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drink different

Aratri e dinamite: grandi vini californiani al Roma Vino Excellence

 Due aziende di culto della Napa Valley al Roma Vino Excellence di quest’anno: Viader e Araujo, entrambe produttrici di grandi Cabernet, che hanno contribuito a confermare la fama di questa AVA della California come una delle più vocate per i vini elaborati da uve bordolesi. A entrambe le aziende sono state dedicate due degustazioni speciali. WOW ha partecipato a quella serale dedicata ad Araujo, ma, nel corso del convegno dedicato al Cabernet Sauvignon, ha potuto assaggiare anche alcuni vini di Viader, proposti insieme con molti altri Cabernet Sauvignon del mondo. Il titolo, altrimenti incomprensibile, che abbiamo dato a questo report, allude ad una affermazione di Delia Viader, presente alla degustazione dei suoi vini, la quale, parlando della storia della sua azienda, del suolo roccioso delle pendici della Howell Mountain, di origine vulcanica, e alla sua durezza, confessava che, per poter impiantare le sue vigne, erano stati necessari molto lavoro, molto amore , ma anche molta dinamite. Il riferimento all’aratro è invece più chiaro: entrambe le aziende praticano da sempre la coltivazione organic, ma la Araujo, dal 2002, segue il metodo biodinamico, certificato da Demeter, a cui si era convertita, a detta del suo proprietario, avendo letto un articolo sulla biodinamica e avendo riflettuto sul fatto che i suoi vini preferiti (quelli dei Domaine Leroy e Leflaive in Borgogna e di Chapoutier nel Rodano) praticavano la cultura biodinamica.

Si tratta naturalmente di due aziende molto giovani. A Roma sono state presentate da due donne: Delia Viader, che è l’artefice del progetto Viader, e da Daphne Araujo.

Delia_Viader_2

 

Viader ha inizio nel 1986 , fondata appunto da Delia Viader: nata in Argentina , dopo essersi formata per molti anni in Europa e specialmente in Francia, aveva poi finito gli studi e conseguito il Dottorato negli Stati Uniti. Il primo vino aziendale, il Viader, a base di uve Cabernet franc e Cabernet Sauvignon, fu prodotto nel 1989. Successivamente, gli sono stati affiancati un vino da uve Petit Verdot e Cabernet Sauvignon, chiamato “V”, un Syrah, e la linea “Dare” (tre vini monovitigno, da Cabernet franc, Cabernet Sauvignon e Tempranillo al 100%). Oggi Delia Viader è affiancata dai suoi figli (Alan, Janet e Mariela) e si avvale della consulenza di Michel Rolland, di Pascal Chatonnet e Athanase Fakorellis.

 

Araujo e la sua vigna Eisele hanno un’origine più antica: nel 1886, allorquando fu piantata questa vigna (Eisele, appunto, dal nome dei primi proprietari), oggi riconosciuta come un vero first growth (premier cru) della Napa. Prima che Bart Araujo l’acquistasse nel 1991, i vini di Eisele erano stati elaborati da altri produttori, alcuni dei quali tra i più noti della California: per es. la vendemmia 1971 fu elaborata da Ridge e quella del 1975 da Joseph Phelps. La dedizione di Mr. Araujo e la moglie Daphne , architetta, ad Eisele é stata incredibile: i loro sforzi sono stati sin dall’inizio rivolti a cercare di produrre dei vini degni dei migliori terroirs europei, nei modi più rispettosi dell’ecosistema. Prima di illustrare i suoi vini, insieme con Eric Riewer e Ian D’Agata, Daphne ha voluto mostrarci con orgoglio le foto della sua vigna e della proprietà che documentano il rispetto che questa piccola azienda familiare ha dell’ambiente.

Daphne_AraujoVeniamo ai vini. Abbiamo assaggiato due vendemmie del Viader: una più recente, del 2005, e l’altra, quella del 1997, che conquistò il secondo posto tra i Top 100 di Wine Spectator nel 2000, con 97 punti su 100 (la vendemmia successiva, quella del 1998, si collocò poi al terzo posto). Due vini anche per Eisele: il Cabernet e la Syrah Eisele, entrambi del 2007.

Difficile fare un confronto, non essendo le annate omogenee: quella del 2007 è stata una grandissima annata per il Cabernet della Napa, forse la migliore di questi ultimi dieci anni (99 punti secondo Wine Spectator), mentre la 2005 è stata una buona annata, ma sicuramente inferiore alla 2007, anche se migliore delle vendemmie del 2000 e 2003, le meno riuscite di questo periodo. Un’altra ragione di difficoltà deriva dal fatto che proprio il vino del 1997 della Viader, almeno per quanto riguarda una delle due bottiglie aperte (e ahimé quella  da noi degustata) soffriva di una incipiente ossidazione che l’ha penalizzata notevolmente sul piano olfattivo, anche se in bocca il vino appariva decisamente migliore.

Viader_wineViader 2005: 69% Cabernet Sauvignon e 31% Cabernet franc, Un inverno piovoso, con un inizio di primavera mite, poi di nuovo molte precipitazioni, un’estate fresca con pochi picchi di calore, un settembre con nebbia e temperature fresche, una vendemmia più tardiva , a fine settembre-inizi di ottobre. Una riuscita molto buona, un vino elegante, dal colore intenso e brillante, ricco di frutto (soprattutto frutti neri), con note piacevolissime di moka e tabacco, su fondo fresco e balsamico. Molto minerale al palato, con tannini morbidi ed eleganti sfumature aromatiche: 92/100.

L’annata 1997: 62% Cabernet Sauvignon e 38% Cabernet franc. Più evoluto, con sentori di sottobosco e una velatura di pane tostato, che denuncia una incipiente ossidazione. Nonostante l’esordio olfattivo non felicissimo, in bocca appare ricco e concentrato, con un frutto molto maturo, in cui si avverte la ciliegia nera, ancora caffè, grafite, sfumature affumicate e terrose. Bel vino, che ha raggiunto il suo apice per avviarsi un lento decadimento. Preferibile non esprimere un voto quantitativo, vista la evidente ossidazione che ne penalizza l’olfatto.

 

Eiselell Cabernet Eisele di Araujo della vendemmia 2007 (oltre il 90% di Cabernet Sauvignon, con piccole percentuali di Merlot e Petit Verdot) mostra un bellissimo equilibrio. Pur con i suoi oltre quattordici gradi e mezzo di alcool- niente affatto sorprendenti a Calistoga, dove è collocato il vigneto, una località molto calda, che può raggiungere temperature molto alte, ma temperate dalle nebbie mattutine- è un vino molto elegante, concentrato, ma di una ricchezza niente affatto palestrata, con un frutto lussureggiante (soprattutto ribes, mora e mirtilli ), reso più complesso da sfumature rocciose e minerali , con tannini dolci e vellutati. E’ un Cabernet di grande profondità che può essere apprezzato fin da ora, ma che potrà durare ancora molti anni (direi 9-12 anni): 94/100.

Buono, pur se meno interessante la Syrah (con un 4% di Viognier, secondo l’uso rodaniano) che ha concluso la degustazione: molto tipico il frutto, nel quale si avverte la susina nera, notevolmente pepato, con toni affumicati, quasi di bacon e di lieve grigliatura, carnoso. Avrà bisogno di qualche anno per armonizzare la sua abbondante materia (89/100). In definitiva un’esperienza interessante, dalla quale ricavare utili motivi di confronto con i migliori Cabernet della vecchia Europa (Pubblicato il 25.2.2011).

Nella foto in alto, Delia Viader al Convegno sul Cabernet Sauvignon con Ian D'Agata.

In quella in basso, Daphne Araujo, con Eric Riewer e Ian D'Agata.

 

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