Questo sito utilizza i cookie per finalità di navigazione, autenticazione e altre funzioni. Navigando su questo sito, cliccando su 'Accetto' acconsenti all'installazione dei cookie sul tuo dispositivo.

Visualizza Privacy Policy

Visualizza i documenti della direttiva europea

Hai rifiutato i cookie. La decisione è reversibile

Hai acconsentito all'installazione dei cookie sul tuo computer. La decisione è reversibile.

drink different

Merlot del Ticino

La Svizzera è una terra ai più nota forse per le sue banche e le sue fabbriche di orologi, più che per il vino, eppure, in diversi suoi cantoni, si producono ottimi vini. Ad es., nella zona del Valais, quella più vicina al Rodano, oltre ai delizioni Fendant (Chasselas) bianchi, si cominciano a produrre Syrah di tutto rispetto, oltre a un raro e spesso sorprendente Cornalin (che peraltro non ha nulla a che vedere con il suo omonimo valdostano). Ma se il Valais è il cantone con la tradizione vitivinicola più lunga, il più famoso della cosiddetta Svizzera “francese”, che comprende, tra gli altri, anche i cantoni di Vaud, Ginevra e Neuchâtel (ho buoni ricordi di cene a base di Oeil de Perdrix, un delicato Pinot Noir rosé, molto fruttato), quello che produce da solo più di un terzo del vino svizzero, il Ticino con il suo Merlot, specie a partire dagli anni ’90, ha imboccato con decisione la strada della qualità, producendo vini degni di attenzione e meritevoli di essere conosciuti al di fuori del mercato locale.

La degustazione di cui si parla in questa occasione riguarda alcuni interessanti Merlot ticinesi della vendemmia 2007, una vendemmia ritenuta in zona piuttosto buona, assaggiati insieme con altri Merlot “del mondo”, in occasione dell’interessante Convegno internazionale dedicato a questo importante vitigno, durante il Roma Vino Excellence, del quale abbiamo già parlato nelle scorse settimane.

Il Merlot, in Ticino, data poco più di un secolo, essendo stato introdotto nel 1906, insieme con altri vitigni (tra cui il Malbec, il Nebbiolo e la Freisa), poi abbandonati, nel quadro di una serie di sperimentazioni di vitigni importati che potessero adattarsi al territorio per produrre vini di qualità, dopo che, alla fine del secolo precedente, la fillossera aveva distrutto, anche in Ticino, non dissimilmente da quanto avvenuto nel resto di Europa, l’intero patrimonio vitivinicolo, che, prima di allora, comprendeva una trentina di varietà di uve da vino a bacca rossa e bianca.

I primi risultati dell’impianto, avvenuti sotto la guida di un agronomo italiano, il prof. Fantuzzi, per il quale fu istituita una “cattedra ambulante”, che gli permise di analizzare e valutare le caratteristiche dei diversi terroirs, furono incoraggianti, anzi... Si racconta infatti che, nel 1925, alcuni vini ticinesi a base di Merlot, presentati in occasione dell’Esposizione nazionale dell’agricoltura di Berna, furono scambiati per vini d’importazione, ed inizialmente esclusi dalla valutazione, perché ritenuti troppo buoni.

Il “salto di qualità” dei vini ticinesi avvenne però solo quasi mezzo secolo dopo, negli anni ’70-’80, e soprattutto nell’ultimo ventennio, quando si cominciarono a limitare le rese e ad adottare tecniche più innovative di vinificazione. Ai vigneti in pianura, se ne affiancarono altri nelle zone collinari, disposti a terrazzamenti per proteggerli dall’erosione da parte delle abbondanti piogge : il Ticino, se consideriamo la quantità annua di piogge, è infatti una regione molto piovosa, nella quale però i giorni di pioggia sono relativamente limitati, mentre sono numerose le giornate di sole, che permettono una maturazione ottimale delle uve: queste vengono raccolte tardivamente, a fine settembre-inizi di ottobre, e, talvolta, per i vini più importanti, anche a metà ottobre . Quelle collinari sono quasi sempre parcelle più piccole,a scarsa meccanizzazione,con suoli meno profondi e più asciutti, maggiormente vocati, quindi per la qualità. “Viticultura eroica” l’ha definita Rocco Lettieri, che con Mirco Ferretti ha presentato l’esperienza ticinese al convegno, caratterizzata da piccole e piccolissime proprietà, spesso inferiori a un ettaro : oggi sono circa 4.000, con soli 150 produttori che commercializzano direttamente i loro vini , per un’area vitata di 1.050 ettari complessivi, da cui si ricavano annualmente circa 55-60.000 q.li di vino, per un totale di 4-5 milioni di bottiglie l’anno. Il Merlot rappresenta da solo l’82% delle coltivazioni di uva da vino, praticamente solo uve rosse, visto che le varietà a bacca bianca, in totale, non vanno oltre il 6%. Accanto al Merlot vi sono percentuali minime di uve locali, come la Bondola e il Gamaret, Pinot nero, Cabernet Sauvignon e Franc , talvolta usate come uve complementari. Il Merlot si trova praticamente in tutto il Ticino (la DOC è stata istituita nel 1997), da Chiasso alle pendici del Gottardo. Le vigne sono . ccome si è già detto. piccole, con densità di impianto relativamente modeste, non sempre visibili dalla strada, ma ben integrate nel paesaggio. I suoli sono molto diversi: il Monte Ceneri suddivide geograficamente il Ticino in due zone, caratterizzate da importanti differenze nei suoli: di origine granitica, più leggeri, acidi e sabbiosi nella parte settentrionale, quella di Sopraceneri, che copre il 45% circa dell’area coltivata a vite, prevalentemente calcarei, ricchi di argilla, più pesanti nella parte meridionale, di Sottoceneri, specie nella zona di Mendrisio, che rappresenta il restante 55% dell’area vitata.

Le zone ritenute migliori sono quelle comprese nel territorio collinare dei comuni di Arzo, Stabio, Castel San Pietro, Corteglia, Morbio, nei comuni del Mendrisiotto, i terreni tra Monte Carasso e Tenero , sulla sponda destra del fiume Ticino compresa, le zone collinari vicino Lugano e quelle dei comuni di Cademario, Agno, Monteggio e Purasca nel Malcantone.  

I vini che abbiamo assaggiato sono stati quattro: tre dei Merlot in purezza, e uno invece etichettato come Rosso del Ticino, pur essendo sostanzialmente un Merlot, perché tagliato con un 15% di Cabernet Sauvignon (il Castello Luigi rosso, l’ultimo in ordine di assaggio).

 

Il primo Merlot è stato il Sassi Grossi della Casa vinicola Gialdi. Feliciano Gialdi è subentrato trent’anni fa nell’attività paterna, che operava soprattutto nella vendita dei vini esteri. Si avvale oggi della collaborazione di oltre 200 viticoltori sparsi nelle valli del Sottoceneri e del Sopraceneri, che gli consentono una produzione di circa 400'000 bottiglie. La coltivazione é basata quasi totalmente sul Merlot, proveniente dai migliori vigneti delle Tre Valli (Bassa Leventina, Valle di Blenio, Riviera) e del Mendrisiotto. Dal 2000, come l’azienda di Guido Brivio a Mendrisio, si avvale della collaborazione dell’enologo Freddy De Martin. I suoi vini di maggior prestigio sono il Trentasei e appunto il Sassi Grossi, Quest’ultimo è un Merlot di Sopraceneri, quindi proveniente da suoli più sabbiosi e acidi, che viene vinificato “alla bordolese”, con una macerazione di circa due settimane a 28-32 gradi: dopo la fermentazione trascorre 14 mesi e più in barriques francesi.

Dal colore rubino carico, ha un naso avvolgente e complesso, nel quale si riconoscono frutti rossi di bosco ed eleganti note affumicate . Al palato si offre fresco, con ritorni di frutti rossi (specie lampone) e liquirizia, con tannini vellutati, di buona lunghezza. Ha forse un po’ sofferto all’impatto iniziale, perché degustato subito dopo un elegantissimo ed opulento Chateau Pavie-Macquin, premier gran cru-B di Saint Emilion del 2004. La valutazione (dell’assaggio) di WOW è di 87/100.

 

Di seguito il possente Platinum dell’azienda Brivio, della stessa annata, il 2007.

Guido Brivio dirige dalla fine degli anni ‘80 l’azienda familiare, sino ad allora attiva esclusivamente nel commercio di vini. Ha compiuto notevoli investimenti per ristrutturare le cantine scavate nella roccia del Monte Generoso. Si avvale della collaborazione di 80 vignaioli che lavorano, nel Mendrisiotto, circa 30 ettari di vigna coltivati a Merlot. I vini di punta sono rappresentati da Riflessi d'Epoca e Platinum, di cui esiste anche una insolita versione elaborata con uve Merlot vinificate in bianco.

Il vino che abbiamo assaggiato è il Platinum rosso, un vino potente, da uve Merlot in purezza di Sottoceneri, coltivate su suoli calcarei e argillosi di media pesantezza, che viene prodotto solo nelle annate migliori, e che ha la particolarità di utilizzare in parte (nella misura del 25% circa) uve appassite. Vinificato alla francese, permane 20 mesi in barriques di legno nuovo.

Di colore scuro, impenetrabile, si mostra all’inizio ritroso all’olfatto, che si apre su frutti rossi maturi, su cui si innestano eleganti sfumature tostate . In bocca rivela una struttura robusta, con un legno non ancora del tutto integrato, ma con un frutto elegante, nel quale alle note di frutti rossi di bosco si aggiungono note mentolate e balsamiche. Un ottimo vino ancora in elevazione, che migliorerà nel tempo, ma già piacevole. La valutazione odierna è di 89/100.

 

Gli ultimi due vini provengono dalle due proprietà della famiglia Zanini. Luigi Zanini, anch’egli proveniente dal commercio dei vini, dopo una serie di viaggi nelle zone vitivinicole più vocate di Italia e Francia, e dopo una prima esperienza di vinificazione agli inizi degli anni ’70, fondò, nel 1985 la Vinattieri ticinesi, cominciando a produrre vini in proprio. L’azienda dispone di 50 ettari di proprietà, potendo inoltre contare sul conferimento delle uve provenienti da altri 30 ettari, che vengono lavorate nella nuova cantina di Ligornetto, nella quale è anche una magnifica barricaia. Zanini è stato il primo a utilizzare in Ticino la elevazione in barriques francesi di legno nuovo, secondo l’uso bordolese. Il vino di punta dell’azienda è appunto il Vinattieri.che nasce dalla selezione delle uve migliori delle vigne più vecchie, con un’età media di 30 anni, posti nei comuni di Rancate, Stabio e Besazio.

Si tratta di un vino potente, che ha bisogno di almeno due –tre anni per esprimersi. E’prodotto in poco più di 10.000 bottiglie, dopo una elevazione in barriques nuove di 18 mesi, dove fa anche la malolattica, con rese dichiarate di 35-40 q.li per ettaro. Colore rubino scuro, olfatto avvolgente, nel quale si avvertono frutti neri molto maturi e quasi di confettura. In bocca appare opulento, con tannini fitti ed eleganti, con piacevoli note tostate e balsamiche, 88/100

 

L’ultimo vino viene dalla proprietà Belvedere , sita nel comune di Besazio, acquistata da Luigi Zanini nel 1988: qui sono stati piantati due ettari a Merlot, con una piccola parte di Cabernet Sauvignon (5-10%) e un ettaro a Chardonnay, con barbatelle che vengono da Montrachet, ciò che fa comprendere l’ambizione del progetto. Le vigne, caratterizzate da un suolo calcareo-tufaceo, in parte sabbioso, esposte a sud-est, si avvantaggiano di un irraggiamento solare in grado di assicurare la perfetta maturazione fenolica delle uve. In vendemmia vengono effettuati fino a tre diverse passaggi per assicurare la scelta delle sole uve più sane e mature. Due i vini elaborati: il Castello Luigi rosso (85% Merlot e 15% Cabernet Sauvignon) e il Castello Luigi bianco, da uve Chardonnay, di stile borgognone. Una prima vinificazione sperimentale fu fatta nel 1991, tre anni dopo gli impianti, ma la prima vendemmia ufficiale è del 1997, anno nel quale, demolita la vecchia casa colonica, fu costruito il nuovo Castello Luigi, sul modello di Château Palmer a Margaux, con una spettacolare cantina elicoidale, profonda 18 metri e mezzo, che permette di effettuare tutta la lavorazione, dalla pigiatura (che avviene ancora con i piedi) ai travasi, per gravitazione.

Castello_LuigiIl Castello Luigi rosso è un Ticino rosso, all’85% Merlot e la restante quota di Cabernet Sauvignon.

Le uve, provenienti da suoli collinari di tipo calcareo-sabbioso, posti a 390 mt. di altitudine, nel comune di Besazio, sono vinificate separatamente ed elevate per 18 mesi in barriques nuove prima dell’assemblaggio. E’ il vino più diverso dagli altri fin qui assaggiati. Meno appariscente del Vinattieri, risulta più elegante, soprattutto in bocca. Il naso è complesso, vi si avvertono frutti rossi e neri, è balsamico, con lievi sfumature vanigliate in bocca restituisce un frutto maturo, ma non marmellatoso, esibisce tannini setosi , lievi note tostate, e un fondo appena accennato di tabacco e tartufo bianco. Bel vino: 91/100.

In conclusione, una piacevole scoperta , almeno per Wow , che si ripromette di approfondire l’argomento mettendo in cantiere un viaggio in Ticino per visitare le cantine più interessanti, tra le quali certamente quelle qui descritte, anche per poter fare un confronto con annate più vecchie (Pubblicato il 13.3.2011).

 

Invia un commento a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.




 Privacy Policy