendemmia: tra il 29 settembre e l’11 ottobre.

L’inconfondibile finezza del Palmer: ancora giovane, esprime una bella maturità di frutto, all’olfatto note di frutti rossi e balsamiche; pieno e vellutato, con una chiusura molto elegante

2004

Sassicaia

Inverno sufficientemente piovoso senza temperature estreme, seguito da una primavera ben soleggiata. Conseguentemente il germogliamento è avvenuto nella prima diecina di aprile. Fioritura abbondante con un alto potenziale di resa, che ha richiesto ripetuti diradamenti. L’inizio estate si è mostrato con temperature miti, mentre agosto è stato soleggiato e molto caldo.
Buone le condizioni al momento della vendemmia, con uve giustamente mature e concentrate.

Frutti di bosco, vaniglia, cacao amaro , tannini ben levigati, un Sassicaia molto equilibrato e seduttivo, lungo e persistente. Quello che mi è piaciuto di più, almeno al momento della degustazione.

Château Montrose

Un inverno freddo e piuttosto secco, a cui ha fatto seguito una primavera favorevole, che ha richiesto una gestione mirata dei vigneti per evitare un eccesso di produzione. L’estate non è stata torrida: dopo un luglio secco e senza piogge , agosto è stato invece abbastanza umido. Il sole di settembre, con temperature elevate di giorno e forti escursioni notturne, ha permesso alle uve di maturare completamente senza sviluppare muffe. Vendemmia tra il 24 settembre e il 15 ottobre.

Un Montrose molto tipico della sua denominazione (St. Estèphe), potente e intenso, con una leggerissima nota rustica: molto cassis , tabacco, note terrose al naso, un ottimo vino con ancora molti anni davanti a sé.

2006

Sassicaia

Inverno freddo e piovoso. Nonostante una discreta primavera tiepida, il germogliamento è stato ritardato . Forti escursioni termiche hanno provocato una   fioritura irregolare, protrattasi più a lungo e completata ai primi di giugno. Buona la produttività, che ha richiesto un modesto diradamento dei grappoli. L’estate è stata asciutta, fortunatamente con temperature non eccessive, ciò che ha permesso di ottenere alla vendemmia uve mature in modo omogeneo e ben concentrate.

Ancora giovane, un Sassicaia intenso ma non straripante, con un naso molto ricco di ribes, frutta rossa e tabacco. Pieno e persistente, molto elegante.

Château Figeac

Inverno freddo e piovoso. Il tempo è migliorato in maggio, sicché si è avuta una fioritura nella norma. Giugno e luglio sono stati molto caldi, ma sono stai seguiti da un agosto stranamente freddo, che ha interrotto il trend della maturazione. I grappoli si sono gonfiati di acqua ed è apparsa la pourriture. Il tempo (molto) caldo, è tornato ai primi di settembre, riequilibrando le cose, ma le notti umide non hanno scongiurato del tutto il rischio di putritudini. A metà settembre è tornata la pioggia: nelle zone nelle quali la maturazione delle uve (specie il merlot) è più precoce le cose sono andate lievemente meglio. A St- Emilion la vendemmia è stata più tardiva e con risultati più variabili. Per Figeac una annata molto classica.

Un bel Figeac classico, frutti scuri e viole al naso, sul palato è ben equilibrato, ricco e di bella intensità, in divenire.

In definitiva, come già nelle altre degustazioni, Sassicaia ha mostrato la sua notevole razza, giocata più sull’eleganza che sulla muscolarità: evidente la sua anima mediterranea, che lo rende molto simile,ma anche molto diverso dai grandi vini di Bordeaux.Come ho scritto altrove: un purosangue. Proprio come il grande Ribot, che si allenò nelle tenute del Marchese Incisa della Rocchetta.

Di seguito, una curiosa storia parallela della nascita del Sassicaia e di quella che fu definita la più straordinaria macchina da corsa mai lanciata su lla pista di un’ippodromo, che ha introdotto la degustazione, alla quale era stato dato il titolo di Ribot/Sassicaia contro tutti”.

Ribot1929: Il marchese Mario Incisa della Rocchetta conosce a Pisa, dove sta per laurearsi, Federico Tesio, il grande allevatore di purosangue, presentatogli dall’amico conte Ugolino della Gherardesca.

1930: Il marchese sposa a Bolgheri la cugina del conte Giorgio, Clarice della Gherardesca, conosciuta durante un ricevimento organizzato dalla moglie di Tesio, Donna Lydia Flori di Serramezzana. I due si recano in luna di miele a Newmarket, il santuario dell’ippica inglese. Lì il futuro inventore del Sassicaia partecipa all’asta dei due anni e acquista due puledri, su consiglio di Tesio

1932: Mario Incisa della Rocchetta diviene socio di Federico Tesio. Nasce il primo nucleo della leggendaria   Razza Dormello-Olgiata

1938: Nearco, il purosangue imbattuto dell’allevamento, stravince il Grand Prix di Parigi

1939: Tesio convince Incisa della Rocchetta a vendere Nearco agli inglesi per 60.000 sterline, con grande irritazione di Mussolini.

1942: viene divisa la proprietà delle Capanne dei della Gherardesca a Bolgheri.ereditata da Clarice e dalla sorella Carlotta, moglie di Niccolò Antinori. Antinori utilizzò la sua parte per produrre il primo rosato di Bolgheri, lo Scalabrone. Mario Incisa aveva però altri progetti.

1944: Il marchese compera delle barbatelle di Cabernet Sauvignon , che il bisnonno Leopoldo aveva raccomandato come una delle migliori qualità di uva da vino, dai marchesi Salviati di Migliarino Pisano.

1950: pianta 1.000 viti ad alberello a Castiglioncello, a 400 m. di altitudine: la vigna è esposta nord-est ed è completamente circondata dalla macchia. Le prime vendemmie sono avventurose, la cantina fa pena: il vino è poco (appena un paio di ettolitri) e tutti dicono che fa schifo.

1952: nasce intanto Ribot. E’ figlio di Romanella e Tenerani (che Tesio detestava per le sue mattane). A Tesio non piaceva, non gli sembrava che potesse diventare un grande corridore come Nearco e il Cavalier d’Arpino, ma decide egualmente di prepararlo per la pista

1954: muore Tesio e Mario Incisa della Rocchetta diventa unico proprietario della Razza Dormello-Olgiata

1955: Ribot. Con in sella Camici, vince con grande distacco il Grand Prix, nella sorpresa generale.Era dato 10:1

1956: Ribot domina ad Ascot, davanti alla regina Elisabetta, che ne resta ammirata, poi rivince il Grand Prix , provocando una specie di delirio collettivo: viene proclamato miglior purosangue del mondo

Mentre Ribot stravince tutto quel che c’è da vincere, comincia la grande rimonta del Sassicaia. Mario Incisa lo fa assaggiare a Veronelli, che ne resta subito affascinato. Il nipote Carlino Gonzaga, appena laureato in enologia a Losanna, gli dà consigli rivelatisi preziosi e lo aiuta a rstrutturare la cantina. Arrivano nuove macchine e le barriques.

1960: nasce il Sassicaia vero e proprio, quando il marchese decide di piantare a vigna anche il podere Sassicaia , otto ettari verso l’Aurelia, con un suolo estremamente sassoso e ghiaioso come quello di Castiglioncello.

1964: è l’anno della prima vendemmia vera e propria. Il vino è imbottigliato nel 1967.Si sceglie di chiamarlo Sassicaia perché Castiglioncello (le cui uve contribuivano ancora al vino) avrebbe creato confusione con altre proprietà con nome simile.L’etichetta, artigianale, è disegnata dal marchese.

1968: nasce la prima annata ufficiale . E’ un blend con vini anche del 1966 e 1967 e, in minima parte, del 1965. Tra parentesi è riportata la scritta “Cabernet Sauvignon” e fa la sua apparizione la stella del Sassicaia, tratta dallo stemma della famiglia. Nelle vendemmie successive fu introdotto il Cabernet Franc.

Su suggerimento del figlio Niccolò, il marchese affida a Piero Antinori la distribuzione del Sassicaia e all’enologo Tachis la definitiva messa a punto del vino. Il Sassicaia comincia ad essere conosciuto sui mercati , diventando presto il rosso più famoso d’Italia.

1972: è l’anno della quarta vendemmia del Sassicaia (è saltato il 1969) . Ribot muore per una emorragia interna. Finita la carriera di corridore, era stato utilizzato come stallone , generando altri campioni (ma non alla sua altezza), come Molvedo e Prince Royal

1977: Mario Incisa della Rocchetta non sente però più il vino come suo e decide di produrne uno alternativo, come quello dei primi anni, solo per consumo personale.Nasce quindi il “Vino diverso della Sassicaia”, C’è anche un po’ di Merlot e non viene commercializzato. Ha un’etichetta nuova sulla quale è scritto “Fuori commercio” , riporta il disegno della villa del marchese , con la scritta, in rosso, “Imbottigliato al Poggio”.Il “vino diverso”esce ancora nel 1980 e nel 1981.

1983 : il 4 settembre il marchese muore. Nicolò Antinori disse di lui : “Avere inventato il Sassicaia giustifica una vita, dà ragione di tutto” .

1985: è l’annata perfetta del Sassicaia verrà proclamato miglior Cabernet del mondo.Tre anni dopo un’altra annata straordinaria ripete il miracolo.

(Pubblicato il 30.3.2015. La degustazione in oggetto si è evolta presso il Ristorante Le Giare di Bari il 15.3.2015)




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