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Crus, climats e altri affanni

Clos_de_Tart

 

Nella foto: il Grand Cru Clos-de Tart a Morey-Saint-Denis

 

 Il vocabolario enologico comprende molti nomi per distinguere quelle località, all’interno di una determinata denominazione, che emergano per la loro qualità. Anche se nel nostro lessico ci sono diversi termini generici che hanno questa funzione (ad es. podere, tenuta oppure vigna), o specifici, ma propri di una determinata cultura locale (si pensi ai sorì o bric piemontesi), che possono essere riportati in etichetta, accanto alle denominazioni classiche ( DOC, DOCG) non vi sono termini che designano ufficialmente una classificazione della qualità più o meno grande di un vino. E’ tuttavia vero che ci sono stati tentativi importanti in questo senso (il rimpianto Luigi Veronelli ne era un convinto sostenitore), come quello tentato da Renato Ratti, ormai diversi anni fa, per caratterizzare le diverse sottozone del Barolo in base alle loro caratteristiche e alla loro qualità.

La Francia, che per prima, nel 1855, introdusse la classificazione dei migliori vini di Bordeaux, impiega a questo scopo il termine cru, da cui grand cru (con l’indicazione di un ordinamento, dal primo al quinto). Cru : si scrive senza l’accento circonflesso che pure dovrebbe avere vista la sua origine, dal termine croître , crescere (crû). Non ha ovviamente nulla a che vedere con “cru”, aggettivo, che significa semplicemente crudo, non maturo, un vino non ancora pronto .

In Borgogna, dove la prima vera classificazione dei territori in base alla qualità dei vini che erano in grado di esprimere, risale in realtà al Medioevo, fatta dai monaci cistercensi, il termine cru viene usato solo per indicare il rango dei vini più grandi : appunto i premiers cru e i grands crus. Questi ultimi rappresentano il vertice della aristocrazia vitivinicola, mentre i premiers crus sono il livello immediatamente superiore alle semplici appellations communales (l’indicazione del comune in cui i vini sono prodotti). In Borgogna cru è generico, indica solo –come si è detto- il rango di un vino. Per designare in modo più preciso la zona da cui è prodotto il vino che raggiunge quella data classificazione, si usa il termine, tutto borgognone, di climat. Il termine climat si sovrappone, venendo spesso confuso con esso, a un altro termine (che si trova anche fuori della Borgogna, ad esempio nel Rodano), quello di lieu-dit. L’origine del termine lieu-dit è molto antica , risalendo probabilmente al Medioevo, ed é più generica , in quanto non si riferiva esclusivamente ai terreni vinicoli, ma veniva utilizzata per individuare un qualunque pezzo di terra,al quale , da molto tempo (spesso da secoli), era stato dato quel nome. Anche quando, agli inizi dell’800 venne creato il catasto delle proprietà rurali, l’uso del termine restò invariato. I lieux-dits vinicoli erano spesso denominati con nomi di piante (come Les Genevrières) o della composizione del suolo (Les Grèves), il nome del proprietario (Le Clos du Roi) o la configurazione del terreno (Les Combettes).I termini lieu-dit e climat sono ancora oggi assai spesso confusi, e del resto, come fa osservare Sylvain Pitiot, nel Nouvel Atlas des grands vignobles de Bourgogne ( 1999), di cui è autore con Pierre Poupon, nelle pubblicazioni enologiche e vitivinicole ottocentesche e di inizio novecento non vengono distinti, ma usati interscambiabilmente. Eppure non coincidono, dal momento che vi sono numerosi casi in cui a un dato climat non corrisponde un preciso lieu-dit con la stessa estensione (cioè composto dalle stesse parcelle) con lo stesso nome. Vi sono infatti casi in cui un climat comprende solo una parte di un determinato lieu-dit o più. Ad es. -ne abbiamo parlato nell’ultimo Duet, a proposito dei vini di Henri Gouges- il climat Porrets-Saint–Georges , a Nuits-Saint-Georges, è solo una parte del lieu-dit Les Poirets. Oppure il famoso Clos de Santenots, premier cru di Volnay (lo produce il Domaine Jacques Prieur) è una parte del lieu-dit Santenots du Milieu. A Pommard, il climat Clos des Epeneaux, é costituito da una parte del lieu-dit Les grands Epenots e da una parte de Les petits Epenots. Oppure si dà il caso in cui un dato climat comprenda più di un lieu-dit, interamente o in parte. Un esempio famoso è rappresentato dal Clos des Lambrays, grandissimo cru di Morey-Saint-Denis: esso infatti risulta da due lieux-dits per intero, il Les Larrets ou Clos de Lambrays e Les Bouchots, e da un pezzo di Meix Rentier.

Pitiot e Poupon propongono questa definizione di climat: “un pezzo di terra, che per la sua posizione, la sua esposizione , la sua pendenza, la sua altezza e per i terreni con i quali confina, dispone di una individualità propria, che consente ai vitigni di acclimatarvisi in modo particolare e di produrre vini costanti per qualità e con caratteri originali, che li differenziano da tutti gli altri”.

Veniamo infine al termine Clos, che molto spesso precede il nome di un climat.

Tipicamente un Clos è una vigna chiusa da un muro di pietra a secco, con un portale, spesso chiuso da un cancello, che permette di accedervi. Lo scopo originario era, più che quello di separare una proprietà dalle altre, di sbarrare la strada agli animali domestici (come capre o maiali), o selvatici (cinghiali) che potessero danneggiare le vigne. Questo permetteva inoltre ai proprietari di essere sollevati dall’obbligo di vendemmiare quando veniva stabilito dall’ apposito bando di vendemmia, ma solo quando essi lo ritenevano opportuno. L’uso informale di recingere le vigne fu poi disciplinato finita la Rivoluzione, da varie determinazioni del parlamento o dei tribunali, le quali disposero che il termine clos potesse essere detenuto solo nel caso in cui effettivamente la vigna fosse delimitata da un muro di cinta. In seguito questo vincolo è caduto, nel senso che in alcuni casi non furono ricostruiti i muri danneggiati dal maltempo o deterioratisi nel corso degli anni. Il termine Clos è tuttavia definitivamente entrato a far parte della denominazione di alcune antiche proprietà (come Clos de Vougeot e Clos de Tart), venendo mantenuto anche nella loro classificazione catastale (Pubblicato il 26.3.2011).

 

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