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drink different

Le tre sorelle (ma non quelle di Čechov) e i gioielli della famiglia Mugneret

Porta MugneretPrendo lo spunto da una bella bottiglia di Vosne-Romanée 2013 del Domaine Mugneret-Gibourg (ahimé appena finita), per parlare di questo golosissimo village, ma anche degli altri vini della proprietà, riassaggiati in occasione della nostra ultima visita, effettuata alla fine dello scorso maggio. Vosne-Romanée è un piccolo villaggio della Côte de Nuits, ora con meno di 400 abitanti (50 anni fa erano quasi 300 in più) , compreso tra Nuits-Saint-Georges e Flagey-Echezeaux, la cui vita ruota in pratica tutta attorno al vino.

Bastano pochi istanti per accorgersene, essendo completamente circondata di vigne. A destra del paese, verso la Route Nationale che conduce da Beaune a Dijon, sono tutti i villages (con qualche eccezione). Sull’altro lato, più in alto, sono i grand cru (nella sezione centrale) e i premier cru a nord, in direzione di Flagey-Échezeaux, e sud, verso Nuits-Saint-Georges .

Era la prima delle nostre due destinazioni della giornata: prima il Domaine Mugneret-Gibourg, poi il Domaine Confuron-Cotedidot. Siamo arrivati puntualissimi all’appuntamento in rue des Communes. Impossibile non fermarsi a leggere la targa che ricorda come l’edificio fosse stato l’ultima dimora di François Trouve, a sua volta ultimo abate di Cîteaux prima della rivoluzione: un’Abbazia che è nella storia per aver creato un eccezionale impero vitivinicolo che ebbe la sua gemma più fulgida nel vicino Clos de Vougeot.

TrouveDopo la chiusura del monastero, Trouve andò a vivere in quella casa, presso il nipote, portando con sé le boiseries che ornavano la sala del Capitolo dell’Abbazia, che fece sistemare nell’interno della chiesa di Saint Martin: una bella chiesa parrocchiale del XVIII secolo, situata nella piazza di Vosne-Romanée, di fronte al vendengeoir dell’abbazia di Saint-Vivant (oltre ai rivestimenti portativi da Dom Trouve, c’è anche una campana del 1740). Ad accoglierci è stata Marie-Andrée (coniugata con Loïc Nauleau), la più giovane delle tre sorelle Mugneret. In cantina abbiamo poi incontrato Marie-Christine (Teillaud) molto indaffarata. I vini assaggiati nei locali più antichi della cantina, che risalgono al 1750, sono stati, nell’ordine, il Vosne-Romanée village, due premier cru di Nuits e Chambolle, e due grand cru, di Vougeot e Gevrey, tutti della vendemmia 2014. Sì, perché questo bel Domaine tutto al femminile, dopo la scomparsa di Georges (il marito della sorella maggiore, Jacqueline, nel 1988), possiede terre praticamente distribuite un po’ in tutta la Côte de Nuits. Si tratta di circa 8 ettari e mezzo, la maggior parte dei quali situati a Vosne-Romanée (tre ettari) e a Nuits-Saint Georges (un po’ meno di due ettari: la porzione più grande nel premier cru Les Chaignots, e frazioni di vigne village e nel premier cru Les Vignes Rondes). Poi, mezzo ettaro circa a Chambolle-Musigny, nel premier cru Les Feusselottes, e, naturalmente, i tre grand cru: 1,24 ettari, la porzione più grande, nel grand cru Échezeaux, a Flagey, circa la metà a Gevrey, nel grand cru Ruchottes-Chambertin, e poco più di 3000 metri quadrati nella zona migliore del Clos de Vougeot.

Tutto era cominciato nel 1933, nel pieno della Grande Depressione, con il matrimonio del padre di Georges e delle sue sorelle, André Mugneret, con Jeanne Gibourg. La coppia possedeva, con la casa, le parcelle di Vosne-Romanée  e di Échezeaux, oltre a poco meno di un ettaro destinato a produrre vino nell’ambito dell’Appellation regionale Bourgogne. Il resto venne aggiunto dal figlio Georges, che prese in carico il Domaine, dividendo il suo tempo con la sua attività professionale di oculista. Ruchotte fu un colpo di fortuna. Nel 1977 Charles Rousseau, allora a capo del Domaine Armand Rousseau, non essendo in grado di acquistare da solo delle terre nel cru Ruchottes, messe in vendita dal Domaine Thomas-Bassot, pensò di proporre a due amici, Michel Bennefond e appunto Georges Mugneret, di condividere, frazionandolo, l’acquisto.

Il Domaine attuale risulta da due diverse proprietà: quella derivante dalle acquisizioni effettuate anche con l’aiuto della madre di Georges e quella delle acquisizioni successive, effettuate da Georges Mugneret. Benché questa distinzione fosse di fatto soltanto nominale, dal 2008 la commercializzazione dei vini è effettuata sotto un unico marchio, quello di Domaine Georges Mugneret-Gibourg.

Bottiglie 2In assoluto otto ettari e mezzo di vigna non rappresentano una superficie molto estesa, ma in Borgogna, specie in zone di pregio come quelle tra le quali sono distribuiti, rappresentano una proprietà di tutto rispetto. (Nella foto accanto: una serie di vecchie bottiglie nel salottino-ufficio del Domaine). La moglie di Georges, Jacqueline, e la figlia più grande, Marie-Christine, farmacista, dilpomatasi poi in enologia, cominciarono di fatto ad affiancare Georges Mugneret già dal 1982, allorquando le condizioni di salute di quest’ultimo cominciarono ad aggravarsi. Oggi è Marie-Christine che si occupa della cantina e della vinificazione, mentre la sorella Marie-Andrée, di nove anni più giovane, anch’essa diplomata in enologia, sovrintende alle vigne e si occupa della commercializzazione.

I vini risentono, nell’accezione più positiva che si può dare a questo termine, di questo management femminile. Hanno tutti, dai più semplici a quelli dei climat più prestigiosi, una eleganza e una leggerezza non comuni: impossibile non innamorarsene.

L’annata 2014, di cui abbiamo degustato alcuni campioni durante la nostra visita, dopo un buon periodo primaverile, aveva potuto godere di buone condizioni climatiche fino alla fine di giugno. Poi una grandinata, che aveva colpito i territori di Vosne, Flagey e Chambolle, aveva complicato le cose. Il tempo a luglio e agosto non era stato buono, e la maturazione delle uve, alquanto in ritardo, faceva supporre che se ne sarebbe potuto ricavare solo un buon rosé. Un’infestazione di Suzuki cominciata in agosto aveva poi costretto a una selezione precoce delle uve, particolarmente difficile. Ma poi tre settimane di bel tempo avevano fatto miracoli. La vendemmia era cominciata il 18 settembre. La qualità delle uve era eccellente e i risultati furono alla fine più che soddisfacenti, sia per quanto riguarda la gradazione sia, soprattutto,per l’equilibrio tra maturità del frutto, acidità e struttura. E di fatti l’assaggio ha pienamente confermato questa impressione molto positiva.

cartina

 

(Nella cartina di sopra, le parcelle di proprietà del Domaine a Vosne-Romanée sono contrassegnate dai cerchietti gialli)

A partire dal Vosne-Romanée village, il meno impegnativo della serie assaggiata, ma si fa per dire, perché, come ebbe ad affermare l’abate Claude Courtépée, storico e geografo di primordine, vissuto nel XVIII secolo, che di vino se ne intendeva parecchio, a Vosne non esistono vini ordinari. Proviene da 5 parcelle di Pinot noir impiantate tra il 1940 e il 1981 in diversi lieu-dit di Vosne-Romanée. Da nord verso sud, il primo che si incontra è Les Chalandins, il più vicino a Vougeot e il più grande per estensione, al centro si trovano La Colombière (le parcelle sono praticamente attaccate al villaggio), Champs Goudin e Le Pré de la Folie, a sud, più vicina a Nuits-Saint-Georges, è infine La Croix Blanche. Diversamente da altri Domaines che elaborano vini da singoli lieu dit, riportandone il nome in etichetta (per es. il Domaine Jacques Cacheux propone un Vosne di Les Chalandins, e il Domaine Bocquenet uno di La Croix Blanche), Mugneret-Gibourg produce un unico Vosne-Romanée village, sulla base delle uve di tutte le parcelle insieme. Secondo Allen Meadows, grande conoscitore dei vini di Vosne, i lieu dit migliori sono quelli situati più a nord, nella direzione di Échezeaux e Vougeot. Tra questi è La Colombière (il Domaine du Comte Liger-Belair lo assembla con le uve del confinante Clos du Château). Qui, un mix favorevole di calcare e argille permette di trarre vini ricchi e speziati, con tannini molto raffinati.  Quelli situati sul versante meridionale (in direzione di Nuits), come La Croix Blanche, maturano più tardivamente, perché hanno un’esposizione leggermente più settentrionale, il che ne rallenta la maturazione. I vini che se ne traggono hanno struttura e richiedono un affinamento più prolungato. Quello del Domaine Mugneret-Gibourg ci è sembrato in definitiva un eccellente Vosne-Romanée village, di bell’armonia, molto tipico, con profumi di ribes, prugne e violette, elegantemente speziato, di notevole lunghezza. Un’interpretazione tra le più riuscite dell’appellation, con un equilibrio perfetto tra piacevolezza e intensità, suscettibile di reggere senza difficoltà 5-8 anni, ma, potendo, da godersi giovane (90).

E’ poi toccato al Nuits-Saint-Georges Premier Cru Les Chaignots. Questo climat (il nome sembra derivi dal fatto che si trattava di una zona ricca di querce), è situato nella porzione settentrionale del terroir di Nuits, confinante con Les Damodes e La Richemone.Con i suoi 5.86 ettari è tra i più grandi di questo comune. Situato sul costone nord del paese, nella parte intermedia del pendio (tra 260 e 275 metri di altitudine), si presenta come una specie di scarpata ricca di ciottoli con un suolo costituito da calcari bruni. Il Domaine Mugneret-Gibourg ne possiede una bella porzione di 1.27 ettari. Gli impianti più vecchi risalgono alla fine degli anni ’50, mentre quelli successivi, più recenti, ai primi anni ’70. I vini di questo climat sono di norma tra più delicati e floreali di Nuits e possono essere apprezzati abbastanza giovani. Quello del Domaine Mugneret-Gibourg esibisce al naso frutti rossi, cassis, delicate note floreali (rose?), è un Nuits molto fine ed elegante, davvero una bella riuscita (92).

BottiglieDi seguito assaggiamo lo Chambolle-Musigny Les Feusselottes Premier cru. Les Feusselottes, con i suoi quasi 4 ettari e mezzo, è tra i più grandi di Chambolle-Musigny, e si trova nella aree più vicine al villaggio, che ne bordeggiano i confini orientali, a 270 m. di altitudine, con esposizione est-sudest. (Nella foto a sinistra in alto: una nicchietta nella cantina, con vecchie bottiglie di grand cru). E’ un climat che ha mantenuto il suo nome medioevale, derivante dalla presenza di piccole fosse nel terreno : nel 1311 Guillaume de Chambolle donò 3 ouvrées del lieu dit La Fécelotte ai monaci di Cîteaux, che ne ricevettero in seguito altre due alcuni decenni dopo da un nobile del luogo. Negli inventari post-rivoluzione era ancora menzionato come Fécelotte o Fescelotes. Confina con altri due premier cru, Les Charmes, uno dei climat più fini ed eleganti di Chambolle, e Les Chatelots, una decina di metri più in basso, e comprende tre lieu-dit: Les   Feusselottes, che ne rappresenta la porzione più grande, Les Grands Murs, quella più piccola, entrambe confinanti con Les Charmes, e Les Fesselotes,la più vicina al borgo. Si tratta di terre rosse mediamente calcaree, con un suolo limonoso ricco di ciottoli. Gli exploitants sono una decina, e il Domaine Mugneret-Gibourg vi possiede una parcella di poco meno di mezzo ettaro, con impianti che risalgono a subito dopo la guerra (1946). Dà vini che uniscono la finezza di quelli di Chambolle, ma con affinità con i vini di Vosne, con un aroma caratteristico di frutti rossi e soprattutto neri: hanno resistenza, anche se non sono richiedono di essere invecchiati a lungo per venire apprezzati. All’assaggio, nonostante si trattasse di un vino non ancora pronto per la vendita, è risultato molto elegante e seduttivo, con effluvi di frutta rossa e scura (ribes, ciliegie e melograno), fresco ed equilibrato con tannini molto fini e una bella lunghezza (92).

Da ultimo, abbiamo assaggiato due dei grand cru della casa (è mancato all’appello l’Échezeaux), i fuoriclasse.

RuchottesSi è detto di Ruchottes. Si tratta di uno dei nove grand cru di Gevrey-Chambertin, che, ad esclusione di Griotte,è anche il più piccolo, con i suoi 3.30 ettari. Insieme con Mazis, col quale confina, é il più settentrionale dei grand cru di questo comune, mentre, sugli altri lati, confina con due Premier cru, Fonteny e Bel Air. Si compone di due lieu dit: Ruchottes du Dessus, il più grande dei due, e Ruchottes du Bas, quasi una enclave tra i due lieu dit di Mazis-Chambertin (Les Mazis-Haut e Les Mazis-Bas).La porzione appartenente al Domaine Mugneret-Gibourg, una vigna di quasi sessant’anni, è di 0,64 ha. La parte restante è suddivisa tra altri sei proprietari, tra i quali quello con la porzione maggiore è il Domaine Armand Rousseau, che, con i suoi 1.06 ettari, ne possiede poco meno di un terzo. I Domaines Christophe Roumier e Frédéric Esmonin sono proprietari di un mezzo ettaro ciascuno, mentre Frédéric Magnien e il Domaine Marchand-Graillot posseggono giusto i frammenti che rimangono. Il suolo di Ruchottes è, come suggerisce il nome col quale è citato a partire dal ‘500 (i termini Ruchot o roichot indicano un terreno molto pietroso) è costituito da terre poco profonde molto pietrose, in cui prevale il calcare di Prémeaux , talvolta affiorante alla superficie. Molto ripido, nella sua porzione inferiore il suolo somiglia a quello del Clos de Bèze, che si trova più a sud. Non sorprendentemente i vini di Ruchottes hanno un accentuato carattere minerale,un’ innervatura acida che assicura loro freschezza e longevità. Questo Ruchottes 2014, ovviamente ancora in divenire, offre al naso un aroma complesso, al quale concorrono frutti di bosco,note di fiori e di terra, effluvi speziati. Sul palato è ricco e concentrato, ma non muscolare, teso e minerale, con una lunga chiusura. Bisognerà aspettarlo diversi anni e raggiungerà il suo apogeo tra un decennio (93-94).

clos de vougeot mugneret2Assaggiamo per ultimo il Clos de Vougeot. Le sorelle Mugneret lo producono da una porzione di appena 0.34 ettari splendidamente situata nell’antico lieu-dit delle Mantiottes Hautes, confinante con Chiours, dove è la proprietà Méo-Camuzet, nella parte più alta del Clos, tra 255 e 260 metri. I quasi 51 ettari del Clos de Vougeot rappresentano una superficie troppo estesa per essere davvero omogenea, e gli appena 20 metri di dislivello esistenti tra la sezione più alta del Clos, quella che guarda verso Musigny e la Route des grands crus, e quella più bassa, situata in direzione della Route Nationale, fanno la differenza: soprattutto la diversità di suoli, ma anche di condizioni microclimatiche, legate alla particolare esposizione ai raggi solari. A Mentiottes Hautes il suolo è assai favorevole alla coltura della vite: poco profondo, molto calcareo e con poca argilla, è perfettamente drenante. Nel Clos de Vougeot delle sorelle Mugneret, praticamente un bambino (bisognerà aspettarlo molti anni per scoprirlo al suo meglio), c’è quel perfetto equilibrio tra legno, spezie, terra e note aromatiche fruttate e floreali che rende grandi i vini del Clos nelle riuscite eccezionali. C’è la forza di un vino potente e strutturato, ma anche di notevole eleganza e lunghezza (93-95).

Domaine Georges Mugneret-Gibourg, 5 rue des Communes, 21700 Vosne-Romanée, www.mugneret-gibourg.com




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